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giovedì 23 febbraio 2017

VOLLEY Tifanny, Chittolini e il livello del testosterone

 

Essendo per lavoro al Salone d'onore del Coni, ho avuto modo di chiedere personalmente e direttamente al presidente Malagò un parere istituzionale e personale sull'ingresso di Tifanny nella pallavolo italiana. Ecco la sua risposta, che in qualche modo anticipa anche la risposta alla lettera che gli ha scritto il presidente della Lega Pallavolo Femminile, Mauro Fabris.
«Se gli elementi sono stati verificati - ha detto Malagò - credo non solo che non se ne debba parlare ma che sia necessario chiedere scusa all'atleta. Il concetto è semplicissimo il Cio ha emanato prescrizioni di carattere numerico relative al livello di testosterone sotto cui non c'è nessun problema*. Sopra i livelli di testosterone consentiti è doping. Se invece gli elementi sono stati verificati credo non solo non se ne debba parlare ma di conseguenza l'argomento è chiuso e non c'è da agitarsi troppo».

Proprio i parametri potrebbero essere messi in discussione, anche prendendo spunto da quanto ha ricordato GianPaolo Chittolini, apprezzatissimo preparatore atletico del volley (una vittoria per tutte: lo scudetto a Roma nel 2000 con Montali), fratello gemello di quel Giancarlo Chittolini che tra gli altri allenò il siepista azzurro Alessandro Lambruschini.
Chittolini ha scritto sulla sua pagina Facebook: «
“Il tema è complesso, ma dal punto di vista prestativo chiarissimo. La quantità di testosterone presa in esame 10 nanogrammi è talmente alta che neppure gli atleti uomini vi arrivano (dato che sotto allenamento il testosterone scende e si alza il cortisolo). Paradossalmente se Bolt decidesse di cambiare sesso con ogni probabilità potrebbe gareggiare con le donne. Lascio a voi il giudizio». «Cerco di rendere più chiaro e faccio un esempio relativo alla mia esperienza. Nella Piaggio Roma volley del 2000  dagli esami ematici mai nessun atleta superò i 5 nanogrammi (4.2 valore Max). Nelle squadre femminile A1 pochissimi casi arrivano ad un valore valore 1. Questi sono i dati».
Successivamente mi ha inviato questa integrazione che pubblico e per la quale lo ringrazio:  
Non si tratta solo di livelli di testosterone. I possibili vantaggi sono legati allo sviluppo muscolo scheletrico negli anni e quindi alla compone antropometrica. Inoltre anche alcune vie metaboliche energetiche presentano differenze sessuali . Quindi limitare la sola differenziazione al livello ormonale del testosterone è molto riduttivo, anche quando il testosterone è inferiore a 10 nmol ( attenzione perché corrisponde a 2,88 ng/mol ) Esiste anche un campo poco esplorato nella relazione ormoni -SNC. Ciò non toglie che le norme di diritto pongono le regole da osservare, che prevalgono su quelle sportive.

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Il nodo dunque potrebbe essere proprio questo: la soglia stabilita è troppo elevata e dunque non significativa? Alla luce di quanto sta accadendo, porsi seriamente la domanda e cercare di trovare una risposta equa potrebbe essere la soluzione per evitare stucchevoli e sgradevoli polemiche. Spiace che la vicenda possa dare il via a strumentalizzazioni indecorose, ad un approccio utilitaristico che non tiene conto dell'aspetto umano. Legittimo, nell'interesse della stessa atleta del Palmi, chiedere una totale chiarezza sulla legittimità e la correttezza dei dati con cui il tesseramento è stato avallato. Sapere esattamente come stanno le cose, a livello di valori, significa tutelare per prima Tifanny, sgombrare il campo da sospetti e favorire un clima più sensibile e più lontano dai toni ascoltati in qualche caso in questi giorni.
* Come opportunamente mi ha ricordato un amico, alla vigilia dell'Olimpiade di Rio de Janeiro, lo scorso agosto, il Cio comunicò che non avrebbe mai reso pubblici i dati riguardanti atleti transessuali iscritti ai Giochi. Insomma, il Comitato Olimpico internazionale si è già ampiamente schierato e pronunciato a difesa anche della privacy degli atleti che hanno cambiato genere sessuale.


