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venerdì 13 dicembre 2013

CALCIO Uefa, che vergogna! Platini non è più credibile

Devo ammettere che avevo davvero creduto volesse un calcio diverso, più vicino a quello con cui ero cresciuto, distante il giusto dal calcio - persoldi-e tv- e- chissenefrega-dei-tifosi che è diventato da qualche anno. Sarà stato perchè Michel Platini era stato un eroe juventino, sarà stato perchè ritirandosi a 32 anni dimostrò di saper essere diverso. Negli ultimi tempi però, ha perso punti irrimediabilmente ai miei occhi. La strafottenza irriguardosa con cui inizialmente stava trattando una mia amica della Rai che doveva intervistarlo (e che ha saputo rimetterlo in riga in corso d'opera...).
La gestione della candidatura italiana per gli Europei (al di là delle carenze della situazione italiana). La discutibile effettiva applicazione del fair play finanziario, l'ostracismo integralista al supporto tecnologico per gli arbitri più discussi (e discutibili a volte) di tutto lo sport mondiale. Non ci vedo più romanticismo, ma solo un diverso modo di applicare la legge dell'intangibilità del potere. L'episodio di Istanbul (a proposito, si scrive con la n e non con la m, come ho letto su giornali e siti) ha fatto cadere definitivamente il velo dell'ipocrisia. Non è vero che all'Uefa interessa il calcio, la bellezza del gioco, lo spirito di lealtà che deve unire le rivali. Non è vero che l'Uefa è diversa dalla Fifa (vogliamo parlare delle porcherie fatte in occasione del sorteggio dei Mondiali brasiliani del 2014?). Ora, capisco che tutto il mondo antijuventino non aspettava altro che poterci sbeffeggiare per la nostra uscita di scena europea (ognuno è libero di consolarsi come vuole dopo due, quasi tre anni di rosicate all'interno dei confini italici), ma come si fa a non dare ragione a Conte? Questo non è calcio! Eh no, signor Platini. Non c'è romanticismo nel pretendere di giocare una partita decisiva della Champions League su unbterreno irregolare, reso ancor più trappola dai solerti addetti all'aratura mirata della parte di campo dove la Juventus avrebbe attaccato per 45 minuti. Accusano gli italiani di fare i furbi, ma la storia dei campi allagati, di cui la prodezza degli addetti del Galatasaray è solo l'ultimo episodio, un'appendice ad hoc per ribadire il tema. Gli italiani hanno la nomina, gli altri fanno i fatti.
Non ci sono giustificazioni, la partita non andava giocata in questa settimana di neve e ghiaccio, al sorteggio sarebbe bastato mettere una x (ma poi spostare di una settimana il sorteggio era così disdicevole?). O piuttosto l'unica cosa saggia da fare per una Uefa senza malizia e corretta? Perfino i sorteggi sono ormai ostaggio delle televisioni? Quello che si è visto in Turchia è il calcio spettacolo che vuole Platini? Piuttosto sembrava una partita modello sfida scapoli-ammogliati di Fantozzi, o al prologo del mitico film di Samperi, Liquirizia...
Caro Michel Platini, ma ci faccia il piacere..!. Le avrebbe detto Totò, accompagnando il tutto con una sacrosanta pernacchia. Lei e l'Uefa continuate a fare le vostre porcate, ma almeno smettetela di prendere in giro chi ancora ama davvero il calcio. S'il vous plait

 http://www.juvemagazine.it/2013/12/12/clamoroso-galatasaray-juve-danneggiata-volutamente-ecco-le-prove-video/2267

APPENDICE STORICA
* Inevitabile per il tifoso juventino di buona memoria, rievocare un altro episodio di malapallone, che costò alla Juventus uno scudetto. 14 maggio 2000, Stadio Curi di Perugia. L'allora arbitro Collina a Perugia attese circa ottantadue (82) minuti, prima di far tornare Perugia e Juventus in campo per far giocare su un terreno impraticabile, l'ultima partita di campionato. Anche quella volta, una palla rasoterra infilzò senza riguardi la Signora bianconera. E lo scudetto andò alla Lazio di Cragnotti. Da Calori a Sneijder, la storia si è ripetuta. I tifosi di antica data temevano quel momento, se lo sentivano...Ma per una volta avrebbero tanto desiderato sbagliare. Implacabile, nei minuti finali si è materializzato il beffardo disastro. La dura legge di Meteo.controJuve, come a Poznan, 1 dicembre 2010. Dieci gradi sotto zero, campo ghiacciato e innevato, completamente bianco e senza...righe. Era l'ultima giornata del girone di Europa League, alla Juve serviva una vittoria per passare, finì 1-1 con gol di Iaquinta.