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martedì 21 novembre 2017

CINEMA E SOCIETA' Flatliners, il sequel e la bara della Taffo per gli spettatori




https://www.vistodalbasso.it/2014/01/08/roma-funerale-pagato-crepa/
https://www.vistodalbasso.it/2017/11/21/cinema-societa-flatliners-sequel-la-bara-della-taffo-gli-spettatori/ 
La Taffo non perde occasione per farsi notare a livello mediatico. E' la politica scelta dal'azienda funebre. Stavolta l'occasione gliela offre un film in uscita, Flatliners - Linea mortale, rifacimento della pellicola realizzata 27 anni fa da Joel Schumacher. Da dopodomani, quando il film uscirà in Italia, la Taffo mette a disposizione degli spettatori più audaci e meno scaramantici, un breve soggiorno nella bara del tempo. Per qualcuno, un'offerta da cogliere...a occhi chiusi.

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GRAZIE A TAFFO SARÀ POSSIBILE VIVERE
UN’ESPERIENZA AI CONFINI DELLA MORTE
In occasione dell’uscita del film FLATLINERS - Linea Mortale, nelle sale dal 23 Novembre, la WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA e la TAFFO faranno vivere agli spettatori - con una “bara del tempo” realizzata dalla TAFFO -  l’incredibile esperienza ai confini della morte (NEAR DEATH EXPERIENCE).
L’appuntamento è per sabato 25 e domenica 26 Novembre, dalle ore 18 alle 23, presso il corner dedicato di fronte alla biglietteria  UCI Cinemas di Roma Est.
 Flatliners - Linea mortale (Flatliners) è un film del 2017 diretto da Niels Arden Oplev, con protagonisti Ellen Page, Diego Luna, Nina Dobrev, James Norton e Kiersey Clemons.
La pellicola è il sequel del film del 1990 Linea mortale (Flatliners) diretto da Joel Schumacher; solo l'attore Kiefer Sutherland è presente anche in questo film

lunedì 20 novembre 2017

VOLLEY La spettacolare rovesciata di Rizzo (Gi Group Monza-Lube Civitanova)

https://www.youtube.com/watch?v=8Hk8l2G_kds
Marco Rizzo, 27 anni, nativo di Galatina in provincia di Lecce, alimenta la grande tradizione dei liberi pugliesi giocando a Monza nella Gi Group, per la terza stagione consecutiva. Nel video vediamo la sua spettacolare difesa in rovesciata calcistica nella partita contro la Lube Civitanova, una difesa sull'attacco di Juantorena. Esempio lampante di quanto possa essere spettacolare la pallavolo e di quanto corretta sia stata la scelta dell'allora presidente della Federazione Internazionale, Ruben Acosta, di permettere l'uso del piede anche nel volley. Naturalmente sempre in azione di difese disperate, non certo per l'attacco. Ma, come si dice, tutto quanto fa spettacolo. Bravissimo Rizzo che ha avuto il coraggio di rischiare e la tecnica per non far terminare la palla in tribuna.

VOLLEY E MEDIA Due anni senza Adelio

 

Il tempo vola via in fretta, equamente impietoso, per chi non ne ha più e per chi lo vede consumarsi inesorabilmente. Ero indeciso se scriverti, caro Adelio, perchè nel giorno del ricordo (sono passati due anni da quando...hai smesso di telefonare) c'è tanta tristezza per tutto ciò che si è perduto. Non è passata, anzi... E' solo avvolta in una inestinguibile malinconia. Dicevo che ero indeciso se scriverti, anche perchè non ho belle notizie da darti se devo raccontarti qualcosa dei mondi che abbiamo condiviso, che hai tanto amato e per i quali sei vissuto gran parte della tua vita: la pallavolo, il giornalismo.
Forse è meglio che non ti dica nulla, che ti lasci nel ricordo di come andavano le cose quando gironzolavi nei palasport, parlavi e scrivevi. Come ti dissi subito, quando avevi appena iniziato il tuo viaggio, non c'è un altro Adelio Pistelli, non ci sono più personaggi come te. Il mondo della pallavolo è cambiato, direi che sembra raggrinzito e stropicciato nella povertà culturale che ne ha ridimensionato le ambizioni e la visibilità. Non si pensa più in grande, caro Adelio e immagino quanto ti saresti arrabbiato assistendo a certi fatti, nel vedere gente che pensa solo ai soldi, che non sa programmare nè andare oltre una piccola logica di cortile senza ambizioni. Magari arrivando a comprarsi l'illusione del consenso, senza saper distinguere ... la seta dalla fibra sintetica. Pensa quanto sarebbe buffo se ogni testata che prende soldi avesse l'obbligo di scriverlo, un atto di onestà nei riguardi dei lettori. E non parlo di contratti pubblicitari, di banner visibili e dunque limpidi. Eh si, ne sono sicuro: quanto ti avrebbe fatto male sapere cosa è successo in Federazione, che rapporti ha ora intrecciato o dissolto l'ambiente federale.
Non sono più allegre le cose se devo raccontarti della stampa, sempre più lontana da quei livelli di attenzione che conoscevi. Le cose cambiano, e spesso cambiano in peggio. Ma accade in ogni settore. Ho pensato, poco tempo fa, come avresti commentato la voglia di portare all'Olimpiade i videogiochi...
Nel 2018 ci sarà un altro Mondiale in Italia. Si, è vero, ancora lo sanno in pochi e non saranno in molti a seguirlo. Sicuramente non quanti insieme a noi raccontarono i Mondiali del 2010 (e quelli femminili del 2014). Beh, posso già dirti che almeno riguardo i Mondiali, avremo una cosa in comune: non li potrai vedere tu, non li potrò vedere io. Però faremo il tifo a distanza, perchè sono sicuro che all'azzurro del volley non hai smesso di voler bene neanche tu.

domenica 19 novembre 2017

CALCIO Sampdoria-Juventus 3-2


 https://www.vistodalbasso.it/2017/11/19/calcio-sampdoria-juventus-3-2/
"Quando si perde bisogna star zitti e basta", ha detto Allegri dopo la sconfitta du Marassi con la Sampdoria. Ha ragione, perchè citare una serie di episodi potrebbe apparire come una scusa, la ricerca di alibi. Perdere in questo modo una partita che si è controllata per la sua quasi totalità, per non dire dominata (la Samp non aveva mai tirato prima del gol) è sconcertante. Una partita per molti aspetti rocambolesca, caratterizzata da una serie di episodi, tutti negativi per i bianconeri, arrivati ai 14 gol subiti (peggior difesa del poker di testa). Non ho visto però tutta questa bontà di gioco di cui si è parlato. E' vero che la Samp è andata in vantaggio all'inizio del secondo tempo, nel momento in cui la Juve sembrava aver spinto il piede sul gas, velocizzando il gioco, pressando alto, dando l'impressione di poter cambiare marcia. Poi l'assist di Bernardeschi, che svirgolando ha servito Duvan Zapata per la zuccata dell'1-0 (Szceszny a mio avviso avrebbe potuto fare qualcosa in più, invece di restare impalato ad ammirare la parabola) ha sparigliato le carte e messo le ali ai blucerchiati, mentre il nervosismo faceva perdere lucidità alla Juventus.
Così arrivavano il secondo e il terzo gol doriano (quest'ultimo viziato da una spinta di Zapata su Khedira, che protestava invece di cercare di ostacolare l'attaccante doriano sul cross basso di Quagliarella).
A me la Juve non è piaciuta, se non per il carattere che le ha consentito oltre il novantesimo di rendere meno pesante nel punteggio la sconfitta. Il rigore di Higuain, il gol di Dybala, entrambi nel recupero, sono stati dimostrazione di orgoglio ferito, ma a quel punto è anche vero che la Samp si sentiva ormai in porto.
La sconfitta è in realtà pesantissima e credo, purtroppo, che allontani la Juventus dal settimo scudetto consecutivo. Penso che questo possa essere l'anno tricolore per il Napoli o per la Roma, senza dimenticare l'Inter che ha avuto finora una buona dose di fortuna nel costruire la sua classifica, ma che ha un Icardi decisivo più che mai.
Sembra. Insomma, per i bianconeri ci sarà da lottare,anche solo per mantenere il posto in Champions League. A meno 4 dal Napoli, a meno 2 dall'Inter (e dalla Roma se dovesse vincere il recupero con la Sampdoria). Dovendo affrontare ancora tutti i confronti diretti, la Juve è già nelle condizioni di non poter sbagliare più nulla. E se si hanno due o tre squadre davanti, diventa complicatissimo pensare di sorpassare tutti. Senza contare che il Napoli, uscendo dalla Champions salvo miracoli, avrà il vantaggio (come l'Inter) di potersi concentrare sul campionato. Dico questo perchè, sbagliando, suppongo che il Napoli non prenderebbe l'Europa League con lo stesso piglio.

