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sabato 5 marzo 2016

VOLLEY Fipav e Lega Femminile, scontro sulle date. Ma la colpa è... della Fivb (da 25 anni)




Non si sentiva la mancanza di un nuovo conflitto tra la Lega Pallavolo Femminile e la Fipav. Il copione è purtroppo sempre lo stesso da almeno 25 anni: oggetto del contendere sono sempre o le date del campionato, o il numero di stranieri/e utilizzabili. Negli ultimi anni si è aggiunto il nodo del Club Italia. 
Stavolta ad accendere il confronto-scontro sono le date di un campionato già compresso, come in ogni stagione olimpica, che pare destinato ad erodersi di tre giorni, con l’ultima gara dei play off in calendario il 30 aprile invece de 3 maggio, in una serie di finale che potrebbe giocarsi su tre sfide invece che su cinque.
Sotto riporto le dichiarazioni e il punto della situazione espresso al sito Sportal.it dal presidente della Lega Femminile, Mauro Fabris, dopo le anticipazioni pubblicate dal Corriere dello Sport sulla vicenda.
Il brutto è che Lega e Fipav sono contrapposte per colpa della Fivb, di un peccato originale che da 25 anni si combatte solo a parole e di un sistema di qualificazioni (per l’Olimpiade ma in fin dei conti per tutto: Mondiali, Europei inclusi) sempre più assurdo, sportivamente iniquo e distante dalla logica della realtà pallavolistica esistente (per non parlare della tutela degli atleti spremuti). Un sistema di calendarizzazione a grappolo che fa danni incalcolabili, minando alle radici i movimenti più vivaci e produttivi del volley mondiale, unico sport in cui a livello internazionale l’immagine è costituita esclusivamente dalle Nazionali. Un limite che perfino il presidentissimo mondiale Ruben Acosta aveva ammesso nel 1990 (incalzato dialetticamente dal sottoscritto), promettendo di lavorare per ridurre il problema, che invece è ancora quasi al punto di allora.
I fini istituzionali di una Fipav (che risponde al Coni del suo operato, non va dimenticato) non possono che suggerire una politica volta a proteggere la Nazionale e i suoi obiettivi (andare all’Olimpiade non è un bene solo della Federazione). D’altro canto un campionato femminile che finalmente pare più stabile relativamente a certe problematiche patite in passato, corroborato dall’ingresso di nuove realtà (che ignorano la storia e i meccanismi del legame tra il volley internazionale istituzionale e la realtà dei club) che ritengono di dover avere maggior influenza decisionale perché sborsano capitali, pagano stipendi, tengono in piedi il carrozzone che ora include anche la realtà del Club Italia.
Il paradosso è che il presidente della Lega, Fabris, si trova a dover battagliare su due fronti: contro la Fipav e con i club che (non so quanto consapevoli delle regole) pretendono che sia la loro voce ad essere ascoltata.
Ora, il problema è nato all’indomani del torneo di qualificazione. Mi chiedo perché si è atteso così tanto per sciogliere il nodo? Sarebbe stato meglio trattare a oltranza, già entro la fine di gennaio, e produrre subito le nuove date. Perché ora anche la soluzione d’emergenza fattibile, anticipare una giornata dal 26 al 16 marzo, è stata bocciata dai club per via dei palinsesti televisivi, definiti dopo lunga e vana attesa delle date certe dei play off.
Purtroppo le strade aperte non sono molte, anche se potrebbe essere d’aiuto lo stesso play off, che potrebbe qualificare due squadre con un ridottissimo numero di atlete italiane, disponibili prima per il raduno azzurro. Ma ciò che preoccupa è il tempo necessario per ambientarsi al fuso del Giappone (il torneo preolimpico si giocherà a Tokyo dal 14 al 22 maggio) che rende molto stretti perfino i tempi legali fissati dalla Fivb (scesi da 15 a 10 giorni) per avere a disposizione le atlete. 
Quello che è certo è che un muro contro muro non è auspicabile e non farà bene a nessuno. Ognuno cerchi di valutare le necessità dell’altro, non serve a niente una prova di forza che in ogni caso avrà risvolti negativi sul futuro della pallavolo. Perché club e nazionale sono destini che si incrociano, legati da sempre, come ha confermato il boom dei Mondiali Italy 2014.
Il problema della Lega e della Fipav è la Fivb, e in subordine la Cev. Il cammino sarebbe lunghissimo, ma perché la Lega (anzi le Leghe, il discorso vale anche per la maschile, quest’anno graziata dal regalo della qualificazione lampo in Coppa del Mondo ottenuta dagli azzurri di Blengini)  non si fa promotrice presso la Fipav di una candidatura politica europea (per cominciare) dello stesso presidente Fabris, che il politico l’ha fatto già? Magari potrebbe riuscire dove hanno fallito i burocrati, che una volta eletti si adagiano presto, sprofondando nelle poltrone dell’onnipotenza autoreferenziale, novelli Zelig negli organismi europei e mondiali e non più all’opposizione per un cambiamento sostanziale e fruttuoso.
L’Italia pallavolistica sostiene di avere peso politico, sarebbe un’occasione per dimostrarlo, anche se ci vorrà tempo e spesso le società non durano abbastanza per raccoglierne i frutti.




