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lunedì 28 ottobre 2013

CINEMA Two mothers



Two Mothers (Francia, Australia, 2013) di Anne Fontaine. Con Naomi Watts, Robin Wright, Xavier Samuel, James Frecheville, Ben Mendelsohn, Sophie Lowe, Jessica Tovey, Gary Sweet, Alyson Standen, Dane Eade, Scott Pirlo e Charlee Thomas.

Film tratto da un romanzo scritto da una donna (Doris Lessing), diretto da una donna (Anne Fontaine), interpretato da donne belle e affascinanti (Robin Wright e Naomi Watts), dotate di una sensualità semplice, arricchita da sguardi maturi più che dal trucco. Chi ha visto il trailer conosce la storia, l'intreccio, il semplice punto di partenza attorno a qui muove tutto.
La certezza è che le due mamme bionde valgono da sole il prezzo del biglietto (Robin più brava di Naomi) e che ciò che accade è stato più o meno il sogno di molti ragazzi (cresciuti con il mito del Laureato e della signora Robinson), ho trovato la storia ed il film interessanti. Magari con il difetto del patinato. Tutto fluisce senza reali drammi, i rapporti si snodano aggirando i nodi conflittuali degli esclusi. Ma, come mi ha fatto notare una carissima e preziosa donna, è come se il contesto della natura incantevole e indimenticabile di questa spiaggia australiana dove si affacciano le case delle mamme bionde e belle, avvolgesse il tutto. I sentimenti, gli amori, i patemi, sono incastonati tra cuore e mare, tra cuore e sabbia, ondeggiano su tavole da surf, si placano sulla piccola piattaforma di legno che diventa approdo sicuro, non luogo per sognare e prendere fiato, per vivere il vivibile quasi sospeso (o galleggiante) nel Tempo che invece passa.
Le ansie addolcite della perduta giovinezza, l'attimo fuggente e struggente da afferrare al volo, la consapevolezza del sè. Amori leciti, passioni a cui arrendersi ma sempre consapevolmente, con un amore materno e un legame di amicizia a prova di tutto. Amori, gelosie, il Tempo che trasforma le amiche bambine in mamme, amanti, nonne. Appassionate, tutt'altro che immorali. Sempre consapevoli. Una lezione d'amore senza pregiudizi, trasgressiva in fondo solo per chi non sa uscire dalla gabbia delle convenzioni.
Ammirando quell'angolo di paradiso australiano che riempie gli occhi e lo schermo, che s'insinua in ogni inquadratura perfino negli interni, alzi la mano chi non prova il desiderio di rifugiarsi laggiù mandando a quel paese le miserie quotidiane. Sotto quel sole, su quella sabbia, dinanzi a quel mare, stesi su quella piattaforma, tutto divente lieve e dolce. Sarebbe stato meglio non sapere che si può vivere in un posto simile.

*visto in edizione originale inglese, con sottotitoli in italiano

P.S. : mi giunge da un amico la segnalazione che sul web, per chi è abituato a reperire film, circola un'altra versione del film, difforme soprattutto nel finale da quella che si vede nei cinema italiani. E con un finale diverso, diciamo meno represso, più spregiudicato e in linea con quello che mi ero immaginato guardando il film in sala. Insomma, una storia giudicata troppo audace per il pubblico italiano, per il Paese della Chiesa e dell'ipocrisia.
Se avrò l'opportunità di vederla anch'io, aggiornerò di nuovo il post.

La regista Anne Fontaine