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sabato 25 luglio 2015

VOLLEY Berruto e la Nazionale dopo i fatti di Rio: il popolo del volley vuole sapere



Non è mai semplice affacciarsi su realtà e situazioni vissute dall’esterno e da lontano, in sedi e tempi diversi, per lo più condite da episodi che solo i protagonisti e una ristretta cerchia di persone possono dire di conoscere con esattezza. Quindi pensieri e riflessioni che mi permetto di esternare, non senza imbarazzo, sono naturalmente soltanto personali opinioni e punti di vista, germogliati e sedimentati da immagini televisive, frammenti di discorsi, osservazioni, domande che non è stato possibile formulare, domande ufficiosamente poste, per le quali non c’è stata una risposta ufficiale, talvolta perché non poteva esserci, talvolta poichè rimandata ad un futuro che non è mai diventato presente.
Non è esclusiva della pallavolo, ma finchè si è nel giro, nessuno ama raccontare, col rischio di pregiudicarsi un’occasione. E chi anche se ai margini, è costretto a lavorare ancora nel volley, a vivere magari imprigionato dal passato (perché almeno quello che si è vissuto , come amava ricordare Julio Velasco citando un detto argentino, non ce lo può più togliere nessuno) ma dovendo fare i conti con l’attualità, non può che farsi un’idea. Come ogni opinione può risultare più o meno centrata, condivisibile, più o meno discutibile.
Come ammiccava il capocomico degli spettacolini di paese, a grande richiesta, ecco a voi…
Beh, nonostante ciò che dei giornalisti pensano molti dirigenti della pallavolo, non arrivo a questo livello di cialtronaggine. Ma ci sono state, bontà loro e le ringrazio, persone che hanno chiesto cosa pensavo del tutto, dalla cacciata della “banda dei quattro di Rio” (niente a che vedere con la nomenklatura della Cina) all’operato del ct Berruto, dal comportamento della Fipav alla sostanziale mancanza di trasparenza e chiarezza che ha fatto da sfondo all’ultimo anno di vita della Nazionale di pallavolo.
E visto che in Italia ci sono milioni di ct, di calcio principalmente, ma anche il volley non scherza, mi azzardo ad aggiungermi agli appassionati che con trasporto (e talvolta sconfinando nella cattiveria più persecutoria che stilosa) hanno commentato e preso posizione sulla vicenda che per un giorno ha fatto riscoprire il volley anche a chi non lo tratta mai.
Ok, lo so cosa state pensando. Ma quanto la fai lunga, dicci che pensi e taglia corto. Va bene, obiezione accolta.
Anche io sono tra coloro che pensano che il ritardato rientro in albergo, a Rio de Janeiro, alla vigilia della Final Six della World League, di Travica, Zaytsev, Sabbi e Randazzo all’origine del provvedimento sanzionatorio (deciso ampiamente in differita), sia stato solo il casus belli, l’occasione per far esplodere pubblicamente una situazione evidentemente insostenibile. Un malessere che affonda le sue radici nella stagione 2014, nel lungo ritiro di Cavalese (e in quanto accadde durante quelle settimane di ritiro, i protagonisti sanno a cosa ci si riferisce) e poi nello sciagurato Mondiale in Polonia, che vide gli azzurri allo sbando, finire al tredicesimo posto, il peggior risultato iridato dell’era azzurra del volley dopo il boom.
Un flop annunciato, col senno di poi si può dire, da quella bruttissima sconfitta subita a Firenze contro il Brasile, nella fase finale della World League. La squadra che non gioca, l’Italia che viene presa a pallate senza che nessuno riesca a dare una spiegazione sul perché sia potuta accadere una cosa dle genere. Non perdere, sia chiaro. Ma perdere in quel modo.
Si va in Polonia e le cose si mettono subito male. L’eclettismo di Ivan Zaytsev che per il ct sarebbe stato una splendida opportunità (al punto che portò altri due opposti, Vettori e Sabbi), nonostante quanto annunciato non ha modo di esprimersi in banda. Ma sconfitte e parte, colpiscono le facce degli azzurri, l’incapacità di reagire. Fatti che non corrispondono alle promesse. Vengono alternati in regia Travica e Baranowicz ma quando la riserva si trova a partire titolare, pare sia accaduto un altro degli episodi chiave. Non avendo ascoltato di persona, non entro in dettaglio. Insomma, c’è casino in squadra, non c’è più armonia e non si lotta tutti insieme. Le sconfitte si susseguono, poi si fa male anche Zaytsev, che torna a casa, e l’avventura si conclude mestamente.
