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giovedì 5 dicembre 2013

CINEMA In solitario


 * visto in edizione non originale, doppiata in italiano

 I film a sfondo sportivo non hanno quasi mai avuto il pubblico meritato nelle sale italiane. Questione di cultura, questione di snobismo. E spesso questione di una scarsa qualità di confezione. 
"In Solitario" però, al di là delle apparenze, non è un film sulla vela. O meglio non solo. C'è il mare, c'è la competizione (che in Francia è seguitissima ma che in Italia nessuno conosce e a malapena raggiunge i telex nei giornali calcistici), c'è l'agonismo delle gare in solitario, difficili, pericolose, ma al giorno d'oggi meno disumane e rischiose grazie all'ausilio della tecnologia.
 La presenza di Francois Cluzet, divenuto celebre per la sua partecipazione al blockbuster "Quasi amici", aiuta a spingere il film verso una platea eterogenea. Una storia quasi interamente vissuta in mare, tra venti, problemi, emergenze, colpi di sonno e rimonte. Eppure mai noiosa, perchè alleggerita dalle fin troppo frequenti telefonate satellitari che il teorico navigatore solitario fa alla sua donna e alla sua figlioletta che seguono in Francia. Artificio narrativo, ovvio, anche perchè nella realtà quelle telefonate avrebbero un costo proibitivo per qualsiasi budget, con qualunque mare e con qualsiasi fuso. 
Ma sono dettagli, perchè il film offre spunti di riflessione, ricordando il valore della legge del mare (che non fa mai male tenere a mente, specie ora che i malgoverni del mediterraneo vorrebbero seppellirla, insieme con le ultime briciole di coscienza capitalista) e della vita. Il viaggio del protagonista, la sua vera gara, è un percorso interiore che lo condurrà trionfalmente alla vittoria più bella. Certificata da se stesso, dal suo cambiamento, dalla sua presa di coscienza e dalla capacità di porre distanza di sicurezza dalla gara pura e semplice, con le sue regole in contrasto con ciò che va fatto per chi cerca la fuga da una vita ad handicap.
 E il nostro eroe in solitario, perchè alla fine lo si può definire tale, si comporta come ogni brava persona: bofonchia e maledice l'imprevisto, impreca per l'ostacolo che all'improvviso si frappone tra lui e il traguardo sportivo per cui è in mare. Ma poi si adegua, si fa contaminare, in realtà nell'altro ritrova se stesso e matura, fino a fare la cosa giusta. E a dare un senso, in questo caso, a quell'oceano di euro e dollari che vengono investiti per alimentare uno sport inevitabilmente vissuto come costoso giochino per milionari.
Un mondo a parte insomma. Uno dei tanti, con cui, grazie anche ad imposture mediatiche, si cattura l'artefatto interesse di gente a cui, in teoria, non dovrebbe importare di meno... 
  
Francois Cluzet, i film