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venerdì 27 febbraio 2015

VOLLEY Dal Mondiale alla periferia: la pallavolo pugliese ha voglia di comunicare

I Mondiali femminili di pallavolo hanno rappresentato un punto d'arrivo e di partenza per il fenomeno volley in Italia. La svolta culturale, per un torneo vissuto come un trionfo a tappe, anche se alla fine non c'è stata quella medaglia che sembra ormai essere diventata l'unica testimonianza del successo di uno sport. Ciò che rende nobile, spesso solo per qualche giorno o qualche ora, anni di sacrifici e fatiche.
I Mondiali di pallavolo femminile hanno toccato varie sedi, l'Italia ha giocato a Roma, Bari e Milano accendendo i cuori e la passione. Ma anche la squadra dei giornalisti, italiani, stranieri, locali, ha avuto modo di vivere il Mondiale in maniera partecipe e viscerale. E se a Milano la politica al risparmio e l'abituale scarsa sensibilità per le condizioni minime di lavoro richieste dalla professione, non ha fatto molto per far transitare ed alimentare questo sentimento speciale che ha caratterizzato le tre settimane di competizione, a Roma e Bari le cose sono andate diversamente. A Roma si è probabilmente più abituati ai grandi eventi, a Bari le azzurre e le varie nazionali che vi hanno giocato e soggiornato, hanno lasciato un'impronta che non è facile dimenticare. E non è casuale che il contatto col mondo abbia acceso una ulteriore scintilla, abbia fatto riflettere sull'importanza del comunicare, anche del comunicare il volley. 

Il comitato della Fipav Lazio ha rotto il ghiaccio proponendo un incontro-lezione con gli addetti stampa e i dirigenti di società per dare un'infarinatura sulle modalità di comunicazione.
Il Comitato della Fipav Puglia e di Bari hanno fatto le cose in grande, allestendo lo scorso fine settimana a Bari, presso l'Istituto Lenoci, un convegno incontro inserito nell'ambito dei corsi di aggiornamento professionale per gli stessi giornalisti, oltre che per gli operatori della stampa appartenenti alle società del territorio (non solo pugliese). Hanno invitato a parlare, a tenere una breve lezione, alcuni dei rappresentanti istituzionali della comunicazione: Federico Ferraro della Cev, Marco Trozzi della Fipav, Fabrizio Rossini della Lega Pallavolo maschile. E un rappresentante della stampa nazionale, con oltre 25 anni di esperienza nel mondo del volley internazionale, decano dei professionisti rimasti a seguire (anche se non con continuità) la pallavolo, ora che sono andate in pensione firme come Carlo Gobbi, Giorgio Barberis, Adriano Torre.



Al di là delle conoscenze trasmesse nell'arco del convegno, che alla fase mattutina ha fatto seguire una specie di talk show, un question time informale predisposto da Fabrizio D'Alessandro con lo scopo di mettere ancora più a stretto contatto relatori e destinatari, colleghi giornalisti o operatori delle società che da poco si sono affacciati in questo mondo. Un'occasione per approfondire la conoscenza delle persone e della materia, anche se il tempo a disposizione non ha consentito naturalmente di parlare di tutti gli argomenti di cui sarebbe stato necessario conversare. L'impressione è che ce ne dovrebbero essere di più di queste occasioni di scambio e confronto, ritenute ormai inutili e superate da un ambiente che non avverte più la necessità di seminare in ogni stagione e nel maggior numero di campi possibili, per cercare di ampliare il raccolto. Un ambiente che ha bisogno di ritrovare umiltà, per far si che l'entusiasmo della gioventù che a vario titolo si è avvicinata al mondo del volley, possa essere incanalato e crescere nel modo migliore, donando a sua volta linfa vitale.
Il contatto umano è sempre stato uno dei requisiti che hanno reso il volley diverso, forse speciale. Almeno così apparve alla fine degli anni'80, all'alba di un boom che poi ha visto trasformarsi i suoi connotati ma che ha conservato un appeal che lo differenzia spesso da altre discipline sportive.
La strada tracciata dalla Fipav Puglia resterà un sentiero isolato ed occasionale? Temo di si, ma spero di no. Le recenti scelte in tema di comunicazione me lo fanno pensare. Quando la politica perde il contatto con la base, con la realtà, non è mai un buon segno. Si disperde entusiasmo, si sciupano occasioni e si dilapidano risorse nelle direzioni sbagliate, improduttive.