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mercoledì 22 febbraio 2017

CALCIO Porto-Juventus 0-2


Nonostante la vigilia decisamente particolare, con il caso Bonucci spedito da Allegri (e dalla società) in tribuna dopo la lite senza scuse di venerdi scorso, sul finire della partita con il Palermo, la Juventus ha superato di slancio e senza alcun patema la trasferta di Oporto. Stavolta ci sta a ritenere che la promozione ai quarti di finale di Champions League, dopo il 2-0 inflitto al Porto, sia ora vicinissima. Guai a dare la pratica per scontata, ma è chiaro che per i portoghesi sarà molto difficile ribaltare il risultato allo Stadium o anche solo andare ai supplementari.
Le note positive. Il risultato, anche se il 3-0 mi avrebbe soddisfatto di più (quel tiro di Khedira ha mancato la rete per questione di centimetri, nella fase finale del secondo tempo). 
L'assenza di pericoli corsi da Buffon. Il Porto non ha avuto nemmeno un'occasione da rete. Per molti il Porto è apparso ben poca cosa, una squadra modesta. In realtà penso che molto sia dipeso dalla Juventus, perchè Casillas & C. in Champions spesso hanno fatto soffrire i loro avversari.
Poi è chiaro che l'espulsione di Telles ha acuito il divario tra le due squadre. Davvero sciagurati e inutili i due fallacci commessi dal giocatore del Porto nel giro di un minuto, entrambu sulla linea del fallo laterale, ai danni di Cuadrado e Lichtsteiner. Il Porto, al di là delle dichiarazioni spavalde, ha dimostrato di temere molto la Juve, scegliendo un atteggiamento prudente, restando molto chiusa anche prima di rimanere in dieci uomini.
E la Juve ha dominato, senza discussioni, dimostrando di avere quella pazienza predicata più volte da Allegri. Prima o poi il Porto si sarebbe stancato, prima o poi la Juve avrebbe segnato. 
Nella serata mi è piaciuto particolarmente Pjanic, più deciso e protagonista nevralgico del gioco bianconero. Bravo anche Khedira, che gli schemi hanno portato più volte a rendersi pericoloso. 
Discorso a parte per i due marcatori, entrambi subentrati dalla panchina e subito calatisi in partita: primo gol in bianconero per Pjaca al 72', raddoppio di Dani Alves al 74'. Due sostituzioni decisive, che consentono al tecnico bianconero di dimostrare come da qui in avanti come e più di prima, c'è bisogno di tutti e tutti possono essere protagonisti, al di là del minutaggio.
Cosa ha funzionato meno? Beh, non c'è dubbio che la manovra è risultata spesso troppo lenta, anche se c'era l'intento di allargare le maglie strette di un Porto asserragliatosi nella sua metà campo, spesso nella sua area. La tendenza alla lentezza, ai ghirigori insistiti, può diventare controproducente contro altri avversari. E sull'ultimo passaggio si sono dissolte possibili palle gol.
Messa in cassaforte l'ipoteca della qualificazione, ora c'è da comporre la vicenda Bonucci-Allegri. Con i fatti e non solo a parole, va messo un punto per ripartire senza rischiare autogol.

La curiosità
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/04/calcio-lidea-del-porto-ad-ogni-eta-il.html 

martedì 21 febbraio 2017

CINEMA Manchester by the sea

MANCHESTER BY THE SEA - Regia: Kenneth Lonergan. Interpreti: Casey Affleck, Lucas Hedges, Michelle Williams.
* visto in edizione originale con sottotitoli in italiano

