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martedì 6 dicembre 2016

VOLLEY Un anno senza Andrea Scozzese, il patron di Volleyrò

Un anno fa, il 7 dicembre, se ne andava all’improvviso Andrea Scozzese. Una notte maledetta, curve infide, asfalto ghiacciato e il destino in agguato. Maligno, cattivo, crudele e spietato. Tradito dalla sua passione per la pallavolo giovanile, il patron di Volleyrò aveva interrotto la vacanza familiare per andare a veder giocare le under 14 del suo club. Stava tornando a Cortina, dalla sua famiglia che l’attendeva in albergo ma non riuscì a raggiungere la moglie Simona, le figlie Ludovica e Livia. Non riuscì a compiere 53 anni, lasciando un gran vuoto nella sua famiglia naturale e in quella acquisita del Volleyrò, la creatura che nel giro di pochi anni era emersa dal nulla a dettare una via possibile per la pallavolo, per lo sport.
Confesso che tante volte, in questi dodici mesi, ho dovuto fare mente locale e rendermi conto che Andrea non c'era più. Tante volte ho pensato che fosse impossibile, ho dovuto convincermi che quell'uomo così vitale, esuberante, in moto perpetuo intellettuale e non solo, così ricco di pensieri, progetti, idee, non fosse più reale, si fosse trasformato in ricordo, in un pensiero colmo di rimpianti. Non deve essere stato semplice per nessuno abituarsi alla sua assenza, umana e professionale, familiare e sportiva.
L’amico e partner Armando Monini ha continuato il lavoro di Andrea, superando i difficilissimi momenti del dolore e le difficoltà inevitabili che assalgono chi resta, chi deve moltiplicare il lavoro, per sè e per il ricordo della parte mancante.
Ma non solo. Perchè come tutte le cose nuove che nascono e sono fatte bene, il boom di Volleyrò ha suscitato invidie e gelosie. E nel momento in cui, ad un anno dalla scomparsa di Andrea Scozzese, si ricorda questo straordinario personaggio che partito da una squadra di quartiere che fece epoca nella pallamano arrivando fino alla Serie A e dando azzurri alla Nazionale (il Tor di Quinto), una volta adulto e professionalmente ed umanamente realizzato, si è adoperato per costruire il suo sogno di sport diverso, occasione e rampa di lancio per la più bella e tenace gioventù.
Una lezione che gli è sopravvissuta, perchè Volleyrò ha vinto ancora, non più con lui ma anche per lui, nel suo ricordo, onorandone lo spirito e la memoria.
 

P.S. 
Per Volleyrò la sfida è continua, quotidiana, perchè un anno fa, anche in quei giorni di lutto e dolore, con dubbio gusto e tempestività, emerse subito lo sgradevole e immotivato livore di un certo volley governativo nordista. Se le elezioni di febbraio porteranno il candidato Cattaneo e la Lombardia a capo del governo federale della pallavolo (la corrente che punta a rimpiazzare Carlo Magri è certa della vittoria), cosa dovrà aspettarsi il modello Volleyrò? Un ulteriore oltraggio alla sua meritevole attività solo per invidie geopolitiche? 
Non sarebbe più serio seguire l’esempio concepito da Scozzese e Monini piuttosto che combatterlo? I risultati sono evidenti e costituiscono un patrimonio per la pallavolo femminile italiana. Da non osteggiare e sacrificare nel nome di egoismi e interessi personali o regionali. Anche perchè di scheletri negli armadi ce ne sono...

