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sabato 1 ottobre 2016

ROMA Bus a Roma, un calvario quotidiano: il 913

Passanogli anni, cambiamo i sindaci, i remuneratissimi vertici dell'Atac, ma la cattiva gestione e il cattivo funzionamento della rete pubblica dei trasporti a Roma, sono una costante di cui non si riesce a liberarsi. Cambiano anche i passeggeri, perchè ormai i bus sono una forca caudina sotto la quale devono continuare a passare le classi meno abbienti e i cittadini di altri Paesi, accomunati dal fatto di non potersi permettere altri mezzi per spostarsi.
Un giorno a caso, un giovedì, orario preserale, prima della chiusura dei negozi, quindi nemmeno ora di punta anche se con le nuove regole (opportune? contribuiscono ad aumentare il caos?) sulla circolazione nella zona dello Stadio Olimpico perfino una partita di Europa League (Roma-Astra) che ha richiamato meno di 15.000 spettatori può innescare ingorghi nelle zone circostanti.
Ah, si parla di zona centrale, anzi centralissima. Piazza Augusto Imperatore, capolinea del 913 che collega il centro con la zona nord di Roma, attraversando il quartiere Prati.
Ore 18.35, un autobus (numero 3168) palesemente fuori servizio, è fermo. Dopo una decina di minuti arriva un altro bus, con la scritta deposito (numero 3095), quindi anche questo palesemente fuori servizio. Attracca finalmente al capolinea un bus funzionante (numero 3091), la gente sale. Si sta per partire? Non è detto e subito un pensiero assale chi da decenni sa come vanno le cose: vuoi vedere che tra poco ci dicono che questo bus non parte? Il pensiero diventa realtà, nel frattempo è arrivato un altro bus e sarà l'unico a ripartire dopo oltre 40 minuti di attesa complessiva. 
Si chiede perchè il bus non parta e uno dei quattro autisti che stazionavano in zona risponde di getto: «Perché non è arrivato l'autista che deve guidarlo».
Mi verrebbe da dirgli: «Sta aspettando un bus che lo porti qui?». Ma gliela risparmio. Alla domanda successiva ha già perso la calma e dimenticato l'educazione, nevroticamente risponde: «Non sono tenuto a dare queste informazioni a lei». Beh certo, in fondo il passeggero pagante che diritti ha se non quello di subire il sequestro? Evito perfino di mandarlo a quel paese, tanto è una partita persa.

Morale della favola, per due ore di divertimento in centro bisogna sacrificarne altre tre abbondanti per spostamenti che in auto richiederebbero al massimo 40 minuti tra andata e ritorno. Due ore, 120 minuti per fare circa 8km: perchè quando l'autobus è strapieno, ogni fermata dura un'eternità, tra chi sale in mezzo anche se non si potrebbe, tra chi sgomita e talvolta strepita per guadagnare la porta d'uscita dall'interno, se ci riesce. Inutile aggiungere che l'aria circolante era poca, anche se la vettura aveva la porzione alta dei finestrini apribile e non bloccata come spesso succede.
Da una vita i romani sono costretti ad ascoltare l'irritante invito ad usare i mezzi pubblici. Ma quali? Chi ha degli orari da rispettare, impegni, appuntamenti programmi, come fa a fidarsi dell'Atac? Autobus strapieni che mettono a durissima prova la resistenza di persone di ogni età e cittadinanza, di chi soffre di claustrofobia e sindrome da schiacciamento. Può servirsi dei mezzi pubblici chi ha tempo in abbondanza da buttare. No, decisamente no. Roma non è una città per persone civili.

giovedì 29 settembre 2016

CINEMA Jason Bourne

JASON BOURNE - Regia: Paul Greengrass. Interpreti: Matt Damon, Alicia Vikander, Tommy Lee Jones, Vincent Cassel, Riz Ahmed.*
*visto in edizione non originale, doppiata in italiano 

