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venerdì 23 giugno 2017

ALBUM 2/ Claudia Cardinale, il cinema, la Tv (1986)


Una nuova rubrica su Visto dal basso, si chiama Album e ripropone brandelli di vita vissuta e rende omaggio ad un periodo in cui i giornali venivano venduti in centinaia di migliaia di copie, letti da milioni di lettori. Album perchè questi scampoli di bel passato che riemergono, vanno appunto sfogliati come si guarda un album di vecchie foto, capaci ancora di suscitare emozioni. Pur nella consapevolezza che il passato è appunto passato e che andrebbe vissuto sempre e solo l'attimo presente.
Questa è un'intervista con Claudia Cardinale,  pubblicata il 19 dicembre 1986 sul Corriere dello Sport. L'occasione era fornita dal suo ritorno in Tv con un ruolo nel film Naso di Cane, diretto da Pasquale Squitieri.  

1) Nanni Moretti pallanotista
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/06/album-1-nanni-moretti-e-la-pallanuoto.html

giovedì 22 giugno 2017

ALBUM 1/ Nanni Moretti e la pallanuoto (1986)







Una nuova rubrica su Visto dal basso, si chiama Album e ripropone brandelli di vita vissuta e rende omaggio ad un periodo in cui i giornali venivano venduti in centinaia di migliaia di copie, letti da milioni di lettori. Album perchè questi scampoli di bel passato che riemergono, vanno appunto sfogliati come si guarda un album di vecchie foto, capaci ancora di suscitare emozioni. Pur nella consapevolezza che il passato è appunto passato e che andrebbe vissuto sempre e solo l'attimo presente.
Questo servizio, dedicato a Nanni Moretti e alla sua passione per la pallanuoto che come i cinefili sanno è stata oggetto anche di un suo bel film, Palombella rossa, fu pubblicato sul Corriere dello Sport del 12 aprile 1986.

sabato 17 giugno 2017

VOLLEY Anche Fabris medita la protesta anti Cev: non partecipare alle coppe



Diego Mosna, presidente dell'Itas Trento, aveva rilanciato qualche giorno fa la provocazione: «Non partecipiamo alle coppe europee». Dopo i sorteggi in Cev di mercoledi scorso e dopo la decisione di ignorare il secondo posto conseguito nelle finali della scorsa primavera da Perugia e Conegliano, obbligandole addirittura ai turni preliminari, anche il presidente della Lega Pallavolo Femminile, Mauro Fabris, ha espresso il malumore del movimento che rappresenta. Perchè pure nel 2018 le finali delle coppe andranno a incidere pesantemente sui play off, maschili e femminili.
Ecco quanto dichiarato dal presidente Mauro Fabris: «Come purtroppo è solito capitare negli ultimi anni, i calendari delle Coppe Europee costringono la Lega Pallavolo Serie A Femminile – così come la maschile – ad amare riflessioni. In barba ai confronti avuti anche di recente, presente la FIPAV, con i presidenti di FIVB e CEV, ci troviamo nuovamente alle prese con un calendario internazionale che rischia di contrarre l’attività della nostra Serie A, considerata con poche altre tra le migliori del mondo. Nello specifico, limitando l’analisi alla sola Champions League, obbligare l’Imoco Volley Conegliano, squadra vice-campione d’Europa, nonché organizzatrice dell’ultima Final Four (con notevole esborso economico, pari al ritorno mediatico garantito alla CEV con un evento di straordinaria partecipazione), a disputare due turni preliminari, ovvero quattro partite tra ottobre e novembre, per entrare nella fase a gironi è assolutamente inaccettabile. A favore, peraltro, di squadre che in Champions League non hanno mai giocato o che hanno il solo merito di appartenere a nazioni che inspiegabilmente vantano un ranking migliore a quello italiano».
 «Alla luce di tutto ciò, e su questo ci siamo già confrontati con la Federazione, ci poniamo convintamente a difesa del nostro movimento, dei Club e di chi vi investe: prima dell’inizio della stagione 2017-18, in occasione della prossima Assemblea di Lega, valuteremo a quali condizioni accettare di partecipare alle Coppe Europee a partire dalla stagione 2018-19. Se non cambiano questi atteggiamenti sbagliati di Cev e Fivb, non escludo che ci sia la possibilità per i Club italiani di non partecipare alle Coppe Europee dalla stagione 2018-19».

Due considerazioni a latere. 1) Se l'Italia non partecipa alle coppe, agli altri Paesi importa poco, avranno più possibilità di vittoria e di posti in final four. Come accadeva alle nostre squadre negli anni olimpici, quando gli squadroni dell'Urss disertavano le coppe europee e i club italiani provavano a rosicchiare un po' di gloria.
2) E' sconfortante verificare come l'Italia, nonostante il suo indiscutibile valore globale come movimento e come vittorie negli ultimi 30 anni, non sia riuscita a sviluppare alleanze tali da detronizzare lo strapotere dei singoli dirigenti, in Cev e Fivb, che pensano ai loro interessi più che a quelli del volley. 
3) Valutare l'ipotesi di un'azione di forza, di una rinuncia a scopo offensivo, è un'idea che personalmente prospettai fin dallo scorso decennio. Senza la certezza di raggiungere un risultato concreto. Ma segnale di identità e ribellione che avrebbe potuto condurre a risultati a medio termine.
Sono gli stessi club, quelli almeno che hanno sponsor a visibilità internazionale, che non vogliono rinunciare alla platea europea (anche se minima, eccezion fatta per semifinali e finali) e che preferiscono chinare il capo, o turarsi il naso, per non entrare in conflitto diretto con gli organismi che stanno depauperando e sfasciando questo sport.

venerdì 16 giugno 2017

VOLLEY L'Italvolley-Cenerentola, scomparsa dalle dirette di RaiSport

Due differite a mezzanotte in questo week end di World League, la bella vittoria con la Francia non è stata vissuta con le emozioni di chi non sa come finisce una partita. E domani con il Belgio sarà la stessa cosa. La pallavolo che torna ai tempi di una volta, intorno a mezzanotte, in orario che un tempo si definiva a luci rosse. 
Perchè oggi si è dimenticato, ma c'erano anni in cui le partite, anche finali scudetto, venivano mandate in onda incomplete, in estrema sintesi e in orari incerti, magari dopo mezzanotte per mostrare l'ennesima replica di un film western.
Intorno a mezzanotte, Cenerentola tornava a casa perdendo la scarpetta, la Nazionale si affaccia in Tv portando il telecomando.
E si narra, nel web, che l'altra settimana una partita della Nazionale sia stata mozzata per trasmettere un vecchio incontro di calcio. Non so se è realtà o leggenda, la notte non guardo la tv. E nemmeno di giorno.
Oggi la realtà è diversa. E' vero che non c'è più un Carlo Magri che staziona in Rai un giorno si e l'altro pure per spingere la sua pallavolo, ma è anche vero che il grosso problema che ha portato al ridimensionamento della pallavolo in questo frangente è l'immotivato taglio di uno dei due canali sportivi della Rai. Perchè se c'è da alzare scandalosamente la voce per far mantenere guadagni iperbolici a personaggi che hanno usato la Rai per scopi personali, i vertici Rai l'hanno alzata. Quando c'era da battersi per non sopprimere RaiSport2, bandiera bianca. 
Con un solo RaiSport, ogni concomitanza diventa fonte di rinunce e malumori. E siamo solo all'inizio. Scherma, nuoto, atletica, finnastica e tanti altri sport vanno in onda quando il volley gioca (perchè va anche detto che il volley... gioca sempre). Insomma, altre amarezze verranno...

