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lunedì 11 gennaio 2016

MUSICA Addio David Bowie, l'uomo delle stelle che atterrò nella mia cameretta

Il segno del tempo che passa è dato a volte da eventi apparentemente marginali ma in realtà significativi. Mi trovo a rivivere situazioni e lutti che colpivano i miei genitori quando venivano a mancare attori o cantanti che avevano rappresentato qualcosa negli anni della loro gioventù. 
Da qualche tempo ho potuto purtroppo rendermi conto del significato di queste perdite. Cito Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese del Banco del Mutuo Soccorso (che ha caratterizzato tutta la mia vita e che ho avuto la fortuna di ascoltare in concerto ogni volta che ho potuto). Loro non l'hanno mai saputo ma erano per me come gente di famiglia, legate emotivamente alla sfera personale (mia ma non solo mia, condivisa come poche altre cose) come solo la musica riesce ad essere. Il messaggero di brutte notizie è un ruolo toccato a mio figlio, inevitabile potenza del web ai tempi dei social vissuti in tempo reale sui cellulari di ultima generazione. E così stamattina sono stato dolcemente ma solennemente informato che c'era una notizia che dovevo sapere. E' morto David Bowie. Due giorni fa aveva compiuto 69 anni. Pensavo gli fossero stati fatali i suoi problemi di cuore, non sapevo che avesse un tumore, scoperto un anno e mezzo fa.
Fino a poco tempo fa non riuscivo per un lungo lasso di tempo ad ascoltare voci e musiche di chi ci lasciava.
Giusto un anno fa, quando se n'è andato Pino Daniele, ho dovuto farlo per ragioni professionali. Insomma, sollecitato dal mio amatissimo figliolo, appassionato di musica anche lui e che di recente ha scoperto il fascino del vinile, ho trascorso la mattinata ascoltando con lui i dischi di David Bowie, fotografati nel collage che vedete in questo post.
Ho subito pensato al mio grande amico d'infanzia con cui condividevo l'amore per la musica di Bowie e ho deciso di inviargli un messaggio, pensando che anche un pezzetto della sua vita se ne fosse andato. Anche se, ovviamente, nè io nè lui abbiamo mai conosciuto Bowie. E' l'effetto degli artisti, il legame che creano con le loro opere, che diventano patrimonio affettivo di noi fruitori. Il pubblico le fa proprie, le carica di altri significati, legandole a momenti della loro vita che non si dimenticano. 
"Mi ricordo ancora quel giorno, entrai nella tua cameretta e mi dicesti, senti questo pezzo...Era Starman". Ecco come anche Aldo si innamorò della musica di David Bowie. Curiosamente, Bowie è morto il 10 gennaio, giorno in cui si celebra l'onomastico di Sant'Aldo. Mi ha fatto piacere che ancora lo ricordi, come un magic moment della nostra esperienza musicale. 
Starman era atterrato nella mia cameretta grazie alla radio, a Carlo Massarini (a proposito, vi consiglio il suo meraviglioso libro anche fotografico, Dear Mister Fantasy, pubblicato anni fa da Rizzoli) e a Per voi giovani, la trasmissione che fece conoscere a tantissimi ragazzi della mia generazione, la musica che non avremmo più smesso di amare. Fu amore a prima vista, quell'accordo semplice di chitarra, una melodia fulminante come nelle sue ballate migliori dell'epoca (da Space Oddity a Life on Mars?) e la voglia di scoprire tutto ciò che aveva fatto. La chitarra di Mick Ronson, la batteria di Mick Woodmansey, il basso di Trevor Bolder, la voce di Bowie, che suonava anche le tastiere: gli Spiders from Mars, i ragni da Marte. L'album del colpo di fulmine era The Rise and Fall of Ziggy Stardust and The Spiders From Mars, un disco che era una miniera di singoli di successo: apriva Five years con quell'attacco di batteria, chiudeva la struggente e dolente Rock'n roll suicide. Durò poco il personaggio di Ziggy Stardust, confuso con la moda passeggera del (glam) glitter rock. Ma la sua musica è immortale. Era il 1972.