E poi l'aspetto primario: la Juventus quest'anno non gioca bene. Ha sofferto spesso e volentieri, più debole in difesa, con un centrocampo che pare abbia esaurito idee. Non so perchè Allegri giudichi positivo il primo tempo di Marassi: gioco lento, sterile possesso palla, mancanza di cambi di marcia in avanti, di fantasia costruttiva e concreta. Higuain poco e mal servito, una manovra spesso troppo prolissa e fatali ritardi nel tentare il tiro.
Devo dire che sono anche stufo di leggere proclami fuori luoghi sulla Champions League. E' già dimenticata la lezione di Barcellona? E i patemi con Sporting e perfino Olympiacos? La realtà è un'altra. La Juve quest'anno non vale la squadra delle scorse stagioni. Ottimisticamente potrei aggiungere, non ancora. I nuovi non hanno inciso, manca la fantasia di Dani Alves (il Dani della seconda parte di stagione), Alex Sandro è l'ombra di se stesso. Se Allegri è costretto ad affidarsi sempre agli stessi, un motivo ci sarà. Cuadrado resta l'uomo che può fare la differenza tra i bianconeri, ma è spremuto fin troppo. Il centro campo cambia spesso (la speranza è che Marchisio torni al top), Douglas Costa (raramente decisivo) e soprattutto Bernardeschi (oggi deludente secondo me, anche non considerando l'assist per...la Samp) non hanno dinostrato di essere meritevoli della promozione.
Manca un'alternativa vera per gli attaccanti, al punto che Pjaca (sempre indisponibile da quando è bianconero) sarà convertito in vice Higuain, Howedes non si è ancora visto. Servirebbe il Dybala di inizio stagione, ma Paulo (bello il lampo finale di Marassi) si è smarrito dopo l'avvio fulminante di stagione, complice anche il doppio errore dal dischetto contro Atalanta e Lazio, che fino a ieri segnava la distanza dalla vetta della classifica E una grande squadra non può dipendere da un solo giocatore.

sabato 18 novembre 2017

VOLLEY La Champions League non è una cosa seria

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2013/12/volley-confederazione-ebeti-volley.html


https://www.vistodalbasso.it/wp-admin/post.php?post=6368&action=edit

Non c'è niente da fare, per un motivo o per l'altro la Cev non riesce proprio a varare un format attendibile, equo e sportivo di Champions League. Basterebbe copiare i ceiteri del calcio, ma evidentemente è un compito troppo difficile. Sia nel torneo femminile che nel torneo maschile, due squadre della stessa Nazionale (Italia e Russia in questo caso) ssono state collocate nello stesso girone.Non esiste sport al mondo che preveda questa assurdità. Ma la pallavolo, la Cev, è ormai celebre per varare ciò che negli altri sport non è proprio possibile. Una Champions così, non può essere considerata seria. Eppure tutti abbozzano, ogni anno ci si lamenta ma non si riesce a dare credibilità alla manifestazione. Nonostante i diritti sportivi televisivi acquisiti (in Italia trasmette Fox Sports) e le importanti società che partecipano. Qualificazioen alla fase finale in vendita, squadre dello stesso Paese subito insieme nel girone, golden set supplementari anche se sul campo tra andata e ritorno si verificano risultati diversi (un 3-0 e un 1.3 valgono allo stesso modo). E nessuno se ne vergogna. Cev, Federazioni, Leghe, Club. La password per dare credibilità non riesce a trovarla nessuno. Povera pallavolo...

CINEMA e MEDIA La Repubblica e L'ultima minaccia del Quarto Potere



 https://www.vistodalbasso.it/2017/11/18/cinema-la-repubblica-lultima-minaccia-del-quarto-potere/



Sembra incredibile ma ieri sfogliando La Repubblica e leggendo uno dei tanti articoli/commento dal taglio acido che hanno come bersaglio il Comune di Roma, mi è quasi andato di traverso il cappuccino... Un commento dal titolo Il muro che scherma il potere dei 5 stelle (tutto in carattere maiuscolo come l'ignoranza grafica contemporanea mischiata con la dislessia giornalistica troppo spesso impone) si concludeva in questo modo, con una citazione cinematografica tra le più celebri.

Viene da citare Humphrey Bogart in Quarto Potere: "Questa è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente".
Cooooooosaaaaaa???!!!
Clamorosa gaffe. Come ogni cinefilo sa, la citazione appartiene ad un altro film, uscito in Italia con il titolo L'ultima minaccia, e non certo a Quarto Potere di Orson Welles, uscito undici anni prima, nel 1941, che non aveva Bogart nel cast.
La citazione tradotta è: "È la stampa, bellezza, la stampa. E tu non ci puoi fare niente... niente".
Scambiare Quarto Potere con L'ultima minaccia, Orson Welles con Humphrey Bogart non è svarione secondario. La frase è talmente famosa. Se uno la cita è perchè ha visto il film e la conosce, non so come sia stato possibile incappare in una simile gaffe. Sbagliare si sbaglia tutti, per carità, ma una volta il giornalismo insegnava che una citazione si controllava, prima di mandarla in stampa. E oggi con il web, bastano pochi secondi e un paio di clic. Ma allora è proprio vero, la stampa non è più la stampa di una volta, anche in testate così importanti. Il ruolo di denuncia che quel film mostrava in maniera affascinante e che conquistò generazioni di aspiranti giornalisti, è evaporato, sciolto nel marasma delle convenienze politiche. Il giornalismo non abita più qui, salvo rare eccezioni.


L'ultima minaccia ( titolo originale Deadline USA, regia Richard Brooks, 1952, con Humphrey Bogart)

mercoledì 15 novembre 2017

SPORT E SOCIETA' L'Italia delle palestre scolastiche fatiscenti (ieri e oggi...)


https://www.vistodalbasso.it/2017/11/15/sport-societa-litalia-delle-palestre-scolastiche-fatiscenti-ieri-oggi/


Sotto la nota scaturita dal TGCom24 e rilanciata da Basketnet.it

Perchè quando si parla di massimi sistemi, si tende a dimenticare la realtà italiana, la diseducazione, lo snobismo culturale con cui troppi insegnanti ritengono ancora l'attività fisica e la pratica sportiva solo un intralcio al vero apprendimento, una perdita di tempo rispetto allo studio delle vere materie scolastiche.
Beh, il corpo docente che a qualunque livello, dalla Scuola Elementare alle Superiori, si dimostra nemico dell'attività fisica, rivela in realtà tutta la sua inadeguatezza, la sua superficialità e il distacco tra l'immagine che si vorrebbe dare della scuola di oggi e l'amara realtà.
Se dovessi basare la mia opinione sul vissuto, direi che il meglio l'ho avuto alle elementari (alla Nazario Sauro). Avevamo un'immensa palestra (almeno a me pareva grandissima allora...) e anche ampio spazio all'aperto. Si correva, si faceva ginnastica, si saltava l'asticella e si imparava a far le capriole (cosa che, ho letto, molti bambini oggi non sanno più fare).
Alle Medie, il brusco risveglio, il peggio. La Giovanni XXIII, che obbligava perfino a deleteri turni di pomeriggio, non aveva una palestra, a volte si andava a piedi nella succursale limitrofa (o eravamo noi nella Succursale? Boh, chi se lo ricorda?) ma non ho ricordi nitidi della palestra. Ricordo invece benisismo che l'educazione fisica alla Giovanni XXIII si faceva in una stanza con una colonna portante in mezzo. Si corricchiava lungo il perimetro della stanza. E quando c'era la gara di salto in alto (con l'asticella rappresentata da un elastico) si prendeva la rincorsa in corridoio, si saltava e c'era il professore che attendeva a braccia aperte per evitare che il saltatore si sfracellasse addosso alla finestra semiaperta collocata un paio di metri oltre. Per la cronaca, quella gara la vincevo spesso (e quando non vincevo arrivavo secondo) avvantaggiato dall'agilità del brevilineo.
Poi le Magistrali (Caetani), con l'alternanza tra palestra tutto sommato passabile alla luce di altre situazioni, e cortile dove era stesa una rete di pallavolo che più sbrindellata non si poteva. La vera educazione fisica, in compenso, si faceva sui campi di calcio in terra dove spesso si andava a giocare il pomeriggio (accogliendo anche i prof di Latino ed Educazione Fisica...).
Quando poi per qualche anno ho avuto l'opportunità di insegnare, approdai in un Circolo didattico variegato. Zona romana difficile (Tomba di Nerone), un mix tra scuole tradizionali e moderne (Morro Reatino, Fosso del Fontaniletto, la miniscuola della Giustiniana), una delle quali, la principale, aveva una gran nella palestra ed un ampio spazio d'asfalto all'esterno. Peccato solo che non ci fossero...gli insegnanti di educazione fisica e tutto era lasciato alla voglia di fare del corpo docente. Ah, la bella palestra aveva l'unico difetto di essere stata pensata da qualche "genio" dell'architettura (se ci fate caso, a volte, la presunzione "folle" di certi architetti è pari solo a quella di certi grafici, entrambi completamente slegati e inconsapevoli della realtà) che l'aveva collocata al centro della struttura, totalmente aperta. Effetti collaterali: distrazioni frequenti degli scolari per il passaggio negli spazi sovrastanti della scuola, l'inevitabile chiasso, agonistico e non, che arrivava a disturbare la didattica nelle classi.