BEACH VOLLEY Londra 2012 è un lontano ricordo, le azzurre sono sparite dalla spiaggia


Il freddo rilevamento dei risultati e la coincidenza. Nel giorno in cui è stato presentato il campionato italiano di beach volley in Fipav (tra parentesi: giorno infelice*, orario infelicissimo**) la coppia italiana di beach volley Menegatti-Perry veniva sconfitta per 2-0 (21-9, 21-9!) della canadesi Pavan-Humana/Paredes.
All’Olimpiade di Londra 2012 la coppia azzurra Menegatti-Cicolari è arrivata fino ai quarti di finale, così come Lupo Nicolai. Quattro anni dopo a Rio 2016, Nicolai e Lupo hanno giocato la finale e vinto l’argento. La coppia femminile è stata devastata e annientata dal caso di doping che ha riguardato la Orsi Toth.
Nel 2017 il beach volley femminile azzurro è questo? Un doppio 9-21 che non so da quanto una coppia azzurra non subiva e che, tra parentesi, è il più pesante scarto registrato nelle partite del tabellone principale del Dela Beach Open. Forse c'è da rivedere qualcosa. O no?


* giovedi era vigilia di Italia-Francia di World League

** ore 18.30 di pomeriggio, un pessimo orario per sperare di avere la massima attenzione e la presenza di addetti ai lavori del media

mercoledì 14 giugno 2017

VOLLEY Champions League e play off scudetto di nuovo in rotta di collisione

 http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2017/06/14-27144260/volley_-_champions_e_finali_scudetto_di_nuovo_in_contemporanea_/

Non so se è già stato predisposto il planning della SuperLega e della A1 femminile per la stagione 2017-2018. Con le date fissate per le final four delle due Champions League, nel 2018, è fortissimo il rischio di un'altra deleteria sovrapposizione (o miscuglio) della fase calda dei play off dei due campionati italiani con l'ultimo atto della maggiore coppa europea. O meglio dell'unica che quando arriva all'epilogo trova un minimo di visibilità. Forse. Non sempre.

martedì 13 giugno 2017

SOCIETA' Corteo per i vaccini liberi, ma sui giornali regna la disinformazione

Poi dice che la gente comune non legge più i quotidiani d'informazione... 
Rapida analisi del modo in cui si è data notizia (si fa per dire) della manifestazione per i vaccini liberi che si è tenuta domenica a Roma ed alla quale hanno partecipato circa 10.000 persone. 
Tre giornali analizzati, solo La Repubblica può essere promossa nell'ideale pagella dell'informazione. 
Per il resto, come accade spesso anche in Tv (che non guardo, quindi non so giudicare, se non riportare che La7 ne ha parlato), più che altro disinformazione. Hai visto mai che la gente cominciasse a ragionare con la propria testa?

 La Repubblica - Mezza pagina con foto, e quattro pareri interessanti e ben motivati di genitori che hanno marciato sotto la canicola delle ore 13 (ora legale). Ida Forni di San Giovanni Valdarno, Marco Capolupo di Napoli, Valentina Premeri di Pordenone, Luca Fornasier di Roma. 
Titolo La marcia del popolo No vax "Lasciateci liberi di scegliere".
Roma, in diecimila in corteo contro il decreti della ministra Lorenzin.

Corriere della Sera - Una semplice notizia con foto, 10 linee, quindi circa 7 righe di testo. Titoletto: Sfilano i vax free: "Libertà di cura". 
Nel testo non si dice che hanno sfilato diecimila persona, ma genericamente e in modo riduttivo: centinaia di famiglia. Ora se ogni famiglia può avere quattro persone, dire centinaia di famiglie cosa fa pensare? 400, 800, 1.200 persone? Verrebbe da chiedere all'estensore: quale calcolo ha fatto? Ha diviso 10.000 per (quante) centinaia di famiglie? Bastava guardare le foto sul web per capire che hanno sfilato migliaia e non centinaia di persone.

Il Messaggero - Una semplice notizia, con foto. Dieci righe di testo. Occhiellino: La protesta Il corteo no vax
Titolino: In migliaia in piazza a Roma contro l'obbligo delle vaccinazioni.
Invece di far sapere che i manifestanti (toh) sono arrivati in pullman e indicare il percorso, forse sarebbe stato più giornalistico sintetizzare le motivazioni della protesta.



VOLLEY Volleyrò stupefacente, poker under 18 e settimo sigillo tricolore


 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-la-terza-doppietta-di-volleyro.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2016/06/volley-volleyro-under-16-il-primo.html

Vincere è sempre bello, a qualunque età e in qualunque categoria. Vincere nel tempio della pallavolo italiana, al PalaPanini di Modna, regala emozioni speciali. Ma vincere è sempre difficile e mai scontato, nemmeno per il Volleyrò, il club mattatore delle serie giovanili femminili. Una società di Roma che da vincere scudetti genera invidia, ma nonostante tutto quello che il club ha dovuto passare, anche quest'anno è riuscito a festeggiare uno scudetto, il tricolore Under 18: quarta vittoria consecutiva, e a livello giovanile è davvero un'impresa, settimo titolo in quattro anni, con il corollario di nove finali giocate.
La memoria di Andrea Scozzese non si onora solo vincendo, perchè l'esistenza stessa di Volleyròè la testimonianza di quanto Armando Monini e Andrea Scozzese fossero legati e credessero nel loro progetto, inizialmente poco più di un sogno, una intuizione. Ma poi plasmato e sviluppatosi andando oltre ogni più rosea aspettativa.
Le parole di Armando Monini, il patron sulle cui spalle è rimasto il peso della società, le potete leggere sotto. Così come quelle diLaura Bruschini, dirigente infaticabile e crocevia di tutte le figure chiave della squadra, dal tecnico Luca Cristofani a Lionello Teofile, da Sandor Kantor ad ogni persona che vive e lavora nella grande famiglia del quartiere Nomentano.
Anche se collocato geograficamente a Roma, il polo Volleyrò merita solo di essere ammirato e supportato, non avversaro come spessoè successo di intuire e verificare. Sempre che si abbia davvero a cuore il bene supremo della pallavolo femminile italiana.

