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giovedì 24 marzo 2016

CALCIO Quando si sognava Cruijff in bianconero

 Il male del secolo scorso e di quello attuale, si è portato via anche Johan Cruijff, il mito calcistico per eccellenza degli adolescenti appassionati di calcio negli anni '70. Le frontiere non erano state ancora riaperte ma lo smilzo fuoriclasse olandese divenne il sogno di ogni tifoso, se la memoria non mi tradisce ricordo una copertina del Guerin Sportivo che "strillava" la possibilità futura di vedere Johan alla Juventus. Ancora non avevo dimestichezza con le sparate di mercato e quasi quasi un po' ci sperai... 
Con lui il numero 14 divenne una specie di talismano per molti. Nelle squadrette c'era sempre la gara, tra chi giocava in attacco, per potersi fregiare di quell'ambitissimo numero. E avere la maglia modello Ajax, quelle splendide magliette bianche con la fascia centrale rossa, fu un passo obbligato per la squadra composta dagli amici del quartiere e da qualche amico degli amici. 
L'unico problema era che chi aveva la mamma disattenta, si presentava in campo con la divisa rovinata in lavatrice, e qualche fascia rossa centrale ben presto divenne di un rosa imbarazzante.
Non c'era ancora la televisione ad ossessionare e a riempire ogni giorno della settimana, ma Cruijff fu forse il primo mito acquisito ed importato. E così quando passò al Barcellona, i suoi ammiratori cominciarono a tifare anche per i catalani, per quel 14 olandese. 
Cruijff fu l'asso più brillante del calcio totale olandese, l'evoluzione talentuosa del gioco corto che in Italia aveva adottato Viciani con la sua Ternana (che aveva ovviamente altri interpreti, di minor qualitù individuale). Cruijff non vinse con l'Olanda quanto avrebbe meritato (la finale del '74 persa con la Germania, nonostante il rigore iniziale propiziato proprio da un atterramento di Johan, al 2° minuto) ma il suo gioco rapiva, entusiasmava, conquistava al di là delle bandiere e del tifo. E quando Sandro Ciotti gli dedicò un film, Il profeta del gol, andai a vederlo al cinema Monte Zebio, restando in sala per due spettacoli di fila (allora si poteva).


Ora capita spesso di veder effettuare un cross con l'esterno del piede. Lui fu il primo ad impressionare con quelle sciabolate (il termine poi abusato allora era pertinente) che dall'out sinistro planavano a centro area. Una facilità di gioco, un'eleganza redditizia che fulminava gli avversari e strappava applausi al pubblico.
Il primo approccio con le squadre italiane non fu fortunato per quell'Ajax delle meraviglie: nella finale della Coppa dei Campioni perse 4-1 con il Milan di Rocco, quello di Rivera e Prati là davanti (in campo c'era anche Trapattoni).
Ma poi si rifece abbondatemente. Tre vittorie consecutive in Coppa Campioni contro Panathinaikos (2-0), Inter (2-0) e Juventus (1-0) nel 1971, 1972 e 1973. Furono due suoi gol ad affondare l'Inter, nonostante il tentativo di marcatura di un giovanissimo Oriali, che fece letteralmente impazzire. 
Concluso il ciclo con l'Ajax, continuò ad incantare in maglia blaugrana, inaugurando una nuova era del calcio anche sotto il profilo dello star system, della trasversalità del tifo, capace di inseguire i campioni a prescindere dalla maglia. Del Barcellona poi, Cruijff fu anche allenatore, indimenticato da chi ebbe la fortuna di essere allenato da lui, tecnico esigente ma anche umano, come ha ricordato il talento brasiliano Romario in queste ore.
Tornando al Cruijff..."juventino", sogno irrealizzato, la finale di Belgrado 1973 tra bianconeri e Ajax vinta dagli olandesi, consentì le immagini impossibili: Cruijff appunto con la maglia bianconera. Allora usava che la squadra vincitrice rendesse omaggio agli sconfitti, andando a sollevare la Coppa con la maglia dei rivali. Le foto che vedete mostrano appunto Johan e compagni felici in bianconero nell'unico giorno in cui non avrei mai voluto vederlo gioire con la divisa della Juventus.

http://video.ilmessaggero.it/sport/johan_cruijff_i_piu_bei_gol_dell_uomo_che_ha_cambiato_il_calcio-1631128.html