Non considero gli Oscar una reale vetrina del miglior cinema, a volte lo sono stati, altre meno o per niente. Ma stando al gioco, dopo aver visto Manchester by the sea nell'edizione originale, penso che il miglior attore non può essere che Casey Affleck, una delle sei candidature conquistate dal bellissimo film di Kenneth Lonergan.
Una storia drammatica raccontata con notevole perizia registica e una narrazione asciutta e realistica, senza compiacimento artefatto nella rappresentazione di personaggi sconfitti dalla casualità a volte atroce della vita. Il pregio maggiore del film è che tutto ciò che vediamo è come dovrebbe o potrebbe essere nel contesto narrato, gli attori si muovono dando vita a ciò che riteniamo plausibile e vero, fanno ciò che pensiamo sia naturale in quelle situazioni. Tutti si comportano come dovrebbero. Non ci sono strizzate d'occhio complici, non si cerca la lacrima facile, semplicemente si mette in scena una storia dolente e cruda, tratteggiando personaggi che si fanno conoscere per ciò che erano, sono e sono diventati. 
Anche l'uso della colonna sonora nella scena chiave, il flashback sottolineato dall'Adagio di Albinoni, è funzionale ad una costruzione cinematografica che non è mai ruffiana ma semplicemente dolente, nel contrappunto tra dolcezza musicale e crudele realtà.
Michelle Williams è candidata all'Oscar come attrice non protagonista per un'unica scena, ma è una scena indimenticabile, un grande pezzo di bravura che accomuna lei ad Affleck in un frammento di cinema che lascia il segno. Casey Affleck è semplicemente perfetto per il ruolo, con la sua voce laconica, resa rauca da una vita che gli ha rubato tutto lasciandolo vuoto, i suoi sguardi spenti, quel dolore che non lo può lasciare e che vive nei suoi occhi, nel suo rapporto con gli altri, con l'amatissimo nipote capace si strappargli l'unico abbozzo di sorriso. Il tutto ambientato in un'America diversa, la costa a nord di Boston, nel Massachusetts, paesaggio affascinante.
Sei candidature all'Oscar 2017: film, regia, attore protagonista, attrice non protagonista, attore non protagonista (il giovane Lucas Hedges), sceneggiatura originale. Sarebbero tutte meritate. 

*
Sapevate che...?

L'Adagio di Albinoni
L'Adagio in sol minore (Mi 26), noto anche con la denominazione errata Adagio di Albinoni, è una composizione musicale realizzata e pubblicata nel 1958 dal musicologo Remo Giazotto.
Giazotto dichiarò di aver "ricostruito" il presunto Adagio sulla base di una serie di frammenti di Tomaso Albinoni che sarebbero stati ritrovati tra le macerie della biblioteca di Stato di Dresda – l'unica biblioteca a possedere partiture autografe albinoniane – in seguito al bombardamento della città avvenuto durante la seconda guerra mondiale. I frammenti sarebbero stati parte di un movimento lento di sonata (o di concerto) in sol minore per archi e organo, di cui purtroppo mai si sono avute certezze concrete.
In verità, a partire dal 1998, anno della morte di Remo Giazotto, l'Adagio si è rivelato un lavoro interamente originale di Giazotto, giacché nessun frammento di notazione è stato trovato in possesso della Biblioteca Nazionale Sassone.
*fonte wikipedia




lunedì 20 febbraio 2017

CINEMA Mamma o papà?

MAMMA O PAPA' - Regia: Riccardo Milani. Interpreti: Antonio Albanese, Paola Cortellesi, Matilde Gioli, Stefania Rocca, Carlo Buccirosso, Anna Bonaiuto, Claudio Gioè, Roberto De Francesco.