 

Il fatto 
 
MODENA, 11 giugno 2017 - Sette scudetti in quattro anni, quattro con l’Under 18 e tre con l’Under 16, e nove finali raggiunte.
Con la scomparsa di Andrea Scozzese, Armando Monini ha preso in mano la difficile responsabilità dell’intera gestione del club, supportato dal sempre presente direttore sportivo Laura Bruschini, che lavora giornalmente per rendere operativa una macchina che anno dopo anno ha oliato i suoi ingranaggi, fino a diventare un modello di eccellenza non solo nel volley. Il direttore tecnico Luca Cristofani ha portato con sé metodologie di allenamento innovative e la mentalità vincente di un allenatore sempre focalizzato al raggiungimento del massimo traguardo. Ha tramesso le sue idee a un gruppo di allenatori preparato e costantemente motivato, compresi i due tecnici dell’Under 18 Sandor Kantor, che proprio a Modena ha scritto pagine irripetibili della pallavolo maschile da giocatore, e Matteo Pilieci, da tempo nella famiglia del Volleyrò. Il valore aggiunto è dato poi dalla passione di tutti coloro che collaborano all’interno della società, dallo storico presidente Luigi Caruso, che rappresenta la continuità con il “vecchio” Casal de’ Pazzi, al direttore generale Lionello Teofile, per finire con tutti coloro che vivono quotidianamente la realtà del Volleyrò, tecnici, dirigenti e famiglie. Tante presenze importanti che rendono unica in Italia questa speciale famiglia, che oggi ha arricchito la propria bacheca di un altro bellissimo trionfo. 

La dedica di Armando
“Dedico questo record – spiega Armando Monini – ad Andrea Scozzese e alla sua famiglia. Andrea era un competitivo nato. Mi ha dato la possibilità di entrare in questo progetto e insieme abbiamo costruito un modello di eccellenza sportiva forse ineguagliabile. Un pensiero va anche alla mia famiglia, a mia figlia, senza la quale oggi non sarei qui, e a mia moglie che in questo periodo ho visto poco per gli impegni con la pallavolo. Rivolgo un ringraziamento a tutto lo staff. Insieme siamo una grande famiglia, chi è qui e chi non è potuto venire come Romolo Cencioni. E poi non posso non ricordare Laura Bruschini, che mi sopporta tutti i giorni con il mio temperamento e con la mia energia. Perché se non ci si mettono impegno ed energia non si raggiungono obiettivi come quello di oggi. Questo è un insegnamento per tutti. Ringrazio anche gli sponsor che ci danno le possibilità economiche di portare avanti questo progetto e mi riferisco in particolar modo alla Savino Del Bene, a Toccafondi e a Nocentini, che hanno creduto sempre in noi e con cui sono certo continueremo a collaborare per molti anni”. 
L'emozione di Laura
“È stata un’emozione immensa vincere a Modena – dice Laura Bruschini - perché è iniziato tutto proprio qui, con il nostro primo scudetto. Vincere lo scudetto con l’Under 18 rappresenta una gioia in più, perché è  l’ultimo anno di giovanile per tante ragazze. In questi anni hanno dimostrato un grandissimo carattere. Fuori da qui non sarà facile per loro, ma noi siamo una grande famiglia e saremo sempre pronti ad aiutarle e a sostenerle”.

lunedì 12 giugno 2017

SOCIETA' No vax, in 10.000 a Roma per la manifestazione di dissenso (la FotoGallery)

 

http://www.infovaccini.it/doku.php?id=normativa#.WT2qZ8upXqA 

In una domenica torrida una bella fetta di società ha sfidato caldo e sole, a Roma ma non solo, per dire no alla prevaricazione di un governo la cui unica preoccupazione è quella di non interrompere il feeling con i colossi della farmaceutica e con un certo modo di pensare e agire. Con il sostegno e la complicità di gran parte dell'informazione, legata spesso da vincoli pubblicitari, e con motivazioni scientifiche che sono in realtà tutt'altro che concordi.

 
C'è divisione e discussione tra gli stessi medici e "scienziati", ma naturalmente quando si riportano i pareri, finiscono sulle pagine dei giornali (e in Tv, nei telegiornali e nelle trasmissioni seguite dalla gente comune, che ancora crede che le notizie imparziali siano quelle che dà la televisione). solo le opinioni funzionali alle tesi sposate, politiche, governative, pubblicitarie. Con rare eccezioni. 

Chi ha sfilato, in rappresentanza di tutti coloro che dissentono e che avrebbero voluto una discussione seria e reale sull'argomento, ha fatto capire chiaramente come il governo in questa occasione abbia compiuto una manovra dittatoriale (o la sfilza di vaccini o niente scuola) di matrice discriminante in base al censo (multe che definire salate o di allucinante entità è riduttivo). Circa diecimila le persone che hanno manifestato, di ogni opinione politica, un dissenso trasversale perchè la salute dei figli è argomento che non può essere vergognoso ostaggio dei partiti, sempre più spudorati nella difesa dei loro interessi più o meno collaterali. E degli interessi dei poteri (economicamente) forti.


La testimonianza di Verena

Eravamo tanti, ma dovevamo essere di più. Dal Piemonte, dalla Toscana, dall'Emilia Romagna, dalla Puglia. Forse c'erano pochi romani. Se sa all'una se magna...! Non si è potuto completare il giro che si voleva fare perché la polizia davanti al Colosseo ci ha bloccati. Così abbiamo fatto marcia indietro fino a tornare di nuovo alla Bocca della Verità. 
Hanno parlato anche dei medici. Discorsi toccanti, che fanno tremare. La cosiddetta "salute" è il più grande business del secolo. Così si diventa merce. Semplicemente merce. Ora per potersi fidare di un medico come minimo deve essere ammonito se non radiato. Paradosso di questo nostro stato. Così bello e marcio nello stesso tempo. Abbiamo i bambini più sani d'Europa nonostante tutto. Quanta Cattiva informazione. 
In molti hanno urlato "vogliamo la Rai " e  anche, giustamente "venduti! "
Spero bene. Ma temo che tutto cada nel dimenticatoio. Ma se c'è da lottare io lo farò. 
Ho chiesto a questo bambino (la foto è nella gallery, qui a fianco) di fare Braccio di Ferro* ma non sapeva chi fosse. Allora gli ho fatto vedere io e lui l'ha fatto.
*Popeye, che prendeva forza mangiando gli spinaci

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Questo testo è del 2012. Vaccino epatite B: obbligatorio dal 1991 a seguito di una tangente. Si continua a somministrare ai neonati...

http://www.tuttosteopatia.it/nav/blog/b-discipline-complementari/intossicazioni-2/vaccino-epatite-b-obbligatorio-dal-1991-a-seguito-di-una-tangente-si-continua-a-somministrare-ai-neonati/ 









  E in chiusura dovremmo ricordare che...

