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giovedì 22 ottobre 2015

ATLETICA L'atletica italiana fa terapia di gruppo a Fiuggi per rigenerarsi

Dal Corriere dello Sport

Se è vero che l’atletica italiana ha bisogno di rigenerarsi, può dirsi azzeccata la scelta di vivere qualche giorno tutti insieme a Fiuggi per programmare l’anno olimpico, per conoscerci meglio e per fare squadra come nemmeno durante i grandi eventi è possibile. Ricordando l’abbondanza di infortuni che hanno falcidiato le ambizioni di molti azzurri di punta in questa stagione, si potrebbe suggerire anche anche una gita collettiva in qualche santuario, ma l’atletica preferisce raccogliersi e contare sulle solite forze: la tenacia, la volontà, l’allenamento.
    A Fiuggi è stata convocata la crema dell’atletica italiana, presente in massa salvo qualche assenza giustificata. Ogni atleta, accompagnato dal suo tecnico, è stato ascoltato ed ha potuto parlare, come in uno spogliatoio, mettendo sul tavolo dubbi e problematiche, convinzioni e proposte, assecondando lo slogan del “diciamoci tutto” che il presidente Giomi e il direttore tecnico Magnani hanno invocato nell’analizzare i deludenti risultati dei Mondiali di Pechino dello scorso agosto.    
    Un ripassino nell’ambito di un corso accelerato per imparare ad essere competitivi quando conta, a non avere un solo picco stagionale, a migliorare la qualità di ciò che si dice in televisione quando dopo una gara magari andata male, ci si trova a parlare ad un microfono.
    Riflettori puntati sui giovani, sui maratoneti in procinto di gareggiare a New York, sulla marcia che a maggio dovrà accogliere il ritorno di Alex Schwazer dopo la lunga squalifica doping, su triplisti e saltatori che portano il fardello e l’onore della qualità e delle speranze nell’ottica olimpica.
Daniele Greco non ha smesso di pensare al triplo, durante il lungo periodo di stop (rottura del tendine d’Achille), in cui faticava anche a camminare ha aiutato il papà nei campi, nella sua casa in Salento. Giura che non ha dimenticato come si salta e che non si farà condizionare dalla paura al rientro. «Quando avrò le mie certezze, niente mi spaventerà. Ho troppa voglia di gareggiare. I salti sopra i 18 metri di Taylor e Pichardo sono solo uno stimolo in più». Fabrizio Donato a 39 anni è pronto ad inseguire la quinta Olimpiade: «Se sono ancora qui è perchè sono un sognatore. Ho più grinta che a Londra 2012 e sogno una finale olimpica con Daniele»

Alessia Trost non vede l’ora di tornare a volare dopo i problemi fisici che l’hanno frenata. «Sarà un anno particolare, avverto sensazioni diverse, sarà l’anno dell’Olimpiade e ho già tanta voglia di fare, sono stanca di stare a riposo. Voglio far tesoro di ogni esperienza, anche degli errori. Guardare l’atletica in Tv non è bello. Voglio lavorare sodo, per due settimane ho faticato tanto a Pavia. Se gareggerò di più? Non mi sento di criticare ciò che ho fatto l’anno scorso, credo di aver gareggiato abbastanza.E’ la prima volta che inizio una stagione sapendo di andare all’Olimpiade e uesto mi dà grandi motivazioni».
    Accanto a lei Marco Fassinotti e Silvano Chesani, che dopo l’operazione intende inserirsi nei duelli tra Fassinotti e Tamberi. «Vorrei tornare a saltare e a divertirmi. Commentando le loro gare in tv è stato anche divertente, con un pizzico d’invidia perchè avrei voluto essere lì con loro. Speriamo di poterci trovare spesso, la concorrenza è stimolante, una gara con noi tre è quasi come la Diamond League. Pressioni? Macchè...«Le pressioni ci sono per tutti, noi tre avremo una grande responsabilità ma non cambia granché. Dovremo essere bravi a trasformarle in stimoli». Marco Fassinotti sta per tornare in Inghilterra, riprenderà a saltare tra poche settimane: «Ma sto lavorando in palestra per costruire le basi, sono sereno»