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/12/07-18404937/pallavolo_-_un_anno_fa_moriva_andrea_scozzese/ 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/12/volley-in-ricordo-di-andrea-scozzese.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/12/volley-una-gran-folla-per-lultimo.html 

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/12/volley-la-lombardia-volleyro-e-la_23.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/12/volley-il-ricordo-di-andrea-scozzese-su.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/01/volley-andrea-scozzese-sarebbe-stato.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-volleyro-under-16-il-primo.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-la-terza-doppietta-di-volleyro.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-volleyro-monini-resta-dellidea.html 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-monini-racconta-lanno-piu-duro.html 

PENSIERI E PAROLE Al cinema con Alice Cooper

"Parlare al cinema mentre c'è lo spettacolo dovrebbe essere proibito per legge e i trasgressori dovrebbero essere sbattuti in cella per tre o quattro mesi come minimo. Non c'è niente che mi faccia incazzare peggio di qualcuno che parla o messaggia durante i film. Credono di poter fare come a casa, quando guardano i video con i loro amici.
Vorrei alzarmi e dirgli: "E' la prima volta che vieni al cinema? Perché sai, quando inizia abbiamo bisogno di sentire cosa dice il tipo sullo schermo e non cosa dici tu". 
E quelli che in un multiplex si alzano di continuo per andare a vedere cosa succede nella sala vicina? Dovrebbero essere gettati per almeno un'ora in un pozzo, con un gruppo di mariachi che suona a tutto volume!".*

Alice Cooper, musicista e cantante, attore 
Il suo vero nome è  Vincent Damon Furnier, è nato a Detroit il 4 febbraio 1948

*intervista rilasciata a Ian Fortnam per Classic Rock. Il punto sul cinema faceva parte del programma demenziale ma non completamente, di Alice Cooper candidato alle presidenziali degli Stati Uniti 

La sua discografia

Album in studio

Con gli Hollywood Vampires


 E' comparso nei film...

lunedì 5 dicembre 2016

ROMA Gli autobus e la conoscenza delle lingue


Poi dice che non è importante conoscere le lingue straniere…
Se non si sa il filippino, il cinese, il romeno, il senegalese, l'ucraino o lo spagnolo con accento sudamericano, come si fa a seguire le conversazioni tra i passeggeri degli autobus di Roma?