 

domenica 11 giugno 2017

CINEMA Sole cuore amore

SOLE CUORE AMORE - Regia: Daniele Vicari. Interpreti: Isabella Ragonese, Francesco Montanari, Eva Grieco, Francesco Acquaroli, Giulia Anchisi, Chiara Scalise, Paola Tiziana Cruciani. Musiche: Stefano Di Battista.

Poche parole: Sole cuore amore è uno dei più bei film della stagone cinematografica italiana. Daniele Vicari torna sui livelli di Velocità massima e li supera tornando a parlare degli ultimi, prendendo spunto da un episodio realmente accaduto, tratteggia con lucido realismo personaggi che combattono per la sopravvivenza. 
Storie di povera gente-povera, vessata dalle vicende della vita, dalla disoccupazione e dai padroncini (per carità, magari forse anche loro succubi di contingenza e prelievi fiscali. Forse...) che rinnovano le figure dei caporali di una volta.
Vite parallele di due donne di diversa età e problematiche, ma amiche solidali (una single, l'altra madre di quattro figli e moglie: una lavora di notte - fa la performer - e rientra prima dell'alba, quando l'altra, pendolare, esce di casa per recarsi al lavoro e tornare poi quando è già notte).
Quella sveglia che suona alle 4.30 del mattino è una coltellata, uno squarcio sulla tela alla maniera di Burri. Il pullman, la metro fino alla Tuscolana, il bus che si rompe, l'affanno perenne di chi deve rincorrere una vita vera che non riesce a vivere. Isabella Ragonese è il sole e il cuore di una storia che il sole non lo vede mai: eppure riesce ad essere sorridente, geniale e in gamba nel suo lavoro, senza perdere la voglia di umanità e solidarietà nei riguardi della collega, ragazza studentezza non italiana, anche lei diversamente vessata. Un giorno uguale all'altro, preoccupazioni in serie, tanta fatica (osservazione naturale al giorno d'oggi: perchè tutti quei figli?) ma smisurata dignità e voglia di lottare, senso del dovere portato alle streme conseguenze. Non c'è vita senza dignità lavorativa, non si può sopravvivere senza sprazzi di vita propria e di riposo, per coltivare se stessi, l'amore, la salute. Ciò che dovrebbe essere diritto inalienabile è diventano merce troppo spesso negata da datori di lavoro insensibili ed egoisti, che al posto del cuore hanno un registratre di cassa, avido e senza sentimenti. Naturalmente con l'avallo di politicanti disgustosi che nel tempo hanno smantellato decenni di lotte e conquiste sindacali-lavorative (gente come la Fornero, Brunetta a affini insomma...) lasciando i lavoratori (spesso in nero) sottopagati e in balia del vampiro di turno.
Il valore dell'amore (che c'è ancora, nonostante tutto il negativo di una vita rubata, spesso sopraffatto dalla stanchezza), della solidarietà (tra le due amiche, nel bar dove la protagonista lavora, verso il marito che il lavoro non ce l'ha)

La bellezza del film, arricchito e reso ancor più drammaticamente intenso dalla colonna sonora del sassofonista Alessandro Di Battista, è anche la sofferenza empatica dello spettatore. Conquistato dalle interpretazioni, soprattutto di Isabella Ragonese, nel suo cappotto rosso (il solo frammento che dà colore al suo tran tran grigio), e gelato dal dramma a cui è chiamato ad assistere, inevitabilmente condividendolo con rabbia e commozione.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/cinema-come-non-si-scrive-una-recensione.html

CINEMA Tutto quello che vuoi

TUTTO QUELLO CHE VUOI - Regia: Francesco Bruni. Interpreti: Giuliano Montaldo, Andrea Carpenzano, Antonio Bruni, Antonio Gerardi, Donatella Finocchiaro. Liberamente tratto dal romanzo Poco più di niente di Cosimo Galamini.

L'altra faccia generazionale raccontata dal cinema italiano uscito in questa tarda primavera, che ha riservato piacevoli sorprese grazie soprattutto a Francesco Bruni (regista di Tutto quello che vuoi) e Daniele Vicari (Sole cuore amore).
 Un film di una freschezza straordinaria, che tratta con leggerezza ma in modo tutt'altro che superficiale due mondi ormai lontani: la gioventù e la vecchiaia, la salute fisica e la malattia che avvolge col manto dell'oblio e della smemoratezza. Lucidità e memoria perdute, frammenti di altre vite vissute.
Ma quando i due mondi si incontrano, può accadere il miracolo, può scoccare la scintilla che induce al cambiamento, che avvia una consapevolezza diversa. E contro l'empatia, l'umana comprensione e solidarietà, non c'è vaccino che tenga.
Bruni racconta di una gioventù quasi perduta, tra videogiochi, microviolenza, valori sbagliati e disoccupazione; un' ignoranza ormai quasi genetica, non riscattata restando confinata nel branco. Pregiudizi e difficoltà nell'esprimere il volersi bene, anche tra padre e figlio. 
Ma se c'è contaminazione e se c'è il seme dell'accoglienza e del cambiamento, tutto può ancora succedere.
Una bella storia che racconta frammenti spinosi di vita, suscitando risate e commozione, come solo le grandi commedie spesso riescono a fare. 
Giuliano Montaldo, il regista dell'indimenticato Sacco e Vanzetti (solo per ricordare uno dei suoi film) è fantastico e il duetto vecchio-giovane funziona a meraviglia, grazie anche ad Andrea Carpenzano che riesce a stare sullo schermo e nel personaggio, componendo un quadretto realistico e divertente con i suoi amici coinvolti in questa botta di vita colma d'umanità e condita da un pizzico di giovanile follia. C'è un altro modo di crescere, uscendo dalla palude dell'ignoranza di chi non sa tenere lo sguardo alto oltre i limiti del (sob)borgo. C'è un altro modo di fare cinema, regalando divertimento e riflessione: Francesco Bruni pare averlo trovato.
 
http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/07/cinema-come-non-si-scrive-una-recensione.html

Francesco Bruni al cinema
 (soggettista, sceneggiatore, regista)