La lettera di Fabris a Magri e al Coni
Il presidente della Lega Pallavolo Serie A Femminile Mauro Fabris ha inviato nei giorni scorsi al presidente della Federazione Italiana Pallavolo Carlo Magri e per conoscenza al presidente del Coni Giovanni Malagò una lettera in merito al tesseramento di Tifanny Abreu, la schiacciatrice brasiliana della Golem Software Palmi.
Si pubblica di seguito il contenuto integrale della lettera:
Caro Presidente,
alla luce delle ultime vicende relative al tesseramento dell’atleta Tifanny De Abreu per la società di Palmi partecipante al Campionato di A2 femminile, nel rispetto assoluto dei diritti e della sensibilità di tutte le persone coinvolte, secondo una cultura e un’educazione al rispetto già dimostrata in passato dalla Lega per questioni analoghe, che hanno suscitato grande interesse e discussione sui media nazionali, tra gli appassionati, le nostre atlete e i nostri Club, ci rivolgiamo a te, per conoscenza al Presidente del CONI, organo emanazione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), per avere i chiarimenti opportuni riferiti all’applicazione, nel caso in questione, delle normative per atleti transgender e per avviare un confronto sereno e responsabile, unicamente dal punto di vista del futuro della nostra disciplina sportiva, del movimento pallavolistico femminile di vertice, di fronte a simili vicende. Vicende e scelte individuali delle persone, lo ripeto, non certo facili e prive di sofferenza, che noi rispettiamo e accettiamo nella maniera più assoluta.

Premettiamo che siamo a conoscenza delle norme del CIO che disciplinano il cambiamento di genere e delle procedure che disciplinano tale materia come definito nel Regolamento dei Giochi Olimpici validato da parte dell’Executive Board del CIO in accordo con la Regola 19.3.10 della Carta Olimpica.
Siamo altresì a conoscenza che il Consensus Meeting del novembre 2015, relativo al tema denominato “Sex Reassignement and Hyperandrogenism”, ha evidenziato alcune linee guida per le organizzazioni sportive quando si tratta di determinare l’eleggibilità a competere da parte di atleti maschi e atlete femmine.
Ovviamente nulla abbiamo da eccepire su queste normative.
Il nostro movimento chiede però di venire a conoscenza se queste indicazioni del CIO siano state recepite e correttamente applicate dalla FIVB e di conseguenza dalla FIPAV.
Inoltre, nel caso ci sia stata la corretta e completa applicazione delle linee guida emanate dal CIO, vorremmo essere confortati sui dati che disciplinano l’applicazione dei protocolli, sempre e comunque nell’ottica di salvaguardia dei diritti delle persone e della totale tutela della privacy. Infatti le linee guida per determinare la transizione di genere, dal genere maschile al genere femminile, prevedono, al punto 2.2 e 2.3 del paragrafo 1 denominato Transgender Guidelines successivo al Consensus Meeting a cui ho fatto sopra riferimento, che il livello di testosterone nel sangue debba essere inferiore a 10 nmol/L per almeno 12 mesi precedenti la prima competizione.
La certezza che questi protocolli siano stati seguiti e che rientrino nelle norme descritte, solleverebbe sicuramente l’intero movimento da dubbi dannosi per la sua credibilità.
Pertanto ci rivolgiamo a te in qualità di Presidente dell’ente preposto all’organizzazione ed alla regolamentazione della nostra disciplina in Italia, per avere tutte le informazioni al riguardo, necessarie alla salvaguardia della correttezza del nostro Campionato e per rispetto a tutte le nostre atlete.
Infine, caro Presidente, nel renderci pienamente conto della delicatezza e complessità di un tema così sensibile, ma anche consapevoli del fatto che proprio per tali particolarità, nell’ambito sportivo, l’unico che ci compete, la Lega che rappresento non ha possibilità di intervenire e gestire il futuro, crediamo sia giunto il momento di chiedere alla Federazione di valutare l’opportunità di aprire, in sede nazionale e internazionale, una valutazione circa le modalità di inserimento degli atleti transgender in una disciplina femminile a squadre di vertice come la nostra.