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martedì 3 dicembre 2013

MUSICA 20 anni senza Frank Zappa



In occasione del ventennale della scomparsa di Frank Zappa, uno dei più geniali artisti che il mondo della musica abbia conosciuto, ho chiesto un ricordo a Bruno Roberti, mio grandissimo amico d'infanzia e competentissimo esperto, oltre che logicamente fan, della musica zappiana. Fu grazie a lui che ebbi modo di scoprire Frank Zappa, del quale non ho amato allo stesso modo tutto il repertorio ma che invito a riscoprire, magari attraverso una discografia semplificata e ragionata che prossimamente cercheremo, Bruno ed io, di proporre ai lettori di questo spazio. Era un piacere ascoltare la musica di Zappa accanto a Bruno, a sua volta chitarrista, sempre pronto a far scoprire ed apprezzare un certo passaggio, una certa finezza compositiva ed interpretativa. 
The Grand Wazoo è l'album di Zappa che ho sempre preferito. Ma anche Over-Nite sensation che viene citato in questo articolo, è nella mia top list. Buona lettura e magari, poi, buon ascolto.

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Il 4 dicembre 1993 Frank è partito per la sua ultima tournée. Con uno stringato comunicato di questo tipo, quel giorno la Famiglia  Zappa annunciava la morte del musicista. Quello che più mi ha colpito durante questi vent’anni è che Frank e l’enorme patrimonio musicale che ci ha lasciato, sono stati messi via via da parte e quasi dimenticati da quel mondo del rock nel quale lui era nato, cresciuto e vi aveva sviluppato le sue profonde tematiche musicali.
Oggi è assai difficile imbattersi in un pezzo di Zappa. Radio, riviste, MTV e media in generale sembrano ricordarsi di lui solo per qualche strano o divertente aneddoto legato alla sua stravagante personalità o perché si trovava proprio “at the best place around” nel momento in cui si nasceva “Smoke on the water”, uno dei più famosi pezzi di hard rock di tutti i tempi. Ma oggi succede un altro interessante fenomeno: la musica “colta” ha scoperto e adottato Frank Zappa. 
Già quando era in vita, Zappa aveva suscitato l’interesse di importanti direttori d’orchestra come Pierre Boulez, Zubin Mehta, Kent Nagano, Peter Rundel che incisero o parteciparono a sedute di incisione di suoi brani. E oggi, a vent’anni dalla sua scomparsa, la musica di Zappa comincia ad essere suonatata da importanti orchestre negli auditorum, apprezzata, diretta e interpretata da rilevanti protagonisti della scena musicale contemporanea come Jonathan Stockhammer, Riccardo Chailly e Stefano Bollani.Ma non c’è da stupirsi: per Frank Zappa esisteva solo la MUSICA. 
E non pensava avesse senso attaccarci sopra etichette o classificazioni. Nei suoi concerti dal vivo c’erano i suoi strabilianti assoli di chitarra, c’erano gli archi e i fiati, c’era il rock, c’era il jazz, c’era il reggae, c’erano cori polifonici, si poteva ballare o ascoltare, rimanere colpiti da un nuovo arrangiamento di una vecchia canzone e restare incantati ascoltando la sua originale versione del Bolero di Ravel.Un verso di una sua canzone riesce a sintetizzare molto bene questo percorso di “continuità concettuale”:“Information is not knowledge. Knowledge is not wisdom. Wisdom is not truth. Truth is not beauty. Beauty is not love. Love is not music. Music is the best”. 
E allora, il 4 dicembre 2013, si potrebbe andare nello scaffale dei dischi in vinile, estrarre un album, pubblicato giusto 40 anni fa e intitolato Over-Nite Sensation, e mettersi ad ascoltare la musica e le storie che Frank Zappa ha scritto allora: il cowboy che decide di coltivare filo interdentale in Montana, le avventure dello Zombie Mannaro, le complicate pratiche sessuali di due sorelle e quell’immagine incancellabile della melma che cola giù dall’apparecchio televisivo fino al pavimento del soggiorno che purtroppo stupisce ancora per la sua crudele attualità nell’Italia di oggi.

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