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domenica 21 luglio 2013

CINEMA Rubriche tv: alta definizione, bassa qualità


Da appassionato (anche) di cinema, fin da ragazzo mi sono chiesto come mai in tv, specialmente sui canali della Rai, non si riesce a vedere una bella trasmissione o rubrica che sia, che tratti il cinema in maniera degna. Dopo tanti anni se devo ricordarne una, non posso che citare la storica "16 e 35", condotta da Beniamino Placido, che riusciva a trasmettere il suo amore per i film parlandone senza rovinare la visione, suscitando curiosità e interesse. Poi è approdato sul piccolo schermo tanto ciarpame: inutile fare nomi, tanto chi ama il cinema li conosce. E non è che la fama, o le parentele, che hanno portato a parlare di cinema in tv certi personaggi, fossero garanzia di qualità. Anzì, tutt'altro. Certe trasmissioni irritavano, certe domande davano un senso di fastidio allo spettatore competente. Certi strafalcioni cinematografici. E la solita sudditanza verso la produzione hollywoodiana. L'esaltazione di attori e attrici che già definire tali è un insulto ai veri professionisti della recitazione. Ma in tv sono tutti bravissimi, tutti eccezionali, tutti incredibili... 
Mollichine insopportabili per chi non è disposto a bersi tutte le sciocchezze che vengono dette in tv. Dove parlare di un film, quasi sempre equivale a raccontarlo dall'inizio alla fine. Insomma, quando nei tg presentano i nuovi film, mi affretto a togliere l'audio. E' un consiglio che mi sento di dare a chi poi i film vorrà vederseli.

La riflessione mi è tornata alla memoria perchè qualche giorno fa ho avuto occasione di seguire su RaiNews 24 una breve rubrica di cinema, condotta da un'affascinante conduttrice, Anna Maria Esposito, e retta da Stefano Masi. Da spettatore non sono stato soddisfatto. Intanto mi ha stupito essere sconsigliato dalla visione della metà delle pellicole trattate.
Per carità, la critica è doverosa, anche in una rubrica che dovrebbe suscitare l'interesse del telespettatore e indurlo ad avvicinarsi alla sala cinematografica. Io stesso, quando avevo una rubrica di recensioni sul Corriere dello Sport, molti anni fa, ho stroncato senza mezzi termini opere che non mi avevano convinto (e capitava che, talvolta, arrivassero le telefonate di protesta delle case distributrici, che ricordavano al direttore che loro spendevano per la pubblicità...). Ma c'è modo e modo. Senza entrare nel merito delle stroncature del'illustre Stefano Masi, sentir consigliare di evitare un film non è quello che mi aspettavo da una trasmissione di cinema sulla Rai. 
Che senso ha snocciolare di ogni film quanto è costato? O quanto ha incassato? Le grandi spese o i fantasmagorici incassi cosa c'entrano col giudizio critico?
Quando poi, dulcis in fundo, la rubrica si è conclusa con l'esaltazione di "The Lone Ranger", di Gore Verbinski, del quale si è ricordata la parentela con la serie dei Pirati dei Caraibi (divertente il primo, un giocattolone, poi sempre in calando, verso la noia, con gli altri episodi successivi) e si è raccontato perfino cosa fa, alla fine del film, l'uccello sulla testa di Johnny Depp. Insomma, per Masi, quello si che è un film da correre a vedere.
Ogni opinione è rispettabile. Ma a me piace un altro tipo di cinema, fatto di storie e di emozioni, di sguardi e di passioni, un cinema non scontato, originale, che non sia semplice opera di riciclaggio ad uso e consumo adolescenziale. 
E le rubriche televisive di cinema, in alta definizione, ma di bassa qualità, sono un'occasione persa.