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domenica 2 febbraio 2014

CINEMA Addio Philip Seymour Hoffman, the actor that rocked


Maledetta droga, maledetti cocktail killer che negli anni si sono portati via tanti giovani sconosciuti e molti attori, musicisti. Sorvolo sulle domande che ogni volta che accade qualcosa del genere, mi pongo inevitabilmente senza trovare risposte. Philip Seymour Hoffman è morto a 46 anni, la polizia ha detto che gli è stato fatale il miscuglio di alcol e droga.
E' stato uno dei più grandi attori delle ultime generazioni cinematografiche. Una carriera progressivamente costruita, film dopo film, che ebbe l'impennata decisiva verso la fine degli anni '90, quando apparve nel Grande Lebowski dei fratelli Cohen e poi soprattutto in Magnolia, di Paul Thomas Anderson. Scelto da registi di culto, ha lavorato con Lumet e Nichols, Minghella, i Cohen, Spike Lee, fino a Clooney. Ha spesso dato nobiltà a pellicole e personaggi lontane dalle certezze dello star system. Sempre capace di lasciare il segno, di rendere indimenticabile un film con la sua interpretazione. Indossasse la tonaca ecclesiastica, i panni di Truman Capote o di figli incapaci di onorare il padre e la madre.
Tra tanti splendidi ruoli, amando la musica ed avendo amato alla follia The boat that rocked, I love radio rock in Italia, mi piace ricordare il suo dj di quel film, che ha fatto riscoprire alla gioventù di oggi splendide canzoni di quegli anni '60, atmosfere incredibili, oggi lontanissime ma da non dimenticare. Era il "Conte", il disc jockey americano con cuffie, microfono e "piatto"sulla nave inglese, un po' sbruffone, anche simpatico, il talento sopra le righe della squadra, con un'altissima considerazione di se stesso. Non esitava a tuffarsi dal pennone, a costo di rimetterci le ossa. 
Purtroppo Philip ha continuato a tuffarsi anche nella vita privata, per l'ultima volta nel bagno di casa dove la Polizia l'ha trovato, con ancora l'ago nel braccio. Triste fine. L'incapacità di sottrarsi alla spirale delle droghe pesanti, i vani tentativi di disintossicazione. Chissà perchè...
In un altro cult movie per gli amanti del rock, Almost famous, aveva interpretato il giornalista musicale Lester Bangs.
Il cinema sportivo ricorda il suo allenatore di baseball in Moneyball, il bel film prodotto e interpretato da Brad Pitt.
 Il blog di Mario Salvini ci ha ricordato la sua citazione in cui rendeva omaggio alla pallavolo italiana, rivelando di seguire le partite di volley e della Nazionale femminile azzurra. 
Nelle versioni italiane dei suoi film lo ha spesso doppiato Francesco Pannofino (a volte Roberto Sanna), ma quando vi capiterà di vedere un suo film in dvd, mettete la versione originale e apprezzate la sua arte della recitazione.