Fonte: TGCom24

Non tutte le scuole sono dotate di palestre. Ma quando ci sono, non è sempre una festa: pavimenti difformi (5%), finestre rotte (25%) e segni di fatiscenza vari (37%) non aiutano di certo lo stato di sicurezza degli studenti. I Dati Cittadinanzattiva.
Attraverso i dati del XV Rapporto sulla sicurezza delle scuole di Cittadinanzattiva, Skuola.net prende in esame i requisiti strutturali e lo stato di salute delle palestre scolastiche: il luogo ludico per eccellenza della scuola Italiana, il regno dei professori di Educazione fisica, non sembrerebbe navigare in ottime acque. I dati del rapporto sono stati raccolti tramite un monitoraggio civico condotto su un campione di 75 scuole in 10 regioni italiane, la lettura di fonti ufficiali e, infine, tramite l’istanza di accesso civico inviata da Cittadinanzattiva in 2821 Comuni e Province, relativi a 4401 edifici scolastici di 18 regioni.
Palestra? Assente
Il primo dato che fra tutti salta immediatamente all’occhio e che merita di essere esposto per primo è che non tutte le scuole sono dotate di palestre. Purtroppo mancano nel 28% delle strutture monitorate. Viceversa, laddove le palestre ci sono, scarseggiano delle attrezzature adeguate allo svolgimento delle attività sportive. Si segnalano, principalmente, arredi non a norma o attrezzi ginnici danneggiati (29%) che rallentano o addirittura bloccano del tutto il normale andamento delle lezioni.


Purtroppo, non è finita qui. Rilevati anche pavimenti difformi (5%), finestre rotte (25%) e segni di fatiscenza vari (37%) che non aiutano di certo a garantire la sicurezza degli studenti. Ma anche le pareti risentono di qualche danno: il 37% presenta muffe e infiltrazioni; e più di 1 palestra su 4 ha distacchi di intonaco (28%). A guardare più da vicino, poi, i dati riguardanti la pulizia degli ambienti adibiti alle lezioni di educazione fisica  scopriamo che in alcuni casi l’igiene scarseggia con polvere (29%), sporcizia (25%) e cattivi odori (21%). Da una attenta analisi del locale palestra emergono, inoltre, problematiche di carattere più tipicamente strutturale: assenza di porte-antipanico (27%), barriere architettoniche (19%), impianti elettrici non adeguati (22%).

martedì 14 novembre 2017

PENSIERI E PAROLE Andy Tillison, i Tangent e i barconi

«Volevo a ogni costo scrivere una canzone che parlasse della gente sui barconi che fugge dai propri Paesi per andare altrove, come viene vista dai media e dai politici.Volevo a un certo punto puntare la telecamera verso di loro, la povera gente che cerca di sopravvivere nella fottutissima barca...perchè è laloro vita! Continuiamo a trasformare la loro storia nella nostra storia, parliamo degli effetti che avrà su di noi, etc. 
Nel frattempo questa gente alla deriva nel bel Mediterraneo sta cercando rifugio da una vita di merda che, spesso, è in gran parte colpa dell'Occidente che ha sfruttato, i vari dittatori e le guerre. E' molto complicato da raccontare e non credo sia possibile in una canzone di due minuti, però ci ho provato»


Andy Tillison, musicista 

Il brano è Slow rust, dall'ultimo album dei Tangent, The slow rust of the forgotten machinery

VOLLEY Soli racconta Ravenna: pochi soldi, lavoro e idee

https://www.vistodalbasso.it/2017/11/14/volley-soli-racconta-ravenna-soldi-lavoro-idee/

La Bunge Ravenna è stata la rivelazione di questo primo mese e mezzo di SuperLega. Ravenna, una piazza che per la pallavolo ha significato tanto, dagli albori di questo sport all’epoca d’oro, quando all’improvviso, dopo il boom della Nazionale di Julio Velasco, grandi capitali sbarcarono sotto rete, dalla Fininvest berlusconiana al Gruppo Ferruzzi gardiniano. 

C’era una volta Ravenna allora, che nell’era del boom della pallavolo vinceva lo scudetto (1991) e la Coppa dei Campioni (tre volte consecutive, dal 1992 al 1994). Peppone Brusi dirigente, Daniele Ricci in panchina, fuoriclasse assoluti in campo, da Vullo a Gardini, alla leggendaria coppia statunitense Kiraly-Timmons, le punte di uno squadrone. Il tempo avvolge anche i ricordi più belli, la pallavolo a Ravenna ha conosciuto tempi difficili ma ora c’è un altra squadra giallorossa (discendente diretta per via delle fusione tra Robur Costa e Porto) che meriterebbe di risvegliare l’antica passione e di richiamare al PalaDeAndré una adeguata cornice di pubblico.
  La Bunge Ravenna è al quarto posto della SuperLega, beffardamente sconfitta, domenica sera a Verona, da un ace sporco, palla che tocca il nastro e si spegne sul flex, imprendibile e pone fine alla partita più lunga della storia del campionato nell’era Rally PointSistem: due ore e 42 minuti.
    Sulla panchina di Ravenna ora c’è Fabio Soli, 38enne modenese di Formigine, voluto dal direttore generale Marco Bonitta, che lo aveva voluto come vice ct nella Nazionale femminile.
Soli, come è nato il suo Ravenna?
«Assecondando le esigenze del budget, uno dei più esigui della SuperLega, come l’anno scorso. Contiamo sulla fiducia, sull’appoggio della Abbiamo puntato su situazioni tecniche ben definite: giocatori d’esperienza che vengono da campionati meno celebri e che vogliono rilanciarsi, magari accettando contratti ridotti. O giovani di talento, ancora inespressi, scommettendo, noi e loro, sulle qualità. Da aprile, quando cade l’ultima palla del campionato, lavoriamo senza sosta al video, guardiamo tonnellate di giocatori, le caratteristiche. Sembra che in estate non facciamo nulla invece lavoriamo in ufficio dalla mattina al tardo pomeriggio. Con l’ausilio dei nostri contatti. Se riesci a individuare giocatori giusti, ti cambia la stagione. Penso sia il grande valore di un club medio piccolo: non rinunciare ad un proprio staff, da Bonitta a tutti gli assistenti, la qualità del lavoro fa si che il talento venga individuato e sviuppato. È l’unico modo e siamo riusciti a portare in squadra giocatori che da un punto vista tecnico e caratteriale erano congrui alle nostre necessità. E che si sono trovati bene»
Orduna riciclato dopo le amarezze modenesi, Marechal, Poglajen, Buchegger: la spina dorsale del nuovo Ravenna?
«E non dimentichiamo gli italiani. Orduna l’abbiamo aspettato e inseguito tutta l’estate, avendo perso Luca Spirito per esigenze di mercato. Orduna ha sempre dovuto mordere il freno e guadagnarsi ogni centimetro. Sa gestire la squadra, è uno dei valori aggiunti. Poglajen non è giovanissimo ma ha la fiducia di Velasco in Argentina, Buchegger alterna cose stratosferiche a moenti di difficoltà».  
Quali sono le vostre ambizioni, possibile un inserimento nella top four, approfittando della partenza lenta di Trento?
«Non credo nella top four, la storia dimostra che i grandi team alla fine prima o poi risalgono, Trento piano piano crescerà, troverà la quadratura. Tante altre squadre hanno budget importanti e da anni investono per rompere le scatole alle quattro grandi: penso a Piacenza, Vibo, anche Milano. Credo che dobbiamo restare con i piedi per terra e goderci il momento e un posto che credo non sia il nostro. Non stupiamoci perchè abbiamo meritato ciò che abbiamo, ma non dovremo stupirci se verranno passi falsi o altri correranno più di noi» 
Ormai Ravenna non può più contare sul fattore sorpresa.
«Prima dell’inizio della partita di Verona ho parlato proprio di questo. Il quarto posto ce lo siamo guadagnati e meritati col lavoro, con il gioco. Una squadra come Verona ha preparato la partita come se fosse scontro diretto, e noi abbiamo sempre provato a giocarcela con chiunque. Finora ci stiamo riuscendo, sono arrivati buoni risultati e ciò ci dà responsabilità. Gli avversari ci portano rispetto e ci obbligano a giocare ancora più intensamente. Sì, l’effetto sorpresa è decisamente finito».
Cosa ricorda dell’epoca d’oro di Ravenna?
«Allora cominciavo a giocare, a Ravenna c’erano i grandi investimenti, i grandissimi campioni, come Vullo, che da palleggiatore ho sempre considerato grandissimo. Era un regista moderno e lo sarebbe tuttora. E’ ancora il mio preferito, insieme con Ricardo e Bruno, che ho avuto la fortuna di vedere da vicino a Modena»
L’esperienza con la Nazionale femminile cosa le ha lasciato?
«In un percorso in cui non si è mai sazi di apprendere, è stata la ciliegina sulla torta del mio percorso: ho lavorato con allenatori come Prandi, Daniele Bagnoli, Castellani, Bonitta. Avevo sempre vissuto il volley maschile: l’esperienza con le donne in una realtà affascinante e arricchente, ha accresciuto il mio bagaglio»
Cosa le hanno lasciato gli allenatori che ha avuto accanto, se deve ricordare una cosa di ognuno di loro?
«Silvano Prandi il grande rispetto che incuteva nei suoi giocatori, era il professore. Direi il suo rigore, la precisione nell’esprimersi. Il rispetto delle posizioni, dei ruoli. Dicevano che era passato di moda ma lui ha continuato a vincere all’estero. 
Daniele Bagnoli è…Daniele Bagnoli. E’ la persona che ho visto più di tutte interpretare il volley dieci minuti prima che succedesse. In campo metteva in atto cose che non avrei mai pensato. I cambi, l’interpretazione tattica. Una mente pallavolistica un passo avanti a tutti.  
Daniel Castellani ha un’impronta moderna, il gestore di gruppo di alto livello.  Marco Bonitta, una grande mentalità vincente, l’attitudine a volgere lo sguardo alla vittoria facendo scelte difficili, il suo grande valore aggiunto, e il saper trasformare situazioni negative in positive».
Che tipo di allenatore pensa di essere?
«Sono un giovane con tanta strada da percorrere per imparare soprattutto a gestire i ragazzi di oggi, in un mondo che cambia in fretta. Ragazzi che non sono più quelli che frequentavo io da giocatore, sono cambiate le esigenze, da un anno al’altro. Spendo tempo per informarmi, per capire come relazionarmi. Se devi far crescere giovani, bisogna colmare le lacune, ampliare le competenze, coinvolgerli in un progetto anche al di fuori dall’ambiente. Non si può più essere monotematici, pensare solo alla pallavolo». 
Immaginava che sarebbe diventato allenatore?
«Lo pensavo ma non credevo di allenare così presto, di bruciare le tappe in fretta: ho avuto fortuna. La fortuna è importante, me lo diceva spesso Daniele Bagnoli, che mi è rimasto nel cuore: conoscendolo ho capito come mai abbia vinto così tanto». 
I valori per lei sono importanti?
«Ho origini umili di cui sono orgoglioso, mio papà agricoltore, mamma casalinga, terzo di quattro fratelli. Credo che i legami familiari siano una delle cose più importanti. Ringrazio la mia famiglia che me li ha trasmessi. Ogni volta che posso li vado a trovare. E mi piace dedicare il mio tempo libero a mia moglie, è bello avere qualcuno con cui condividere i momenti difficili ma anche i momenti di gioia»