In un periodo di prolungata assenza di James Bond, i film della saga di Jason Bourne erano diventati quasi una sorta di 007 rivisitato. Scenari da una parte all'altra del mondo, luoghi esotici, protagonisti che in un amen colavano da Istanbul a Mosca, da Berlino a Venezia, non escludendo il deserto. E risultavano anche avvincenti per gli amanti del genere. Ma l'ultimo capitolo della saga di Jason Bourne, sia pure ben confezionato e infarcito di abbondanti e fin troppo lunghe scene di azione e inseguimenti in moto a auto (roba da dar lavoro per mesi a un carrozziere...), alla fine lascia qualche perplessità in chi a un film chiede anche altro. Tommy Lee Jones e Vincent Cassell sono cattivi che funzionano, e non c'era da dubitarne.
 Il congegno funziona, le porte che ovunque si aprono e richiudono con perfetta sincronia, telefoni sotto controllo, immagini satellitari che individuano una moneta da 50 centesimi a chilometri d'altezza, personaggi che non parlano (la parte di sceneggiatura affidata a Matt Damon starà in meno di due paginette, come ai tempi del forcaiolo Schwarzenegger in Commando) ma mirano, puntano, sparano. Una spruzzata di intrighi di palazzo, il potere del web che tutto e tutti spia nelle mani governative, il tradimento di chi sbandiera il web come elemento di libertà, usandolo invece solo per arricchimento personale. Insomma, un po' d'inquietante attualità c'è, ma la sensazione generale del già visto e del nulla di nuovo fa capolino, e non basta l'abilità di regia e soprattutto del montaggio e far sì che Jason, eterno fuggiasco, centri completamente la sua missione. Anche noi, come lui, ne abbiamo ormai viste troppe...

mercoledì 28 settembre 2016

VOLLEY Buon compleanno iVolley, cinque anni di storie sotto rete

http://www.ivolleymagazine.it/news_dett.php?tit=2213#.V-udvvmLTcu

iVolley magazine ha compiuto oggi 5 anni. Ideata da Carlo Lisi, storico capo ufficio stampa della Fipav, la rivista web ha aperto la strada della "rete" ad uno sport che si sviluppa ai due lati della rete fisica che divide il campo di pallavolo. Un magazine che ha raccontato storie grandi e piccole, che ha fatto parlare campioni e giocatori normali, nobilitando anche le realtà di quella provincia che è sempre stata il grande serbatoio di entusiasmo di questo sport.
Fino a quando è stato consentito di lavorare a cadenza settimanale, superando problematiche di varia natura, iVolley magazine ha assolto al meglio il suo compito, diventando un appuntamento fisso per gli appassionati. 
Poi purtroppo hanno prevalso altre logiche illogiche, e la rivista è stata costretta ad una revisione che l'ha relegata ad una sola uscita mensile. Nel frattempo non è mai mancato l'arricchimento in tempo reale con video, foto e notizie, nel tentativo di lenire il rimpianto per il ridimensionamento di un progetto vincente.
Oggi però, nello spegnere idealmente le cinque candeline, va solo celebrato il volley che non c'era e che iVolley ha fatto emergere, puntata dopo puntata.

VOLLEY Molducci, un ristorante ad Almeria con la cucina della sua Romagna

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/09/28-15854507/volley_-_molducci_porta_i_piatti_romagnoli_ad_almeria/


SCHERMA Daniele Garozzo, medaglia d'oro di generosità

http://www.corrieredellosport.it/news/altri-sport/2016/09/28-15854292/scherma_-_garozzo_cerco_l_oro_anche_nella_vita_/




venerdì 23 settembre 2016

ATLETICA Schwazer parla a "Verissimo", su Canale 5 (domani ore 16.10)

A Verissimo, in esclusiva, il marciatore Alex Schwazer parla per la prima volta dopo la squalifica dalle Olimpiadi di Rio per doping e, soprattutto, dopo che la Procura di Bolzano, qualche giorno fa, ha fatto sequestrare (in virtù di una rogatoria internazionale) il campione di urine incriminato per sottoporlo all’esame del DNA.
Di seguito un lungo stralcio dell’intervista con Silvia Toffanin che andrà in onda integralmente domani su Canale 5 (ore 16.10).
 Hai mentito o sei stato incastrato?
Schwazer: “Sono stato sicuramente incastrato e quello che adesso resta da capire è come e da chi. Questa cosa del DNA è buona per noi perché riusciremo a capire altre cose. Penso che, se si trovasse una qualsiasi cosa che non appartiene al mio fisico in queste urine, sarà la prova che c’è stato un complotto contro di me”.
 

Quando arriveranno i risultati di questo test?
Schwazer: “Non lo sappiamo perché deve ancora essere fatto e lo farà la Procura di Bolzano. Si tratterà di una questione di qualche settimana. A quanto mi risulta le mie urine sono ancora in Germania, conservate nel laboratorio antidoping”.

