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martedì 25 febbraio 2014

ATLETICA Marco Fassinotti racconta la sua Inghilterra

Gli assoluti di Ancona hanno lanciato in orbita la stella Fassinotti. Il torinese ha portato il record italiano del salto in alto a 2,34, un centimetro oltre il record all’aperto, il 2,33 di Benvenuti. Un primato al giorno: la marciatrice Eleonora Giorgi sabato ha migliorato il limite italiano di Ileana Salvador nei 3000 metri di marcia: resisteva da ben 22 anni. L’aviere Marco domenica è finito in copertina con il suo volo oltre 2,34. E tutti hanno potuto conoscere la sua storia di ragazzo che ha scelto di lasciare l’Italia per andare a costruirsi il futuro in Inghilterra, a Birmingham, dove insegna a saltare “Fuzz” Ahmed, ex saltatore, ex attore, tecnico tra gli altri del bronzo olimpico e campione d’Europa Grabarz. Giorgio Fassinotti, il padre di Marco, è un ingegnere: appurato che il figlio si comportava bene ed era serio nell’applicarsi, ha dato la sua “benedizione”. La mamma Mirella lavorava in banca, emotivamente coinvolta dal distacco ma convinta nel condividere la scelta dell’unico figlio. In fondo Marco non ha ancora 25 anni. Però ha dimostrato serietà, determinazione e lucidità nell’individuare e cucirsi addosso il percorso adatto per dare una svolta alle sue ambizioni sportive. Ieri ha trascorso tra famiglia e amici, a Torino, il suo giorno di libertà dopo l’improvvisa notorietà. Ma è già pronto a volare a Birmingham, a rifinire la preparazione per quel Mondiale indoor di Sopot che lo vedrà indossare i panni di prima punta azzurra.

L'intervista

 Marco, i suoi genitori come hanno accolto la sua decisione di andare in Inghilterra?
 
«I miei genitori sono stati contenti, hanno visto che mi trovo bene e non si preoccupano. Mio padre semplicemente mi ha detto di andare per la mia strada. Mia mamma è anche venuta in Inghilterra, ha potuto conoscere ed apprezzare il mio allenatore Fuzz Ahmed. Ero andato a vivere da solo già nel 2010, ma a Birmingham è tutto diverso. Mi sono abituato ad affrontare da solo certe cose, ad entrare in comunicazione con me stesso»
 
  

    Nell’ambiente ha saputo inserirsi in fretta, anche grazie al cinema, vero?
 
«Sì, tra i mei compagni di allenamento ci sono un paio di ragazzi scozzesi, anche loro lontani da casa. Siamo vicini ad una catena di cinema che offriva abbonamenti speciali: con 15 sterline si possono vedere quanti film si vogliono. In certi periodi ci siamo andati molto spesso. A me piacerebbero anche film più impegnati, ma guardiamo di tutto. Anche se devo confessare di avere un film per i film di 007 con Sean Connery»
      

  La sua giornata tipo a Birmingham?
 
«Sono un po’ quasi tutte uguali, Sveglia poco prima delle 8, un quarto d’ora di pullman, bisogna essere al campo alle 9,10. Abito in centro e non avendo la macchina è una fortuna, lì i pullman passano ogni dieci minuti. Vivo in un appartamento in affitto, abito vicino al mercato così posso prendermi personalmente ciò che mi serve per mangiare. Cucinare mi è sempre piaciuto, posso mangiare secondo la mia dieta. In questo periodo sto cercando di imparare anche piatti inglesi. Per gli amici a volte preparo il tiramisù, se trovo tutti gli ingredienti»
        

 Colazione all’italiana o all’inglese?
 
«Devo dire che non mi è mai piaciuto il classico cornetto. Sono più da latte di soia e cereali. Però almeno una volta ogni dieci giorni mi faccio una bella colazione all’inglese. Quando ho un giorno di riposo dormo fino a tardi e se mi alzo alle 11 faccio un brunch»
 

       Va a dormire tardi la sera?
 
«A letto verso le 22, 23 al massimo. Ma poi mi metto a leggere. Mi piacciono i gialli, le letture storiche soprattutto, e qualche saggio ogni tanto. Ora mi sta impegnando a fondo Jodorowsky (più celebre come autore cinematografico, ndr) con la sua Metagenealogia. Adoro Camilleri, la Cornwell. Ora leggo anche in inglese, diciamo che quando devo concentrarmi molto nell’allenamento poi vado sul leggero»
        

Si allena molto?
 