giovedì 1 dicembre 2016

SPORT E MEDICINA Concussione cerebrale, gli atleti rischiano senza saperlo

 Sul Corriere dello Sport-Stadio di oggi 1 dicembre 2016

L’occasione è offerta dal Congresso della Federazione Medici Sportivi. Il presidente Maurizio Casasco, 62 anni, pavese di Rivanazzano, affronta senza mezze misure un tema delicato e non esita a bocciare il calcio, lo sport più seguito in Italia, sulle emergenze durante le partite. «Quando succede qualcosa di tragico, muore qualcuno, ci si ferma una settimana e poi si ricomincia come prima - osserva Casasco - Il calcio è il peggiore sulle emergenze di gara. Dovrebbe seguire l’esempio del rugby, dove quando qualcuno si fa male attorno a lui spariscono tutti, ognuno sa esattamente cosa fare, all’infortunato si mette subito un collare se ha subito un trauma al collo. Nel calcio ci vedono situazioni assurde quando qualcuno si fa male. Tutti gli sono sopra, lo toccano, gli muovono la testa. Dovrebbe essere sempre trasportato su barella rigida, ma non accade, a volte i barellieri sono improvvisati».
    Già, sul web ci sono tanti video che testimoniano in modo tragicomico quanta poca attenzione ci sia riguardo questo aspetto. In quasi nessuno stadio, non solo in Italia ma anche ai Mondiali o agli Europei, c’è la macchinina del golf, con barella rigida, che trasporta fuori campo giocatori infortunati. A chi spetta dare regole precise e farle rispettare? Casasco ha fiducia nella Federcalcio: «Tavecchio sta lavorando bene».
    I Medici Sportivi sono pronti a recitare un ruolo primario nell’evoluzione culturale del Paese, e non si tirano indietro, anzi: «Guardiamo al futuro, confermando la figura centrale dell’atleta e la tutela della sua salute puntando sulla specificità della nostra professione». Dopo la morte in campo di Morosini si parlò tanto di defibrillatori, il presidente Casasco al riguardo mette a fuoco una problematica più ampia. «La presenza dei defibrillatori va bene, soprattutto per gli spettatori. Ma i rischi cardiopolmonari non sono quelli più diffusi. Al primo posto in assoluto c’è infatti la concussione cerebrale. Per questo noi abbiamo fatto il PSSD (pronto soccorso sportivo defibrillato) che a contempla l’intervento su tutti gli organi. E’ una formazione completa su tutti i rischi, non solo cardiaci, ma non viene attuata».
    La concussione cerebrale, per intenderci, può condurre a danni irreversibili e drammatici. I sintomi di un trauma cranico lieve possono sembrare “lievi”, ma possono condurre a disturbi di lunga durata che coinvolgono funzioni fisiche, cognitive e psicologiche. Una diagnosi tempestiva è determinante per la soluzione o la riduzione delle complicazioni.
    Casasco batte il tasto della formazione: «La formazione della presenza umana è fondamentale, ma non si investe su questo. Dovrebbero farla tutti, a cominciare dai giocatori. Noi abbiamo chiesto di fare un briefing prima della partita tra arbitro, medici sociali, capitani delle squadre e provato a introdurre la figura del match doctor, che dovrebbe essere il quarto uomo, ma questo dipende dalla Federcalcio, che potrebbe fare un esperimento internazionale per Fifa e Uefa. E’ che non si investe nella sicurezza, gli interessi sono altri, manca la cultura della salute».
    Casasco affronta il discorso dell’età anagrafica e l’età biologica (indici forniti dal consumo di ossigeno) e ribadisce l’assoluta importanza dell’attività fisica.
    «Riduce le patologie e migliora la qualità della vita. Due ore di ginnastica a scuola? Perché non farne cinque a settimana magari prima dell’inizio delle lezioni? Ripeto, c’è un problema culturale, di educazione» 


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La prevenzione 
 
Il Salone dell'Hilton è stracolmo e l’introduzione del presidente della Federazione Medici Sportivi Italiani, Maurizio Casasco è una specie di trailer di quanto avverrà nei tre giorni congressuali, nel corso dei quali verranno affrontate molte delle tematiche chiave riguardanti la  tutela della salute degli atleti.
    Il titolo è eloquente: “Guardiamo al futuro: l’atleta al centro”. Sottotitolo: la tutela della salute è il nostro traguardo.
    Un Congresso ambizioso, il trentacinquesimo di una federazione nata nel 1929, che negli ultimi anni, con il diffondersi di una nuova coscienza riguardo le problematiche della salute anche nello sport, ha acquistato un’importanza sempre pù evidente ed imprescindibile.
    Significativo il legame tra salute e ambiente, visualizzato in sede congressuale con la presenza del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin e dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, entrambi premiati dalla FMSI con il Leonardo d’oro, a testimoniare come la medicina sportiva, come peraltro quella generica, debba abbracciare il concetto di trasversalità, non fermarsi ad un’analisi unidirezionale. Ribadendo il concetto che prevenire è meglio che curare e fa risparmiare una montagna di soldi alla Sanità.
«La prevenzione è la grande sfida - ha ribadito il ministro Beatrice Lorenzin, 45enne romana - Lo sport insegna a vivere nel modo giusto, abbiamo raccolto dati allarmanti sui bambini che non fanno attività: diabete alimentare, obesità, apatia. Lo sport è la grande medicina e costa poco. Fondamentale avere uno stile di vita che contempli lo sport, il mangiare bene, non fumare, insomma una migliore qualità della vita. Si è calcolato un risparmio di tre miliardi di euro!»
    «E’ molto importante che i Medici Sportivi pensando alla tutela della salute sottolineino anche il tema dell’ambiente - ha aggiunto il ministro Galletti - Lo sport deve svolgersi in ambienti corretti perchè gli atleti passano tante ore nei luoghi di gara e di allenamento»
Sul progetto QUIS, Qualità degli Impianti Sportivi, spiega in dettaglio il presidente Casasco: «Bisogna sapere tutto anche degli impianti. Servono schede con tuttte le caratteristiche. Ad esempio se parliamo di erba normale sarà importante conoscere il concime usato, il grado delle polveri, il tempo di esposizione, e poi negli spogliatoi i materiali delle docce». 


