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lunedì 22 maggio 2017

VOLLEY Mazzanti ct della Nazionale donne senza ribalta mediatica

La Fipav ha diffuso l'elenco delle convocate della Nazionale femminile per il torneo di qualificazione per i Mondiali 2018. Si tratta delle scelte del nuovo commissario tecnico Davide Mazzanti, che dalla Federazione ha avuto la panchina delle azzurre ma non la ribalta mediatica. Quando arriva un nuovo ct le federazioni organizzano incontri con la stampa per presentare il tecnico scelto. Le federazioni maggiori ad ogni inizio stagione creano l'occasione per avere un po'd'attenzione da giornali e tv. Per Mazzanti tutto questo non è avvenuto. Magari a Davide non importa di essere stato privato di una passerella divenuta tradizionale. O forse gli avrebbe fatto piacere, non so. Rilevarlo è semplice cronaca.

VOLLEY Partite troppo lunghe, la Fivb medita un'altra rivoluzione: 7 set (a 15 punti)

 Sul Corriere dello Sport di domenica 21 maggio 2017
http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2017/05/22-26126878/volley_-_la_fivb_testera_le_partite_con_7_set/ 

Secondo il fisico veronese Carlo Rovelli il tempo come viene banalmente concepito non è in linea con il risultati della fisica dell’ultimo secolo: il tempo dell’universo non è scandito ovunque nello stesso modo, dipende piuttosto dal luogo e dalla velocità. 
Trasferendo l’interrogativo dal mondo della fisica a quello dello sport, della pallavolo in particolare, non si sbaglia affermando che il tempo è da tanti anni uno dei principali ostacoli che il mondo del volley ha cercato invano di murare. 
A nemmeno vent’anni dalla rivoluzione del Rally Point System, varata nel 1998 dall’allora presidente della Fivb, Ruben Acosta, ci si è resi conto che le altre modifiche apportate strada facendo e l’evoluzione del gioco, hanno fatto sì che si tornasse al punto di partenza, come se il tempo, appunto, fosse non una linea retta infinita ma un fluire circolare.
 Da una riunione avvenuta nei giorni scorsi in Fivb e che ha visto impegnati anche allenatori, è scaturita l’idea di sperimentare un nuovo sistema di gioco: non più cinque set ma sette, però con il punteggio ridotto da 25 a 15 punti. Insomma, vincerà chi arriverà prima a quattro set: si vincerà 4-0, 4-1, 4-2 o 4-3. Lo scopo è duplice: accorciare la durata e rendere più emozionante il set fin dai primi punti, poichè c’è meno tempo per recuperare. Come ora avviene appunto nel tie-break. Si spera che la commissione che ha partorito questa proposta sia partita da una base certa riguardo la durata, perché l'impressione è che se si giocano tutti e sette i set, anche se con punteggio ridotto, l'accorciamento dei tempi potrebbe non essere scontato, anzi. E, al contrario, in caso di partite particolarmente squilibrate, si potrebbero avere partite da meno di un'ora. 

Comunque pare che i sette set verranno sperimentati in occasione dei Mondiali Under 23, a fine agosto.
Tre anni fa a Parma, in occasione del sorteggio per i Mondiali femminili del 2014 che l’Italia ospitò, il presidente brasiliano della Fivb, Ary Graça lasciò trapelare la preoccupazione per l’allungarsi dei tempi di gioco delle partite, che rendevano difficile l’inserimento nei palinsesti televisivi e dunque penalizzavano di nuovo un sport che ha avuto nella lunghezza eccessiva e soprattutto non quantificabile a priori, uno dei maggiori ostacoli per una diffusione mediatica all’altezza del potenziale del volley.
Tra lo scetticismo quasi generale, Ruben Acosta nel 1998 in Giappone sancì lo strappo con il passato, la morte del cambio palla, il nuovo regolamento per cui ogni azione assegnava un punto, portando il tetto dal 15 al 25, mantenendo la necessità di avere due punti di margine per aggiudicarsi un set, scavallando la soglia del 25. 
 

