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martedì 28 giugno 2016

CINEMA Bud Spencer, il Bambino che ridicolizzò la violenza nel cinema per famiglie

Sapere che se n'è andato serenamente, come ha reso noto la sua famiglia, rasserena. Perchè il modo in cui si lascia il mondo ha un suo valore: non conta solo il quando ma anche e il come. Uno sportivo dell'acqua, nuoto e pallanuoto, atleta da Olimpiadi e da barriere abbattute. Un uomo capace di trobvare il successo anche nella sua seconda vita senza perdere il senso della misura e delle proporzioni, conservando il buon gusto e restando fedele ai suoi principi e alla voglia di non deludere quel pubblico che imparò ad amarlo per come era sullo schermo, specchio di genuinità che gli veniva bene perchè non doveva recitare troppo. 
Rifiutò l'offerta di Fellini che l'avrebbe voluto per il suo Satyricon riufitando di apparire nudo sullo schermo, a farsi mordele le chiappe. Intese così rispettare se stesso e il suo pubblico. " Ma allora sei o non sei un attore" lo stuzzicò il Maestro romagnolo. "No, non sono un attore" rispose umilmente lui, che non calcò il palcoscenico teatrale perchè appunto lo riteneva luogo sacro, solo per veri attori.
Per il cinema il suo nome non era abbastanza esotico, per cui divenne Bud Spencer (in omaggio a Spencer Tracy, il suo attore prediletto) e con Mario Girotti (Terence Hill) formò dopo “Dio perdona...io no”, una delle coppie cinematografiche di maggior successo degli anni 70: i film di Trinità diretti da Enzo Barboni (E.B.Clucher) furono campioni d’incasso all’epoca, rinverdendo il genere del western all’italiana, avvolgendolo nell’ironia. Non a caso il suo personaggio si chiamava Bambino. Bud Spencer in gran parte degli oltre cinquanta film a cui prese parte, divenne il gigante buono che riparava torti e ingiustizie a suon di botte in testa (i suoi proverbiali e comici pugni dall’alto in basso, sulle testa dei “cattivi”) e ceffoni. Bud Spencer e Terence Hill andarono oltre il western con tanti altri film di successo (“Più forte ragazzi”, “Altrimenti ci arrabbiamo”). Poi Bud divenne Piedone, il commissario protagonista di un’altra serie di pellicole. Lavorò con Montaldo, Dario Argento e Lizzani, con Corbucci, Steno e Festa Campanile, fino ad Ermanno Olmi ( “Cantando dietro i paraventi”).
Anche lui, come il compare cinematografico Terence Hill (la sua voce era doppiata da Pino Locchi), dovette rassegnarsi ad essere doppiato in gran parte della sua cinematografia, da Glauco Onorato. Poi riuscì finalmente ad imporre anche la sua voce, profonda, anche cavernosa ma inconfondibile, in sintonia con la sua fisicità.
Ai tempi del suo successo, non stravedevo per quel genere di film, prediligendo un cinema diverso, più impegnato e meno semplice, ma questo non mi ha mai impedito di apprezzarne la simpatia naturale, istintiva che suscitavano lui e i personaggi che portava sullo schermo. Bud Spencer e Terence Hill, piaccia o no, sono stati un pezzo di storia del cinema italiano popolare, un cinema formato famigle, immune dalla violenza senza freni e dal pulp che avrebbero in seguito spostato i confini della tolleranza visiva degli spettatori. Con Bud Spencer si andava sul sicuro: nei suoi film per tutti, niente sesso, nè violenza compiaciuta. E lui era lo chef ideale per servire il menù per adulti e bambini, cotto con ironia per regalare sorrisi rassicuranti e buonumore.

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