Soggetto

Sceneggiatore

Regista

Giuliano Montaldo

Regia

Lungometraggi
Documentari
  • Nudi per vivere (1963) - firmato assieme a Elio Petri e Giulio Questi con lo pseudonimo Elio Montesti
  • Genova: Ritratto di una città (1964) - cortometraggio documentaristico
  • L'addio a Enrico Berlinguer (1984) - documentario collettivo
  • Ci sarà una volta (1992)
  • Roma 12 novembre 1994 (1995) - cortometraggio documentaristico collettivo
  • Le stagioni dell'aquila (1997)
  • L'oro di Cuba (2009)
  • Salvare Procida (2009) - cortometraggio documentaristico, firmato insieme a Silvia Giulietti
Televisione
cortometraggi
  • Arlecchino (1982
  Opera 
  • Turandot (1998 allo Stadio Olimpico di Roma)

Attore

 


PENSIERI E PAROLE La vera libertà di Paul Stanley


"Credo che non siamo mai pronti a svelare i nostri segreti, finché non ci sentiamo che è il momento giusto per farlo. 
E quando ti liberi di quello che nascondevi a tutti...quella è la vera libertà"

Paul Stanley, cantante, chitarrista, pittore, membro fondatore dei Kiss

venerdì 9 giugno 2017

VOLLEY Mauro Sacripanti, addio al Volley Scuola calando il poker



Quattro vittorie in quattro partecipazioni sono probabilmente un record, difficilmente superabile. Mauro Sacripanti ha dato l'addio al torneo della Fipav Lazio con l'ennesima vittoria, calando il poker al tavolo del volley studentesco capitolino. Mauro è cresciuto a pane e pallavolo, figlio di Vittorio Sacripanti, il dirigente che il 17 maggio del 2000 vinse lo scudetto con la Roma Volley del patron Becchetti, allenata da Montali e che poi ha proseguito altrove la sua carriera, arrivando di nuovo in finale scudetto con il Perugia. In campo c'erano tra gli altri Tofoli e Gardini. Beh, se leggete quanto racconta Mauro Sacripanti, quei due nomi li ritroverete, ma si tratta anche in quel caso dei rampolli dall'illustre cognome, come Mauro. Insomma, il volley spesso è una questione di famiglia. Mauro si è affacciato anche sulla ribalta della Serie A2, ultima stagione a Civita Castellana. Nell'illuminare questo suo poker scolastico, raccogliendo il suo racconto, gli auguriamo di continuare a divertirsi ancora con la pallavolo, a prescindere da dove giocherà e dai risultati. E di non dimenticare mai le emozioni del "volley scolastico". Gli faranno compagnia per tutta la vita, inducendolo sempre al sorriso, patrimonio di ricchezza umana, prima ancora che sportiva.

Il bilancio complessivo
 Cosa ha rappresentato per Mauro Sacripanti Volley Scuola?
"Il Volleyscuola per me è stato un percorso che ha rappresentato una crescita personale e tecnica importante per la mia vita. È forse l’espressione di pallavolo allo stato maggiormente puro e “libero”. Entrare in quel campo, libero dalle solite pressioni dettate da allenatori e società, potersi esprimere nel miglior modo possibile e farlo sempre mirando in modo prioritario al divertimento, è qualcosa di veramente unico e auguro a tutti di poterlo fare. Nel mondo d’oggi è complicato avere questa chance…
 Ho partecipato a 4 edizioni (ho perso solo il terzo anno scolastico perchè sono stato a Milano) e ho avuto la fortuna di “calare il poker”, che forse nessuno aveva mai fatto prima. Quest’ultimo è stato il più bello, perché inaspettato. Siamo partiti senza obiettivi, anzi, con tante persone che insinuavano l’inutilità di perdere giorni scolastici nell’anno più importante della scuola. Forse è stata quest’ultima la motivazione più grande che mi e ci ha spinto fino in fondo.
Non può mancare un ringraziamento speciale alla nostra professoressa, Raffaella Aloisio. È sempre stata presente, si è sacrificata e fatta in 4 per noi e per gestire molte delle “testoline” che siamo. Ci ha bacchettato come un’insegnante e voluto bene come una mamma. Forse senza lei nulla sarebbe stato realizzabile. Il mio ringraziamento si amplia, ovviamente, anche ai compagni “vecchi” e “giovani” che mi hanno sopportato e supportato, ai tifosi e ai professori che sono stati in ogni occasione numerosi e caldi"

 Il racconto dell'ultimo anno
"La nostra avventura nasce a settembre, con un dialogo con la professoressa Raffaella Aloisio: si fa il punto della situazione partendo dal fatto che gli esami di maturità avevano tolto elementi tecnicamente validi alla squadra. Tutti i “vecchietti” erano usciti con gli esami di maturità qualche mese prima e dovevamo ricominciare tutto da capo. Come nostro solito ci siamo organizzati con le assemblee d’istituto per fare qualche allenamento e trovare il meglio dalle nuove generazioni. Luciano Cornelio (libero), Jacopo Dell’Orso (palleggiatore) ed io (quest’anno da schiacciatore puro) eravamo gli unici del precedente anno, tutti gli altri venivano dalle classi prime e seconde, e sono: Matteo De Dominicis (opposto), Vasilij Marziano (schiacciatore), Niccolò Cirulli e Riccardo Mariniello (arranggiati central), Daniele Cecchini (non gioca a pallavolo, ma lo abbiamo fatto iniziare), Marco Moccaldi (altro libero), Marco Pomohaci (centrale), Claudio (palleggiatore) e Francesco (un altro che non gioca).
Abbiamo iniziato con un girone già molto impegnativo, che ci è servito per prepararci al seguito. Ai quarti di finale abbiamo affrontato la squadra forse più quotata, il Salvini, con 4 elementi del Club Italia: Tofoli, Gardini, Imbesi e Mosca.
 Nel nostro “nido” di casa, a via Pasquariello, abbiamo fatto l’impresa vincendo 3-0, in modo anche abbastanza netto. Diciamo che l’altezza della palestra ha influito notevolmente nel loro gioco. Al ritorno, dopo aver perso i primi due set, abbiamo strappato il terzo con il parziale di 34-32, il resto della partita è servito per far giocare chi aveva avuto meno spazio.
La semifinale era secca, forse è stata quella la vera finale, contro il Francesco D’Assisi, che aveva vari elementi della Roma 7. Primi due set persi in poco più di 30 minuti. Vinto 3-2 con gli ultimi 3 set sempre punto a punto. Forse anche qui il campo da gioco ha influito, Il PalaFonte all’Eur, che è stato il luogo dove abbiamo vinto 3 finali regionali giovanili su 3 con la Lazio Volley e Sport (2 di queste sempre contro gli stessi della Roma 7).
La finale, al pallone A del PalaLuiss, è stata a senso unico, dall’inizio alla fine. Sempre contro il solito Labriola  di Ostia, ma questa volta con qualche assenza dalla loro parte. I parziali sono stati 25-19 e 25-12 (finale 2 su 3). Alcuni tifosi mi hanno detto di aver contato circa 30 punti nel mio score". 