* parte di questa intervista è stata pubblicata sul Corriere dello Sport-Stadio di martedì 14 novembre 2017 
Foto Lega Pallavolo

domenica 12 novembre 2017

CINEMA The Place

THE PLACE - Regia: Paolo Genovese. Interpreti: Valerio Mastandrea, Sabrina Ferilli, Alessandro Borghi, Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Alba Rohrwacher, Marco Giallini, Silvia D'Amico, Silvio Muccino, Giulia Lazzarini, Vinicio Marchioni.

Dopo l'enorme successo di Perfetti sconosciuti, Paolo Genovese ha saputo evitare la cosa più facile. Riproporre una commedia sulla falsariga di quella che aveva funzionato così bene, generando un effetto domino, con tante versioni estere. Perfino questo blog amatoriale l'aveva subito previsto che Perfetti sconosciuti avrebbe prodotto remake a profusione, perchè era una storia che funzionava, un meccanismo che univa gli ingredienti fondamentali di una commedia di successo.
Ma per il successivo film Paolo Genovese ha fatto la cosa meno facile, o forse come lui stesso ha detto ha fatto semplicemente il film che voleva, superando la pressione che attanaglia un autore dopo un grande successo.  
The Place non è una commedia, è un dramma girato interamente in interni, ma con tanti personaggi che vanno e vengono, che si siedono dinanzi al misterioso personaggio interpretato da Valerio Mastandrea. L'interrogativo che viene sviscerato e che resta nello spettatore è stato lo slogan con cui è stato lanciato il film: Cosa sei disposto a fare per esaudire un tuo desiderio? Per avere ciò che vuoi fin dove si è disposti a spingersi?
The Place mi è piaciuto perchè non è un film banale, è una storia coraggiosa, intrisa di umanità laddove l'umanità comprende inevitabilmente sgradevolezze, cattiveria, cinismo, vigliaccheria e coraggio.Ho trovato interessante il percorso dei singoli personaggi che si siedono davanti a questo dispensatore di tormenti. Un tentatore che in cambio di compiti spesso estremi, fa balenare la soluzione dei problemi, e li risolve se si eseguono le sue richieste. Sembra cinico e feroce, ma più che il Diavolo, che in Mastandrea qualcuno ha voluto o creduto di vedere, sono propenso a definirlo come uno specchio di noi stessi, delle debolezze umane e della voglia di ottenere ciò che vogliamo, anche con una scorciatoia, costi quel che costi, pazienza se altri soffriranno. The Place ha anche il pregio di saper intrecciare in qualche caso le storie e le vicende dei personaggi, sottolineando il contrasto pensiero egoistico e coscienza sociale. Non ci si può illudere di pensare a se stessi ignorando gli effetti di ciò che si decide di fare.
Un'opportunità di riflessione quanto mai in linea con i tempi, con la deriva etica che ha visto dissolversi correttezza e ideali. E un film che induce a riflettere, a guardarsi dentro, è sempre il benvenuto.



martedì 7 novembre 2017

SPORT Giochi ai Giochi? Anticostituzionali!

Molti amici mi hanno chiesto: che ne pensi dei videogiochi all'Olimpiade?
Semplicemente penso sia anticostituzionale pensare una bestialtà del genere. Stavolta nemmeno entrano in ballo fattori e disquisizioni su quanto siano sport alcune delle discipline che sono entrate o entreranno a far parte del programma olimpico, magari a scapito di sport tradizionali e nobili.
Il solo pensare di far entrare i videogiochi nei Cinque cerchi olimpici è una bestemmia. 
Ma come, il Comitato Olimpico Internazionale che ha, ops, che dovrebbe avere come scopo primario quello di incentivare e diffondere la pratica sprtiva nel mondo, accoglie con tutti gli onori i primi nemici dello sport? I responsabili, secondo sociologi e studiosi, della sedentarietà e dell'allontamento della gioventù dall'attività sportiva in genere e dallo sport agonistico in particolare?
Ecco perchè dico che i (video)giochi ai Giochi (olimpici) sono anticostituzionali. Un attentato per far implodere il mondo sportivo.
Si potrebbe estendere il commento ricordandoil celebre album di Frank Zappa, We are only in it for the money. 
Già, sembra solo la solita questione di soldi. Basta ricordare quali sono le ditte produttrici di videogiochi sugli EA sports. Diciamo la verità; si spalancherebbero le braccia ai videogiochi solo per una questione di soldi, pensando al volume d'affari che ruota attorno a quel mondo. Tutto il resto sono patetiche giustificazioni che sviliscono la storia dell'Olimpiade e la natura stessa dello sport.
Sempre più assimilabile a un qualcosa che con il vero sport ha ormai sempre meno a che vedere.
https://www.vistodalbasso.it/2017/11/07/sport-giochi-ai-giochi-anticostituzionale/ 

lunedì 6 novembre 2017

PESISTICA Gli Usa negano il visto alla star iraniana Rostami


Gli Stati Uniti hanno negato il visto a Kianoush Rostami, campione olimpico a Rio e primatista mondiale di sollevamento pesi (nella categoria 85 kg). Lo aveva chiesto per partecipare ai Mondiali di Anaheim (28 novembre-5 dicembre), in California. 
L'Iran è nella lista nera disposta dal presidente Trump. Il visto per i Mondiali è stato negato anche a pesisti iracheni e albanesi, e non si sa se ci saranno nordcoreani.
E' vero che lo spor non è su un altro pianeta, ma penso che quei Paesi che non permettono la libera circolazione degli atleti in occasione dei massimi eventi, non dovrebbero organizzare. Niente Olimpiadi, niente Mondiali a chi vieta la partecipazione negando visti.
Rostami ha fatto domanda presso l'ambasciata americana a Dubai e nessuno gli ha spiegato chiaramente i motivi del no. Ha detto lui alle agenzie internazionali di stampa. Si dice che le autorità statunitensi temono che possa chiedere asilo politico, ma Rostami li ha smentiti con dichiarazioni...all'americana: «In Iran ho due milioni di dollari in banca, non mi interessa la green card perchè sono orgoglioso di essere iraniano e amo il mio Paese, dove tornerò dopo i Mondiali, se potrò partecipare. Sono il migliore, il più celebre sollevatore del mondo. Voglio solo vincere un'altra medaglia d'oro». 
https://www.vistodalbasso.it/2017/11/06/pesistica-gli-usa-negano-visto-rostami-la-star-iraniana/ 

sabato 4 novembre 2017

VOLLEY Diouf infortunata all'occhio: domani esami alla retina

Un serio infortunio in allenamento ha bloccato Valentina Diouf, opposto della Unet Yamamay Busto Arsizio. Una pallonata l'ha colpita all'occhio sinistro e si teme un problema alla retina, come spesso accade nella pallavolo. Domani Valentina, che vediamo bendata nella foto scattata da Fiorenzo Galbiati, si sottoporrà ad esami clinici per appurare l'entità del problema e il periodo in cui dovrà star lontana dalla pallavolo A Valentina  l'augurio di una rapida guarigione.

