Google+ Badge

mercoledì 11 gennaio 2017

CALCIO & VOLLEY Perisic assist alla pallavolo, che non segna...

Domenica scorsa, dopo la doppietta che ha permesso all'Inter (o Inda come molti la chiamano ora che è diventata cinese) di rimontare e vincere per 2-1 al Friuli contro l'Udinese, il giocatore croato Ivan Perisic è stato naturalmente il protagonista delle interviste post partita.
Spiegando l'azione del suo gol vittoria, Perisic ha tra l'altro detto: "Nel tempo libero gioco anche a pallavolo, uno sport che mi piace e che aiuta a capire quando è il momento giusto per saltare".
Un meraviglioso sport peril volley, soprattutto perchè proveniente dal mondo del calcio, il primo sport business del nostro Paese.
Ma, strano ma vero, nessuno nella pallavolo che conta si è accorto di queste dichiarazioni e le ha rilanciate, commentate, sottolineate per farle brillare ancora di più. Eppure, ad esempio, il Corriere dello Sport le aveva messe addirittura in apertura di pagina con una foto gigante.
Insomma, Perisic ha regalato un delizioso assist alla pallavolo, che però non se n'è accorta e non ha saputo segnare. Un "liscio" clamoroso invece di un comodo gol.
Ora, è vero che è sbagliato non leggere fino in fondo i giornali sportivi, non arrivare alle pagine degli sport extra calcio. Ma è altrettanto sbagliato, se si lavora in ambiente sportivo e mediatico, saltare a piedi pari, anche per una forma di reciproca disaffezione e ignoranza, tutte le pagine del pallone. 
Vuoi vedere che nonostante quello che ormai si pensa, i giornalisti servono perfino per compilare le rassegne stampa...?

PENSIERI & PAROLE Vergogna fa rima con insonnia

A volte dover rispettare contratti
senza poter spiegare a chi
stupito dagli atti
metterebbe alla gogna,
procura vergogna. 
E rabbiosa insonnia
tra flutti 
di ignoranza
e incompetenza
untuosa
e noiosa 
fastidiosa 
e velenosa

* Runaway, rapper

venerdì 6 gennaio 2017

ATLETICA Caso Schwazer, Sebastian Coe presidente della Iaaf inadeguato



Rileggendo nei giorni scorsi le parole pronunciate (in agosto a Rio de Janeiro) sulla sentenza contro Alex Schwazer del TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) dal presidente della IAAF, Sebastian Coe, mi è tornato in mente quel qualcosa che mi aveva irritato. 
"C'è qualcosa che mi ha dato fastidio. Non so cosa, ma qualcosa mi ha dato fastidio", avrebbe commentato il personaggio creato da Paolo Sorrentino per il suo film This must be the place (interpretato da Sean Penn).
Ecco, rileggendo nei giorni scorsi quelle frasi, ho messo a fuoco cosa mi aveva procurato fastidio.
"Per noi è stato un caso come un altro e come tale l'abbiamo trattato". "Accettiamo le sentenze, a volte ci sono favorevoli, altre contrarie. E' stato così per la Russia ed è così per Schwazer".

Parole che nonostante le apparenze garantiste non fanno onore al presidente della Iaaf, che ha condotto la sua campagna elettorale proponendosi come il nuovo in una atletica da rifondare e rilanciare, un'atletica spogliata dei giochi sporchi, un'atletica più onesta e genuina.
No, egregio mister Coe, il caso Schwazer non è stato un caso come tutti gli altri. E se lei non lo ha capito, significa che è un presidente decisamente meno in gamba di quanto la maggior parte della gente pensasse. Suppongo che in realtà le sue siano state parole di comodo, pronunciate pensando di porsi al di sopra delle parti.
Sono invece parole aride che rivelano un atteggiamento di comoda mediocrità, sia a livello di presidente dell'atletica mondiale, sia di uomo di sport.
Una inadeguatezza che viaggia su due livelli diversi ma collegati.
1) La storia del ritorno all'attività di Schwazer era una storia esemplare di come possa trionfare lo sport pulito sul doping, teoria dimostrata da un campione che si dopò in un momento particolare della sua vita, non solo di atleta, quasi incoraggiato oltre che tollerato, da un sistema a cui facevano comodo certe scelte. Quello stesso campione che poi, scontata la squalifica, era tornato a marciare assistito e confortato da una squadra di straordinarie qualità tecniche e scientifiche, con un garante assoluto dell'intero progetto come il maestro dello sport Sandro Donati.
Se il presidente della Iaaf non ha saputo comprendere cosa e quanto di limpido e propositivo c'è stato dietro il ritorno di Alex e cosa dimostrasse al mondo intero con le sue prestazioni, è un brutto segnale per lo sport e per l'atletica, che dopo gli scandali si ritrova un presidente dalle qualità, umane e dirigenziali, come minimo limitate.