«Otto allenamenti a settimana in periodo di carico, ma il programma è vario e contempla anche momenti di riposo. Fuzz Ahmed lo conoscevo già dal 2010. Ho passato un periodo difficile, non miglioravo e così ho pensato a vie alternative. Alla fine tra le varie opzioni ho scelto Fuzz Ahmed e l’Inghilterra»
  

      Ora tutti le diranno che la sua è stata una scelta eccellente.
 
«Ci riflettevo, ho realizzato ieri sera: io non credo che quella che ho fatto io sia l’unica scelta. Per me ha funzionato, ma non credo che tutti debbano andare all’estero per migliorare. Ha funzionato globalmente su di me, perchè ogni atleta è anche e soprattutto una persona, come dice sempre il mio allenatore. A livello di professionalità ho compiuto un bel passo in avanti. La mia è stata una strada cercata e voluta. Io sono preciso e determinato, mi piace far bene ciò che faccio. Sono un professionista dell’Aeronautica»


          A proposito di Aeronautica, ha mai volato... sul serio?
 
«Beh, la curiosità a dire il vero ce l’avrei. Quando abbiamo fatto le foto per il calendario sono anche entrato nell’abitacolo di un aereo delle Frecce Tricolori, fare un volo lì deve essere emozionante. Chissà, magari in futuro se riesco a vincere qualche medaglia...»
   

     Il 2014 è iniziato molto...alto. Lavillenie mondiale nell’asta. Nell’alto Ukhov a 2,41 e con sei delle prime sette misure, mai sotto i 2,36. Dmitrick a 2,40. Barshim 2,36 e poi a 2,34 lei, lo statunitense Kynard, il russo Tsyplakov. E Bondarenko non fa le indoor.
 
«Basta guardare indietro alla storia di queste specialità. Capita spesso, se vedi i tuoi concorrenti fare salti di qualità, pensi; «Ma come, se l’ha fatto lui lo posso fare anche io. Quando Barshim saltava alto Ukhov ha risposto, poi Bondarenko ha fatto 2,41. Si sono stimolati a vicenda»
        

Vale anche per lei? In ottica Mondiali indoor può obiettivamente coltivare speranze inconfessabili...?
 
«Non adesso, il lavoro da fare è tanto, la prima cosa è rimanere integri, sani. Poi continuare a lavorare. Il mio tecnico Fuzz Ahmed mi ha detto: “Considerando la stagione indoor che stai facendo, vedo similitudini con Grabart nel 2012: in estate poi saltò 2,37”. Questo in teoria, la realtà poi è un’altra e lui lo fece dopo tre anni di allenamento, mentre io ne ho uno solo alle spalle»
    

     Cosa le dice Fuzz Ahmed, su cosa punta?
 
«Lui mette l’accento sulla costanza di rendimento. Essere stabilmente sopra i 2,30. Tra i 2,30 e i 2,34. Perché consolidarsi a livello tecnico dà sicurezza. Poi diventa tutto più facile»
  

      Tornando ai Mondiali indoor, dentro di lei una speranza la coltiva?
 
«La finale è solo per otto e non dodici come all’aperto. Il pensiero principale ora è concentrato sulla qualificazione, una vera trappola. Conterà non fare errori, non mettersi in situazioni difficili ed essere costretto a saltare una misura in più. Poi una volta in finale è un’altra gara. Se si chiede a chiunque, in qualificazione sono tutti più tesi. Ma io devo pensare a fare il mio, senza badare agli avversari. Devo misurarmi con me stesso. Ci proverò. Col mio allenatore ho lavorato molto sull’eliminare o tralasciare l’aspetto emotivo per una esecuzione pulita,
per il gesto tecnico. Ma ciò non vuol dire che non ci sia stimolo o eccitazione nell’affrontare le misure»
    
   
 Ma sempre senza esasperazioni, divertendosi come predica la filosofia di Fuzz Ahmed?
 
«Sì, divertirsi è essenziale. Non bisogna mai dimenticare che facciamo questo, il salto in alto nel mio caso, perchè ci piace, mi piace. Ricordarlo è l’antidoto migliore per combattere lo stress, la pressione. Fuzz ce lo ricorda sempre, ci vuole concentrati sulla qualità di ciò che facciamo. Per fare l’atleta bisogna fare l’uomo»


* sul Corriere dello Sport di martedì 25 febbraio 2014
* Foto Colombo gentilmente messe a disposizione dalla Fidal 

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/02/atletica-lalto-volo-record-di.html