Le foto sono un gentile omaggio di Claudio Bartoletti

giovedì 8 giugno 2017

SOCIETA' Libertà sui vaccini, domenica manifestazione a Roma


 https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/07/decreto-vaccini-unoperazione-politica-e-antisociale/3642413/

Come hanno già detto in molti, un governo che discrimina tra ricchi e poveri su una questione riguardante la salute e i bimbi, fa semplicemente schifo.

Domenica a Roma è in programma una manifestazione di protesta contro il decreto firmato dal Presidente della Repubblica Mattarella. Il link porta ad un articolo che illustra chiaramente la situazione. Basterebbe la considerazione che larghissima parte della cittadinanza italiana è stata trattata come una controparte da zittire, per alimentare i peggiori sospetti. Ma per molti il sospetto è in realtà una certezza. La politica ha dato ampie dimostrazioni di cosa riesce a combinare quando ci sono in ballo interessi economici. Si parla di 12 vaccini dodici, da infliggere a bambini e ragazzi fino ai 16 anni di età. A 16 anni si puà guidare una macchinetta (lobby dell'auto accontentata) ma non si puà decidere di non farsi contaminare con un vaccino (lobby farmaceutica e sanitaria).
Il guaio è che forse la maggior parte delle persone che hanno capito l'inganno, non hanno più la voglia o l'età per manifestare in piazza.
Articolo 32

"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività,
e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".

Manifestazione Nazionale

per la libertà di scelta vaccinale

domenica 11 giugno 2017 - ROMA

Data e orari
11 giugno 2017
ore 13 ritrovo in piazza della Bocca della Verità
ore 14 partenza corteo
ore 19 fine della Manifestazione
Indicazioni
  • MAGLIETTE BIANCHE
  • Portate copricapo, ombrellino parasole e acqua
  • STRISCIONI e CARTELLI (no bastoni di legno) va bene tutto purché sia pacifico e inerente alla LIBERTA'
  • per i BAMBINI ci sarà intrattenimento
Punto di ritrovo
Piazza della Bocca della Verità -  Roma
SEGNALA LA PARTECIPAZIONE DEL TUO GRUPPO clicca qui
Come arrivare
Indicazioni per raggiungere il punto di ritrovo - Piazza della Bocca della Verità
DALLA STAZIONE TERMINI
Da Termini (Piazza dei Cinquecento), prendere il bus n. 170 (direzione Agricoltura) per 9 fermate, scendere fermata Piazza Bocca della Verità o quella precedente se la polizia decide di chiudere la viabilità. 
Alternativa: prendere la Metro B, direzione Laurentina e scendere alla fermata Circo Massimo. Da lì a piedi (850 m) fino a Piazza Bocca della Verità percorrendo Via del Circo Massimo.

DALLA STAZIONE ROMA TIBURTINA
Prendere la Metro B per 7 fermate, scendere alla fermata Circo Massimo e continuare a piedi per 850 metri fino a Piazza Bocca della Verità percorrendo Via del Circo Massimo.

DA FIUMICINO AEROPORTO
Arrivare alla stazione dei treni e prendere il trenino fino a Trastevere e poi da lì prendere il bus n. 170, scendendo alla fermata Piazza Bocca della Verità o quella precedente se la polizia decide di chiudere la viabilità. 

Alternativa: prendere un altro trenino che da Fiumicino arriva a Termini e poi seguire le indicazioni da Termini.

DA CIAMPINO AEROPORTO
Per chi arriva a Ciampino, prendere il bus gestito da Terravision fino a Termini e poi seguire le indicazioni da Termini. 

Alternativa: prendere il bus della linea Atral fino alla metro Anagnina, linea A. Da lì si raggiunge Termini e poi si seguono le indicazioni da Termini.

DA PIAZZALE OSTIENSE
A Piazzale Ostiense prendere il bus n. 716 (teatro Marcello) per 5 fermate, scendere alla fermata Piazza Bocca della Verità o quella precedente se la polizia decide di chiudere la viabilità. 

DA PIAZZALE PARTIGIANI (STAZIONE FERROVIARIA)
Da piazzale dei Partigiani, prendere il bus n. 83 o il n. 30 express fino alla fermata Piazza Bocca della Verità o quella precedente se la polizia decide di chiudere la viabilità.  


Il Coordinamento Nazionale per la Libertà di Scelta
 è formato dalle associazioni nazionali e dai comitati territoriali che promuovono un approccio alle vaccinazioni personalizzato e non coercitivo.
L’obbligatorietà vaccinale è una misura anacronistica, non necessaria (non esiste attualmente alcuna emergenza sanitaria), irrispettosa delle libertà individuali e non supportata da fondamento scientifico. E’ un atto grave, soprattutto nell’accezione prevista dalla nuova normativa, che ne fa un trattamento sanitario obbligatorio a tutti gli effetti. Tale norma vìola il principio di autodeterminazione e i diritti della persona sanciti dall’articolo 32 della nostra Costituzione.

martedì 6 giugno 2017

VOLLEY Striscioni rimossi a Pesaro, chi ha dato l'ordine alle Forze dell'Ordine per questo abuso di potere?



 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/06/volley-un-filippino-della-fivb-ha.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/06/volley-world-league-pesaro-la.html 

Inevitabile isolare per mettere a fuoco meglio e in poche parole quanto di anomalo si è verificato a Pesaro, in occasione della World League e l'interrogativo che è rimasto sospeso.

Chi ha dato l'ordine alle Forze dell'Ordine si adare a rimuovere lo striscione delle tifose iraniane?

La risposta è che l'ordine è partito dalla Fivb, sotto minaccia verbale della dirigenza iraniana di interrompere la diretta tv.
Ma cliccando a questo link potete leggere altro. Si parla della minaccia di non scendere in campo da parte dell'Iran. 
Se questo è vero il comportamento vessatorio nei confronti della ragazza iraniana è ancora più grave, e svilisce in maniera inaccettabile la Fivb, che si è piegata in modo vergognoso all'arroganza iraniana.

Leggete gli articoli del Corriere della Sera e del Corriere Adriatico
http://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2017/06/05/darya-safai-lattivista-a-pesaro-la-polizia-mi-ha-trascinato-fuori-dallo-stadio-perche-protestavo-per-i-diritti-delle-donne-iraniane/

 http://www.corriereadriatico.it/pesaro/pesaro_attivista_iraniana_donne_allontanata_palas_esplode_caso-2484034.html

 Il lettore può valutare lo squilibrio sui piatti della bilancia: da un lato l'Iran che (forse) interrompe una trasmissione tv (ma in genere oscurano quanto non vogliono che sia visto dai cittadini) o addirittura minaccia di non giocare; dall'altro una violazione delle regole democratiche. E comunque tutte balle. Scuse inaccettabili.
Lo striscione c'era anche all'Olimpiade di Rio. Perchè allora l'Iran non si comportò allo stesso modo? A Rio de Janeiro sli striscioni si possono esporre e a Pesaro no?


