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martedì 24 novembre 2015

ATLETICA Vittori da Mennea a Bolt: «Usain è pulito, solo di lui mi fido»

sul Corriere dello Sport-Stadio di oggi, 24  novembre 2015
 http://www.corrieredellosport.it/news/altri-sport/2015/11/24-6148819/atletica_vittori_mi_fido_solo_di_bolt_a_occhi_chiusi/

Gli 84 anni vissuti non hanno tolto un grammo della sua abituale verve, possibilmente controcorrente, condita da buone dosi di ironico sarcasmo. Il professor Carlo Vittori da Ascoli Piceno è stato l’allenatore di Pietro Mennea. Comprensibile che nella giornata in cui la Piazza della Scuola di Formia ideata da Bruno Zauli, ora Centro di Preparazione Olimpica del Coni, ha inaugurato il Viale dedicato a Mennea e la Piazza delle Medaglie, Vittori fosse uno dei personaggi simbolo dei sessant’anni di storia. Il professore in posa accanto al presidente Malagò ed alla signora Manuela Mennea era un’istantanea obbligata.
    «Nonostante fosse il peggior nemico di se stesso, perché non si amava molto, io ho imparato da lui a fare l’allenatore», ha detto Carlo Vittori riferendosi al suo illustre e formidabile allievo sprinter.
    Ma Vittori non sarebbe Vittori se scegliesse la via della diplomazia, quando qualcosa non gli quadra, non lo tiene per sè. A lui il fatto che la Scuola di Formia non sia più patrimonio esclusivo dell’atletica proprio non va giù e non nasconde il suo punto di vista. Lo sbarco a Formia di altre discipline è quasi un’invasione, un’onta per ciò che è stato in passato, il nome dell’atletica e della Scuola usurpato. Non è nemmeno entrato nell’Aula Magna: «La Scuola di Formia è la Scuola Bruno Zauli, l’avete visto il busto all’ingresso? Le medaglie sono le medaglie dell’atletica. Non si può mistificare la realtà. Sì, anche i tennisti vennero ad allenarsi qui per la Davis, con Belardinelli, ma loro si accontentavano dei campi di tennis, ogni tanto venivano a dare un’occhiata ai nostri allenamenti»
    Il professore batte il tasto del doping con veemenza.
«Bisogna squalificare a vita alla prima infrazione. Altro che alla terza. E’ grave solo il pensiero di doparsi. Gatlin non avrebbe dovuto più correre se si fermassero subito gli atleti squalificati. Sapere che vi dico, io ho fiducia solo di Bolt. Di lui mi fido ad occhi chiusi. Avete visto ai Mondiali? Nessuno lo obbligava a correre anche i 200 ma lui li ha vinti, per dimostrare di essere pulito e di essere più forte di Gatlin».
  

  Dubita dei controlli attuali: «Bisogna affrontare il doping con la giusta intransigenza, la Wada non mi dà più fiducia».
    Ricorda quando decise di abbandonare la Scuola di Formia. «Qui facevamo i controlli con le analisi di sangue e urine ma non andava bene a qualcuno. Si lamentarono. Me ne andai. Se mi stupisce il doping russo? Ma l’hanno sempre fatto! Non potevano perdere con la Ddr... Il problema dell’atletica italiana? Non ci sono più gli allenatori...»
    Gli passa vicino e lo saluta Giacomo Crosa e scattano i ricordi: «E’stato il primo che ho allenato, lui, Schivo, Azzaro, che atleti...»
 

Le foto da Formia per gentile concessione del Coni, GMT Mezzelani