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martedì 24 marzo 2015

SCI 40 anni fa il leggendario slalom parallelo Thoeni-Stenmark


http://www.corrieredellosport.it/altri_sport/sci/2015/03/24-401953/Sci%2C+il+duello+parallelo+di+Thoeni+e+Stenmark+nel+1975
 

Il duello ha compiuto ieri 40 anni. Il “Mezzogiorno di ghiaccio” della Val Gardena che lo sci italiano e mondiale non potrà mai dimenticare, un western tra due campioni delle montagne, senza pistole e cappellacci da cow boy, con gli sci da due metri e gli “zucchetti” a tener calde teste e cervelli messi a dura prova dalla tensione.

    Gustavo Thoeni contro Ingemar Stenmark, in uno slalom parallelo passato giustamente alla storia dello sport. Due assi della neve dai destini paralleli, rappresentati mirabilmente dalla sfida del 23 marzo 1975, che richiamò quarantamila persone ad Ortisei e tenne circa venti milioni di italiani incollati davanti alla tv.
    Gustavo era di Trafoi, una frazione del comune di Stelvio, provincia di Bolzano: Ingemar di Joesjo, svedese di Lapponia trasferitosi da bimbo a Tarnaby. Gustavo aveva 24 anni e già un grande passato vincente alle spalle, Ingemar aveva appena compiuto 19 anni e un luminoso futuro davanti. Entrambi lanciati dal Trofeo Topolino, scoperti e valorizzati da Ermanno Nogler (che poi avrebbe seguito lo svedese per tutta la carriera, ritirandosi con lui). Quella domenica passato e futuro smisero di avere valore, contava solo il presente. Il grande campione e l’astro nascente, giovani di poche parole e tanta sostanza. C’erano tre campioni in corsa per la Coppa del Mondo: Thoeni, Stenmark e l’austriaco Klammer, fuoriclasse della discesa. E c’era la novità dello slalom parallelo che metteva gli sciatori a confronto diretto, regalando un impatto visivo diverso rispetto alle abituali emozioni riservate dalla lotta esclusiva contro il tempo, gli sciatori che vengono giù tra i paletti e i numeri che scorrono sul cronometro a sancire il verdetto.
     Per capire come fu vissuta quella fantastica sfida, bisognerebbe calarsi nella realtà degli anni ‘70, con l’Italia che anche grazie ai successi della “Valanga azzurra”, come fu chiamata la squadra italiana dello sci, aveva scoperto lo sci, sia in senso agonistico e sportivo, che come occasione di sviluppo economico, con le settimane bianche nei luoghi turistici che divennero sempre più a portata di più ampie fasce di popolazione.
E poi si sa come sono gli italiani, veder vincere piace e si diventa tutti tifosi. Thoeni, a dispetto del suo italiano che invitava a nozze gli imitatori dell’epoca, era diventato una bandiera. Quando gareggiava in Coppa del Mondo, con la prima manche mattutina, nei licei molti custodi avevano il compito di ascoltare i notiziari sportivi in radio e poi relazionare gli studenti che facevano la processione chiedendo: «Che ha fatto Thoeni?».
     Insomma, quello slalom parallelo fece il boom di ascolti in Tv: addirittura venti milioni di telespettatori. Tutti davanti al piccolo schermo, con le immagini in bianco e nero dei duellanti, a tifare per Gustav (la o italianizzante fu aggiunta strada facendo) che inseguiva la sua quarta Coppa del Mondo, la sfera di cristallo. Dei tre aspiranti alla coppa, appaiati con 240 punti in classifica, uno uscì subito di scena: Klammer, saltato già nel primo turno. Ma Gustavo e Ingemar avanzano verso l’atto finale. Lo svedese rischia di sciupare tutto inforcando nella gara con il polacco Bachleda: un passaggio da moviola che alla fine vede assolto Ingemar, con il ct azzurro Cotelli che sportivamente accetta il verdetto.
   I duellanti in cima alla pista per la prima manche. Schizzano dai cancelletti all’unisono, Thoeni all’intertempo ha un leggero vantaggio, ma Stenmark non cede, tiene ma non si accontenta di perdere con distacco minimo per puntare tutto nella seconda manche. Ci dà dentro, forza il suo slalom, recupera ma alla terz’ultima porta paga dazio, inforca e cade: la sua corsa finisce lì. Gustavo Thoeni ha vinto, la quarta Coppa del Mondo è sua. Gli italiani esultano, in Val Gardena e davanti alla tv.
    Gustavo Thoeni ha avuto modo di ricordare l’enorme tensione di quella giornata e di ammettere: «Quando lui uscì provai un senso di liberazione. Avevo paura di vivere un incubo perdendo la Coppa all’ultima gara, invece realizzai il mio sogno». Come immediato premio, inoltre, l’annuncio della moglie Ingrid, che gli rivelò di essere in dolce attesa della figlia Petra.