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martedì 14 luglio 2015

VOLLEY & MEDIA Zaytsev, Travica, notti brave e titolisti meno bravi...




Uno dei molti esempi quotidiani di cattivo giornalismo, autoreferenziato e che se ne infischia della realtà e dei lettori, è rappresentato dalla titolazione con cui alcuni giornali hanno superficialmente presentato ai loro lettori la vicenda dei quattro azzurri espulsi dalla Nazionale di volley a Rio de Janeiro. 
Parentesi. Come è noto le vittorie generano invidia, anche quando uno sport non riesce a vincere con la stessa frequenza a cui aveva abituato da oltre venticinque anni. Per cui l'episodio fornito dai quattro azzurri e dalla decisione del ct Berruto è stata un'occasione troppo ghiotta per sfogare frustrazioni, lanciarsi in parallelismi con altri sport e alimentando un campionario di superficialità sconcertante. 
Purtroppo ciò è anche il frutto del progressivo e inesorabile isolamento in cui è piombata la pallavolo, che politicamente non ha ritenuto opportuno proteggere i suoi fiori all'occhiello creando i presupposti perchè almeno nei grandi eventi le nazionali fossero seguite adeguatamente, come ad esempio fanno altre federazioni assai meno vincenti. Credo che non si sarebbe arrivati a questo punto, ad esempio, se i Mondiali avessero avuto più...testimoni.

Ma torniamo ai giornali di stamane. Se io (e come me tutti quelli che hanno avuto l’opportunità di visitare Rio de Janeiro) leggo di notte brava, a Rio de Janeiro, ripenso ai Mondiali del 1990 e a tante altre cose, personali e di squadra. Se associo la notte brava agli azzurri espulsi non mi viene da pensare che hanno “solo” tardato un rientro.
Ma per molti la realtà ormai non conta nulla se non è abbastanza urlata e gossippara. E chissenefrega se è tutto falso.
Titoli che non trovano riscontro negli articoli. Insomma, la notte sarà stata brava, la scelta di titolare in quel modo molto meno brava. Non è solo per questo ma indubbiamente anche per questo che i lettori dei giornali cartacei sono in continuo calo: la gente è quotidianamente presa in giro a vari livelli, almeno sul giornale che acquista o legge non vorrebbe essere presa per imbecille. E certi titoli fuorvianti, non sono aggressivi nel modo che consente di vendere più copie, sono soltanto e banalmente titoli sbagliati, frutto di una visione sbagliata del giornalismo. Come certifica il drammatico e pauroso calo delle copie vendute quotidianamente. Ma questa è solo la mia modesta opinione.