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giovedì 22 agosto 2013

CALCIO Maresca e il Toro preso per le corna

Mi ha sorpreso moltissimo sapere che il Torino avrebbe potuto ingaggiare Enzo Maresca. Come ogni juventino e ogni granata ricorda benissimo, nella stagione 2001-2002 segnò il gol del 2-2 in un appassionante derby. Ma oltre che per quel gesto  tecnico, Maresca è passato alla piccola storia del calcio per la sua successiva esultanza. Corsa per il campo con le mani a mimare le corna, come aveva fatto il torinista Ferrante quando aveva segnato in precedenza. Goliardia dettata dall'euforia del momento, che nel calcio sappiamo può produrre gesti ed episodi di cui poi magari ci si vergnogna anche. Ma che in certe occasioni, se si vede ancora il calcio come uno sport, ci possono stare.

Tuttavia e purtroppo, oggi sappiamo bene che il calcio non è più solo uno sport e che i tifosi non fanno più solo i tifosi. Capisco quindi le perplessità ed il rifiuto all'idea che Maresca possa vestire la maglia del Torino. Piero Chiambretti lo ha detto chiaramente, arrivando a minacciare di cambiare squadra (cosa che per un vero tifoso è impossibile).

Penso ai problemi ingiusti che ha avuto Candreva quando è arrivato alla Lazio, per via dei suoi trascorsi (e il suo rendimento ha fatto ricredere tutti i tifosi biancocelesti che lo avevano osteggiato). E dico che Maresca al Torino non s'ha da fare. Troppe teste calde, troppa gente che non ha il senso della misura. Maresca avrebbe vita impossibile e al primo errore, ad ogni errore, salterebbe fuori il passato, quelle goliardiche corna che ferirono i tifosi del Toro più che il suo gol. Non è giusto ma non si può ignorare la realtà.
Detto questo però mi chiedo: se io fossi Maresca, come potrei pensare di accettare un ingaggio dal Torino? Ricordando quell'episodio, non il passato in bianconero, non avrei nemmeno preso in considerazione il trasferimento. 
Chiarisco ulteriormente: la mia perplessità nasce dalla scarsa fiducia, confesso, nella tolleranza e nella capacità di ragionare serenamente che la maggior parte delle persone che si definiscono tifosi, dimostrano di avere. La cosa importante è che un calciatore dia tutto per la maglia che indossa, tutto il resto non dovrebbe contare. Ma evidentemente è troppo difficile pensarla così.