2) Difficile comprendere, alla luce di tutte le anomalie che hanno caratterizzato questo caso, come si possa definire, questa di Schwazer, una vicenda di doping uguale alle altre. La catena anomala, dalla tempistica alle modalità, della crocifissione a puntate del campione olimpico di Pechino, è tutt'altro che una vicenda come le altre. Perchè se questa è la norma comportamentale abituale per Iaaf e Wada, lo sport ha poco da stare allegro. E' morto a Rio con la sentenza del TAS. 
E non sarà certo il presidente Sebastian Coe a resuscitare la credibilità perduta.

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/01/atletica-2016-lanno-nero-dellantidoping.html

martedì 3 gennaio 2017

VOLLEY Bernardi con la Sir Safety Perugia all'inseguimento di Conte

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2017/01/03-19501019/volley_-_bernardi_come_conte_il_gruppo_su_tutto_/

Sul Corriere dello Sport in edicola oggi una lunga intervista a Lorenzo Bernardi. Mister Secolo scorso parla di tutto, della Turchia, del fenomeno Perugia, della pallavolo di oggi rispetto a quella di quando giocava e vinceva lui con la Nazionale dei Fenomeni. Del suo legame indissolubile con i compagni di quella lunga e fortunata avventura. E del tempo che è passato, a cui per qualche secondo pensa ogni volta che magari ritrova un ex compagno sulla panchina di una squadra avversaria. 
A Lorenzo rivolgo un ringraziamento per la bella chiacchierata che mi ha regalato.
E poi...
Beh Lorenzo ha fatto ricordare anche a me il tempo che è passato da quella prima intervista che mi concesse a Stoccolma, nel 1989, alla vigilia di un campionato d'Europa che l'Italia avrebbe poi vinto sorprendendo tutti. Fu il primo azzurro con cui parlai, in occasione della mia prima trasferta. Ricordo il piano rialzato di quell'albergo, ricordo le poltroncine in cui ci sedemmo. Ricordo che sono trascorsi ben ventisette anni. Ricordo...



PENSIERI E PAROLE Noi esistiamo nelle percezioni degli altri...


"Noi non possiamo che esistere all'interno delle percezioni degli altri. Essi ci permettono di essere spiritosi grazie alla comprensione che hanno del nostro umorismo, ci permettono di essere intelligenti grazie alla loro intelligenza; la loro generosità ci permette di essere generosi. La loro ironia di essere ironici"

Alain de Botton, adattamento di una frase di Wittgenstein
(tratto da Il piacere di soffrire, editrice Guanda, 2004)

Questa frase mi trova particolarmente concorde. Mi ha ricordato ricordato il mio esame di diploma magistrale*, avevo Italiano e Filosofia e portai una tesina sul cinema italiano, da cui il professore parti per una conversazione che spaziò dalla figura di Fantozzi a quella dell'arbitro di calcio. Proseguendo poi sui binari più consueti. E dopo la lunga conversazione la professoressa di Filosofia disse che non aveva bisogno di interrogarmi, che per lei bastava così. Mi fece una domanda solo dopo aver visto che ci ero quasi rimasto male di non dover parlare anche di filosofia. 
Ho trovato appropriato ricordare l'episodio, che mi fruttò il massimo dei voti e un perenne piacevole ricordo, perchè ho sempre ringraziato in cuor mio l'apertura mentale di quei professori: senza la loro disponibilità, la loro curiosità, vorrei dire la loro intelligenza nell'uscire dagli schemi scolastici, non avrei avuto modo di mostrare ciò che ero e che avevo fatto. 