Andai subito a ripescare Hunky dory e The man who sold the world e Space Oddity, copiati su musicassetta, su nastri che avrei consumato inesorabilmente. 
Ricordo gli articoli su Ciao 2001, l'adesivo in bianco e nero che non mi decidevo dove attaccare, l'attesa per l'uscita dei primi nuovi album: Aladdin sane, Pin-Ups (che lì per lì mi deluse ma che ho poi rivalutato, antesignano anche nella moda di cantare cover delle canzoni predilette degli anni '60, strada seguita poi da tanti artisti) Diamond Dogs soprattutto. Erano anni in cui ancora si riusciva ad ascoltare la musica insieme con gli amici, a commentarla, a discuterla, godendo l'estasi del momento musicale, a volte anche discutendo. Ho sempre continuato a seguire David Bowie, ma quegli album restano i miei preferiti, anche se tante altre gemme ha saputo regalarci, almeno un paio per ogni album, fino alla meravigliosamente malinconico Where are we now? dell'album The next day uscito due anni fa (non ho ancora ascoltato Black Star, appena pubblicato).
Ho visto David Bowie in concerto nel 1987, allo Stadio Flaminio: era il Glass Spider Tour, che nonostante le critiche ricevute, a me piacque, come l'album omonimo. Una serata emozionante. Per fortuna ero fuori città quando avrebbe suonato allo Stadio Olimpico, anni dopo, andandosene dopo neanche un'ora di spettacolo, lasciando interdetto il pubblico, incluso me che ascoltavo il concerto in diretta su RadioRai mi pare. "Meno male che non sono andato" mi dissi.
Bowie ebbe anche il merito di rilanciare la carriera di Lou Reed (produsse Transformer), di regalare ai Mott the Hoople la sua All the young dudes, divenuta un inno generazionale dell'epoca e poi adottato come canzone.manifesto dalle comunità gay.
David Bowie era un artista a 360 gradi, semore cool and fashion, capace di far parlare di sé per i suoi amori, per le trasgressioni sessuali, per i look e le svolte radicali della sua carriera e della sua vita. Inevitabilmente sbarcò anche al cinema. Ruoli importanti e camei, apparizioni folgoranti come in Merry Christmas Mr.Lawrence, il film di Nagida Oshima (1983, assolutamente da ripescare) che lo vide recitare accanto a Ryuichi Sakamoto e Takeshi Kitano, oltre a Tom Conti. E poi L'uomo che cadde sulla terra, tagliato e cucito su misura sul suo personaggio ma che alla fine lo deluse per la strada scelta dal regista Nicolas Roeg, di privilegiare gli aspetti letterari. "Il film è sfuggito al mio controllo" ebbe a dire Bowie "Ma non sono del tutto scontento, ci siamo salvati con una notevole fotografia e un affascinante zoo umano...". Purtroppo pare che in Italia non si possa acquistare una copia del film contenente l'audio originale in inglese, con i sottotitoli: c'è solo la versione doppiata in italiano, che non può certo accontentare chi il film lo vide all'epoca, ovviamente doppiato. Fine della storia. Addio David Jones, in arte Bowie: cambiasti nome per non farti confondere con l'omonimo dei Monkees, che oggi ben pochi ricordano.

Starman
dall'allbum The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars
 https://www.youtube.com/watch?v=v342TST9tFw

 https://it.wikipedia.org/wiki/The_Rise_and_Fall_of_Ziggy_Stardust_and_the_Spiders_from_Mars

 Space Oddity

https://www.youtube.com/watch?v=pXSGocWifAg

La sua discografia

 

Album studio

Tin Machine

Attore cinematografico



L'intervista di David Bowie rilasciata
 a Carlo Massarini nel 1977

http://www.velvetgoldmine.it/stampa/massarini.html