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venerdì 20 settembre 2013

VOLLEY Mauro Berruto, pensieri e parole aspettando l'Europa




Tre anni di lavoro per dare una lucidata al blasone dell'Italia del volley
 e assicurarle un futuro all'altezza del passato, che ormai è alle spalle 
ma che pesa sempre un po'. Mauro Berruto è un tecnico particolare, uno al quale la semplice definizione di allenatore va decisamente stretta. Si è laureato in antropologia, ha inseguito le sue passioni, ha colto al volo l’occasione fornitagli da Montali seguendolo nella sua esperienza in Grecia con l’Olympiacos; poi la sua carriera ha preso il volo. Il ruolo di ct dell’Italvolley lo ha fatto conoscere a molti, gli ha dato una visibilità che solo la panchina della Nazionale può regalare. Così ora anche il Berruto pensiero su tante cose che sconfinano dal volley, può trovare una platea allargata. A cui mostrare che si può essere immersi totalmente nel proprio lavoro, nello sport, ma non smettere di pensare a tutto il resto. Berruto è curioso, ama scrivere e non lesina pensieri e parole, che si possono condividere o meno, ma che colpiscono. La sua definizione di Papa Francesco ne è il simbolo: “un pastore con l’odore delle pecore addosso”; a fotografare l’esigenza di guide che siano immerse e consapevoli della realtà che li circonda. Al di là dell’amicizia con l’attuale premier Letta, non stupirebbe vederlo coinvolto in futuro in qualche ruolo politico sportivo. Ma il presente è un Europeo che vede l’Italvolley a caccia di una medaglia. Per il resto c’è tempo.



A Odense, in Danimarca, Berruto inizia stasera la sua seconda avventura negli Europei di volley. La prima, due anni fa a Vienna, lasciò l’argento e la rabbia. Come dice capitan Savani, una bellissima cavalcata vissuta alla fine come un’occasione mancata, per l’inettitudine degli arbitri, per episodi sfortunati.

Fino a pochi giorni fa il ct si avviava tranquillamente verso l’Europa, le due sconfitte nelle ultime amichevoli con la Germania hanno acceso la spia rossa della preoccupazione, se non d’allarme.
«Nel finale della seconda partita ho visto un atteggiamento che non mi è piaciuto. Nelle fasi calde bisogna fare molta attenzione a come si gestiscono. Altrimenti si perde. Cercheremo di analizzare in fretta e trovare rimedio»

Ma gli obiettivi non cambiano. Vero?
«Vogliamo restare in gioco fino all’ultimo giorno. Si giocherà nel Parken Stadium, lo stadio di calcio a Copenaghen (quello dove la Juventus ha pareggiato in Champions League martedì sera, ndr), vorremmo esserci, sarebbe bello esserci»

Tra Vienna e la Danimarca ci sono state le medaglie di bronzo dell’Olimpiadi di Londra e della recente World League in Argentina, oltre all’oro nei Mediterranei.
«Tappe importanti che fanno parte del nostro bagaglio e compongono il nostro software. Siamo nel punto dove pensavo di essere rispetto all’Olimpiade di Rio de Janeiro 2016, il traguardo finale. Ma non vogliamo farci mancare nulla del presente. Cerchiamo di entrare in semifinale e chiudere tra le prime quattro»

Dopo tante stagioni di doppio lavoro tra campionato e panchina della Finlandia, è contento di interpretare a tutto campo il suo ruolo di guida tecnica del volley italiano.
«Non mi verrebbe mai in mente di chiedere un doppio incarico. Già così non riesco a fare tutto il lavoro che vorrei. Abbiamo allacciato contatti importanti con il territorio, si è creato un bel rapporto di collaborazione»

Quando avviò il progetto di Rio2016, fu accolto da scetticismo ed ironie. Si pensava fosse più che altro un’operazione di marketing. Poi però da quei raduni con giocatori sconosciuti, ha pescato azzurri di oggi. Giocatori senza alcuna esperienza, non solo internazionale ma perfino di serie A1.
«Sono stato chiaro con i ragazzi, sapevano dall’inizio che in palio c’erano sul serio dei posti in azzurro per poi arrivare all’Olimpiade 2016. Monitoriamo l’attività, abbiamo scomposto la stagione e registriamo i progressi di ognuno: dati condivisi con tutto il gruppo. Sono ottimista in generale perché abbiamo una Nazionale di ragazzi disponibili e dotati di grande senso di responsabilità. Siamo stati vicini alla gente e la gente ci ha seguiti con calore. Tutti i giocatori di questo gruppo hanno i requisiti per essere anche ai Giochi di Rio: età, qualità fisiche e tecniche»

Vincere gli Europei sarebbe un’impresa?
«Beh, la favorita indiscutibile è la Russia. Ha rinnovato più di tutte ma lì, come in Brasile, c’è un immenso serbatoio da cui attingere. Poi penso alla Polonia, che vuole riscattarsi dopo la World League. L’Italia è tra le outsider. Possiamo far bene, come Serbia, Bulgaria, Germania. Forse anche l’Olanda»


Ora che è il ct della Nazionale, ha potuto spuntare qualche nome dalla lista dei personaggi che sognava di incontrare, con cui poter parlare anche dieci minuti.
«Ce l’ho davvero la lista. In questi anni sono riuscito a mettere qualche crocetta. Avevo il poster di Tommie Smith in camera (scrisse di lui nel suo primo libro, “Andiamo a Vera Cruz con quattro acca”, ndr). Insieme con Nadia Comaneci e Pietro Mennea è stato uno dei primi richiami sportivi della mia vita»

E’ un sostenitore della candidatura olimpica di Roma per il 2024.
«Sottolineo Roma, perché non vedo dove altro si potrebbero fare. E’ un’occasione per dimostrare che questo Paese sa cambiare. A chi dice che attorno a queste cose c’è sempre stata troppa corruzione, ripeto: è l’occasione per mostrare che vogliamo prendere una strada diversa». 

Beh, se a gestire poi appalti e situazioni fosse lui o gente come lui, si potrebbe anche cambiare idea, puntando sull'onestà intellettuale e pratica. Ma le cose finora non sono andate mai così e non si vedono segnali reali di cambiamento. Dunque, lo scetticismo inevitabile.


La crisi economica che ha esteso la povertà, individuale e collettiva, non ha risparmiato lo sport, il volley. Mauro Berruto invita a non arrendersi ed a cercare strade nuove.
«I momenti di crisi sono un setaccio. Chi è capace di adattarsi ai cambiamenti se la cava e va avanti. Chi non si adatta soffre e rischia. Anche lo sport ha bisogno di rimodellarsi»

Nello sport appena esce dal gruppo qualcuno che pensa non solo al suo lavoro, ecco che arriva l’etichetta di filosofo. Mauro semplicemente, come molti di noi, ha un’opinione su tutto e non ha timore ad esporsi.
«Lo sport è come la musica, il cinema, le arti: è un linguaggio universale e unisce le persone. Oltre a far bene alla salute e a far risparmiare tanti soldi che si spendono per la Sanità. La mia esperienza in Finlandia è stata illuminante: quando cercavo di spiegare la corruzione, non riuscivano a capirmi, certe dinamiche per loro erano incomprensibili»

* Quasi integralmente sul Corriere dello Sport di giovedi 19 settembre 2013. Foto dall'album Facebook di Mauro Berruto