Fosse stata una sceneggiatura di un episodio dei Simpson, avrebbe anche fatto ridere. Ma una volta proposto lo spunto di partenza che deve reggere la storia, il film diventa a dir poco irritante, se non patetico, per la sua totale distonia con ogni parvenza di situazione reale. Il dilemma è serio, il tentativo di buttarla a ridere inevitabilmente apprezzabile, ma lo svolgimento del tema risulta un autentico pasticcio di nessuna credibilità. Una serie di gag fastidiose, inverosimili e posticce, atti di questa guerra in famiglia tra coniugi civili e tolleranti che dovrebbero strappare risate ma al massimo sucitano iniziali sorrisi, e man mano sempre più insofferenza. Anche perchè inizialmente ci si chiede come mai genitori tanto "illuminati" tollerino quei comportamenti nei figli maggiori.
D'accordo la fiction, ok piegare la verosimiglianza alla necessità di far ridere, ma a parte che l'obiettivo non è quasi mai raggiunto, un minimo di intelligenza andrebbe accreditato perfino allo spettatore più ingenuo e abboccone.
Genitori che non hanno scoperto che i cellulari possono anche essere silenziati, almeno quando si sta in riunione di lavoro o si assiste ad un torneo di scacchi. Genitori che fanno a gara a mettere in difficoltà i figli di fronte agli amici in maniera insopportabile. 
Beh, se questa è una coppia di genitori civili, viene da osservare che nemmeno il più incivile dei genitori farebbe ai figli ciò che i coniugi di questo film fanno ai loro, nel corso di questa battaglia senza esclusione di colpi per farli dare in custodia all'altro. Nemmeno a figli maleducati e antipatici (almeno due su tre) come quelli della coppia Albanese-Cortellesi in questo film.
Nella scorsa stagione il cinema italiano ha partorito qualche gioiello di commedia, questa confezionata sulle famiglie divorziande andrà invece dimenticata in fretta. Eppure sia la Cortellesi che Albanese sanno cosa significa recitare in commedie dai risvolti sociali apprezzabili e significativi. Ma non è stato questo il caso.

Ps: ho trovato che l'unico guizzo divertente sia stato abbinare la colonna sonora western morriconiana al ghigno della Cortellesi quando esce dall'ospedale avendo scoperto che il marito...

domenica 19 febbraio 2017

VOLLEY Serie A2 femminile TRANSgenica, anche quest'anno

La Serie A2 femminile di pallavolo, come un anno fa, è tornata alla ribalta per l’ingaggio di una giocatrice che è stata un giocatore. Ma la storia di Alessia Ameri, la foggiana che divenne il libero dell’Olbia, è ben diversa da quella di Tifanny Pereira da Abreu, la 32enne brasiliana che gioca nel ruolo di schiacciatrice, ingaggiata dal Palmi. Quando era Rodrigo, ha giocato nella B maschile del campionato belga, con la squadra del Dero Zele-Berlare, come si può vedere anche in un video pubblicato da iVolleymagazine. Poi la scelta di cambiare sesso, continuando però a giocare a pallavolo e suscitando l’interesse di molti club italiani.
Nella corsa al suo tesseramento l’ha spuntata il Palmi, che l’ha fatta esordire domenica. Quando Tifanny è entrata in campo, in un palazzetto insolitamente pieno proprio per vederla debuttare, ha girato la partita, propiziando il sorpasso e la vittoria del Palmi, che stava perdendo con la Delta Trentino. Per lei 28 punti, con due battute vincenti e un muro. Insomma, un gran bel debutto. Inevitabile il clamore suscitato dalla sua irruzione nella A2 femminile, una risonanza che aveva già indotto il presidente della Lega Femminile di Volley, Mauro Fabris, a muoversi per avere chiarimenti.
«Nel massimo rispetto delle persone, solleverò in maniera formale una domanda al Coni e alla Federazione. Si parla solo in termini sportivi ma qualcuno deve darci delle regole e delle norme. Se questi casi si moltiplicassero?».
Il presidente Fabris, che ha inviato un mazzo di fiori a Tifanny («Il massimo rispetto per la persona è fuori discussione, lei non c’entra con questo discorso») e che non si stanca di ripetere che la sua richiesta di chiarimenti è tesa soltanto a tutelare il futuro dell’intero movimento e i diritti di ciascuna atleta. Tutti sono consapevoli che il Cio e perfino l’Onu si sono espressi sulla possibilità di gareggiare di atleti provenienti dall’altro sesso ed è inutile ricordare che Tifanny gioca in virtù di un regolare tesseramento avallato dalla Fivb e accettato dalla Fipav, perchè in regola con le norme vigenti».
Ciò che si teme è una trasformazione della pallavolo femminile: «Non è in discussione il diritto al gioco di ogni atleta singola, ma se la normativa è insufficiente o inadeguata, va affrontata la questione, nel rispetto delle altre atlete. Si stanno facendo verifiche, non in tutti i Paesi le procedure per il cambiamento del sesso sono le stesse. In Italia ad esempio sono più complesse. E comunque non è il mio terreno ed è inutile che ne discuta io. Dopo aver ascoltato i pareri di una serie di professionisti in campo legale, medico e sportivo, formuleremo quesiti precisi alla Fipav, invitandola ad attivarsi fino ai massimi livelli. Per il futuro, perchè so già che i regolamenti sono stati rispettati e Tifanny può continuare a giocare. Va tutto bene dal punto di vista sociale e culturale, ma per il futuro dovranno dare delle risposte. Basta guardare sul web per rendersi conto di come le opinioni siano contrastanti, di come abbiano reagito le avversarie».
Cosa accadrebbe se scattasse la corsa al trans per sfruttarne la potenza fisica, la pallavolo femminile rischierebbe seriamente di esserne stravolta? Invocare principi di lealtà e correttezza, per esperienza si sa che non basta ed è logico che ci si interroghi sul modo migliore per coniugare il diritto di ogni singola giocatrice ex giocatore, con i diritti delle avversarie a scendere in campo ad armi pari. Un dilemma che appassiona e fa discutere, a giudicare dagli interventi variegati apparsi sui social.