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La società ha poi comunicato che Valentina osserverà sette giorni di riposo.

martedì 31 ottobre 2017

VOLLEY Paola Paggi si scrive, lettera alla giovanissima Paolina

Paola scrive a Paolina. Paola Paggi scrive alla ragazzina che è stata, sedicenne con tutto un futuro da vivere. Dal presente al passato, un messaggio nella bottiglia affidato al mare del web, un artificio letterario per dire tante cose, per togliersi qualche sassolino in maniera morbida, con stile e quel distacco che solo la maturità riesce a dare.
Il capitano della Foppapedretti, alla soglia dei 41 anni, una carriera formidabile alle spalle e tutt’ora in corso, prende carta e penna e prova a dare qualche consiglio alla giovanissima se stessa. A quella sedicenne che, seduta a un tavolo con i suoi genitori, prende la scelta che le stravolgerà la vita.
Avvertimenti, consigli, anticipazioni, un messaggio appassionato ed empatico, dedicato a tutte le giovani pallavoliste.
Nella foto una giovanissima Lia Malinov, al centro della prima fila in basso, insieme a Paola Paggi, al centro in piedi, a Vicenza insieme all’allenatore Atanas Malinov, padre di Lia.
https://www.vistodalbasso.it/2017/10/31/volley-paola-paggi-si-scrive-lettera-alla-giovanissima-paolina/ 

Ciao Paolina, so che non ti piace essere chiamata così, ma ti ci dovrai abituare, perché nonostante tutti i tuoi sforzi, ci sarà sempre qualcuno che ti chiamerà così, anche in età matura! Paolina comunque è un nome che non ti rappresenterà mai: l’altezza che raggiungerai, la determinazione e la grinta che avrai non concilieranno con questo nome.

Sei e sarai sempre una ragazza paziente e dovrai ascoltare sempre e soltanto il tuo cuore, perché seguendo lui sarai in grado di fare le scelte giuste. Come quella che prenderai a 16 anni, seduta intorno a un tavolo con mamma, papà e procuratore: farai la scelta che ti cambierà la vita. Quel giorno non te ne renderai conto fino in fondo, ma imboccherai la strada che ti porterà a diventare una pallavolista. Quel giorno non potrai sapere che quella scelta ti porterà a diventare Campione del Mondo. Così come non lo potrai sapere quando, ancora minorenne, ti diranno che non farai più parte della Nazionale italiana. La delusione sarà grande, ma non ti preoccupare, non sarà così: con quella maglia azzurra regalerai all’Italia un successo mondiale e vivrai l’avventura delle Olimpiadi. Pazzesca.

A 16 anni cambierai casa, città, scuola e amici per giocare a pallavolo. Ma ne varrà la pena. Darai tanto alla pallavolo, ma riceverai altrettanto e ti consiglio di goderti ogni momento, perché vivrai esperienze che pochi hanno la fortuna e la possibilità di vivere: vai avanti e lavora perché il lavoro, la forza di volontà e la tenacia ti saranno sempre riconosciute.

Devo però prepararti a un infortunio grave: a 18 anni ti fermerà per molto tempo. Ma tornerai a fare ciò che ti piace: gli infortuni fanno parte della vita sportiva, non ti spaventare e non mollare.

Capitolo allenatori: ogni coach che incontrerai avrà qualcosa da insegnarti. Sforzati di capire il senso di quel momento e avvicinati a persone positive e “pulite”. Impara a riconoscerle, perché con loro potrai affrontare, superare e vincere qualsiasi cosa. Durante un camp estivo un allenatore ti dirà: “Diventare grandi è facile. Restare è difficile”. Questa frase scrivitela su quel quadernino che terrai sempre con te… Te la dirà Ljubomir Travica, padre di Dragan, un pallavolista croato che diventerà italiano. In quel momento non capirai il vero significato della frase. Ma ti entrerà dentro e non ti lascerà.

Metti a frutto ogni istante che passerai con Cathia Ottavi. Ora questo nome non ti dice nulla, ma un giorno riceverai una telefonata. Ti diranno che un brutto male l’ha portata via. E allora ripenserai a lei come a una mamma. Sì, una seconda mamma. A Candelo, nel primo anno in serie B sarà la tua coinquilina. Lei più, grande di te, ti guiderà, ti aiuterà. Dentro e fuori il campo.

E poi ci sarà Darina Mifkova. La conoscerai in Nazionale e all’inizio sarete due semplici compagne d’azzurro. Senza sapere che con lei nascerà una grande amicizia: sarà tua compagna di squadra a Vicenza e compagna per la vita. Da lei imparerai i valori della famiglia e dell’amicizia e la vedrai addirittura come un’eroina in campo e un punto di riferimento fuori. Una delle persone più importanti della tua vita.

Ti troverai a fare scelte sportive difficili. Ti consiglio di non farti condizionare da relazioni, luoghi o persone. Perché non saranno scelte giuste per te. La cosa più importante che devi sapere è che soltanto tu, arrivata alla soglia dei quarant’anni, sì, proprio quarant’anni, puoi sapere se vuoi e puoi ancora giocare. Se puoi ancora giocare ad alti livelli e se ne sei ancora all’altezza. Non lasciarti giudicare da nessuno e non farti dire cosa è meglio per te.

Ah, un’ultima cosa. A Vicenza incontrerai una piccola bimba bionda. Te la ritroverai spesso in palestra perché accompagnerà il padre, tuo allenatore. Tienila d’occhio, perché, tu non ci crederai, ma un giorno quella diventerà una tua compagna di squadra. Proprio così, Lia Malinov diventerà prima la palleggiatrice della Nazionale italiana e poi tua compagna nella Foppapedretti.

La tua Paola…


lunedì 30 ottobre 2017

VOLLEY Doping, Kadu (Vibo) ha avuto 9 mesi di sconto, tornerà nel 2018


La seconda sezione del Tribunale Nazionale Antidoping presso il CONI ha accolto l’appello proposto dall’atleta Carlos Eduardo Barreto Silva (Kadu), tesserato per la Tonno Callipo Vibo Valentia nel corso dell’ultima stagione di pallavolo, in SuperLega, riducendo la squalifica comminata in primo grado di ben 9 mesi, da 2 anni ad 1 anno e 3 mesi.
In entrambi i gradi di giudizio è emersa la non intenzionalità dell'atleta, ai fini delle NSA, nell’assunzione del Trofodermin, nonchè il lieve grado di negligenza del pallavolista.
L’atleta, difeso in giudizio dall’Avv. Salvatore Civale, potrà tornare alle competizioni il prossimo 2 agosto 2018.


https://www.vistodalbasso.it/2017/10/30/volley-doping-kadu-vibo-avuto-9-mesi-sconto/ 

venerdì 27 ottobre 2017

CINEMA Ammore e malavita

AMMORE E MALAVITA - Regia: Manetti Bros. Interpreti: Claudia Gerini, Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Carlo Buccirosso, Raiz, Franco Ricciardi, Antonio Buonomo.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/06/cinema-songe-napule.html

https://www.vistodalbasso.it/2014/06/18/cinema-songe-napule/

Ammore e malavita, ultimo film dei Manetti Brothers, sconsigliato a chi detesta i musical, Napoli e la napoletanità. Caldamente consigliato invece a tutti gli altri. A chi sa apprezzare un buon cinema italiano di ultima generazione, opera di sostanza.
I fratelli Manetti già con Song' e Napule avevano esplorato con successo il genere, la commistione tra malavitosi e musical, filtrando il tutto con la lente dell'ironia.
Giampaolo Morelli, l'attore di riferimento dei Manetti Bros è anche stavolta il protagonista della vicenda, che offre squarci metropolitani di una Napoli notturna, illuminata con i colori caldi dei container delle zone portuali e di giorno con il paesaggio di vicoli, periferie. 
L'umorismo è dichiarato fin dalla scena iniziale di Scampia. Napoli sa ridere delle sue disgrazie che ricicla in positivo per convincere se stessa e gli altri (i turisti) che ci sia normalità nell'anormalità, altrove e altrimenti insostenibile.
Perdonando un passaggio irrisolto di sceneggiatura (peccato veniale, in fondo la vicenda si svolge in pochi giorni) il film cattura e piace per la bravura degli interpreti, da Claudia Gerini a Carlo Buccirosso (anche lui era in Song 'e Napule), a Raiz degli Almamegretta (curioso sentirlo cantare da neomelodico...), a Serena Rossi. Belle le musiche di Pivio e Aldo De Scalzi. C'è perfino un remake di What a feeling, presa da Flashdance.
Un film che si lascia vedere tutto d'un fiato, che lascia il segno e non rinuncia all'autoironia, se perfino al sole dei Caraibi si canta che...Napoli è un'altra cosa. E già, Napoli è proprio un'altra cosa.



giovedì 26 ottobre 2017

CALCIO & SOCIETA' Mihajlovic, Anna Frank e Ivo Andric


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/10/calcio-e-societa-mihaijlovic-lignorante.html 

Prevedibilmente anche in Tv ieri sera si è tornati sulle frasi di Mihajlovic riguardo la vicenda dello Stadio Olimpico e degli adesivi su Anna Frank in Curva Sud.