Cinque set al tie-break quindi, sposando la formula di quel primo correttivo che fu introdotto, nel 1988, come mantello per soffocare le fiamme, togliendo ossigeno a quelle partite interminabili con serie infinite di cambi palla. 
Il cambio palla non assegnava punti ma era il passaggio indispensabile per segnarne: si faceva punto solo quando si era in battuta. Altrimenti, come dice il concetto, si cambiava e l’occasione di far punto passava all’altra formazione al servizio. Formula durata solo dieci anni. Ma come mai le partite si sono di nuovo allungate? Varie la cause. Troppo tempo tra un’azione l’altra (per mostrare i replay in tv), troppi i time out tecnici supplementari (due per set, a 8 e a 16) che si sono aggiunti ai time out discrezionali chiamati dagli allenatori. Infine il Video Challenge, o Video Check che dir si voglia (ogni squadra lo può chiedere due volte per set, e se il video dà ragione, il bonus non si intacca): il correttivo delle immagini per porre rimedio a presunti errori arbitrali, succhia tanto tempo perchè non sempre ciò che si vede è facilmente ed immediatamente valutabile. Per tacere di quando le immagini vengono interpretate in modo discutibile e scatenano quelle polemiche che il Video Challenge dovrebbe invece soffocare.  


Foto: Galbiati, Fivb

giovedì 18 maggio 2017

SOCIETA' Isola Capo Rizzuto, troupe televisive aggredite. I clan comandano, lo Stato che fa?


Sulla vicenda della speculazione sulle disgrazie dei migranti, dei vari legami più o meno oscuri tra le organizzazioni criminali che si arricchiscono a danni dei rifugiati e dello Stato, ognuno ha sviluppato il suo punto di vista. Talvolta retaggio di pregiudizi o collocazione politica.
Poi le cose accadono. I fatti, come si diceva una volta. E non resta margine per le speculazioni intellettuali. C'è una realtà che lo Stato non può più ignorare, come dimostra quanto accaduto e denunciato nel comunicato diffuso dall'Associazione Stampa Romana.
Eccolo.
 *************
Tre troupe televisive sono state aggredite, una quasi investita, a Isola di Capo Rizzuto mentre documentavano il seguito dell'inchiesta "Johnny" della Dda di Catanzaro. Solo per aver cercato di riprendere la chiesa e la canonica dove operava uno dei fermati, don Scordio, e per aver provato a raccogliere qualche testimonianza sul posto, la troupe di Rai News 24 è stata minacciata di morte da due uomini usciti dalla stessa canonica. Uno dei due aveva un sacchetto in mano con dei panini che, a suo dire, stava portando ai poveri come gli ha "insegnato don Scordio". L'altro invece si è avvicinato al cameraman minacciandolo pesantemente. I due poi sono saliti su una monovolume bianca che si è lanciata sull'altra troupe di Piazza Pulita di La7, poco distante.
I giornalisti di Rai News intanto erano saliti di corsa in macchina cercando di scappare, ma sono stati inseguiti da una Fiat bianca e bloccati in un vicolo cieco. Mentre continuavano a minacciarli gli scattavano foto. Cosa che a quel punto ha fatto anche la collega di Rai News Angela Caponnetto mentre avvertiva i Carabinieri. Solo a quel punto gli aggressori se ne sono andati. Secondo quanto è stato possibile apprendere, anche una terza troupe ha denunciato ai Carabinieri la stessa aggressione ed un'altra ha deciso di andare in giro scortata.
«Io – ha detto la collega Angela Caponnetto – ho solo una preoccupazione: quella per la mia troupe che è del luogo ed è stata fotografata. Questo fa capire il clima che si respira quando si toccano gli interessi delle cosche. Bisogna respirarlo per capirlo questo clima a Isola di Capo Rizzuto, dove i clan si sono spartiti la torta dei migranti rubando la dignità dei richiedenti asilo e i soldi allo Stato e agli italiani, dando lavoro a decine di ragazzi che altrimenti qui farebbero la fame. Per questo si sentono forti, perché si sentono padroni del territorio. E aggredire i media altro non è che la loro bieca dimostrazione di forza per marchiare la zona».
Preoccupazione per quanto accaduto è stata espressa dal presidente Giuseppe Giulietti, dal segretario generale Raffaele Lorusso e dal responsabile dei progetti per la legalità della Fnsi, Michele Albanese. «Lavorare in territori così difficili per garantire al Paese una libera informazione diventa sempre più difficile e rischioso. Ci auguriamo – dicono Giulietti, Lorusso e Albanese – che le forze dell'ordine identifichino i soggetti che hanno aggredito e minacciato i colleghi e che la magistratura verifichi le ragioni per le quali sono scattate le aggressioni ed in particolare se gli aggressori hanno rapporti di parentela con le persone fermate nel corso dell'operazione della Dda di Catanzaro. Nei territori infestati dalle mafie il ruolo dell'informazione diventa importantissimo e quanto accaduto ad Isola Capo Rizzuto testimonia come le famiglie di 'ndrangheta temono sia l'azione della magistratura e delle forze dell'ordine, ma anche quella dell'informazione, grazie alla quale la società civile prende coscienza della loro pericolosità».