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lunedì 28 novembre 2016

CALCIO Genoa-Juventus 3-1

Proprio all'inizio di un ciclo fondamentale, la Juventus è incappata in una delle peggiori suoi partite. Una di quelle giornate di luna storta dove niente è in ordine e tutto quello che può andar male, va di male in peggio.
Reso omaggio alla gagliarda prestazione del Genoa, non si possono tacere i demeriti juventini. Penso che Allegri in cuor suo temesse moltissimo questa trasferta post passaggio del turno in Champions, conspevole che i suoi monellacci non hanno perso il vizio di scendere in campo, in certe occasioni, con la testa sfarfallosa e le gambe lenti e molli, come se fossero vere le sciocchezze che si leggono un po'ovunque sulla storia del campionato facile, dello scudetto inevitabile. Dimenticando cosa fu capace di rimontare la stessa Juventus nella scorsa stagione, come la Juve di Conte soffiò al Milan uno scudetto che pareva già tinto di rossonero. Ed è sconcertante che proprio chi dovrebbe saperne di più, ne scrive mostrando di saperne di meno e di avere la memoria corta, pessimo difetto per chi ha la pretesa di essere autorevole.
La realtà, e Genova lo ha confermato, dice che lo scudetto è ancora lontanissimo per tutti, anche per la Juve. Fortunatamente per la bellezza di un campionato che sta rimettendo a lucido le ambizioni del Milan e della Roma, ma anche premiando il calcio redditizio offerto dalla Lazio e dall'Atalanta, oltre al Napoli a cui manca solo un centravanti per essere il Napoli agguerrito degli ultimi anni.
Come spesso capita poi, quando non si merita in campo, la malasorte infierisce: un netto rigore su Mandzukic non è stato fischiato nel primo tempo, Khedira si è divorato una colossale occasione solo davanti a Perin. Forse non sarebbe cambiato nulla, ma la recentissima rimonta in Champions del Besiktas sul Benfica (da 0-3 a 3-3) insegna che 45 minuti possono bastare anche per recuperare 3 gol.
Ma gli infortuni possono pesare ancor di più, a cominciare da quello occorso a Bonucci, che terrà fuori il leader bianconero per tre settimane, proprio nel momento cruciale (Atalanta, Dinamo Zagabria, Torino, e poi la Roma). E poi il perone fratturato di Danis Alves, che ha preso la botta fatale da Ocampos e si è perfino visto fischiare il fallo contro, incomprensibilmente, scandalosamente. Uscito in barella (ma perchè la car di soccorso non è in tutti i campi?) ha lasciato in dieci la Juve, perchè Allegri aveva esaurito i campi cercando di trovare la mossa giusta. Per Dani Alves si parla di un'assenza tra i due e i tre mesi, come minimo, ma solo dopo l'intervento chirurgico se ne saprà di più.
In effetti appena entrato Higuain ha subito confezionato un'azione da gol, poi Sturaro ha calciato altissimo un invitante pallone (come troppo spesso gli capita, ma in allenamento non provano quei tiri?). Mettendo nel conto l'inutile gioiello su punizione di Pjanic, perfino questa brutta Juve ha avuto le sue occasioni per segnare, e con una buona dose di fortuna magari anche pareggiare, nonostante il primo tempo da favola del Genoa. 

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/11/calcio-siviglia-juventus-1-3.html 

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/11/calcio-juventus-olympique-lione-1-1.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/10/calcio-juventus-napoli-2-1.html