Sinisa stavolta era preparato, così almeno riteneva lui, e si è difeso contrattaccando: ha citato Ivo Andric, scrittore jugoslavo serbo nato casualmente in Bosnia. Nel 1961 gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura e il tecnico del Torino ha chiesto agli intervistatori di Mediaset Premium se lo conoscevano. 
Il senso era: io non conoscevo Anna Frank, perchè a scuola non l'ho studiato, come voi non conoscete Ivo Andric. 
La cosa triste è stato il commento di Monica Bertini, che ha chiosato anzi come Sinisa fosse stato «encomiabile nell'ammettere la sua ignoranza e che in effetti non si può sapere tutto».
Sorvolando sulla figura fatta dalla co-conduttrice di Mediaset Premium, che non ha minimamente ragionato sulla profonda differenza tra le due cose,  inevitabile sottolineare come Anna Frank e il suo Diario abbiamo rivestito un'importanza storica e umana che andava ben oltre il Premio Nobel o una pur lodevole ed importante opera letteraria. 
Il signor Mihajlovic non ha studiato nemmeno il nazismo, le leggi razziali, il genocidio? Beh, viene da chiedersi in che razza di scuole andava (scusate il bisticcio di parole).

Tra i commenti che ho letto sui social poi, mi permetto di citare quello, significativo, di Marjan Maucec  

«Giusto per....io andavo a scuola in Jugoslavia , più o meno nello stesso periodo di Siniša e posso assicurare che si studiava la storia di Anna Frank e non solo...»

mercoledì 25 ottobre 2017

CALCIO e SOCIETA' Mihaijlovic l'ignorante riluttante

"Anna Frank? Non conosco questa storia, stamattina non ho letto i giornali"
 «Non so chi è»  «Non ho letto i giornali, non posso parlare di questa cosa, mi scuso, ma sono ignorante in materia»

Sinisa Mihajlovic, ex giocatore, allenatore del Torino

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/10/calcio-societa-mihajlovic-anna-frank-e.html
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Dichiarazioni come quelle rese dal tecnico granata si commentano da sole, talmente suonano sconcertanti, per non dire peggio. Forse sarebbe ora, alla luce del mondo in cui si vive, connessi 24 ore al giorno, di valutare gli allenatori non solo per le loro qualità tecniche, reali o presunte che siano.
Se io fossi il presidente di una grande e gloriosa squadra, come in questo caso il Torino, vorrei che il mio coach fosse bravo ad allenare e a far punti, ma anche un uomo presentabile eticamente, di livello e cultura, sensibilità e fair play. Capace di alzare lo sguardo, se richiesto, anche oltre il campo di calcio. 

La storia di Anna Frank non la si deve scoprire leggendo i giornali, la si studia a scuola, fa parte del bagaglio di conoscenze che ogni essere umano dovrebbe avere, specialmente se è un uomo pubblico e se guadagna fiumi di soldi. 
Una risposta come quella data da Sinisa fa cadere le braccia ed è talmente assurda ed avvilente per la figura del tecnico, che autorizza un sospetto perfino peggiore: una bugia detta per evitare di manifestare la propria reale idea sul brutto episodio della Curva Sud. 
Anche perchè chi vive di calcio come Sinisa, non può pensare di vivere in una bolla di sapone e non sapere nulla di un episodio che è finito sulle prime pagine di tutti i giornali (e dei telegiornali). 
Come diceva quel personaggio del mondo della boxe: "Se non lo sai...Sallo"


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/10/societa-e-calcio.html


http://www.corrieredellosport.it/news/calcio/serie-a/torino/2017/10/25-32913060/caso_anna_frank_la_figlia_di_ernst_erbstein_mihajlovic_non_pu_ignorare/?cookieAccept 

martedì 24 ottobre 2017

SOCIETA' E CALCIO Anna Frank, la Lazio e l'ignoranza ingloriosa





Adesivi antisemiti, il nome e l'immagine della povera Anna Frank* continuano a subire l'oltraggio di decerebrati camuffati da tifosi. Sembra impossibile ma le insensate gesta, codarde e irresponsabili, altro che goliardiche, di persone che non si sa bene come definire (ed è meglio non definirle), finiscono sulle prime pagine di tutti i giornali. Anche se non è di calcio che si parla. Anche se c'è la Lazio nel mirino, in tutti i sensi perchè la società biancoceleste viene inevitabilmente coinvolta con una pesantissima ricaduta a livello d'immagine e di sostanza (ma era il caso ed era lecito favorire l'esodo dalla Curva squalificata all'altra? In questo la Lazio ha sbagliato). Poi bisognerebbe interrogarsi sul significato della parola tifoso: gli autori delle azioni in Curva Sud (era stata chiusa la Curva Nord e, probabilmente a torto, consentito l'accesso in Curva Sud) possono definirsi sostenitori della Lazio? 
Se quelle persone erano "squalificate" per Lazio-Cagliari che senso ha avuto permettere loro di assistere alla partita in un settore diverso? 
E' un po' come se ad un automobilista si ritira la patente per eccesso di velocità a bordo di un'auto di grossa cilindrata e poi gli si consente di girare se usa un'utilitaria.
Continuo a pensare che alla base di tutto, comunque, ci sia una profonda e becera ignoranza. Di tutto. Non solo della Storia e del genocidio nazista. Forse d'ora in avanti, a certi spettatori, se vogliono l'abbonamento per la Curva Sud, bisognerebbe chiedere di sottoporsi ad una "gita" obbligata ad Auschwitz, o alla visione di video didattici ad hoc.


Così la Lega Calcio
In tutte le partite della decima giornata di Serie A TIM, nell'ambito della campagna di diffusione del libro #ioleggoperchè che si svolge fino a domenica 29 ottobre per donare libri alle biblioteche scolastiche, l'arbitro e i capitani scenderanno in campo con i libri "Il Diario di Anna Frank" e "Se questo è un uomo" di Primo Levi, omaggiandoli poi ai bambini entrati con loro in campo. L'invito a leggere questi libri va esteso a tutte le ragazze e i ragazzi, con la speranza che le nuove generazioni crescano con i valori e gli ideali che riempiono le pagine di questi capolavori.

La Lega Serie A condanna da sempre con fermezza qualsiasi forma di razzismo o episodio di intolleranza negli stadi italiani, promuovendo da anni campagne di sensibilizzazione sul tema. E' triste dover rimarcare ancora la stupidità di sparute minoranze di pseudo-tifosi che offuscano e danneggiano l'immagine di tutto il calcio italiano, vanificando gli sforzi e la passione di chi gestisce le nostre Società. Gli episodi di antisemitismo accaduti domenica scorsa sono la prova che ancora c'è molto da fare, e che la lotta alle discriminazioni va continuamente alimentata. La strada da percorrere non può che essere l'individuazione dei responsabili e il loro allontanamento dal nostro mondo, fatto perlopiù da appassionati sani che nulla hanno a che fare con queste forme becere di violenza.


