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martedì 1 ottobre 2013

VOLLEY L'Italia inventata


Dagli Europei danesi, l’Italia torna con un’altra medaglia d’argento, diversamente brillante da quella vinta due anni fa a Vienna, nel primo anno della gestione di Mauro Berruto. Allora la rabbia per una vittoria sfumata, oltre che per la gran partita sfoderata dalla Serbia, a causa delle sviste dell’arbitro olandese Loderus. Con il surplus dei fischi dei tifosi serbi agli azzurri sul podio e a Travica in particolare.
        Stavolta c’è la consapevolezza di essere stati sconfitti da una grande Russia ma anche il conforto di aver lottato quasi alla pari pur avendo presentato in Danimarca una Nazionale imbottita di giovani esordienti e con giocatori frenati e condizionati dagli acciacchi fisici.
        Ma il dato più eclatante che deve far riflettere l’intero movimento, riguarda la composizione della squadra. A Copenaghen è salita sul podio la Nazionale che non c’era. Un’Italia che il ct si è letteralmente inventato lanciando Luca Vettori e Thomas Beretta, ma anche Piano e Mazzone.
        Luca Vettori è nato pallavolisticamente a Piacenza, poi l’esperienza con il Club Italia e la finale scudetto con la Copra Piacenza. Ma non da titolare, perchè l’opposto dei biancorossi era Fei. Eppure ci volle super Vettori per eliminare Macerata in semifinale. Insomma, i segnali c’erano già stati.
        Con Thomas Beretta invece, il ct Berruto si è superato: lo ha battezzato centrale titolare nonostante non abbia ancora giocato una partita in Serie A1 (debutterà ora con la maglia di Modena). Sembra impossibile ma è così. Dati alla mano, i progressi dei giovani debuttanti, dall’inizio della stagione alla fine, sono certificati.
        E quando il ct varò i raduni verso l’Olimpade di Rio de Janeiro 2016, non mancarono ironie e sorrisetti. Quegli stage furono visti come una furba operazione di marketing: «Ma figuriamoci se da lì escono i giocatori per l’Olimpiade...».
        Mancano due anni e tutto può ancora succedere, ma il tecnico torinese ha già detto a chiare lettere che ognuno degli azzurri protagonisti degli Europei, ha le caratteristiche anagrafiche, caratteriali e tecniche, per meritare anche l’Olimpiade.
        Allora ha ragione chi ha sempre sostenuto che i giocatori ci sono, nonostante manchi l’abbondanza di tesserati tra cui può attingere il femminile. Bisogna saperli scovare e poi serve la volontà, ok anche il coraggio, di farli giocare.
        Ma dopo aver visto i progressi di Vettori (solo un futuro fuoriclasse può debuttare in una manifestazione del genere vincendo il premio di miglior schiacciatore) e Beretta, ci si chiede: quanti altri Vettori e Beretta possono nascondersi sul territorio, sfuggiti agli occhi di osservatori e tecnici capaci di individuarne non le qualità ma le potenzialità? Bisogna essere molto più bravi ad arruolare giovani potenzialmente bravi, piuttosto che lasciarsi portare stranieri da procuratori a cui viene di fatto demandato il compito di fare le squadre.
        Ecco, forse la Federazione, ma anche i club in cerca di soluzioni alla crisi economica che li attanaglia, dovrebbero far tesoro di quanto accaduto in questa estate azzurra, e intensificare la presenza territoriale a caccia dei giocatori del domani.


testo apparso sul Corriere dello Sport di martedì 1 ottobre 2013