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sabato 19 novembre 2016

PALLAVOLO Caro Adelio, è un anno che te ne sei andato...

Caro Adelio, è un anno che te ne sei andato, non di tua volontà naturalmente, e per questo sei scusato. Mi dispiace tu non possa leggermi, perchè come tante altre volte hai fatto, mi avresti detto: "Devo darti ragione, avevi visto giusto", aggiungendo qualcosa che tengo gelosamente per me. Era il tuo modo per rispettare punti di vista a volte diversi, perchè lontani dai personaggi e i fatti che tu invece vivevi da vicino, sempre con partecipazione, spesso con affetto reale. E' molto amaro e doloroso dirti che anche stavolta avevo ragione, ma lo sai che io ho questa dannazione di saper vedere certe cose prima che accadano, di capire dove vanno a sfociare i fiumi, l'inerzia della vita, come direbbe qualche telecronista incauto facendoci incavolare, come succedeva fino a un anno fa...
Sarai stato anche il giornalista onnipresente, a volte rompiscatole per qualcuno che si vedeva scoprire gli altarini, ma c'eri, sempre o quasi sempre.
Lo sapevano tutti che eri il più attivo e solerte dei giornalisti collaboratori (scusa la parola, a te piaceva solo l'etichetta di giornalista), sei stato per tanto tempo i miei occhi e le mie orecchie sui campi della pallavolo, in tutta Italia, ma che dico Italia, in tutta Europa... Non sarai stato il "giornalista vero" da redazione che sognavi, ma sicuramente ti sei divertito e sei stato più a contatto con lo sport della maggior parte dei giornalisti contemporanei. 
Ti sentivi una bandiera per il giornale, anche in tempi in cui le bandiere erano già state arrotolate e riposte nel dimenticatoio da aziende rinnovate al punto da aver dimenticato se stesse, il loro passato, le loro bandiere appunto.
Ora converrai che non volevo lusingarti quando ti dissi, anzi ti predissi, che dal giorno in cui tu avessi deciso di non seguire più la pallavolo (come da tempo andavi dicendo senza essere creduto da nessuno, tantomeno da me...) niente sarebbe stato più lo stesso. Te lo dissi o no che nessuno avrebbe mai preso il tuo posto? Che il tuo amato sport non sarebbe stato più raccontato come prima, spesso prima degli altri, e che pian piano nulla di quanto hai alimentato per tanti anni avrebbe più avuto valore, evaporato tra le piccole cose giudicate senza importanza?
 Non so se il mondo del volley, il tuo mondo, abbia già compreso il vuoto che hai lasciato. Nemmeno mi interessa, perchè lo so io e mi basta. Nessuno può saperlo meglio di me. Senza ombra di presunzione, ma con la certezza con cui il pasticciere (con la i, cfr Treccani) conosce meglio di tutti i segreti dei suoi dolci. Già un anno, il primo, senza commentare ciò che avviene nella pallavolo italiana, scandagliare risultati, prestazioni, ipotizzare il futuro.
E quando già eri intrappolato dal tuo dolore, te ne rendesti conto anche tu. Avrei tanto voluto sbagliarmi, ma purtroppo non è stato così, e ora tu ed io avremo ancora una cosa in comune oltre ai ricordi di quanto abbiamo vissuto insieme: nè tu nè io avremo eredi. 
"Il mondo è cambiato". Questa frase la ripetevi anche tu sconsolato, a volte, come un mantra che faticavi ad accettare, anche se alla fine la tua impostazione militaresca ti induceva al rispetto anche di cose che non capivi nè condividevi. Devo confessarti che certe cose non le capivo e non le capisco nemmeno io, potevo solo cercare di dipingerti il quadro come era, per cercare, illudendomi, di farti soffrire di meno.
Quando parlavi di ritiro, avevamo scherzato sulla scommessa obbligata: Chi lascerà prima la pallavolo, tu o il tuo eterno figlioccio Samuele Papi? Ecco, questa scommessa l'ho persa io. Tu hai dovuto abbandonarci (noi colleghi e soprattutto il mondo dei tuoi cari, dei tuoi affetti familiari), Samuele è ancora lì in campo che fa meraviglie. Dispettoso di un Adelio, pur di farmi sbagliare...
Caro Adelio, sappi che non manchi solo a me. C'è ancora tanta gente che ha nostalgia di te, eccessi inclusi. Anche ora che ti sei trasformato in una "figurina" collocata nell'album dei ricordi del mondo del volley che fu (con i tanti aneddoti legati a te e alle avventure vissute), forse per pochi, ma ricco di personaggi, dentro e fuori dal campo, indimenticabilmente umani. Una volta conosciuti, certi uomini non si dimenticano, finché si ha vita.

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/11/volley-ciao-adelio-caro-zio-brontolo.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2015/12/volley-cosi-lontano-cosi-vicino-ivolley.html