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lunedì 16 febbraio 2015

ATLETICA Giomi e Schwazer: porte chiuse (per Rio 2016) , porte aperte (per il 2017)


A tener banco  nell’atletica italiana non può che essere Alex Schwazer, incoraggiato a sperare ancora in una partecipazione in extremis all’Olimpiade di Rio 2016 che però sembra avere i contorni di un sogno irrealizzabile.
     I tre mesi di sospensione della sua squalifica hanno alimentato in lui la speranza di una ulteriore riduzione della sanzione che lo terrà fuori, al momento, fino al 29 aprile 2016. Ma riguardo all’Olimpiade brasiliana la Fidal ha scelto una strategia diversa: non intende sottoporre marciatori e maratoneti a inutili e talvolta addirittura deleteri test, che spesso in passato hanno poi determinato il fallimento successivo negli appuntamento clou. Per cui, ai fini delle scelte tecniche, avranno valore i Mondiali di Pechino del prossimo agosto e già alla fine di ottobre la Fidal comunicherà marciatori e maratoneti che andranno all’Olimpiade di Rio 2016.
    Il presidente della Federatletica, Alfio Giomi ha perciò fatto il punto sulla situazione, chiudendo la porta della speranza al campione olimpico di Pechino 2008.
    «E’ una scelta tecnica che intendiamo assolutamente rispettare. In questo tipo di gare la programmazione è basilare. Non si può pensare di decidere la squadra sei mesi prima, specie in discipline impegnative come la maratona e la marcia. Daremo la squadra a fine ottobre sulla base dei risultati raggiunti fino a quel momento. Il singolo risultato di Schwazer o di altri non sarebbe decisivo. Un risultato pensiamo debba essere figlio di un percorso. Un risultato occasionale a maggio, anche fosse bellissimo, non significa che possa essere ripetuto tre mesi dopo. Anzi, a volte in passato exploit prematuri sono stati segnali di fallimenti successivi: capita quando si dà il massimo nelle situazioni sbagliate»
    Giomi si è detto molto fermo su questo aspetto, motivandolo tecnicamente, non per escludere Schwazer, per il quale anzi ha addirittura aperto un credito rinnovabile di fiducia e solidarietà, nonostante la sferzante battuta di Alex nei confronti dell’ex compagno azzurro Rubino, pronunciata peraltro in risposta a dichiarazioni molto dure.
    «Sì, le parole di Alex al riguardo non mi sono piaciute, avrebbe potuto risparmiarsele. Penso che in questo momento tutti dovrebbero tenere i toni più bassi. E dico tutti (alludendo evidentemente anche a Rubino, ndr). È la risposta di una persona che evidentemente sta soffrendo e che in questo caso è andata sopra le righe»
    Sul rispetto dei criteri adottati e delle regole, Giomi ha insistito: «Preferiamo un 20° posto - ha detto richiamandosi al concetto espresso da Schwazer - piuttosto che una medaglia che possa essere ottenuta “escludendo” qualcuno. Pensiamo di avere già i marciatori per la 50 chilometri quindi è impensabile che si debba lasciare fuori un atleta che ha seguito un percorso. Una medaglia non darebbe lustro a nessuno, nemmeno a Schwazer, se ottenuta così».
    Ma Giomi è altrettanto deciso nello spalancare le braccia al nuovo Schwazer, specialmente se deciderà di far luce su tutto, condizione posta da Alessandro Donati per seguirlo nel suo percorso di riabilitazione.
    «Penso che abbia ancora cose da chiarire e che si debba ancora far luce su tutto. Ad esempio ci sono tre persone - i dottori Fiorella e Fischetto, Rita Bottiglieri - che sono state tagliate fuori dal loro lavoro. Forse sono colpevoli, ma forse sono innocenti. Schwazer ha tutto il diritto di pensare in futuro di potersi ricostruire un’immagine positiva. Un atleta è prima di tutto una persona: se paga per la sua colpa, non deve essere condannato all’ergastolo e deve tornare ad avere i diritti di tutti gli altri. Anche Schwazer. Ha il diritto di pensare ai Mondiali di Londra 2017. Vanno messi tanti paletti. Lui ha detto una cosa bellissima e bruttissima allo stesso tempo: se gli avessero messo paletti forse non sarebbe ora in questa condizione. Noi i paletti li mettiamo, fino in fondo»


* sul Corriere dello Sport di sabato 14 febbraio 2015