* Presso l'Istituto Magistrale Gelasio Caetani, a Roma
 

domenica 1 gennaio 2017

ATLETICA 2016: l'anno nero dell'antidoping, Schwazer vittima dell'anno

Il 2016 è stato una specie di vergognoso anno zero dello sport, per la sua credibilità sportiva e umana legata alle brutte storie di doping e le altrettanto schifose vicende dell'antidoping. Se Bebe Vio è stata la donna dell'anno per tutto ciò che ha saputo fare, suscitare e trasmettere, l'ingiustizia perpetrata ai danni di Alex Schwazer ha sepolto definitivamente ogni traccia di romanticismo e credibilità di uno sport che a parole predica bene ma nella realtà è ormai piegato ad altri valori, se così si possono chiamare i fattori economici che prevalgono ovunque a vari livelli.
Esattamente un anno fa, all'alba dell'1 gennaio 2016, si metteva in moto la macchina dell'ingiustizia che avrebbe stritolato Alex Schwazer (e il suo allenatore Sandro Donati), che da reo di doping nel 2012, è diventato una vittima. Chi segue questo blog sa bene ormai come sono andate le cose, quante e quali vergognose meschinità fuorilegge sono state messe in atto per distruggere un testimonial vincente e reale dell'antidoping, un atleta che all'Olimpiade di Rio avrebbe vinto una o due medaglie, d'oro con ogni probabilità, mostrando al mondo corrotto dei dopati e a tutto il carrozzone che con il doping lucra cifre stratosferiche, che non c'è doping che tenga dinanzi al talento vero. E che gli altri rosicassero pure. 
Ma tutto questo è rimasto un sogno interrotto proprio mentre stava per realizzarsi, con tante, troppe scandalose complicità. 
La Iaaf, la Wada, la Nado Italia, il Tribunale Arbitrale di Losanna (e per certi aspetti, morali soprattutto, perfino la Fidal e molti atleti che per motivi vari hanno parlato a sproposito chiudendo gli occhi sulla realtà o preferendo guardare altrove).
L'augurio che faccio ad Alex Schwazer e a Sandro Donati è che il 2017, il Tribunale e i giudici di Bolzano, comincino a ripristinare la verità, squarciando la fitta coltre di menzogne e i comportamenti dolosi posti in atto dopo quel prelievo di Capodanno, che non ha mai dimostrato ciò a cui tutti gli organismi hanno voluto credere, ma soltanto evidenziato un cumulo di anomalie che avrebbero dovuto sfociare in una totale assoluzione. 

Caro Alex, ti auguro un mondo migliore, una vita più serena circondato dai tuoi affetti, lontano da quel nido di vipere che è diventato l'ambiente dello sport. 
Caro Sandro, cerca di superare l'insostenibile pesantezza del rimpianto di non aver potuto raccogliere, nemmeno stavolta, i frutti di un meraviglioso lavoro compiuto con una equipe di grandissima qualità tecnico-scientifica, e soprattutto con uno straordinario campione.

sabato 31 dicembre 2016

CINEMA Rogue One - A Star Wars Story


ROGUE ONE - Regia: Gareth Edwards. Interpreti: Felicity Jones, Diego Luna, Mads Mikkelsen, Donnie Yen, Riz Ahmed, Forest Whitaker. * Visto in edizione originale con sottotitoli in italiano.

La catena commerciale per spremere fino all'ultimo dollaro (o euro o altra moneta...) dalla saga di Star Wars è evidente. Una Hollywood a corto di idee punta tutto sull'usato riciclato sicuro. Nel 2015 ha ripreso con il settimo episodio, Il risveglio della forza, nel 2017 uscirà l'ottavo episodio dei nove previsti originariamente da George Lucas. A riempire gli anni vuoti ha iniziato Rogue One, mentre nel 2018 ci sarà lo spin off dedicato ad Han Solo, il personaggio poi interpretato da Harrison Ford. Un film all'anno, meglio se a Natale, una specie di cinepanettone stellare. Commerciale finché si vuole ma di ben altro livello rispetto alle propostine dei cinepanettoni casarecci.
Diciamo che Rogue One ha ragione di esistere, perchè racconta una vicenda chiave legata al primo episodio che uscì nei cinema, Star Wars - Una nuova speranza, e lo fa con una sceneggiatura interessante e una messa in scena coinvolgente, anche se in certe fasi è inevitabile quella sensazione di già visto e di ripetitivo, specialmente nelle scene della guerre stellari appunto. Ma la grande famiglia di Star Wars avrà motivo di rallegrarsi per questo ulteriore tuffo nella saga. Manca l'iniziale classico titolo di testa a scorrere, manca inizialmente il celebre tema musicale di John Williams (che poi tornerà a far capolino strada facendo) ma in fondo, per qualcuno, è anche giusto così.
C'è sempre un rapporto tra padri e figli, una delle chiavi dell'intera saga, a fungere da motore della vicenda e anche in questo film, come nel settimo della serie, l'eroina principale è una donna, interpretata dalla Felicity Jones che era stata la moglie di Hawking nel film La teoria del tutto.
La sorpresa, lo stupore, il fascino delle Guerre stellari di un tempo faticano a resistere, ma se ci si lascia rapire da quelle atmosfere, si riesce a godere anche questo film, un action movie del quale si conosce già il finale ma che si guarda con la complicità affettiva di chi non vuole staccarsi dalla magia delle saghe cinematografiche.