Perché sei innocente?
Schwazer: “Sono innocente perché negli ultimi tre anni e mezzo ho pagato come nessun altro a causa del doping. Non solo a livello atletico, ma anche a livello personale e di immagine. Pochi atleti, se non nessuno, sono stati usati così come esempio negativo per il doping come me, dimenticandosi che io avevo già vinto prima senza doping. Sono innocente perché poi, quando ho ripreso, ho fatto tutto quello che adesso un atleta può fare per dimostrare la sua pulizia”.
 

Ma chi ti ha incastrato?
Schwazer: “Non lo so. Io ho detto alcune cose contro delle persone che hanno sbagliato come ho sbagliato io. Due medici e in parte una federazione che adesso è stata esclusa a Rio, ma già 4/5 anni fa, quando già tutti sapevano dei russi, io ho collaborato con la loro agenzia antidoping. Inoltre, penso che, in parte, anche lo scandalo della Federazione Internazionale di Atletica sia nato dalla mia positività. Perché sono stati sequestrati dei dati su altri atleti che mai sarebbero dovuti uscire allo scoperto. E da lì è partita poi tutta questa indagine che ha portato alla situazione di adesso”.
 

 Quali sono le ragioni di questo complotto?
Schwazer: “Penso che sia molto facile capirlo: tutti gli atleti che hanno parlato a queste Olimpiadi non ci sono andati. Non solo io, penso alla mezzofondista russa che ha parlato contro il loro sistema (ed ora è in pericolo di vita). Lei non è stata accettata perché eticamente non corretta per il fatto che in passato si è dopata. Il messaggio quindi è molto chiaro: se uno che ha fatto uso di doping è stato scoperto e non parla allora chi dovrebbe parlare? La conclusione è meglio non parlare, così resta tutto com’è”.
 Giuri che non ti sei mai più dopato?
Schwazer: “Mai, perché ho perso tantissimo. Se vuoi vederlo dal punto di vista sportivo non ne ho bisogno. I tempi che hanno fatto a Rio, li ho già fatti quando avevo 20 anni, li ho fatti adesso a 31 e li farò anche a 40. Sono tempi buoni ma non super tempi”.
 

Ti eri preparato tantissimo per queste Olimpiadi. Se avessi potuto gareggiare avresti vinto?
Schwazer: “Nessun sportivo può dirlo, perché la gara è sempre la gara. Ma sicuramente, se non mi fossi trovato in una giornata molto storta, sarei stato davanti. Già a Roma, tre mesi prima, ho fatto due minuti in meno e non sono andato al massimo e c’era ancora spazio per fare meglio”.

 

Hai 31 anni e sei stato squalificato per otto anni. Quindi, se fosse confermata la squalifica, torneresti a gareggiare a 40. Se potessi, quindi, ricominceresti anche a 40 anni?
Schwazer: “Madre Natura mi ha aiutato, ma questo non vuol dire che tra otto anni ritornerò, perché già questi tre anni e mezzo senza gareggiare sono stati molto lunghi”.


Perché in passato ti sei dopato se Madre Natura era stata generosa con te, per debolezza?
Schwazer: “Sì non lo dovevo fare. Penso che ho rovinato tanto. Purtroppo a volte si sbaglia e non si può tornare indietro. Io cambierei tante cose e non le posso cambiare. Ho cercato di cambiarle in questo anno ma è andata così come è andata.
Comunque, tra otto anni non ci sarò perché otto anni senza gare sono impossibili e io voglio anche voltare pagina. Fortunatamente a livello privato sto bene, ma a livello sportivo questa è una mazzata molto più grande di quella di quattro anni fa. Quattro anni fa ero colpevole, adesso non lo sono e mi hanno tolto tanto, per cui per forza devo staccare”.
 

 Stai dando l’addio allo sport?
Schwazer: “Io sono squalificato per otto anni. Ora ne ho 31 e penso che già adesso, dopo tre anni, ho fatto un mezzo miracolo a tornare, quindi sì, non penso che ci saranno speranze. E poi non saprei cosa potrei fare di più dei controlli a cui mi sono sottoposto in questo anno”.

 

 A caldo dopo la tua squalifica a Rio hai detto che eri distrutto. Adesso come stai?
Schwazer: “Oggi per quanto riguarda il mio sport sto peggio. Dopo la mia positività ho continuato ad allenarmi perché avevo sempre la speranza che il verdetto non sarebbe stato come poi è stato. Quella poca energia che avevo l’ho messa tutta in allenamento. Adesso, invece, pian piano uno realizza anche tutto quello che ha investito, quello che ha fatto in questo ultimo anno per niente. Ora è molto più tosta per me. Fortunatamente la vita non è solo lo sport, in questo momento sono molto contento di avere anche altre cose molto importanti che quattro anni fa non avevo”.


