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sabato 3 maggio 2014

ATLETICA Matteo Galvan e Benedicta Chigbolu, due cuori e un giro di pista

Due cuori e un giro di pista. Matteo Galvan e Maria
Benedicta Chigbolu tra pochi giorni festeggeranno il primo anno della loro unione sentimentale. Era il 10  luglio, l'anno scorso, quando decisero che valeva la pena di provare a vedersi anche oltre quei 400 metri che avevano in comune in pista. Erano convinti, soprattutto Matteo, che non fosse il caso di mischiare lavoro e passione, atletica e amore, per tutta una serie di motivi che si possono intuire. Poi però, come spesso capita, quando l'amore arriva, tutto cambia e ci si può accorgere che è meglio così.
 
  «Perchè ci si capisce meglio, facendo la stessa cosa - racconta sereno Matteo, 25 anni, vicentino - e di atletica non si parla troppo. E' bello condividere tutto il resto». Lei, Maria Benedicta, è romana del quartiere Torrevecchia e all'atletica è arrivata quasi per gioco; frequentava il Liceo Psicopedagogico Vittorio Gassman: «Un professore mi chiese se facevo sport, mi disse che con il mio fisico avrei dovuto praticare l'atletica. Così iniziai ad allenarmi alla Farnesina». Da Fulvio Villa a Francesco Speranza, fino all'attuale allenatrice Chiara Milardi. Progressi costanti, quella paura che la frenava nei finali sta piano piano imparando a gestirla: «Quando dovevo scendere sotto i 54" pensavo fosse un obiettivo troppo ambizioso per me. Invece poi...Nei finali mi venivano tutte le paure, perdevo lucidità».
    Vivono la loro storia d'amore quasi in punta di piedi, emozioni intime fatte di sguardi, complicità, gusti uguali e diversi ma sempre rispettati. A Rieti e a Formia vivono separatamente, ognuno ha il proprio spazio, fa le proprie cose. Poi ci sono i momenti condivisi, da soli o con gli amici, come la maggior parte dei ragazzi della loro età. «Ci piace guardare le serie Tv. Ed anche sulla musica andiamo sostanzialmente d'accordo: l'rnb piace a tutti e due». Sui film invece hanno passioni diverse: a Matteo piacciono i thriller, a Benedicta le commedie. Lui ama leggere libri gialli, lei testi che parlano di cose realmente accadute.

Matteo giocava a calcio ma proprio quando stava per entrare nel Vicenza, prevalse l'atletica a stravolgere la sua vita, a cambiare i suoi sogni. E così il terzino tifoso del Milan cominciò a correre. E correndo scoprì il volto amaro dello sport, fatto anche di infortuni e problemi fisici, che l'hanno condizionato a lungo. «Diciamo che ho dovuto imparare ad avere molta pazienza».  Le Fiamme Gialle gli hanno dato la possibilità di inseguire le sue mete di atleta e gli donano un minimo di tranquillità per  un futuro che non sa ancora immaginarsi, se non togliersi lo sfizio di tornare a giocare a calcio, ma a livello amatoriale, per divertimento.
    La scelta di allenarsi negli Usa, seguito da Loren Seagrave alla scuola di Nick Bollettieri a Bradenton, in Florida, è stata una parentesi importante. «Sono uno che ha bisogno di stimoli, di avversari e lì ho rinforzato il mio bagaglio, ho visto l'atletica da un'altra ottica, ho imparato a conoscermi meglio e sono arrivati i risultati. Un buon Mondiale, poi il personale a Bruxelles. Però per essere competitivi a livello di Europei, devo avvicinarmi ai 45" e scendere con continuità. Mi interessa più una medaglia che il tempo. I record passano, le medaglie sono tue per sempre. Nelle liste europee del 2013 ero sesto...».
    Ha fiducia di riuscire a mettere a frutto l'esperienza acquisita: «Ho capito cosa fare per mantenermi a certi livelli e sono riuscito a smentire chi diceva che avevo fatto un passo sbagliato andando là. Sono stati solo gli infortuni a frenarmi. Però certe critiche mi hanno ulteriormente motivato»
    L'America è il passato («Quel che dovevo apprendere l'ho imparato, era ora di inseguire nuovi stimoli»). Il presente è Rieti, la sua allenatrice Chiara Milardi è la stessa di Benedicta. Dal lunedi al venerdì c'è l'allenamento. Poi il week end offre l'opportunità di un salto a Roma per divagarsi con le amicizie, per un soffio di vita normale da vivere in allegria.
 

Matteo più riservato ed introverso. Lei semplice e spigliata, comunicativa e simpatica, con un istinto materno che, confessa, è già vivissimo. Benedicta è figlia di una insegnante di religione, Paola, e di un consulente internazionale nigeriano, Augustine. Hanno sfornato ben sei figli, tre maschi e tre femmine. Da David, 27 anni, a Johannes di 11, passando per Benedicta (24 anni), Eleonora (23), Emmanuel (21) ed Elisabeth (15). Il nonno Julius è stato una celebrità in Nigeria: partecipò all'Olimpiade di Melbourne 1956, arrivando in finale nel salto in alto, lavorava in un penitenziario e fu anche presidente della federatletica nigeriana.
    Il desiderio di scoperta delle origini nigeriane è forte e appena possibile pensa di farci un bel viaggio, con Matteo naturalmente. Una coppia in bianco e nero fatta di due cuori a colori. Con lo sport e con l'amore si può ricordare quanto sia assurdo il razzismo:«E' solo questione di ignoranza - dice Benedicta - Sarà che a Roma mi hanno vista crescere ma non ho mai avuto problemi. Quando la gente è in  gruppo amplifica la stupidità. Sono felice della mia pelle, dico sempre che abbiamo una marcia in più. Anche se nell'atletica all'inizio mi dava un po' di pressione: non è che avendo la pelle scura dovevo essere più forte...». Sul gesti del calcatore Dani Alves dice: «Ha fatto bene a mangiarsi la banana, ha risposto ad una provocazione con una provocazione ironica».  Laureata in Scienza dell'educazione con una tesi sui Compiti dell'allenatore secondo il modello Epstein, Benedicta, che è tesserata per l'Esercito, ama lavorare con i bambini e si diverte a fare la modella: «Mi fermano per strada. Ho scoperto che mi piace indossare. Sono finita anche su Sposa Moderna»    


* sul Corriere dello Sport di giovedi 1 maggio 2014