CALCIO Juventus, 2-0 alla Lazio e arriva la dodicesima Coppa Italia

Nemmeno lo scoglio scaramantico della finale numero 17 ha fermato la Juventus. Battendo la Lazio 2-0, gol di Dani Alves e Bonucci, la formazione di Allegri ha conquistato la sua dodicesima Coppa Italia, terza consecutiva (non era mai riuscito a nessuno il tris di fila nella manifestazione).
Con buona pace dell'amico granata che si augurava uno "zeroplete" bianconero, un trofeo si è già aggiunto nella bacheca bianconera, nella speranza che sia soltanto il primo e che non resti solitario a lungo, magari solo fino a domenica pomeriggio...
La Lazio è stata una finalista degna e ha provato a giocarsi le sue carte. L'occasione più ghiotta l'ha avuta in avvio, con il contropiede finalizzato da Keita sul palo, dopo deviazione di Barzagli (anche tocco col dorso della mano, involontario, la palla è andata verso la mano, un tocco che nemmeno tutti hanno visto in diretta, allo stadio o in tv).
Poi però è uscita la Juve, di prepotenza e di classe, sull'asse brasiliana delle due fasce: Alex Sandro (cross alto e lungo dalla sinistra) e Dani Alves (piazzato in attesa e smarcato a destra: tiro al volo di interno, leggermente sporco e sbilenco ma trementamente efficace).
E dopo un'altra occasione mancata da Higuain (che ha sempre trovato il portiere laziale Strakosha pronto a respingere con i piedi le sue conclusioni), il raddoppio inesorabile di Bonucci su spiovente da calcio d'angolo: perfetto il tempismo del suo inserimento che ha sorpreso e beffato l'intera retroguardia laziale.
Lampi di bel gioco, tocchi di classe, un Dani Alves decisivo, ottimo nel suo ruolo di regista avanzato (mancava lo squalificato Pjanic, in panchina Cuadrado, apparso spento nelle ultime settimane). Difesa attenta (bene Bonucci, Chiellini e Barzagli), Mandzukic il solito leone ovunque, Marchisio presente, Dybala guizzante e calamita di falli, Neto vigile e bravo su palloni sempre fortunatamente centrali (ma lui era sempre ben piazzato).
Se si deve muovere un appunto, in proiezione Champions soprattutto, si suggerisce di catechizzare a dovere Rincon che troppo spesso rallenta l'azione dopo un contrasto vinto o una palla recuperata, fin poi a farsela risoffiare o ad essere costretto al fallo.
Dopo i dubbi di domenica sera, generati dalla sconfitta con la Roma, la Juve si è rimessa in linea con le sue ambizioni e con il vangelo del suo tecnico Allegri, che solo un folle potrebbe contestare, essendo uno degli artefici di una stagione brillantissima, in cui tanto si è seminato, arrivando ora alla fase finale, quella del raccolto. Iniziato all'Olimpico, con una Coppa Italia che è trofeo importante.
Se la Juve vincerà lo scudetto, la Supercoppa italiana si giocherà ancora tra Juventus e Lazio.

Tutte le finali della Juve in Coppa Italia
1937-38 
Torino-Juventus 1-3, Juventus-Torino 2-1 JUVENTUS
1941-42
Milano-Juventus 1-1, Juventus-Milano 4-1  JUVENTUS 
1958-59
Inter-Juventus 1-4  JUVENTUS 
1959-60
Juventus-Fiorentina 3-2 dts   JUVENTUS
 1965
Juventus-Inter 1-0    JUVENTUS 
 1972-73
Milan-Juventus 1-1 dts, 6-3 rigori  MILAN
1978-79
Juventus-Palermo 2-1 dts   JUVENTUS
 1982-83
Verona-Juventus 2-0, 0-3 dts  JUVENTUS
1989-90
Juventus-Milan 0-0,1-0  JUVENTUS
1991-92
Juventus-Parma 1-0, 0-2  PARMA
1994-95
Juventus-Parma 1-0, 2-0  JUVENTUS
2001-02 
Juventus-Parma 2-1, 0-1  PARMA
2003-04
Lazio-Juventus 2-0, 2-2  LAZIO
2011-12
Juventus-Napoli 0-2   NAPOLI
2014-15
Juventus-Lazio 2-1 dts   JUVENTUS
2015-2016 
Milan-Juventus 0-1 dts   JUVENTUS
2016-2017
Juventus-Lazio  2-0   JUVENTUS