Resta difficile da credere che il supervisor filippino Ramon Suzara sia andato a spiegare in italiano alle Forze dell'Ordine cosa dovevano fare. E ancora più difficile credere che gli agenti italiani si siano messi agli ordini di un supervisor della Fivb. Evidentemente sbagliando ed esercitando un abuso di potere. Chi è il dirigente italiano che ha scatenato l'intervento delle Forze dell'Ordine?
La Fipav può rispondere anche a questo, se crede, fornendo nome e cognome di chi si è reso complice.
Sul comportamento dei poliziotti poi, stando a quanto dichiara Darya Safai, ci sarebbe da aprire un ulteriore tavolo di discussione.
Sarà la vicinanza del Mare Adriatico ma questa storia è come il pesce, più passano i giorni e più puzza.
Al presidente della Fipav Cattaneo si possono riconoscere la buona fede e la buona intenzione. Ma in certi casi bisogna saper agire, fare la cosa giusta come diceva Spike Lee. E a Pesaro è stata fatta la cosa ingiusta.
L'Iran pallavolistico può fare il suo comodo e comandare a bacchetta Fivb e Fipav (oltre alla Polizia italiana, e questo è ancora più grave e imbarazzante). E ciò non è una bella notizia, nè per lo sport, nè per il volley, nè per la democrazia.

VOLLEY Un filippino della Fivb ha dettato legge a Pesaro, inammissibile violazione della democrazia

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/06/volley-world-league-pesaro-la.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/06/volley-striscioni-rimossi-pesaro-chi-ha.html

Il supervisor Fivb a Pesaro, il signor Ramon Suzara, nazionalità filippina, sarà diventato un idolo della nutritissima comunità di filippini residenti in Italia, a Roma in particolare. I suoi connazionali avranno apprezzato il suo enorme potere, la sua capacità di indurre lo Stato italiano a calpestare le regole democratiche, prendendosela con due innocue ragazze iraniane che a Pesaro, in occasione della World League, hanno esposto il solito striscione a favore dell'ingresso delle donne nei palasport, in Iran.
Per chi non sa cosa significa la parola supervisor, della Fivb in questo caso, si potrebbe riassumere la spiegazione dicendo che è quella persona che viaggia a spese della collettività pallavolistica, frequentando alberghi di prima qualità, servito e riverito in ogni luogo in cui arriva. 
Cosa fa? In teoria dovrebbe assicurarsi che l'organizzazione sia efficiente. Nella realtà l'aneddotica nel corso degli anni è diventata ricchissima. Si ricorda il supervisor che si mise a sindacare sulla distanza in centimetri tra una bandiera e l'altra, o sui cesti di ciliege dallo straordinario sapore condivise in una World League fatta in Puglia. Il supervisor è anche quello che sistema i giornalisti in postazioni dove la partita non si vede o si vede a metà, dalle ginocchia in su, magari con l'aggiunta di una postazione alta per le telecamere della tv, una fila di scoutmen e fotografi. 
Una figura essenziale dedita in genere a creare problemi più che a risolverli, ad esaltare le piccole cose senza importanza che al loro sguardo diventano priorità assolute. Per la disperazione degli organizzatori, ostaggi di questi maniaci di facezie spesso ridicole. Come quella volta che in una bella città italiana pretendevano di girare con un modello di automobile che in Italia non si vendeva nemmeno...
Insomma, un filippino supervisor riceve le rimostranze di un funzionario dell'Iran e, come se si fosse al di fuori delle acque territoriali italiane, induce tutti a comportarsi da pirati, ad ammainare gli striscioni delle ragazze iraniane, che da anni conducono la loro battaglia.
Questo blog non contempla linguaggio scurrile, ma alla minaccia di interrompere la dirette tv in Iran ci sarebbe stato da rispondere con un bel... chissenefrega, invece di srotolare la lingua servile e chiedere l'intervento delle Forze dell'Ordine. 
Oltretutto penso sia stata una colossale bugia, un bluff. Come molti ricorderanno, la tv iraniana se vuole sa benissimo censurare da sola le immagini, come ha fatto ogni volta che l'Iran ha giocato in estate in Italia, e sugli spalti si vedevano ragazze scollate o in minigonna o minishorts. Sullo schermo delle case iraniane, le gambe e i seni della bella gioventù, venivano oscurate.
Non far vedere gli striscioni sarebbe stato dunque facile per la tv iraniana. L'Italia insomma ha fatto una brutta figura inutilmente.
Deve essersene accorto anche il presidente della Fipav, Bruno Cattaneo, del quale apprezzo particolarmente l'ultima parte del suo intervento, che trovate sotto.
Quello che è accaduto non deve ripetersi mai più. La Fivb non deve sostituirsi allo Stato italiano. Se l'Iran non gradisce le democrazie (che poi siano democrazie apparenti è un altro discorso, ahinoi... ), può astenersi dal partecipare a competizioni all'estero.

Per dovere di cronaca, ecco il testo con cui la Fipav ha provato a dare la sua spiegazione in merito all'episodio di Pesaro.

La posizione della Fipav 

 La decisione di far intervenire le forze dell’ordine per rimuovere alcuni striscioni inneggianti la richiesta di permettere l’ingresso negli impianti di gioco alle donne iraniane è stata presa dalla Federazione Internazionale rappresentata nell’occasione dal Supervisor della competizione che ha accolto la richiesta del team manager dell’Iran.
Il dirigente iraniano ha infatti minacciato il Supervisor che in caso di non intervento la tv iraniana avrebbe interrotto trasmissione in diretta della partita nel proprio paese.
Dopo lunghi colloqui e ripetuti tentativi di far rimuovere i suddetti striscioni e all’ennesimo rifiuto di spostarsi, le forze dell’ordine hanno purtroppo dovuto allontanare con la forza le due attiviste.
Chiariti i fatti, la Fipav si dichiara molto rammaricata per lo spiacevole episodio che nulla ha a che vedere con lo spirito pacifico e di tolleranza per il quale il mondo del volley è universalmente riconosciuto.
Questo il commento del Presidente federale Pietro Bruno Cattaneo: “Siamo sinceramente dispiaciuti per quanto accaduto alle attiviste* iraniane durante la partita Italia-Iran. Episodi di questo genere non dovrebbero mai verificarsi e sono estranei al mondo della pallavolo, che da sempre si contraddistingue per il suo spirito di aggregazione e integrazione.
Durante la tre giorni di gare ho personalmente parlato con alcuni esponenti della Federazione Mondiale ai quali ho fatto presente che dal momento in cui l’Iran prende parte alla World League è giusto che si adegui alle condizioni condivise da tutte le altre federazioni. In ogni palazzetto deve essere data la possibilità agli spettatori di esprimersi liberamente, escludendo ovviamente i contenuti offensivi e discriminatori. Ci auguriamo pertanto che un simile episodio non abbia più a ripetersi, assicurando a tutti i partecipanti agli eventi di pallavolo la possibilità di stare insieme in pace e in amicizia.”


