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lunedì 3 agosto 2015

ROMA Maestre Pie Filippini e il menefreghismo della suore "rumorose"

Il progressivo affossamento di una parvenza di legalità, a Roma, emerge anche a livello di quartiere, anche in zone in teoria lontane da malavita visibile in modo evidente. Ma ci sono altre forme striscianti e subdole di inciviltà, più o meno consapevoli. E ci sono gli insospettabili. Fonti di arroganti espressioni di inciviltà e menefreghismo, provenienti da ambiti che istituzionalmente dovrebbero fare della comprensione del prossimo, della giustizia e della carità umana, una delle loro principali regole di vita. Chi ha la ventura di risiedere nella zona adiacente al lungo perimetro dell'Istituto religioso delle suore Pie Filippini, tra via Fani, via Sangemini e retrovie confinanti, da anni lamenta il menefreghismo dell'Istituto religioso e il comportamento scorretto, incurante delle regole e dei diritti dei cittadini che forzatamente sono costretti a convivere con la loro rumorosità e la loro assoluta asocialità. Allora, ad esempio, pare che le suore ripetutamente abbiano affermato di non avere soldi per onorare spese che a loro toccherebbero, in minima percentuale, per il rifacimento di strutture comuni con altri palazzi confinanti. In realtà da diverse settimane sono ripresi a pieno ritmo lavori all'interno dell'istituto che sono fonte di stress e danni acustici per molta gente. Non molti anni fa, i lavori di ristrutturazione di quella che un tempo era una scuola che accoglieva molti bambini del quartiere, sono durati anni e anni. Martelli pneumatici, scavatrici, picconi, motori inquinanti lasciati per ore accesi ad ogni ora del giorno, senza rispettare le ore della siesta estiva che la legge di una volta prevedeva. Infischiandosene degli orari, gli operai autorizzati dalle suore iniziavano a lavorare alle 6.30, 7 quando andava bene. Mentre la legge prevede per l'avvio di lavori ben altri orari. Pensate che quei due o tre anni di lavori siano bastati? Macchè, l'istituto Pie Filippini è come la Sagrada Famiglia di Barcellona, i lavori pare non finiscano mai. Ora la voce del popolo sussurra che stiano costruendo un garage. Un garage in un istituto di Suore? Sarà vero? Ma con quali soldi se dicono di non avere nemmeno le poche centinaia di euro per pagare spese per cui sono state invano sollecitate da tempo? Insomma, insolventi per i vicini di casa, ma possidenti per ciò che gli pare. Sicuramente Papa Francesco non approverebbe, se venisse a conoscenza di questi strani  comportamenti.
Un'altra cosa che Papa Bergoglio manderebbe giù con imbarazzo, è sapere quanto poco importi del prossimo alle suorine di via Sangemini e via Fani. Anni fa, in coincidenza con quegli interminabili lavori, una signora telefonò all'istituto lamentandosi del fatto che i lavori iniziassero poco dopo le 6/6.30 del mattino. La suora che rispose, con grande faccia tosta, disse: ma dopo fa caldo, non ci pensa a quei poveri operai? Certo, e agli inquilini che magari lavorano la notte e la mattina vorrebbero dormire loro non pensano? Non gliene frega nulla. Se errare è umano, perseverare è diabolico? Beh le suore ora hanno approntato un altro piano, per continuare a rompere le scatole a tutti: ogni sabato mattina, dico sabato, l'unico giorno in cui la vita nel quartiere si accende con un pochino più di lentezza, il solerte operaio armato di rumorosissimo acchiappa foglie, gira come un ghostbuster (anzi, un leavesbuster...) svegliando tutti nel modo peggiore. Dico, ma con tutta la settimana lavorativa, perchè molestare tutti il sabato mattina presto? Perchè non far fare lo stesso lavoro dopo le 10, dopo le 11? Perchè del prossimo alle caritatevoli e "comprensive" suore, non gliene frega proprio nulla. Tutti i sabati che il Padreterno manda sulla Terra, l'acchiappafoglie tormenta i poveri vicini di casa delle suorine menefreghiste. E fino a qualche tempo fa l'acchiappafoglie cominciava alle 7 del mattino o giù di lì. Mi chiedo come si possa conciliare questo atteggiamento con il ruolo di religiose attente al prossimo che in teoria dovrebbero avere queste religiose. Comportandosi in questo modo, che credibilità possono avere quando poi si rivolgono ai "fedeli" sempre più in fuga?
C'era una volta l'Istituto Maestre Pie Filippine, dove i ragazzini andavano per studiare, giocare, fare catechismo propedeutico alla Comunione e Cresima. In quegli anni c'era solo la religione, intesa soprattutto come momento di fratellanza, condivisione, insegnamento. Non c'erano ancora gli affari, o se c'erano io non sapevo vederli, ero troppo piccolo. Ma già da un bel po' di anni ho smesso di ricordare il 12 maggio di quell'anno (beh, non vi dico quale...), quando lì fui comunicato e cresimato, come una data indimenticabile della mia fanciullezza, tra le persone care che oggi non ci sono più e un'innocenza e un'inconsapevolezza poi perdute. Il fragore irritante e molesto che proviene dalle Pie Filippini, ogni sabato mattina e in tutte le altre giornate, ha coperto anche i ricordi più belli...