Il presidente Fabris su Sportal.it
 "La Federazione richiede, a stagione in corso, un anticipo sul termine dell'attività dei Club, dal 3 maggio al 30 aprile, poiché - si legge sull'articolo de Il Corriere dello Sport - avere le azzurre dall'1 maggio, tredici giorni prima del torneo e con l'handicap dell'ambientamento al fuso orario, sarebbe il minimo indispensabile”. Sottolineando che la conclusione del Campionato di Serie A1 il 3 maggio sarebbe perfettamente in linea con i regolamenti FIVB, secondo cui le Nazionali possono richiedere le giocatrici ai club 10 giorni prima dell'inizio delle competizioni internazionali (il preolimpico comincerà il 14 maggio), si tratterebbe di un'ulteriore contrazione di un calendario già fitto. Nella stagione preolimpica, infatti, l'attività delle squadre di A1 che non parteciperanno ai Play Off Scudetto durerà 4 mesi e mezzo. Quattro mesi e mezzo in cui tali squadre hanno dovuto disputare 24 turni di Campionato (uno ogni 5,8 giorni), anche per effetto della partecipazione al Campionato del Club Italia. Prendendo come riferimento la Nordmeccanica Piacenza, una delle squadre impegnate in Campionato, Coppa Italia e Champions League, essa arriverà a disputare tra il 17 ottobre e il 2 aprile tra le 36 e 37 partite (dipenderà dalla qualificazione o meno alla finale di Coppa Italia), ovvero una partita ogni 3,8 giorni, al netto della sosta invernale. 

La Lega si è attenuta pienamente alle indicazioni di calendario fornite dalla Fipav a inizio stagione, con particolare riferimento all'eventuale partecipazione della Nazionale al torneo preolimpico di maggio in Giappone (che era stato individuato tra il 15 maggio e il 5 giugno). E ha organizzato la propria attività sulla base di queste indicazioni, prevedendo inoltre una pausa dal 22 dicembre al 17 gennaio per la disputa dei tornei continentali di qualificazione alle Olimpiadi. 

L'esperienza del Club Italia in A1 si è rivelata, a detta di tutti, un successo. Preme evidenziare in merito alcuni punti: i Club di Serie A1 hanno accettato l'invito del ct Bonitta e della Federazione e accolto il Club Italia nell'A1 2015-16, nonostante tale inserimento implicasse l'aggiunta di 4 giornate alla Regular Season (da 22 a 26), saturando un calendario già compresso con 5 turni infrasettimanali; 5 turni infrasettimanali (su 26, praticamente 1 su 5) che hanno causato un sensibile calo nel numero di spettatori nei palazzetti e una difficile gestione e collocazione delle partite in televisione, con conseguente danno economico e di immagine per i Club e per gli sponsor che li sostengono; la crescita del Club Italia e delle sue atlete è da ricondurre all'alto livello del Campionato in cui è stato inserito - la competitività del torneo è stata sottolineata dallo stesso ct Bonitta in più occasioni - e alla possibilità di confrontarsi con atlete di caratura internazionale; se il Campionato è di alto livello e vi partecipano atlete di caratura internazionale è grazie unicamente agli sforzi economici dei Club, che di fatto sostengono la Serie A e le permettono di esprimere tali qualità tecniche; il modello italiano è ben diverso, ad esempio, da quello statunitense basato sui college, e l'unico modo per trasformare giovani talenti in giocatrici di alto livello è inserirle in un contesto di eccellenza (ed è proprio con questa motivazione che il ct Bonitta la scorsa primavera giustificò la sua proposta). 

Che ora un tale Campionato di Serie A1 sia trattato come un qualsiasi torneo del dopolavoro, con date modificate in corsa e finale di stagione azzoppato per volontà federale, è un assoluto paradosso. Se la FIPAV arriverà a imporre l'anticipo sul finale di stagione, contraendo la fase più importante e spettacolare dei Play Off Scudetto, svilirà quella stessa Serie A che ha 'svezzato' le atlete del Club Italia e (è la speranza di tutti) contribuirà alla qualificazione dell'Italia alle Olimpiadi di Rio de Janeiro".