Sabato 18 febbraio il sito 
della Lega Femminile Pallavolo 
ha dato così la notizia
 (ho corretto solo l'uso bizzarro delle maiuscole rispetto al comunicato apparso sul sito)

 La Golem Software Volley Palmi aveva l’ultimo colpo in canna da far partire. Il mercato di gennaio della società calabrese si arricchisce così di un nuovo tassello. Si tratta di Tifanny Pereira da Abreu, schiacciatrice brasiliana dalle grandi doti atletiche, che si lega alla Golem Palmi come ultimo colpo messo a segno dalla dirigenza della società di volley femminile. La firma della giocatrice sudamericana ha subito qualche ritardo a causa di alcune formalità burocratiche cui la Abreu ha dovuto far fronte prima di poter abbracciare le nuove compagne di squadra.
Tifanny Pereira da Abreu
L’approdo di Tifanny alla Golem Palmi non è mai stato in discussione, nonostante una numerosissima e molto agguerrita concorrenza, che ha cercato, fino all’ultimo momento, di strappare la schiacciatrice brasiliana dalle mani della società calabrese. Su Tifanny c’era infatti la decisa corte di molte società di A2 e di A1. «Siamo contenti ed orgogliosi di essere riusciti a mettere a segno un colpo così importante, nonostante Tifanny sia stata cercata da molte altre squadre – ha spiegato Luca Luppino, responsabile della comunicazione della società – Abbiamo tenuto sottotraccia il nostro interesse nei confronti di Tifanny, quando le altre squadre si sono mosse era già troppo tardi dato che la nostra trattativa con lei era già in fase avanzata. Portare la trattativa fino a compimento non è stato facile, ma eravamo fermamente determinati a farlo e, con grandi sacrifici, ci siamo riusciti». Tifanny si allena con la squadra guidata da Pasqualino Giangrossi già da alcuni giorni, ed ha già cominciato ad assimilare i metodi di allenamento e gli schemi di gioco del coach laziale. Era solo questione di tempo, la squadra, contenta ed impaziente, sapeva che presto avrebbe potuto contare sulle prestazioni dalla potente schiacciatrice brasiliana.
«Sono molto contento che la società sia riuscita a portare a termine questa trattativa – ha spiegato coach Giangrossi – Tifanny sarà un grande valore aggiunto per il nostro roster e ci darà la possibilità di ulteriori varianti tattiche». Per la Golem Palmi, dunque, si tratta di un acquisto di grande rilevanza, sia per l’indiscusso livello sportivo della Abreu sia per la possibilità, da parte di Giangrossi, di poter far ruotare il già pesante attacco della propria squadra. La Abreu va infatti ad inserirsi tra i profili delle altre bocche da fuoco della Golem, quello del capitano Francesca Moretti, della top scorer del team Elisa Zanette, della potente Monica Lestini e della giovanissima Bruna Vrankovic, anch’essa giunta a Palmi nel corso dell’ultima finestra di mercato e che ha già mostrato tutto il suo talento. «Tifanny è una giocatrice molto potente – ha aggiunto poi Giangrossi – dalle spiccate qualità offensive che potrà essere utilizzata sia come posto 4 che come opposto. Sarà interessante scoprire giorno dopo giorno le sue potenzialità e capire come integrarla al meglio alle nostre caratteristiche. In ogni caso, porta grande energia e grande positività all’interno del gruppo, e ciò può solo essere positivo per noi e per il nostro gioco.
«Scegliere Palmi per me è stata una cosa molto veloce – ha raccontato Tifanny Abreu – Inizialmente il mio manager mi ha parlato della possibilità di andare a giocare in Italia. All’inizio ero sorpresa, sono una persona molto timida e l’Italia per me era un’assoluta novità. Mi hanno sempre detto che il sud dell’Italia è bellissimo e devo dire che avevano ragione, sono stata al mare qui a Palmi e sono rimasta incantata». «Il livello qui in Italia è molto alto e dovrò allenarmi duramente per poter mantenere questi standard – ha spiegato ancora il neo acquisto della Golem Palmi – In questo senso devo dire che i metodi di allenamento utilizzati mi piacciono molto, gli allenatori sono molto preparati, hanno la cultura del lavoro duro e sanno trasmettere la voglia di fare». «Sono stata accolta molto bene nel gruppo – ha continuato Tifanny – le ragazze mi hanno accolto benissimo e mi hanno trattato sin da subito come una sorella e questo e sicuramente molto importante. Questa si sta rivelando per me una bellissima esperienza, sono molto contenta di essere qui e spero che la mia permanenza a Palmi possa rivelarsi lunga».