Ora, da una Federazione che esonerò un ct nel 2002 in seguito ad un onorevolissimo e dannatamente sfortunato quinto posto Mondiale (ct Anastasi, battuto 15-13 al quinto dal Brasile che poi avrebbe vinto tre mondiali di fila, giocando senza Giani e con un Papi a mezzo servizio per infortunio. E nel 2010 sempre Anastasi non fu confermato dopo un quarto posto), era abbastanza scontato immaginare un cambiamento alla guida della Nazionale. A vedere quell’Italia, in quel Mondiale, era chiaro che la love story tra Berruto (senza nulla togliere al suo valore) e gli azzurri era giunta al capolinea. Una bella storia, ricca di speranza, risultati e medaglie (non sono tra coloro che sostengono che se non si vince l’oro le medaglie non contano). Ma anche le belle storie ad un certo punto finiscono. E resta il ricordo.
Ma il tempo passa, il ct non accetta di offrire al pubblico la sua analisi del risultato mondiale, preferisce tacere. Resta il mistero. La Fipav, il presidente Carlo Magri, prendono tempo. Elogiano il ct per il suo grande lavoro svolto nell’organizzazione della struttura di cui si è occupato e cominciano a confessare dubbi. Solo sul fatto che quel tredicesimo posto sia stato un fallimento si dichiarano concordi. Ma da qui a pensare di cambiare ct e ricominciare da capo, ce ne passa. E poi i soldi del contratto in essere…L’Olimpiade di Rio così vicina…
Nel frattempo nessuno parla, il mondiale è in archivio, non c’è stata una relazione tecnica né politica che sia stata portata all’attenzione del popolo della pallavolo. Tutto è rimasto nei colloqui riservati tra ct e Fipav.
E la Fipav conferma il ct Berruto.Un atto per qualcuno coraggioso, per altri scriteriato, per altri ancora entrambe le cose. Di solito, nelle nazionali, i vice sono condannati a seguire il destino dell’head coach che li ha scelti. Nel volley invece pagano il flop mondiale Brogioni e Giani. Per la Fipav sono solo loro i responsabili? Un aspetto che si è fatto fatica a digerire come modalità esplicativa del tredicesimo posto.
E contestualmente viene scelto come vice ct il tecnico Blengini, torinese come Berruto, ambizioso allenatore approdato sulla panchina della Lube dopo un’ottima stagione a Latina.
Ci si aspetta che dopo la conferma la Fipav e il ct si decidano finalmente a parlare del Mondiale polacco. Invano. L’argomento resta tabù. Il ct inizia un giro d’orizzonte tra i vari club e in ogni piazza accetta di parlare, ma non dello specifico argomento. Si riserva di spiegare solo dopo che avrà parlato con i giocatori. Ma spiegazioni pubbliche non ne sono mai arrivate. Qualche paginata sui giornali è uscita, ma era fuffa, come la chiamiamo in gergo. Nulla di quanto sarebbe stato opportuno leggere e sapere. Dichiarazioni che non regalavano titoli adeguati. Non si parlava a fondo e chiaramente dell’unico argomento che interessava. Non ne ha parlato il ct, non ne ha parlato la Federazione.
Insomma, nulla lasciava presagire un’estate facile. Lo si sperava, come sempre fa chi vuole bene alla sua squadra, ma erano più le ansie e i timori che le certezze.
L’estate azzurra non viene presentata a Roma ma all’Expo di Milano, così scarseggiano gli specialisti che possono fare domande scomode. Comincia la World League, si promuove capitano Travica al posto di Birarelli ma non viene comunicato ufficialmente. L’Italia a volte piace, a volte sembra la fotocopia orripilante di quella dei mondiali polacchi. Accade nella partita persa con l’Australia, che riapre ferite e ripropone interrogativi inquietanti. Perché? Come è possibile?
Domande destinate a non avere risposta. Poi c’è la magica serata del Foro Italico, il pienone allo Stadio del tennis, l’Italia che gioca con rabbia e cuore, Zaytsev che randella con entusiasmo e cattiveria agonistica. L’Italia che abbiamo nel cuore e che vorremmo sempre ammirare ed applaudire.
Ma allora perché poi quegli stessi giocatori rimediano figuracce contro la Serbia, in Brasile nell’ultimo week end di World League? Perché la voglia di vincere va e viene? Se l’Italia vuole, l’Italia fa. E’ questo il succo del monologo a brutto muso che Mauro Berruto rivolge alla squadra tra le due gare brasiliane. Un improvvido video postato e poi tolto scatena caos, dubbi e ulteriori malumori. Poi si arriverà alla squalifica dei quattro giocatori tra i quali ci sono il nuovo capitano e l’uomo immagine.
