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lunedì 4 luglio 2016

ATLETICA Una petizione per Schwazer: «Lo vogliamo all'Olimpiade di Rio»

Ora c'è anche una petizione. Forse non è più un ritretto numero di persone a ritenere che contro Alex Schwazer si sia architettata una spaventosa e crudele montatura.  "We want Alex Schwazer at the Olympics in Rio!", noi vogliamo Alex Schwazer alle Olimpiadi di Rio!: è la petizione lanciata su www.change.org a sostegno della partecipazione del marciatore azzurro all'Olimpiade. 
Partecipazione che ora sembra essere molto lontana, a causa della misteriosa, strana e più che sospetta vicenda della positività per anabolizzanti (ma in misura irrisoria, come gli esperti di doping sanno bene).
Oggi la Procura di Bolzano ha aperto un fascicolo in cui l'atleta è presunta parte lesa, dopo la denuncia contro ignoti depositata nelle scorse settimane dalla difesa dell'altoatesino. La petizione ha iniziato a raccogliere le adesioni, destinate ad aumentare quando verrà pubbicizzata tramite i social e le mail del popolo sensibile alle ingiustizie di varia natura. petizione ha ottenuto una settantina di firme virtuali. 
Sandro Donati, che da una vita ha pagato sulla sua pelle la sua lotta al doping e che ora è anche lui vittima e bersaglio come Alex, ha spiegato all'agenzia Ansa: «Sono il suo allenatore, ho trascorso la mia vita lottando il doping, per questo sono stato emarginato per anni dalle Istituzioni sportive, posso garantire l'assoluta pulizia di Alex e l'incredibile CONTRASTO tra lo 'strano' controllo dell' 1 gennaio e i risultati di altri 14 controlli antidoping della IAAF e di 35 test ematici a sorpresa fatti dall'ospedale pubblico San Giovanni di Roma». E anche quello di Pasquale Bellotti, ex direttore della Scuola dello Sport di Coni ed esperto di doping: «Perché, una volta tanto, possa trionfare la ragionevolezza ed il buon senso. Solo i fessi, gli stolti e ovviamente l'innumerevole stuolo di quelli che sono in malafede possono o ipotizzare o sostenere che questo atleta sia o si sia dopato!».
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/atletica-perche-la-fidal-e-cosi-passiva.html