giovedì 16 febbraio 2017

CALCIO Marcatori Serie A, la top five più prolifica degli ultimi 20 anni

Sul Corriere dello sport di martedì 14 febbraio


Negli ultimi vent’anni di Serie A, la top class dei bomber non era mai stata così affollata e ricca di gol. Dopo ventiquattro giornate i primi cinque della classifica marcatori hanno messo insieme la bellezza di 84 gol. Solo in Francia, ma con una partita in più, il totale è apparentemente superiore (88). Abbondanza di reti, abbondanza di pretendenti al titolo, cinque “cecchini” del gol che si danno battaglia, con marcature che regalano punti pesanti, preziosismi tecnici che fanno disperare i portieri deliziando il pubblico. Con il contorno di grandi parate, legni schiaffeggiati e qualche rigore tirato a salve, alto, a lato, sulle mani dei portieri. 
I bomber di vent’anni orsono si sono seduti in panchina: nel campionato 1997-97 a questo punto della stagione guidava Pippo Inzaghi, davanti a Montella (il tecnico del Milan è l’unico attualmente su una panchina di Serie A), Balbo e Mancini. Ma la classifica di questo campionato completa e sancisce il ricambio generazionale. L’unico sempre presente nella top five è lo juventino Gonzalo Higuain, che un anno fa di questi tempi ne aveva segnati già 24 con la maglia del Napoli (sarebbero stati poi 36 a fine stagione, record del campionato). 
Non ci sono più i difensori di una volta? Forse. Ma le 84 marcature testimoniano, oltre alla qualità degli attaccanti e forse a una minor perizia di diverse squadre nella fase difensiva, un cambio di mentalità. Le partite si giocano fino alla fine, piovono gol negli ultimi minuti e nei recuperi: se una volta avere due gol di vantaggio significava aver chiuso la partita, ora può capitare che non bastino. 
Dieci anni fa il romanista Totti dopo 24 giornate era il capocannoniere ma con appena 14 gol (i 62 dei migliori cinque sono il minimo del ventennio). Ma anche in tempi più recenti ci si era fermati a 64, tra il 2013 e il 2015, con il fiorentino Giuseppe Rossi e poi la coppia bianconerazzurra Tevez-Icardi leader con 14 reti.
L’anno scorso c’era già un abisso tra Higuain (24) e Dybala che inseguiva a quota 13. Ora invece tutti e cinque possono puntare alla corona. Da Dzeko, frenato dai rigori sbagliati, a Higuain che si è inserito negli schemi juventini e segna quasi come quando era al Napoli. Ma anche Belotti, l’unico azzurro che può aggiungersi ai recenti vincitori italiani Toni e Immobile. E poi il bomber a sorpresa, il napoletano Mertens, attaccante atipico che ha esaltato il modulo adottato da Sarri per ovviare alla lunga assenza di Milik. Il belga “ruba” due minuti al Pipita: segna ogni 96 minuti, quindi più frequentemente di Higuain che fa gol ogni 98 minuti. Senza dimenticare il capitano interista Icardi, che scontata la squalifica lascerà la tribuna per tornare a dar la caccia ai battistrada.
Oltre ad essere il miglior bottino degli ultimi vent’anni, il malloppo di gol riporta i bomber della Serie A ai vertici europei: Dzeko e Higuain occupano il quarto posto tra i re del gol dei maggiori campionati d’Europa. Più di tutti ha segnato Cavani, 25 gol nelle sue 23 partite, una rete ogni 72 minuti. Poi a 20 c’è Lacazette del Lione, quindi il club dei 18 gol con Suarez (ma in sole 20 partite), Dzeko e Higuain. E a 17 Messi, Sanchez e Belotti. 
E in Italia, nel Paese dei bomber, le sentenze sono firmate con il piede destro (51 gol), meno della metà i... tiri mancini che hanno beffato i portieri (21). Chi sa usare meglio la testa? Belotti e Icardi hanno siglato una cinquina ciascuno.