sabato 3 giugno 2017

CALCIO Champions "Settebrutto", Real Madrid-Juventus 4-1

La forza del Real Madrid c'entra poco con la maledizione della Champions per la Juve, ma a Cardiff il club bianconero e il suo popolo sparso per l'Italia e per il mondo hanno visto uscire dal mazzo il... Settebrutto. Nove finali di Coppa Campioni/Champions, sette sconfitte. Ognuna diversa dall'altra. Tutti hanno detto che questa Juventus era più forte di quella che perse due anni fa contro il Barcellona, per 3-1. Col terzo gol incassato nel finale. Stavolta negli sgoccioli di partita è arrivato addirittura il quarto gol del Real Madrid.
Stavolta non ha incassato il gol nei minuti iniziali, anzi, c'è stata soprattutto e solo Juventus nel primo tempo, anche se ad andare in vantaggio è stato il Real, con il primo tiro in porta, del solito Ronaldo naturalmente (altri due gol ai bianconeri, in totale 7). Ma dopo soli 7 minuti è arrivato il gol capolavoro inventato da Mandzukic, complice un Navas non proprio impeccabile nel piazzamento e nella reattività.
La Juve era scesa in campo con la mentalità giusta, con la necessaria determinazione, senza timori reverenziali.
Al punto che Allegri doveva sollecitare i suoi a rischiare meno nelle ripartenze palla al piede dall'area bianconera.
 Un primo tempo vinto ai punti, se si fosse trattato di boxe. Ma nella ripresa la Juventus non ha saputo ripetersi. E quando il tiro di Casemiro, incocciando il tacco di Khedira si è andato ad infilare rasente il palo alla destra di Buffon, l'ennesimo episodio sfortunato ha fatto capire che per la Juve, stavolta, era finita. Infatti solo tre minuti dopo, un evitabile errore di Mandzukic, che invece di liberare aspettava molle il contrasto perdendo palla, il folletto Modric sgusciava e da fondo campo crossava una palla velenosa che Ronaldo, infilandosi tra Bonucci e Alex Sandro, trasformava nel 3-1, tomba delle speranze bianconere.
Nella facce dei bianconeri non c'era più forza, come nelle gambe. La realtà dice che nel secondo tempo la Juve è sparita dal campo, surclassata da un Real che invece ha trovato le chiavi della finale, fino a dilagare (col quarto gol di Asensio).
Una Juve che forse ha speso molto nel primo tempo, calando vistosamente alla distanza. Una Juve che è mancata anche in alcuni dei suoi uomini chiave. Basta dire che la difesa aveva incassato tre gol in tutta la Champions e ne ha presi quattro in 90 minuti.
Dybala non è esistito, Higuain non si è mai reso realmente pericoloso (ma è anche vero che non gli sono arrivati palloni adeguati), Khedira lontano dal suo rendimento migliore. L'arbitro ha commesso qualche errore (il mani non sanzionato a Ronaldo, sarebbe stata nel primo tempo una punizione dal limite allettante) arrivando ad espellere Cuadrado decisamente a sproposito. E ci si chiede che bisogno abbia un campione come Sergi Ramos di fare quella sceneggiata, buttarsi a terra per un lieve tocco con la mano del colombiano, che un attimo dopo stava già scusandosi per il contatto assolutamente veniale.
Finale amarissima insomma, la nona bianconera di Champions. Una difesa improvvisamente sgretolatasi, un attacco mai devastante o almeno pericoloso. E mai un episodio fortunato, come in tutte le altre otto precedenti finali.
La seconda finale in tre anni si è conclusa peggio della prima, nonostante le premesse fossero diverse.
Ma solo uno sprovveduto poteva pensare che il Real Madrid non fosse il logico favorito di una Champions che finisce nella Real Casa madrilena per la dodicesima volta.
Una prima frazione in sordina, anche mostrando prudente rispetto dei bianconeri. Poi alla distanza la forza madrilena si è palaesata, anche oltre misura se vogliamo, con un centrocampo che ha preso in mano il gioco e Izco ad imperversare (si è capito perchè la Juve lo cercò tanto quando al Real sembrava non trovare spazio). Ma questo è il verdetto del campo, mezzo autogol di Khedira incluso.
La stagione della Juventus è stata comunque bellissima: scudetto, coppa Italia e finale di Champions League. E' mancata la dannata Champions, ma a questo ormai ogni juventino è purtroppo abituato. Personalmente non credo che la vittoria sia l'unica cosa che conta, soprattutto nel mondo di oggi. Perdere la Champions, arrivare secondi, è un'amarezza grandissima ma non deve essere un dramma. Arrivarci alle finali...
Ora va incassata la sconfitta più bruciante e si deve ragionare sul modo in cui la squadra di Allegri ha bisogno di rinforzarsi. Ringraziando la squadra, tutto il gruppo, per tutto quanto hanno fatto in questa comunque splendida stagione.
Terza sfida in campo neutro e terza vittoria madridista, ora il Real conduce 9-8 nel computo dei successi, e Ronaldo ha staccato Del Piero (da cinque a sette reti segnate nei confronti diretti).
JUVENTUS-REAL MADRID 1-4 (1-1)
MARCATORI: Ronaldo (R) al 20', Mandzukic (J) al 27' p.t.; Casemiro (R) al 16', Ronaldo (R) al 19', Asensio (R) al 45' s.t.
JUVENTUS (4-2-3-1): Buffon; Barzagli (dal 22' s.t. Cuadrado), Bonucci, Chiellini, Alex Sandro; Khedira, Pjanic (dal 26' s.t. Marchisio); Dani Alves, Dybala (dal 33' s.t. Lemina), Mandzukic; Higuain. (Neto, Benatia, Lichtsteiner, Asamoah). All. Allegri.
REAL MADRID (4-3-1-2): Navas; Carvajal, Ramos, Varane, Marcelo; Modric, Casemiro, Kroos (dal 44' s.t. Morata); Isco (dal 38' s.t. Asensio); Benzema (dal 33' s.t. Bale), Ronaldo. (Casilla, Nacho, Danilo, Kovacic). All. Zidane.
ARBITRO: Brych (Germania).
Spettatori 66.000. Espulso Cuadrado (J) doppia ammonizione. Ammoniti Dybala (J), Ramos (R), Carvajal (R), Kroos (R), Alex Sandro (J) per gioco scorretto; Pjanic (J) per comportamento non regolamentare.