Nella World League con Nelli, Massari e Botto convocati d’urgenza al posto di Travica, Sabbi, Randazzo e Zaytsev, l’Italia batte la Serbia e perde con la Polonia, uscendo per minor numero di punti. Anche il Brasile è eliminato come noi, per cui il torneo lo vince la Francia, neopromossa dalla seconda fascia di World League. Ha ragione chi pensa, e io sono tra questi, che per l’Italia sia stata una grandissima occasione perduta. Lo so, è da tifosi, ma io penso che giocando come l’ho vista fare al Foro Italico, la Nazionale avrebbe potuto vincere il milione di dollari del primo posto, darsi una bella rilucidata al blasone e far lievitare la propria autostima sgretolatasi in Polonia e poi contro l’Australia.
Non sono il ct e posso permettermi di dire che non avrei esposto il volley a quella figuraccia mediatica per dare una prova di forza e la dimostrazione di chi fosse a comandare. Meglio dare una multa salata, magari tenerli fuori dalla formazione titolare nella prima partita o in tutte e due. Ma evidentemente il ct aveva bisogno di dare un segnale forte, all’interno della sua squadra e all’esterno, a chi lo criticava sostenendo che non avesse in pugno la Nazionale
Come si fa a non pensare che la ragione dei cartellini rossi nasca altrove? Del resto è stato lo stesso ct ad ammettere che in passato si era provato con provvedimenti diversi ma evidentemente non era bastato. Purtroppo all’esterno del volley si continua a pensare che i quattro chissà cosa hanno combinato.. “Non è possibile che li abbiano cacciati solo per un ritardo”, ripete chi è abituato ad altri mondi sportivi.
L’ultimo capitolo, provvisoriamente, riguarda i messaggi con cui i quattro giocatori si sono scusati al rientro in Italia. Ognuno lo ha fatto a modo suo. Diciamo che se dei bookmakers mi costringessero a scommettere, ammetterei che leggendo i testi di Ivan e Dragan e dando retta a sensazioni generali, spenderei l’ultimo euro sul rientro in azzurro di Zaytsev, più che su quello di Travica. E non perché alle spalle del palleggiatore sia spuntata la stella del giovanissimo Giannelli, che meriterebbe di poter crescere con minori stress, anche insieme con Dragan.
L’aspetto più brutto di questo episodio, desidero sottolinearlo, è l’astio non trattenuto con cui sui social si sono scatenati i commentatori contro quel giocatore o contro il ct. Berruto ha invece raccolto consensi da chi, non sapendo nulla della storia, ha voluto solo leggere l’atto di forza di chi mette in riga gli indisciplinati.

I giocatori squalificati sono stati bravi, dopo, a non lasciarsi scappar nulla (nemmeno Travica, le dichiarazioni che ho ascoltato in un video, non chiariscono nulla e rimandano ogni spiegazione), lunedi il ct Mauro Berruto parlerà con il presidente federale Carlo Magri, che ora si ritrova quella stessa palla bollente che pensava di aver raffreddato quando confermò il ct sulla panchina azzurra. Deve aver dimenticato che i nodi vengono sempre al pettine. Ma nel frattempo è cresciuta la pressione, perché Diego Mosna presidente di Trento ha attaccato il ct e Magri sponsorizzando in maniera grossolana il suo Stoytchev (grandissimo tecnico, ma nessun allenatore dà certezze di vittoria. Nessuno…). Perché anche Franco Bertoli, non so se in modo propedeutico ad un impegno futuro che al momento nega, ha squarciato il velo dicendo la sua con vigore e incentivando il dibattito.
L’arrivo in azzurro di Osmany Juantorena (altro argomento che un paio d’anni fa spaccò l’ambiente azzurro reduce da medaglie) avrebbe meritato una Nazionale più tranquilla e proiettata verso un’Olimpiade difficile, peraltro tutta da conquistare.
Purtroppo la Nazionale (gestita in maniera discutibile dalla Federazione per quanto riguarda alcuni aspetti che non è il caso di rendere pubblici ma che hanno la loro importanza: cose tecnico-mediatiche, per carità, nulla di illecito) attualmente è una polveriera di tensioni, tutt’altro che trasparente.
E’ recuperabile, tra le parti e dinanzi al popolo del volley, il rapporto tra il ct Mauro Berruto e la Nazionale nella sua totalità? E’ vero che i panni sporchi si lavano nello spogliatoio, ma qualche straccio rischia di finire fuori dalla finestra. E se ciò avverrà, ci rimetteranno tutti. A cominciare dalla pallavolo italiana. Forse è il caso di cambiare marcia in fretta, guardare i problemi in faccia, dirsi le cose anche a brutto muso prima di ripartire.
Troppi perché attendono risposte non più differibili.