ITALIA (24 partite)
18 Dzeko (Roma)     1 ogni 114’
18 Higuain (Juventus) 1 ogni 98’
17 BELOTTI (Torino)  1 ogni 107’
16 Mertens (Napoli) 1 ogni 96’
15 Icardi (Inter) 1 ogni 138’
Totale dei primi cinque: 84 gol

INGHILTERRA (25 partite)
17 Sanchez (Arsenal) 1 ogni 126’
16 Lukaku (Everton) 1 ogni 131’
15 Diego Costa (Chelsea) 1 ogni 136’
15 Ibrahimovic (Manchester Utd) 1 ogni 144’
14 Kane (Tottenham) 1 ogni 123’
14 Defoe (Sunderland) 1 ogni 160’
Totale dei primi cinque: 77 gol

SPAGNA (22 partite) 
18 Suarez (Barcellona) 1 ogni 89’
17 Messi (Barcellona) 1 ogni 90’
14 C.Ronaldo (Real Madrid) 1 ogni 99’
11 Aspas (Celta Vigo) 1 ogni 136’
9 Griezmann (Atletico Madrid) 1 ogni 198’
9 Josè (Real Sociedad) 1 ogni 166’
Totale dei primi cinque: 69 gol

GERMANIA (20 partite)
17 Aubameyang (Borussia Dortmund) 1 ogni 94’
16 Modeste (Colonia) 1 ogni 107’
15 Lewandowski (Bayern) 1 ogni 116’
11 Werner (Lipsia) 1 ogni 131’
10 Wagner (Hoffenheim) 1 ogni 147’
Totale dei primi cinque: 69 gol

FRANCIA (25 partite)
25 Cavani (Psg) 1 ogni 72’
20 Lacazette (Ol. Lione) 1 ogni 82’
16 Falcao (Monaco) 1 ogni 75’
16 Gomis (Ol.Marsiglia) 1 ogni 123’
11 Plea (Nizza) 1 ogni 168’
Totale dei primi cinque: 88 gol

Frequenza gol/minuti giocati
Cavani segna ogni 72 minuti
Falcao segna ogni 75 minuti
Lacazette segna ogni 82 minuti
Suarez segna ogni 89 minuti
Messi segna ogni 90 minuti
Aubameyang segna ogni 94 minuti
Mertens segna ogni 96 minuti
Higuain segna ogni 98 minuti
C.Ronaldo segna ogni 99 minuti

