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martedì 1 ottobre 2013

CINEMA L'arbitro

 L'ARBITRO (*)
GENERE: Commedia
REGIA: Paolo Zucca
SCENEGGIATURA: Paolo Zucca, Barbara Alberti
ATTORI: Stefano Accorsi, Geppi Cucciari, Francesco Pannofino, Marco Messeri, Benito Urgu, Jacopo Cullin
DISTRIBUZIONE: Lucky Red
Ne ho già parlato al link
(*) http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/08/calciocinema-da-buzzanca-ad-accorsi.html

Non so quanto riuscirà a restare nella sale, perchè purtroppo la vita del cinema di qualità, per giunta italiano, è assai dura nel regime distributivo vigente, che inonda le multisale con blockbuster programmati, spesso di livello mediocre, o pellicole in stile cinepanettore, usa e getta. Per giunta un film in bianco e nero (al bando le ironie sui colori, please). Intanto va chiarito subito che L'arbitro non può essere semplicemente definito un film sul calcio, pur raccontando su binari paralleli le due facce di questo meraviglioso sport. 
Da una parte il calcio professionistico con le sue dinamiche, le sue storture, vizi, malvezzi, ambizioni che guidano e manovrano carriere. Dall'altra il ritratto mirabile dell'altra faccia del calcio, quella più vera e appassionata, fatta di campacci polverosi dove ci si affronta come in un film western, dove si consumano tentativi di riscatto sociale e di rivincite, peones contro latifondisti, poveri contro ricchi. Dove al calcio viene affidato anche un ruolo di livella, una specie di zona franca nella quale (in teoria) si dovrebbe giocare ad armi pari e senza trucchi. E la passione per il gioco è genuina, quasi fisiologica.
Ma il film del debuttante Paolo Zucca, che lo ha sceneggiato con Barbara Alberti ampliando un suo corto super premiato, è tante altre cose e sceglie la chiave del grottesco che tutto permea e tutto giustifica, eccessi e irrealtà inclusi (un arbitro che viene giudicato colpevole di corruzione in una partita di Champions League non viene retrocesso in terza categoria ma viene radiato).


 L'arbitro è un gran bel film, divertente, acuto, dissacrante. Uno spaccato di costume che porta sullo schermo una Sardegna magari non da cartolina, ma autentica nella sua classicità. Almeno così è apparsa ai miei occhi di... uomo di continente. Ciò che avviene tra nipote e zio, compagni di squadra, il dialogo, stupendamente irresistibile nel mostrare senza fronzoli, con camera fissa e dialogo asciutto, un certo modo sardo di intendere e comportarsi. Tra il pastore testimone e i due protagonisti della faida che nasce per un agnello. 
C'è l'amore testardo, c'è il ricordo degli emigranti e del loro ritorno, c'è il deus ex machina venuto dall'Argentina che può cambiare il corso degli eventi e riscattarsi nella terra natia dopo aver invano cercato un'altra vita migliore in Sudamerica. 
Il calcio visto e girato anche come un musical, il rumore dei tacchetti degli scarpini (ora dicono che non è corretto, ma da ragazzini li abbiamo sempre chiamati così) che non si calzano solo in campo. Ci si parte da casa, ci si viaggia in pullmino, ci si va in giro per il paese dopo le partite, segnale di appartenenza del calciatore hidalgo e custode dell'identità dell'Atletico Parabarile. Ci sono scene destinate a restare nelle mente di chi sa cosa possa essere il calcio: i sogni, le tattiche studiate ingenuamente, l'ironia che pervade tutto il film.
Stefano Accorsi ha sposato il progetto regalandogli chance supplementari di visibilità: è l'arbitro Cruciani. Bravo ma sfrenatamente arrivista e ambizioso. Marco Messeri tratteggia con la consueta maestria il suo ruolo, Geppi Cucciari è una Miranda cocciutamente divertente. E poi c'è lui: Benito Urgu, probabilmente sconosciuto ai più giovani, ma ancora oggi un mito per i sardi e periodicamente chiamato per ospitate in tv. 
Settantaquattrenne di Oristano, cantante, attore, cabarettista. E' l'allenatore cieco dell'Atletico Parabarile: straordinario. Come il Matzutzi emigrante di ritorno simpaticamente interpretato da Jacopo Cullin, che dona umanità dolente e ironica ad un personaggio spogliato di ogni traccia di arroganza e presunzione (e comunque lo schema principe del Parabarile è: palla a Matzutzi!). 

Come si diceva, ironia a piene mani: il boss degli arbitri parla con accento francese, alla Platini, l'arbitro scandalosamente corrotto rappresentato da Francesco Pannofino porta il nome Mureno (si chiamava Moreno il celeberrimo arbitro sudamericano le cui decisioni contribuirono ad eliminare l'Italia di Trapattoni ai Mondiali del 2002, partita con la Corea del Sud), l'arbitro Accorsi si chiama Cruciani. 
Elemento apprezzabile ed opportuno: c'è un largo uso di sottotitoli per consentire di cogliere gustare la musicalità e l'essenza del dialetto sardo.


** Lo stadio teatro delle riprese prima della Champions League, è il San Nicola di Bari
*** La scena di Matzutzi sull'albero può essere considerata un omaggio all'Amarcord di Fellini (scena di Ciccio Ingrassia sull'albero)
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Benito Urgu su you tube (Sexy fonni, C'è da spostare una pecora, Gambale twist)

http://www.youtube.com/watch?v=9SrWnLq7iVw&list=PLEC9543BE194029F8&hd=1
http://www.youtube.com/watch?v=MxzYSVoNydA&list=PLEC9543BE194029F8&hd=1
http://www.youtube.com/watch?v=bhbx3UXuJXA&hd=1