mercoledì 17 maggio 2017

CALCIO Juventus-Lazio per la Coppa Italia, finale numero 17 per i bianconeri

Quella di stasera all'Olimpico sarà la diciassettesima finale di Coppa Italia per la Juventus. Nelle precedenti 16 occasioni, 11 volte ha poi alzato il trofeo, 5 volte ha perso invece la Coppa. Nessun club è ancora mai riuscito a conquistare il trofeo per tre volte di fila, come ha occasione di fare la Juventus stasera.

1937-38 
Torino-Juventus 1-3, Juventus-Torino 2-1 JUVENTUS
1941-42
Milano-Juventus 1-1, Juventus-Milano 4-1  JUVENTUS 
1958-59
Inter-Juventus 1-4  JUVENTUS 
1959-60
Juventus-Fiorentina 3-2 dts   JUVENTUS
 1965
Juventus-Inter 1-0    JUVENTUS 
 1972-73
Milan-Juventus 1-1 dts, 6-3 rigori  MILAN
1978-79
Juventus-Palermo 2-1 dts   JUVENTUS
 1982-83
Verona-Juventus 2-0, 0-3 dts  JUVENTUS
1989-90
Juventus-Milan 0-0,1-0  JUVENTUS
1991-92
Juventus-Parma 1-0, 0-2  PARMA
1994-95
Juventus-Parma 1-0, 2-0  JUVENTUS
2001-02 
Juventus-Parma 2-1, 0-1  PARMA
2003-04
Lazio-Juventus 2-0, 2-2  LAZIO
2011-12
Juventus-Napoli 0-2   NAPOLI
2014-15
Juventus-Lazio 2-1 dts   JUVENTUS
2015-2016 
Milan-Juventus 0-1 dts   JUVENTUS
2016-2017
Juventus-Lazio   ?

* Il combo d'apertura, dal Corriere dello Sport.it

 

 

lunedì 15 maggio 2017

VOLLEY Carlotta Cambi, tricolore con Novara, non dimentica: "Grazie Volleyrò"

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2017/05/15-25762744/volley_-_carlotta_cambi_lo_scudetto_e_l_esperienza_volleyro_/