CALCIO A Madrid il Napoli perde due volte, Real polemica Sarri-DeLaurentiis


A Madrid il Napoli ha perso due volte. Prima in campo, per 3-1, dopo essersi illusa per il gol-gioiello dello scugnizzo Insigne in apertura. Dei tre gol subiti fa rabbia in modo particolare il primo, con Benzema goleader in mezzo alla difesa schierata dei partenopei, dopo che il cross aveva superato il primo destinatario, Ronaldo.
Peggio dell'1-3 sul campo, però, c'è stata la polemica accesa dal presidente De Laurentiis. Pacato nella forma, duro nella sostanza, sicuramente intempestivo.
Sbagliato buttare la croce sulla squadra pescando nel colore della "cazzimma" *, a cui il tecnico Sarri, pur ancora sotto l'effetto della partita vera vissuta in panchina, ha risposto con la tecnica, naturalmente Una disamina lucida e condivisibile sulla sfida del Bernabeu, sulle cose buone fatte dalla squadra, sulle decine di palle perse nella propria metà campo (un fattore che non si può concedere alla squadra campione d'Europa e del Mondo), sugli errori tecnici che hanno zavorrato una squadra comunque inferiore, sia a livello individuale che complessivo. Eppure il Napoli ha avuto le sue occasioni: un gol, una rete annullata per fuorigioco, una o forse due occasioni da rete divorate. 
De Laurentiis ha sicuramente ragione quando si chiede ad alta voce perchè i giocatori che ha acquistato languiscono per lo più in panchina (Pavoletti come prima Gabbiadini e più o meno sempre Giaccherini o Tonelli). Ma dirlo dopo la notte di Champions non ha senso, è sbagliato e può far danni, creando ulteriori tensioni di cui il Napoli non ha certo bisogno. Dire che si può perdere in campionato significa gridare a tutto il mondo che non crede nè nello scudetto, nè nella qualificazione alla prossima Champions League. Perchè sarà anche vero che in campionato si può recuperare e in Champions, a certi livelli, no. Ma dire adesso che il campionato perdere conta meno è sbagliato, oltre che inutile. Senza contare, e qui Sarri ha ragione, che di certe cose sarebbe stato meglio se ne avesse parlato a tu per tu con il suo allenatore.
Rimontare al San Paolo sarà difficilissimo, sarebbe stato importantissimo segnare un altro gol, ora dover puntare al 2-0 contro una squadra che raramente non segna in trasferta, oltre a obbligare a segnare tanti gol, come ha detto Sarri, significa che arrivare ai supplementari sarebbe già una cosa straordinaria. 
Purtroppo al Bernabeu sono stati confermati i limiti difensivi di questa squadra. E' vero che nemmeno la difesa madridista è impeccabile, per cui, al di là di tutto, il Napoli ha il dovere di crederci fino in fondo.

