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giovedì 5 dicembre 2013

VOLLEY Martino, qualcosa è cambiato?

Si può fare il giro del mondo cercando se stessi, ma sarà sempre e solo dentro di noi che si potrà scoprire chi siamo veramente e cosa vogliamo.
        Matteo Martino è stato a lungo la grande speranza del volley italiano. Una speranza che ha vissuto lampi di certezze, come ad esempio all’Olimpiade di Pechino 2008, dove l’allora ct azzurro Andrea Anastasi lo portò puntando sulle sue qualità. Una Nazionale che fu falcidiata dagli infortuni e dalla malasorte, ma che tuttavia riuscì a concludere al quarto posto un’Olimpiade complicatissima.
        Martino era il figlio d’arte con il volley già scritto nel futuro. Un grande talento tecnico che attendeva la maturazione per diventare quel campione che tutti dicevano sarebbe stato.
        Ma la vita si diverte spesso a far svolazzare i fogli del copione e ciò che sembrava chiaro, può ingarbugliarsi, confondere e confondersi. E le certezze di ieri evaporano come un mandala dissolto per un refolo di vento. Martino ha vissuto anni di rapporto conflittuale con il mondo della pallavolo, arrivando a mettere in discussione tutto e tutti. Se stesso, la sua vita, le sue scelte. Si è sentito a lungo un uccellino in gabbia, ha avuto il coraggio di esternare i suoi pensieri, di non nascondere le sue conflittualità.
        Nel calcio c’era Cassano che litigava con arbitri, allenatori e presidenti, nel volley c’è stato Martino, che dopo una certa serataccia di Champions League, arrivò ai ferri corti con Mauro Berruto, proprio nel periodo in cui il tecnico della Lube diventava ct della Nazionale.


        Per un breve periodo il giocatore di Alessandria ha creduto di aver trovato il suo ambiente naturale nel beach volley. Niente squadre tradizionali, niente divise, viaggi, sole, sabbia in giro per il mondo. Ma anche una coppia di beach è una squadra, con le sue regole e le sue necessità. Insomma, nemmeno nel beach Matteo è riuscito a trovare il modo di scacciare i suoi fantasmi, nonostante le premesse e le aspettative.

Così il 26enne piemontese, rimasto sempre legato contrattualmente alla Lube Macerata, ha vissuto stagioni in prestito: a Modena, in Polonia allo Jastrzebski Wegiel. Senza riuscire a ritrovarsi. Così lo scorso mese ha bussato per un provino alla Dinamo Kazan, ma si è fatto male: tre centimetri di strappo al tricipite del braccio destro. Si curi, ripassi. Gli hanno detto in Russia.
        E lui è tornato a curarsi alla Lube, che è ancora e sempre la sua società. Al punto che, in seguito alla perdurante emergenza schiacciatori che fa dannare il tecnico marchigiano Alberto Giuliani, si è ipotizzato un clamoroso rientro di Martino nei ranghi biancorossi.
        Intervistato dal Resto del Carlino, Martino ha speso stavolta parole al miele: «Qui mi sento a casa. A Macerata ho già giocato tre anni, so che è una grande società, seria e preparata. Ed io in questi anni sono cambiato molto».
        Insomma, da parte sua sarebbe solo felice di avere un'altra chances in biancorosso: «Sarebbe un onore, ci terrei moltissimo a far ricredere tanta gente, tutti quelli che sparsero veleno su di me. Ora in società ci sono persone diverse».
        All'allenatore Alberto Giuliani ha fatto una specie di dichiarazione di fiducia senza limiti: «Mi piace moltissimo, adotta una filosofia di lavoro in cui mi riconosco, fa lavorare molto seriamente. I compagni di squadra? Nessun problema. Sarei pronto a ripartire da zero, mettendomi a disposizione della società, del tecnico e della squadra»
        Con Parodi ancora lontano dalla guarigione, Kovar malconcio e dolorante, Randazzo prestato a Vibo e Lampariello volato a guadagnare un super ingaggio in Oriente, se Martino smaltirà il suo infortunio, tra qualche settimana potrebbe risultare una strada praticabile per Macerata. E un'irripetibile occasione di rivincita per il nuovo Martino.


apparso sul Corriere dello Sport di giovedì 5 dicembre 2013