* https://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Frank

lunedì 23 ottobre 2017

VOLLEY Lube-Ravenna, il coraggio e la sensibilità di fermarsi



Drammatica domenica all'Eurosuole Forum di Civitanova Marche. E' morto un tifoso, Giusepe Costantino, 61 anni, che ha avuto un malore mentre le squadre si stavano allenando prima della partita tra Lube e Bunge Ravenna. Per motivi morali e di ordine pubblicola partita è stata rinviata a data da destinarsi. 
Erano stati immediati i soccorsi e prolungate le manovre di rianimazione, ma non c’è stato nulla da fare. 
La Lega Pallavolo Serie A e tutti i Club hanno espresso il proprio cordoglio per la scomparsa del tifoso stringendosi attorno alla sua famiglia. 
Una partita di pallavolo non si gioca per lutto, perché non è evidentemente vero che the show must go on, che lo spettacolo deve sempre andare avanti, sempre e comunque. Ma non era affatto scontato.
Nella foto gentilmente concessa dalla LubeVolley i due arbitri (Santi e Puecher) il direttore sportivo della Lube, Beppe Cormio, ed il ravennate Marco Bonitta. Lube e Ravenna hanno onorato nell'unico modo possibile la passione e la memoria del tifoso. Perchè senza gli appassionati, lo sport non esisterebbe e nel carrozzone sportivo il pubblico ha un ruolo tutt'altro che secondario. Se il volley, perfino in un'occasione così drammatica e mesta, ha provato ad essere diverso, bisogna dire che c'è riuscito. 
Condoglianze alla famiglia del signor Costantino. Un plauso composto alle due società per il coraggio e la sensibilità umana che hanno dimostrato.

martedì 17 ottobre 2017

VOLLEY Tiziano Ferro saluta la Taiwan Excellence Latina

https://www.youtube.com/watch?v=23vzFQzSkO8

Il testo del video saluto della popstar Tiziano Ferro, nativo di Latina e da sempre vicino al mondo della pallavolo: «Ciao a tutti i campioni della Top Volley Latina, sono Tiziano, voglio mandarvi un abbraccio enorme a tutti i tifosi e a tutti i grandi giocatori della Taiwan Excellence. Sono con voi! Latina e il volley sono nel mio cuore, da sempre! Vi auguro buon divertimento soprattutto delle grandi soddisfazioni. Ciao Ragazzi...»

lunedì 16 ottobre 2017

VOLLEY La pallavolo italiana sbarcherà a Taiwan nel 2018?



Per ora è solo un sogno, una suggestione un'idea nata ai margini della presentazione della sponsorizzazione eccellente ottenuta dalla Top Club Latina, abbinatasi a Taiwan Excellence, aprendo le porte della SuperLega ad una sponsorizzazione straniera. Taiwan ha scelto l'Italia per mettere il naso fuori dai confini e diffondere il suo nome nello sport, in Italia e a Latina. L'a.d. Massimo Righi ha fatto balenare l'idea che nel 2018 l'Open day della SuperLega, una partita della prima giornata, o la Supercoppa, possano svolgersi in Oriente, a Taiwan appunto. Un po' come è avvenuto spesso nel calcio con la supercoppa. La sponsorizzazione è un accordo di notevole valore per ciò che può rappresentare, l'interesse a Taiwan è considerevole, come dimostrano le 122.000 persone che hanno seguito la diretta su Faceboo, della prima partita di campionato tra Taiwan Excellence Latina e Calzedonia Verona.

VOLLEY Giani continua a stupire, dalla Germania alla Revivre Milano

Impareggiabile Andrea Giani. Agli Europei è stato il ct della rivelazione Germania, che dopo aver sconfitto l'Italia nella gara d'apertura, è arrivato a giocarsi la finale, cogliendo la medaglia d'argento.
Tornato sulla panchina di club, in SuperLega con la Revivre Milano, ha iniziato il campionato col botto, andando nientemeno che ad espugnare il fortino PalaTrento. Un sontuoso 3-2 alla Diatec Trentino è stato il colpo della prima giornata. Da tradizione una delle grandi nei primi turni di campionato ci lascia le penne: stavolta è toccato alla formazione di Lorenzetti. E pensare che nella scorsa stagione soltanto la Lube poi scudettata era riuscita a vincere a Trento, che ha perso per la prima volta con Milano dopo sei successi e non è riuscita a timbrare il cartellino della 500ª vittoria.
 
«Siamo stati bravi - ha detto Andrea Giani - e abbiamo avuto la lucidità nel portare a casa questa vittoria su un campo quasi impossibile da battere. Un buon primo passo in Regular Season anche se il lavoro da fare è ancora molto. Nonostante il successo il bicchiere non è completamente pieno: abbiamo sofferto nel secondo e quarto parziale e se non fosse stato per la fiammata di Nimir nel terzo set forse le cose sarebbero andate diversamente. Sono comunque contento della vittoria, e bravi ai ragazzi per la pazienza e la lucidità avuta anche nel tie break. Ho scelto di partire con Galassi nel quinto per innalzare il nostro livello di gioco e la mossa è stata vincente. Molto bravo lui a essere determinante in attacco in situazioni non semplici, brava a tutta la squadra a rimanere sempre unita». 
Aggiunge Riccardo Sbertoli: «L’abbiamo fatta grossa questa sera. Sono contentissimo per aver iniziato così la Regular Season, vincendo in un palazzetto praticamente inespugnabile. E’ il risultato del lavoro di squadra e della tenacia di tutti quanti; c’era tensione in campo, ma era quella tensione positiva in cui tutti volevano dare il massimo su ogni pallone. Abbiamo impostato bene la partita, siamo riusciti a metterli in difficoltà, reagendo nei momenti in cui Trento ha fatto vedere ottime giocate. Abbiamo avuto pazienza e siamo riusciti a vincere. Nimir ha fatto la differenza nel terzo set: bravo lui per quella serie di battute, ma anche bravi noi a rigiocare le palle break che ci tornavano. Bene poi nel tie break , dove siamo usciti con determinazione nella seconda fase del parziale».

sabato 14 ottobre 2017

VOLLEY SuperLega al via, parla Massimo Righi a.d. della Lega Pallavolo

Foto LegaPallavolo/Zani
Alla vigilia della SuperLega 2017-2018 che scatta domani, abbiamo chiesto a Massimo Righi, amministratore delegato dalla Lega Pallavolo Serie A maschile, di fare il punto sulla stagione che verrà. Un campionato che presenta novità e che si ripromette di confermare la bontà della via intrapresa, con il blocco delle retrocessioni ed un criterio diverso di ammissione. Confesso che avevo inizialmente qualche perplessità, considerando la mentalità italiana, in un torneo che non fosse condito con il sale della paura di retrocedere, con il pathos della lotta per la salvezza. Invece la pallavolo, il pubblico del volley, ha dimostrato di avere caratteristiche diverse, di seguire lo spettacolo in quanto tale, a prescindere perfino dalla classifica. Tuffarsi nel futuro con una SuperLega così concepita è stato dunque un atto di coraggio a cui va riconosciuta lungimiranza ed efficacia.
Allora,  Massimo Righi, che SuperLega sarà?
Il campionato che sta partendo sarà caratterizzato dal ritorno non solo di fuoriclasse come Bruno e Sander, ma anche quello di uno degli allenatori più vincenti della storia della pallavolo italiana, Rado Stoytchev. Insieme ai tanti campioni Olimpici, del Mondo ed Europei già presenti nella nostra Lega, saranno sicuramente in grado di elevare ancora di più il già altissimo livello tecnico.
Sulla qualità dunque note positive e promettenti. Riguardo al resto ci saranno novità?
Anche quest'anno avremo numerose novità da proporre ai nostri appassionati agli sponsor e ai media. Sia in SuperLega che in Serie A2. In SuperLega doteremo gli arbitri di radio microfoni così da consentire un confronto tra loro veloce, senza inutili e lunche cerimonie: si parleranno tra loro. Elimineremo le palette dei cambi sostituendole con un più moderno e veloce tablet tramite il quale i Club potranno fare le sostituzioni, ma anche chiamare i time out e le chiamate del Video Check, il tutto a beneficio dell’eliminazione dei tempi morti. A tal proposito, dopo avere eliminato negli ultimi anni i time out tecnici, stiamo studiando altre soluzioni tese a limitare il più possibile i tempi morti, in particolare sulla ripresa del gioco (in occasione della battuta) e sulle chiamate del Video Check.
La novità della formula della Coppa Italia si è già vista: ingresso progressivo nel tabellone, un po' come si fa nel calcio, con gara secca. Consente a tutti di partecipare e non più solo alle prime otto del girone di andata di regular season. E la Serie A2?
 