 Dalla Treccani
* cazzimma s. f. (pop.) 1. Atteggiamento o comportamento improntato a furbizia opportunistica e cinica, teso a ottenere il proprio esclusivo tornaconto senza preoccuparsi del fatto di poter in tal modo nuocere ad altri. 2. Cattiveria, perfidia, malvagità anche gratuita, immotivata. 3. Atteggiamento o comportamento deciso, risoluto o anche aggressivo, interpretato favorevolmente come espressione di forza e personalità. ◆ Già, “’a cazzimma”. Chi non è napoletano e non ha mai avuto modo di sentire questo termine, si chiederà giustamente di che si tratti. Ebbe’, “cazzimma” è un neologismo dialettale molto in voga negli ultimi tempi. Designa la furbizia accentuata, la pratica costante di attingere acqua per il proprio mulino, in qualunque momento e situazione, magari anche sfruttando i propri amici più intimi, i propri parenti [...]. È l’attitudine a cercare e trovare, d’istinto, sempre e comunque, il proprio tornaconto, dai grandi affari o business fino alle schermaglie meschine per chi deve pagare il pranzo o il caffè. (Pino Daniele, Storie e poesie di un mascalzone latino, Napoli, Pironti, 1994, pp. 52-53) Qualche alba fa, lui [Francesco De Angelis, skipper di “Luna rossa”] che non abita più, ormai da anni, a San Pasquale, tutta la sua napoletanità è saltata fuori in diretta tv nel saluto agli amici del circolo di Santa Lucia: "Qui per vincere ci vuole cazzimma, i napoletani sanno cosa vuol dire...". La tirerà fuori contro il pinocchio Cayard, cui forse ne ha trasmessa tanta quando erano insieme a bordo del Moro di Venezia. (Paolo Russo, Repubblica, 15 gennaio 2000, Napoli, p. 14) • Chi pensa di avere avuto un déjà vu è Gino Rivieccio. «Se cominciamo così è come se non avessimo finito mai. Stesso spreco di palle gol, stessa capacità di reazione ma solo nel finale, stessi errori difensivi. Mi sembra che le cose non siano cambiate affatto». Mercato tardivo? «Decisamente sì. Koulibaly deve cacciare la "cazzimma", Michu preferisco non giudicarlo [...]». (Gianluca Agata, Mattino.it, 21 agosto 2014, Sport).
Dalla voce dialettale napoletana cazzimma (originariamente forse 'secrezione fisiologica'), a sua volta composta dal s. m. cazzo con l'aggiunta del suffisso -imma (it. -ime, dal lat. -īmen, impiegati nella formazione di sostantivi con valore collettivo).
Già attestato nella Repubblica del 15 maggio 1990, p. 22, Cronaca (Marina Cavalleri), il vocabolo fa anche da titolo a un romanzo del casertano Stefano Crupi (2014). In uno show teatrale in dialetto, l'attore Alessandro Siani risponde da napoletano a un milanese che gli chieda di spiegargli in che cosa consiste la «cazzimma»: «Nun t’o bboglio ricere, chest’è ’a cazzimma!", cioè "non te lo voglio dire, questa è la cazzimma!».

CINEMA Lion

LION (La strada verso casa) - Regia: Garth Davis. Interpreti: Sunny Pawar, Dev Patel, Rooney Mara, David Wenham, Nicole Kidman.

Basato sul libro di memorie La lunga strada per tornare a casa, il film racconta la storia vera di Saroo Brierley.

Sapere che il film racconta una storia vera, tranquillizza e attira al cinema chi non ama vedere brutte storie con i bambini protagonisti. In India ogni anno spariscono 80.000 bambini, smarriti, caduti nelle grinfie di chi in India sui bambini specula e commette atti ignobili. Ma il piccolo Saroo (e nei titoli di coda si saprà la storia del suo vero nome, il leone del titolo) è sveglio, lesto di cervello e veloce di gambe. La sua salvezza, per sfuggire ad un brutto destino, dopo che si è smarrito, finendo a 1600 chilometri da casa, a Calcutta, dove lo ha condotto un treno su cui per sbaglio si è addormentato.
La prima metà del film è strepitosa, la più interessante, opportunamente lasciata in lingua originale con i sottotitoli, per godere della naturalezza del piccolo Sunny Pawar, autentico mattatore dell'opera di Garth Davis.
Lion è un film interessante ed illuminante, racconta molte cose dell'India come spesso il cinema ha saputo fare, lasciando sconcertati gli spettatori lontani da quella realtà, fisicamente e culturalmente. Poi c'è l'Australia, con la famiglia che adotta il piccolo, che sa sfruttare l'opportunità ma una volta cresciuto e realizzato, sente irresistibile il richiamo delle origini e del cuore. Perchè c'è una mamma che lo attende da tanti anni, da qualche parte dell'India.
Benedetta tecnologia, stavolta, che Google Earth dopo tante notti insonni di ricerca, offre possibilità altrimenti impossibili. Sarà la chiave, la meta per la chiusura del cerchio emotivo dell'esistenza.
Un bel film per raccontare l'India e i suoi bambini maltrattati, destini troppo spesso tristi e dannati in una nazione che non tratta donne e figli come si dovrebbe.