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lunedì 2 marzo 2015

LIBRI La dittatura dell'inverno (e altre considerazioni)



Un bel romanzo d'esordio, scritto lasciando scorrere le emozioni per emozionare e coinvolgere. Un cuore agitato nell'età matura che porta la consapevolezza e l'urgenza del vivere ciò che è possibile, al di là delle convenzioni e delle consuetudini. Una riflessione sul fluire dei sentimenti e di ciò che di misterioso ed imprevedibile talvolta accade, se si lascia scorrere, se si accetta di vivere ciò che fa sentir vivi, palpitando ma senza la paura di immergersi in un qualcosa che attrae, spaventa, coinvolge. 
Amore, passione, sesso: il tutto narrato senza reticenze ma con il garbo della genuinità. Dalla dittatura dell'inverno (anche dell'esistenza) può nascere la libertà di amare a vario titolo, senza limiti e in vario modo. Per scoprire gli altri e se stessi.

Questo è ciò che penso di questo romanzo di un'autrice al debutto. Mettere su carta anzi sul web, queste modeste riflessioni, ha fatto nascere la curiosità del confronto e purtroppo, mentre cercavo l'immagine della copertina per riproporla, mi sono imbattuto in qualche recensione che ha riaperto una ferita mai sanata riguardo l'approccio e il modo di scrivere recensioni, siano di un film o di un libro.
Due considerazioni. La prima è tecnica: anche in siti o blog che parlano di libri e che quindi lasciano presumere trattarsi di persone che amano la lettura, la narrativa, si scrivono recensioni raccontando la storia del libro, proprio come chi scrive di film racconta i film, colpi di scena inclusi. 
Lo trovo assurdo. Retaggio probabilmente dell'incapacità di scrivere un testo proprio di giudizio senza dover ricorrere al racconto di ciò che si intende commentare o giudicare. Se me lo racconti tu, il libro o il film, perchè poi dovrei leggerlo o guardarlo? Allora mi viene il sospetto che chi scrive in tal modo di libri o film, soddisfi in realtà il suo sadismo intellettuale interiore, che si appaga rovinando la lettura o la visione agli altri, affermando lo status di chi ha già letto e già visto, spesso in anteprima. 
Queste si che sono parole inutili, direi a chi definisce inutili romanzi, album musicali o film: a chi servono recensioni scritte così? Forse solo a chi le scrive, che così sfoga la sua illusione di saccenza. Con quale presunzione un recensore, professionista o dilettante che sia, ha il diritto di ergersi a giudice e definire inutile un'opera, bella o brutta, modesta o interessante che sia? 
E sconfino nella seconda considerazione. Premesso che ogni giudizio è opinabile (anche il mio: magari ci sono anche persone che non leggono o vedono un film se prima non sanno di che parla. Devo, dovrei, rispettare anche loro. Ma forse non sono obbligato...) Inutile è a mio avviso una parola inammissibile quando si giudica un'opera, anche perchè, sembra una contraddizione ma non lo è, non viene invece usata quando si dovrebbe. A meno che non si voglia far male deliberatamente, svilire, dileggiare, prendere di mira con cattiveria.
 Si può argomentare un parere negativo motivandolo, senza entrare nel merito della storia. In ogni romanzo si può contestare ciò che fa o non fa il protagonista, un personaggio. Non è che ogni storia raccontata sia la storia unica e definitiva. E' la storia dell'autore, sono i personaggi di chi scrive. Possono irritarci, conquistarci, farci discutere e criticare, dissentire. E non devono piacerci per forza. Piuttosto devo confessare che ciò che ho letto a proposito di questo romanzo d'esordio, mi ha fatto riflettere sul "coraggio" che ci vuole per scrivere ed affidare una propria creatura non ai lettori ma al mare del web, infestato di squali frustrati ed affamati di vittime da "divorare".
Ho letto libri belli e brutti, romanzi indimenticabili e storie scadenti e scritte male, nonostante il successo enorme che hanno avuto. E il gusto è soggettivo, ci mancherebbe. Ma penso che un romanzo non possa mai essere inutile. Inutili sono, ad esempio e a mio parere, certi libri scritti da personaggi che appaiono e monopolizzano la tv, che sono pubblicati per ragioni commerciali solo perchè l'autore è televisivamente noto e perchè c'è tanta gente che abbocca, scegliendo questo tipo di libri molto spesso per regalarli. Senza averli letti, naturalmente.