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martedì 14 gennaio 2014

VOLLEY La romana Nneka più forte del razzismo

Montescaglioso, 10.000 abitanti, tre squadre di calcio, due di volley e atletica e una di basket, nella provincia di Matera. Da domenica sera è sulla bocca di tutti quelli che sono venuti a conoscenza dello sgradevole e intollerabile episodio avvenuto a margine della partita di B2 femminile tra l’Ingest Montescaglioso e il Mesagne.
         Nneka Arinze, 30enne schiacciatrice romana del Mesagne, è stata oggetto di pesanti insulti in quanto donna e per il colore della sua pelle.
        «Ragazzi, gli insulti contro le donne e gli insulti razzisti non vanno più di moda.. svegliatevi!!!!» ha scritto lei sulla sua pagina Facebook.
        Il giorno dopo la rabbia non è passata: «Si, è veramente brutto quello che è successo e spero che alzare un po’la voce possa servire a qualcosa. Non vorrei più sentire insulti, rivolti a me o ad altre solo perchè donna, alta, bassa o di colore. Vorrei che lo sport fosse solo agonismo. Per fortuna ne ho incontrate poche di persone così ignoranti, e pochissime volte mi è capitato di incontrare un pubblico antisportivo. I mei genitori mi hanno insegnato a non farmi sopraffare dall’ignoranza altrui. Vado sempre avanti epr la mia strada»
        Nneka è nata a Roma, quartiere Colli Aniene, da papà nigeriano (da tempo cittadino italiano) e mamma romana. Si conobbero quando lui venne in Italia a completare gli studi, quasi 35 anni fa. Il padre fa lo psicologo, la mamma si occupa di grafica e marketing. Il nome Nneka è nigeriano e significa “importanza di essere madre”. Karen e Cinzia sono gli altri due nomi («perchè i mei volevano che avessi un nome originario del paese di papà, un nome statunitense e uno italiano. Ma Nneka è il mio nome, mi rappresenta»
        Fa la grafica pubblicitaria, lavoro che conta di intraprendere a carriera finita. «Gioco a volley da quando avevo 10 anni: Rieti, Aprilia, Perugia, Porto Recanati, Santo Stefano di Camastra, Gela. E’ il mio primo anno in Puglia».
        La cartolina finale è una legittima richiesta di giustizia.
        «Parliamo di come risanare lo sport in Italia, parliamo di come poter rendere i palazzetti e i campi di gioco dei luoghi degni di esser frequentati da famiglie, grandi e bambini... Ok, parliamone. E soprattutto non lasciamo impuniti questi comportamenti incivili»