Carlotta Cambi a 20 anni si è laureata per la prima volta campionessa d’Italia con la Igor Novara. Carlotta è nata a San Miniato e il 28 maggio festeggerà il suo ventunesimo compleanno. Lei e Anna Danesi, altro straordinario talento passato per il Volleyrò Casal de’ Pazzi, hanno giocato insieme a Roma vincendo tutto a livello giovanile prima di andare in Serie A. Dopo una positiva stagione a Piacenza in Serie A2, Carlotta si è trasferita a Casalmaggiore, dove ha vinto una Champions League, e quindi a Novara con il fresco trionfo tricolore.
 “È stata un’emozione fortissima - racconta Carlotta - perché Novara voleva davvero tanto questo titolo. C’era molta tensione in campo. Sia Novara sia Modena, chi per un motivo chi per un altro, desideravano fortissimamente questo scudetto. Da parte nostra è stata una stagione in crescendo e forse non ce l’aspettavamo. Siamo molto contenti ma ancora un po’ frastornati per tutto quello che è successo”.
Da Casalmaggiore a Novara. Cosa vuol dire vivere la quotidianità con una campionessa come Francesca Piccinini?
“Con Francesca ho avuto il piacere di giocare insieme anche lo scorso anno. La sua esperienza è stata fondamentale, perché quando è il momento di vincere lei sa come farlo. Mi piace ricordare anche la straordinaria voglia di vincere di Stefania Sansonna e Katarina Barun, che hanno trasmesso a tutte noi il desiderio di portare a casa lo scudetto”.
Dopo la Champions League dello scorso anno, è arrivato lo scudetto. In che modo hai vissuto questo doppio successo e che differenze hai trovato?
“Sono due successi bellissimi ma diversi per come sono arrivati. Questo scudetto lo sento molto più mio, perché ho giocato tanto e sono entrata in quasi tutte le partite disputate da Novara. Giocare e vincere è un po’ diverso dal vincere stando pressoché sempre in panchina. Ho provato una grandissima gioia in entrambi i casi, ma lo scudetto con Novara è un successo a cui ho partecipato più attivamente”.
Molte tue coetanee scelgono di andare a giocare in squadre di fascia più bassa per trovare più spazio. Tu, al contrario, dopo Piacenza hai optato per due top club, eppure ti sei sempre guadagnata la fiducia dei tuoi allenatori, tanto da raggiungere anche il giro della Nazionale maggiore. 
“Dopo la Serie A2 ho deciso di andare in un club importante come Casalmaggiore, perché volevo vedere com’era la Serie A1 in una squadra top. Casalmaggiore disputava anche la Champions, quindi era un’opportunità in più per mettermi alla prova. Quest’anno, invece, mi ha convinta un progetto importante. Poiché il mio cartellino è di Novara, ero certa che avrebbero puntare su di me e che mi avrebbero dato spazio per valorizzarmi”.
Hai conquistato la Champions League, lo scudetto e sei nel giro della Nazionale, che altri obiettivi ti poni, visto che a soli vent’anni hai già vinto tantissimo?
“Sicuramente voglio confermarmi a questo livello, per dimostrare a tutti che sono una giocatrice importante. In bacheca manca la Coppa Italia e magari potrei farci un pensierino…”
Tornando indietro con la memoria, in che modo ti ha aiutata a raggiungere questi risultati l’esperienza al Volleyrò CDP?
“Il Volleyrò è un progetto di giovani molto talentuosi. La società punta a vincere e non vuole soltanto partecipare ai campionati per fare esperienza. Affrontare una stagione con la pressione di dover vincere ti forma il carattere in vista dei campionati di Serie A. Devi sempre dare il massimo, ogni giorno. Negli altri progetti giovanili l’unico obiettivo è quello di far crescere le proprie giocatrici senza la pressione di arrivare alla vittoria. Questa cosa fa una grandissima differenza e distingue il Volleyrò da tutte le altre società giovanili. Il merito del Volleyrò non è soltanto quello di formare tecnicamente le atlete, ma soprattutto di abituarle a cercare sempre la vittoria.”
Tu e Anna Danesi rappresentate per le tante ragazze del Volleyrò CDP l’esempio di come si possa crescere e arrivare all’eccellenza pallavolistica partendo da solidissime basi costruite nel giovanile. Che qualità bisogna avere e che consigli puoi dare alle giovani pallavoliste che vogliono arrivare in Serie A?
“Non bisogna mai perdere l’entusiasmo, perché la voglia di divertirsi in campo ci deve sempre essere. E poi consiglio a tutte le ragazze di non perdere mai la fiducia, anche quando i risultati sembrano non arrivare. Non si può avere tutto e subito, ci vuole pazienza. Se si lavora sodo, i risultati alla fine sono certi”.
Quando sei partita dalla Toscana per arrivare a Roma, come hai vissuto quei primi giorni in una realtà completamente diversa e come sei riuscita a superare le difficoltà?
“Sono arrivata al Volleyrò che avevo quindici anni. Ero convinta di voler giocare a pallavolo ad alti livelli e i miei genitori sono stati fantastici perché hanno accettato la mia scelta senza pormi degli ostacoli. Arrivata a Roma mi sono trovata in una situazione completamente nuova per me. Un conto è dire vado a vivere da sola, un conto è farlo. I primi mesi sono stati difficili, ma devo ringraziare i miei genitori e soprattutto Armando Monini, Andrea Scozzese, Laura Bruschini e tutto lo staff del Volleyrò che mi sono stati sempre molto vicini e mi hanno aiutata a superare i primi momenti di crisi. Poi è andato tutto in discesa. Quella del Volleyrò è un’esperienza che consiglio a tutte le ragazze che vogliono giocare a pallavolo ad alti livelli. È una società favolosa e soprattutto una grande famiglia che ti segue passo dopo passo senza abbandonarti mai. Uscite dal Volleyrò si è giocatrici pronte ad affrontare la Serie A e persone più ricche e abituate a lottare per ottenere i risultati anche nella vita. Ne approfitto per ringraziare innanzitutto Armando Monini e Andrea Scozzese (scomparso un anno e mezzo fa, ndr)  che grazie a questo bellissimo progetto che è il Volleyrò hanno permesso e permettono a tante ragazze come me di realizzare i propri sogni. Ringrazio tutti anche per i rimproveri, perché sono quelli che ti fanno crescere. Quando si arriva in Serie A e non si vive più la realtà protetta del giovanile, si è già abituati a sopportare le difficoltà dell’essere da soli e non si soffre il salto di categoria”.

