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martedì 1 ottobre 2013

VOLLEY La Rai, il volley e la medaglia non vista

Sulla rete ho appurato che gli Europei di volley 2013 hanno acceso una polemica e un robusto dibattito, fin troppo acceso e talvolta poco educato, sull'operato della Rai, nel corso delle telecronache (nella foto tratta da Facebook, Andrea Lucchetta e Alessandro Antinelli) e soprattutto in occasione della premiazione che non è entrata nella diretta dell'ultima giornata. 
Molti invocano Sky, c'è chi ricorda che si paga anche la Rai dato che c'è il canone annuale e c'è chi non considera sufficiente e motivo determinante, a prescindere da ogni altra considerazione, il fatto che il volley sulla Rai sia gratuito e fruibile da giovani e famiglie di tutte le tasche.
Confesso che inizialmente sono stato anche a disagio nel leggere certi appunti, sicuramente influenzato e dispiaciuto per via che i personaggi di cui si parla sono spesso colleghi. Antinelli è nato con il volley, qualcuno lo accusa di alimentare eccessivamente l'ego dopo le prestazioni calcistiche, ma non si può dire che non conosca il volley. Poi, ovvio, non bisogna per forza condividere ogni cosa che dice. ma questo accade con tutti i telecronisti. Lucchetta è migliorato molto, si è disciplinato verbalmente senza perdere brillantezza. E quando commenta gli uomini rischia meno di incappare in doppi sensi erotici.

Però, spogliandomi del ruolo, devo ammettere che veder chiudere il collegamento con il Parken Stadium senza potermi emozionare con gli azzurri che ricevevano e festeggiavano sorridenti la loro meritatissima medaglia d'argento, non è stato bello. Anzi è stato irritante e penso che se si hanno i diritti di una finale degli Europei e si ha la fortuna di avere in finale l'Italia, la Rai avrebbe potuto e dovuto celebrare fino in fondo quella che a mio avviso è stata anche la sua vittoria. Nel senso che è stata la Rai a trasmettere le partite.
Non capita a molti sport di poter celebrare fino alla fine la Nazionale azzurra: cosa avrebbe dato, ad esempio, la Nazionale di basket per poter vivere due serate come quelle vissute al Parken Stadium dal volley azzurro? E la premiazione fa parte del tutto. 

Lo sottolinea uno che quando andò a realizzare il suo sogno di bambino, festeggiando la Champions League della Juventus allo Stadio Olimpico di Roma, proprio sotto casa, rimase in tribuna Tevere fino a che l'ultimo giocatore bianconero non tornò negli spogliatoi. Accolta quindi con formula piena l'obiezione di chi si è sentito defraudato di qualcosa non vedendo in diretta la premiazione, ribadisco che per la pallavolo è troppo importante, in questo momento di crisi economica senza fine e senza una reale ripresa chissà fino a quando, poter avere la Rai che trasmette il campionato e la Nazionale. E la presenza di Jacopo Volpi in "gerenza" resta una garanzia: lui sa bene cosa è il volley e cerca sempre di poter dare il meglio. Insomma, non è uno di quei dirigenti che remano contro.
Ciò senza nulla togliere alla grande professionalità degli amici di Sky, che per anni hanno confezionato un ottimo prodotto. Ma che ora più che mai sarebbe riservato a pochi. Spendere 110 euro di canone per tutta la tv, sia pure disastrata e criticabilissima per molti motivi, non solo calcistici o sportivi, ha un impatto ben diverso rispetto alle cifre che bisogna stanziare per poter ammirare i palinsesti Sky. 
Criticai moltissimo il presidente federale Carlo Magri, nel 1998, per aver dato i diritti dei Mondiali di volley a Stream, agli albori delle pay tv. La Fipav incassò, ma in Italia nessuno ammirò l'ultimo trionfo iridato di una fantastica nazionale. E sono convinto che se oggi chiedete a Magri se si pentì di quella scelta, ammetterà che se tornasse indietro, cercherebbe di farlo trasmettere dalla Rai. 
La pay tv resta un lusso per la maggior parte delle famiglie tartassate. E prima della Tv vengono le spese per vivere, per i figli, per la casa, per le polizze assicurative, per le tasse sempre maggiori e sempre più inique. Solo il calcio del resto, induce a grossi sacrifici economici per poter vedere in Tv la squadra del cuore e le grandi manifestazioni con club esteri popolarissimi e campioni seguitissimi in tutto il mondo. Bisogna prendere atto della realtà globale. Perché come diceva Totò, è la somma che fa il totale. E i soldi in casa, non bastano più, non bastano mai.