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lunedì 13 gennaio 2014

CINEMA Il capitale umano

IL CAPITALE UMANO
Regia: Paolo Virzì. Interpreti: Fabrizio Gifuni, Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Giovanni Anzaldo, Matilde Gioli, Guglielmo Pinelli, Gigio Alberti, Bebo Storti, Vincent Nemeth, Pia Engleberth, Nicola Centonze.
Paolo Virzì abbandona la commedia per confezionare un thriller emotivo profondamente italiano, nonostante il libro da cui ha tratto Il capitale umano sia stato scritto da un critico romanziere di Chicago, Stephen Amidon. Vado controcorrente e dico che Virzì ha costruito il suo atto d'accusa ambientandolo in una specie di non luogo, dove più che il posto contano i personaggi che animano questo teatrino amorale, senza scrupoli, viscido ed irritante (agli occhi di chi non fa parte del carrozzone) come il personaggio sgradevole a 360 gradi interpretato da un Bentivoglio mai così..."repellente". E' questo lo specchio del Paese, di chi e come con delinquenziale disinvoltura ha ridotto l'Italia a pezzi per vantaggio personale. Di chi pensa solo a far soldi, in qualsiasi modo, non avendo altro dio che il potere, il danaro, i segni del benessere, i macchinoni e le villone. 
Chi ha saputo qualcosa del film solo per le demenziali polemiche aizzate in malafede dai brianzoli che si sono sentiti denigrati, sappia che le ricche ville circondate dal verde sono piuttosto un non luogo che li simboleggia e riassume tutti. Ma quale Brianza? Ma chissenefrega della Brianza, nel senso con cui si è voluta proiettare sulla storia del film. Ridicolo leggere su "Repubblica" paginoni per dare modo di ribattere, per chiarire, per puntualizzare. Ai fini della storia e di ciò che si voleva comunicare, il luogo geografico ha valenza zero. Povera Italia, vittima delle parole inutili, dei concetti fraintesi, di film che si contestano senza nemmeno averne preso visione. Si guarda il dito e non ci si accorge della Luna.
Non è questo il film di Virzì, che racconta la storia dividendola in capitoli convergenti e paralleli. La vicenda focalizzata sui personaggi primari, ogni volta ripartendo dallo stesso punto ma offrendo ad ogni orbita elementi che arricchiscono e chiariscono. Si respira inquietudine a profusione, la tragedia incombe, un thriller emotivo appunto.
Eppure, in fondo all'oscurità, tra tanto marciume interiore ed esteriore, si accende una luce di gioventù: i personaggi più positivi sono i giovani, che ancora si lasciano guidare dall'amore, anche quando sbagliano.
Merita il film, coraggioso il tentativo e il punto di vista con cui Virzì si è rapportato con ciò che l'Italia è diventata. Un'Italia fatta da italiani. Se c'è stato il ventennio che c'è stato, i motivi ci sono e sono da ricercare nell'ignoranza e nel modo di essere di un popolo o in malafede o plagiato e telecondizionato. 

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Il capitale umano è una definizione del ramo assicurazioni: è il parametro con cui vengono calcolate le cifre da risarcire in caso di morte soprattutto, in base al lavoro, all'età,  alla famiglia ed alle speranze di futuri guadagni. Inutile dire che spesso ad una vita perduta viene dato un valore scandalosamente inadeguato.

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Pur avendolo apprezzato, devo dire che un paio di cose mi hanno indispettito: senza entrare nei dettagli della storia, che scrivendo di film non andrebbe MAI raccontata, è credibile lasciar guidare un macchinone a chi non ha nemmeno 18 anni nè patente? E' credibile che si lasci una mail aperta sul pc mentre ci si va a fare la doccia in bagno?