CALCIO Roma-Juventus 3-1

Difficile pensare alla vigilia che potesse scaturire una partita come quella che si è vista all'Olimpico. La Juventus non è squadra che possa giocare per il pareggio, perché come cala la tensione, ecco che chiunque può sperare di toglierle punti, come ha fatto la Roma. Una partita brutta e lenta, anche se nel primo tempo il palo di Asamoah e il vantaggio di Lemina al termine di una bella azione (cross di Sturaro a pescare Higuain in area, assist del centravati e piatto vincente del francese) avevano creato le condizioni per raggiungere l'obiettivo. Quel punto che mancava per uno scudetto che ora va considerato a rischio.
Nella peggior serata stagionale di Buffon (il tiro beffardo di El Shaarawi non può infilarsi in quel modo senza che nessuno cerchi di intercettarlo) la Roma ha avuto il merito di riuscire subito a pareggiare e di approfittare della mollezza bianconera, con una condotta di gara umile, paziente ed accorta. Una Juve incapace di creare azioni da gol nel secondo tempo, a parte i guizzi in extremis di Higuain (tiro parato) e il fallo da rigore commesso da Paredes su Dybala. E che nel quarto d'ora finale ha giocato praticamente senza Mandzukic, dolorante alla zona lombare e in campo solo per far numero.
La Roma si gode l'inaspettato scalpo bianconero e un secondo posto che pareva ormai destinato a sfumare. Ma la storia del campionato e dei suoi colpi di coda sorprendenti, deve allarmare la Juventus, che nella sua storia ha già perso scudetti che sembravano vinti. Come ricordano bene, ringraziando ancora, il Torino nel 1975-76 e la Lazio nel 2000, dopo che i bianconeri avevano accumulato nove punti di vantaggio a un mese e mezzo dalla fine. Anche quel giorno al Curi, quando Collina fece giocare Perugia-Juventus con un campo quasi impraticabile e dopo una sosta record, era il 14 maggio. Il gol di Calori, il sorpasso della Lazio nonostante la Juve avesse due punti di vantaggio.
Ora i punti di margine sono quattro e le partite da giocare due: ma con un Crotone in piena rimonta salvezza dare per scontato il risultato di domenica prossima, i tre punti allo Stadium, sarebbe un peccato mortale di superficialità.
Non è che la sconfitta a Roma abbia rimandato la festa scudetto: il titolo è tutto da vincere ancora, e adesso la Roma è anche in vantaggio nel confronto diretto.
Una certa stanchezza mentale, unita a cali di tensione antipatici ma che hanno sempre accompagnato questa squadra, sono alla base delle ultime prestazioni deludenti sotto il profilo del risultato. I pareggi con Atalanta (vittoria in pugno, pareggio subito allo scadere) e Torino (derby ripreso per i capelli nel recupero); la sconfitta di Roma al termine di un secondo tempo scialbo e moscio (senza che i giallorossi abbiano fatto chissà cosa, nulla di travolgente come il risultato potrebbe far pensare). Insomma, lo scudetto non arriva per manifesta superiorità, con il Crotone (che viaggia ad un sorprendente ritmo salvezza e ora è a un solo punto dall'Empoli) bisognerà giocare ben altra partita, con il rischio palese del dopo finale Coppa Italia. Mercoledì di nuovo all'Olimpico ma contro la Lazio, Coppa Italia in palio e pronostico più aperto del previsto, come i precedenti con il Milan in Supercoppa e Coppa Italia insegnano, per non parlare dell'ultimo Lazio-Juventus di Coppa Italia.
Come tante volte Allegri ha ribadito, finora stagione eccellente ma senza che ancora abbia fruttato nulla. E dopo aver tanto seminato, il raccolto avverrà solo ritrovando la Juventus migliore, concentrata dal primo all'ultimo minuto. Sempre che l'eclisse di Cuadrado termini, la difesa ritrovi solidità e attenzione, il centrocampo dinamismo e fantasia. Come diceva Trapattoni? Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco. Ecco, appunto, nel sacco bianconero lo scudetto ancora non c'è.