In passato hai dichiarato di aver sofferto di depressione. Ne soffri ancora?
Schwazer: “Dopo il 2012 ho avuto dei momenti non belli, adesso spero di non tornare in questa situazione. Adesso ho una famiglia, sono più grande. E’ una sensazione di tristezza, perché tutti i sacrifici che hai fatto li vedi distrutti. Hai fatto questo per una vita e forse potevi fare altro… non è bello.
Non mi piace raccontare la mia situazione, ma è anche vero che rinchiudersi è sbagliato ugualmente. Adesso vediamo come vanno questi esami. Io sono convinto che uscirà per bene tutto quello che è successo e poi ci rivediamo”.

Se dovessero darti ragione che cosa succederebbe? Potresti tornare a fare il tuo mestiere?
Schwazer: “Non lo so. Dopo questa esperienza ho anche ben poca fiducia. Chi mi dice che non può succedere un’altra volta? Sicuramente, se si riuscisse a capire chi l’ha fatto mi aspetterei un bel scusa, che è una cosa molto rara in questo paese. Ammettere è molto difficile. Sarebbe un primo passo e poi il resto si vedrà”.
 
In tutta questa vicenda molto triste c’è una nota positiva…

Schwazer: “Sì, diventerò papà ma non so ancora se sarà maschio o femmina”.

 

venerdì 16 settembre 2016

CINEMA Io prima di te

IO PRIMA DI TE - Titolo originale Me before you. Regia: Thea Sharrock. Interpreti:  Emilia Clarke, Sam Claflin, Charles Dance, Matthew Lewis, Samantha Spiro, Vanessa Kirby, Jenna Coleman, Brendan Coyle, Janet McTeer, Henry Lloyd Hughes, Stephen Peacocke, Pablo Raybould, Muzz Khan.*

*visto in edizione non originale, doppiata in italiano

 Tratto dall'omonimo romanzo di Jojo Moyes, Io prima di te è un film a doppio strato. Commedia drammatico-romantica nel solco della recente attenzione che il cinema riserva alle problematiche della disabilità, il Quasi amici di stampo francese diventa una sorta di Quasi amanti coniugato all'inglese, con garbo, sensibilità e abbondanti dosi di frizzante ironia per l'interpretazione di Emilia Clarke. Chi l'ha vista nella serie tv Il trono di spade apprezzerà la sua verve goffamente e teneramente impacciata, per chi non la conosceva sarà una piacevole scoperta.
Ma il film, che pure non esce dal solco della commedia in cui ogni cosa è prevedibile, offre tanti altri spunti di riflessione, trattati con ricchezza di sfumature cercando di mettere al bando la banalità. Una figlia sottovalutata intellettualmente ancorchè responsabile designata delle sorti economiche familiari, in una campagna inglese dove il lavoro è più facile perderlo che trovarlo. Una figlia sacrificata all'interesse superiore della famiglia, all'ombra di una sorella che studia e che può vivere la sua vita. Sul tavolo la profondità e la superficialità dei rapporti amorosi, fondati su differenti forme di egoismo.
E poi il tema centrale e fondamentale che offre il film: la dolce morte, il diritto di scegliere di porre fine all'esistenza una volta che tragiche vicende hanno sconvolto la vita. 
L'amore più forte del dolore? L'addio volontario alla vita come fuga dalla sofferenza ma anche forma estrema d'amore, un vincolo che si scioglie nel nome della libertà, individuale e amorosa. Il fragore dei sentimenti, tra lacrime e patemi sentimentali, è da preferire all'assordante rumore del nulla che anima troppe pellicole.


Musiche: Craig Armstrong

  1. Max Jury - Numb (4:05)
  2. Holychild - Happy with Me (2:53)
  3. X Ambassadors - Unsteady (Erich Lee Gravity Remix) (3:23)
  4. The 1975 - The Sound (4:24)
  5. Jack Garratt - Surprise Yourself (5:10)
  6. Cloves - Don't Forget about Me (4:28)
  7. Ed Sheeran - Photograph (4:34) e Thinking Out Loud (4:56)
  8. Imagine Dragons - Not Today (4:18)
  9. Jessie Ware - Till the End (3:00)