Abbiamo una nuova Serie A2 con 23 squadre partecipanti con una formula innovativa. Una prima fase a  due gironi e una seconda con una divisione invece in tre pool, oltre a play off per la promozione e per la retrocessione. In questa maniera, ragionevolmente, riteniamo che tutti giocatori italiani che vorranno confrontarsi con l'alto livello avranno la possibilità di farlo e di poter crescere in un contesto molto competitivo quale è il sia il campionato di SuperLega che quello di Serie A2.
La Nazionale ha vissuto una brutta estate, amarissima World League, amari Europei con consolazione finale grazie al bel secondo posto ottenuto nella Grand Champions Cup in Giappone, che si poteva perfino vincere.
La Nazionale merita un discorso a parte, e personalmente ritengo comunque soddisfacente il percorso di questa estate che ci ha visto protagonisti, con alti e bassi. L’importante è che siano frutto di una programmazione che pensa ai campionati mondiali del 2018 in Italia.
Ci sono state polemiche per quanto riguarda gli impianti di gioco di alcune società di SuiperLega. Può spiegare e chiarire come è andata?
Le quattro società che al momento dell'iscrizione al campionato non avevano i requisiti della capienza minima richiesta pari a 2400 spettatori e valida per i prossimi due anni (Vibo Valentia, Castellana Grotte, Sora e Latina), hanno provveduto alla data del 30 settembre a dotarsi di impianti idonei o hanno effettuato le opere necessarie ai propri Palasport per renderli rispettosi della capienza minima richiesta. Siamo consapevoli che sia stato uno sforzo molto importante e per certi versi doloroso per le nostre società che hanno in due casi dovuto lasciare il proprio territorio per trasferirsi in ambiti comunque di più ampio respiro rispetto ai propri e con impianti di assoluto rilievo. Abbiamo sempre pensato che il successo di un campionato e quindi di una SuperLega come la nostra debba passare attraverso una impiantistica di livello che consenta la possibilità di ospitare un numero importante e significativo di spettatori così da poter offrire sia al pubblico dal vivo ma soprattutto alla grande platea televisiva (che anche quest'anno sarà raccontata sul canale di Rai Sport, dalla nostra piattaforma Lega Volley Channel e soprattutto in oltre 50 emittenti televisive mondiali) i valori e lo spettacolo della nostro campionato
Cosa potrà scaturire dalla Volleyball League Association (VLA), dall'Associazione delle Leghe europee di pallavolo appena nata?
Ogni volta ci domandiamo se il nostro è il miglior campionato del mondo. Oggettivamente non saprei come rispondere, certamente è quello più competitivo e meglio organizzato, e questo posso anche confermarlo dopo i numerosi incontri che ho avuto negli ultimi mesi con alcune Leghe europee con le quali abbiamo fondato la Volleyball League Association (VLA). Siamo rispettati e considerati in assoluto il miglior campionato del mondo.
Lo scopo principale della VLA non è organizzare una Champions League ma sviluppare le singole leghe nazionali e i loro Club, cercare di mantenere e sviluppare ulteriormente il valore economico dei campionati, di concordare con le federazioni le modalità di convocazione degli atleti, avendo a cuore anche e soprattutto la tutela della salute dei giocatori. Ovviamente sedersi al tavolo degli enti internazionali con il quale discutere di calendari e infine tutto ciò che può essere propedeutico allo sviluppo della pallavolo per migliorare il gradimento del pubblico e ad un maggior coinvolgimento degli sponsor.
La VLA è attualmente rappresentata da Philippe Boone (Presidente Lega Pallavolo Belga) e Diego Mosna (Presidente Onorario Lega di Pallavolo Serie A Italiana)
 La Lega Pallavolo si propone anche come una sorta di consulente attivo per le sue società. Che servizi offrite ai club, può fare qualche esempio?
Ghost Visit (visite fantasma): un nostro fornitore acquista due biglietti per una partita di campionato ed effettuano un’analisi della qualità dei servizi offerti dal Club: indicazioni stradali, promozione evento, modalità di acquisto dei biglietti, customer care, procedure di ingresso all’impianto, percorso al posto assegnato, merchandising, food & beverage, servizi igienici, atmosfera interna durante la partita, animazione pre gara, deflusso impianto post evento. Quindi redigono un report che condividiamo e  successivamente andiamo ad incontrare ogni singola società, informandola dei loro punti di forza e delle aree da migliorare.
-          Sport Radar: è un nostro advisor con il quale dall’anno scorso incontriamo tutti gli atleti e i tecnici della prima squadra e facciamo opera di prevenzione contro il fenomeno delle scommesse sportive. Non ti sarà sfuggito che due atleti, uno di Serie A2, sono stati squalificati 7 mesi per avere scommesso sul risultato di partite di pallavolo. Non hanno “venduto” la partita, ma solo scommesso, fatto vietato che porta alla squalifica.

   Cartella Sanitaria: abbiamo elaborato una  nuova cartella sanitaria per ciascun atleta. Fin qui nulla di nuovo, se non che è la prima in Europa ad essere tutta on line. Inoltre un supporto nei rapporti  con la FIPAV, CEV e FIVB.  Attività giovanili: atleti ma soprattutto dirigenti ed allenatori “da” settore giovanile

C'è qualcosa che invece non vi soddisfa nel momento di cominciare la stagione?
A dire il vero si, c'è. La nota dolente riguarda l'impossibilità di orgfanizzare VolleyLand. A causa degli elevati costi e della mancanza di compagni di viaggio…

giovedì 12 ottobre 2017

VOLLEY Sylla: «Felice sia finito l'incubo doping»

Miriam Sylla non si è dopata*

“Sono felice - ha detto Miriam Sylla - Ho vissuto un incubo e sono felice che sia finito. Ora ho solo voglia di tornare ad allenarmi con la mia squadra, di entrare a far parte del nuovo gruppo, aiutarlo a crescere e crescere con le mie compagne. Ho bisogno del campo: mi metto a disposizione della squadra e proverò a fare subito la mia parte. Non dimenticherò però mai questa esperienza…
Ringrazio la Fipav per il sostegno e il Volley Bergamo che non ha mai avuto dubbi su di me ed è stato paziente”.


LA FIPAV - «Questa è una bellissima notizia - l ha detto il presidente della Fipav, Bruno Cattaneo - sin dal primo momento la Federazione e la Foppapedretti Bergamo hanno creduto alla buona fede dell’atleta che ci aveva assicurato di non aver assunto alcuna sostanza dopante. La nostra tesi sulla contaminazione alimentare si è rivelata fondata e così adesso finalmente Miriam potrà tornare in campo. Questa vicenda certamente lascia tanto amaro in bocca: prima dell’Europeo la Nazionale Italiana ha infatti perso una giocatrice importante e soprattutto a Sylla è stata tolta ingiustamente la possibilità di partecipare alla competizione, finendo oltretutto sotto la lente d’ingrandimento dei media per un qualcosa che non aveva fatto. La Federazione Italiana Pallavolo è da sempre in prima linea nella lotta al doping, ma vicende come queste devono essere d’insegnamento per evitare che in futuro possano ripetersi casi analoghi».

* Curiosa la tempistica con cui si è appresa la bella notizia riguardante l'innocenza di Miriam Sylla. Pubblicata  dai media 48 ore prima della comunicazione Fivb.
Strano, curioso rapporto tra il mondo della pallavolo e l'informazione in differita. La nuova moda...


http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/10/volley-revocata-la-sospensione-per.html

 (http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/09/volley-doping-nel-menu-sylla.html)

mercoledì 11 ottobre 2017

VOLLEY Sylla innocente, cibo cinese colpevole

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/10/volley-revocata-la-sospensione-per.html

Aspettando la comunicazione ufficiale di quanto già si è saputo ieri, è opportuno sottolineare l'innocenza di Miriam Sylla riguardo l'accusa di essersi dopata (clenbuterolo la sostanza incriminata, trovata in minima quantità nelle sue urine al controllo eseguito in occasione della finale del Grand Prix, a Nanchino).
Devo ammettere che inizialmente, a caldo, non ero certo che si potesse avallare la tesi della contaminazione alimentare. Ma quando mi è tornato in mente l'episodio di cui potete leggere 
 (http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/09/volley-doping-nel-menu-sylla.html)

 riferito agli Europei di atletica del 1990, così come le ammissioni della stessa Wada (l'agenzia mondiale dell'antidoping) riguardo le sofisticazioni alimentari diffuse in certi Paesi, a cominciare dalla Cina, quella che poteva sembrare una scusa, è diventata ipotesi plausibile. E quando anche la giocatrice della Serbia, Ana Antonijevic, è risultata positiva allo stesso modo, i dubbi sono diventati certezze.
Inevitabile considerazione: si potrà continuare ad assegnare manifestazioni a Paesi che non garantiscono cibi "puliti"? Come possono difendersi gli atleti da questi rischi? Torneremo a vedere le squadre viaggiare con quintali di cibarie al seguito?
Prevenire è quasi impossibile in certi Paesi, ma è certo che questo doppio caso deve indurre gli organismi sportivi internazionali, in questo caso la Fivb, a fare tutto il possibile per non esporre gli atleti al rischio doping involontario.

Sarebbe il caso di scusarsi pubblicamente e ufficialmente con Ana e con Miriam. Invece come spesso capita, si mette alla gogna il presunto colpevole e si liquida la provata innocenza quasi nascondendola, per risparmiarsi critiche.
Intanto le due pallavoliste hanno perso gli Europei, hanno vissuto un mese terribile a livello umano e professionale. Non pensate che la Fivb (che scelse l'hotel), o l'albergo stesso o i fornitori del cibo (bovini gonfiati prima di essere macellati?), insomma che qualcuno debba risarcire Ana e Miriam?
Se ci fosse un risarcimento, costituirebbe un recedente e farebbe giurisprudenza, come si dice. Così poi, in futuro, si farebbe maggior attenzione alla catena alimentare che coinvolge gli atleti.

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/10/volley-sylla-felice-sia-finito-lincubo.html