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lunedì 20 marzo 2017

VOLLEY & MEDIA Il “giornalismo” scritto sulla sabbia



La rinuncia della nuova Fipav all'organizzazione della tappa a cinque stelle del World Tour di beach volley è risultata rivelatrice di alcune tematiche che non sono esclusiva del mondo del volley ma che anche in questi ambienti trovano modo di esistere, a vari livelli. Una delle caratteristiche di questo sport è che ad occuparsene non ci sono molti professionisti dell'informazione, giornalisti professionisti a tutto campo e non operanti esclusivamente nel recinto della pallavolo. Questo fa sì che talvolta, per non dire spesso, si abbia e si mostri una visione parziale e comunque non messa a fuoco di questo mondo. Un po' tutti, piccole e grandi società, leghe, federazioni, sono abituate a ragionare nell'ottica della convenienza e dei rapporti personali, dimenticando la valenza prettamente giornalistica di cosa fa notizia e cosa no.
L'estensione al web della  pallavolo negli ultimi anni è giunta opportuna a colmare lacune sempre più evidenti del giornalismo cartaceo, incapace e impossibilitato a dar conto di un'attività straripante a ogni livello, spesso in diretta concorrenza, in orari svantaggiosi se non proibitivi.
Può capitare che un dirigente rimbrotti un altro dirigente dicendo: "Ma come, quello (o quella) non ero amico tuo? Come mai ha scritto così?". Come se la realtà, le notizie, i commenti, debbano essere espressi seguendo vincoli di amicizia e non di espressione giornalistica. Ciò accade perchè si ha l'abitudine di avere a che fare prevalentemente con giornalisti (talvolta non professionisti) che scrivono solo di pallavolo e che magari grazie a ciò che scrivono riescono ad avere un ritorno. 
Cioè in qualche modo dipendono da coloro di cui devono occuparsi per lavoro, siano giornali o siti o blog. Fatale che a volte anche le opinioni possano risultare, come dire, adulterate o piegate alle esigenze superiori. Per avere ruoli, posti, contratti, pubblicità.

Non esprimo giudizi, ognuno risponde di ciò che fa, specie se quanto scrive lo firma, mettendoci la faccia (Finchè ce l'hai una faccia, direbbero Aldo Giovanni e Giacomo - cfr La leggenda di Al, John e Jack) e la reputazione.
Il problema può nascere quando si esce dal recinto e si pretende di dare lezioni non avendone nè i titoli nè la statura professionale. E soprattutto ignorando le cose. E aggiungendo il condimento dell'insulto figurato, sprezzante, anche pretendendo di dare per buono il falso, di spacciare la realtà con la fantasia.

Difficile accettare come portatore di verità chi è riuscito a sostenere che il World Tour a Roma fosse una ipotesi e non una realtà. Sicuramente è vero quanto emerso: non c'erano firme sotto i contratti tra Fivb e Fipav, meno di cinque mesi fa visti, accettati e con la tappa del Foro Italico inserita in calendario, allestita nei dettagli, con le nomine da parte della Fivb di tutta una serie di persone che avrebbero presenziato nei ruoli che ogni torneo di beach volley World Tour richiede. Quindi il World Tour a Roma non era un'ipotesi. Era una realtà. Per la quale erano già state fatte le designazioni.

Il fatto che a scrivere di volley non ci siano solo giornalisti (a tutto campo, da non confondere con chi scrive solo di pallavolo), fa si che si possa scambiare la tempistica decisa dalla nuova Fipav per far sapere che il World Tour non ci sarebbe stato, come una cosa ben fatta. E a forza di dire che tutto ciò che ha fatto la nuova Fipav sia ben fatto da un lato suona un po' come l'orazione di Marco Antonio* (Bruto era un uomo d'onore...) che a forza di reiterare, finisce per negare e ribaltare il concetto espresso in apparenza. 
Well done, come si dice nei ristoranti prendendo le ordinazioni: come la vuole la carne? Ben cotta, well done appunto. 
Ma non credo che alla Fipav sia servito ordinare.


Affiora perfino umorismo quando si sostiene che dopo tanti anni la Fipav ha finalmente dettato i tempi delle sue comunicazioni, definite chiare e tempestive. Beh, un giornalista professionista non definirebbe mai in questo modo l'operato della Federazione. Soprattutto perchè la federazione non ha dettato un bel niente, dato che la notizia è stata pubblicata lunedì 13 marzo dal Corriere dello Sport. Se un "maestro" assegna un bel 10 in pagella alla tempistica della Fipav in questo caso, suggerirei al presidente di cambiare scuola.
Basterebbe questo: si è mai visto un giornalista elogiare qualcuno perchè ha tenuto nascosta una notizia? Altre osservazioni che non vale la pena riportare autorizzano a dubitare del senso della notizia del signor censore (ma questo l'avrebbe detto Edoardo Bennato).

Altra caratteristica (difetto? io non l'ho detto) di questo povero Paese è l'abitudine di offendere, senza argomenti reali ma solo in base di specchiati malcomportamenti: ovvero si attribuiscono agli altri comportamenti che sono propri.
Su questo punto va chiarito, a tutela, che chi lavora nelle redazioni (in cui, forse, molti non hanno trascorso nemmeno un giorno, restando traguardo precluso l'assunzione da parte di una testata) dipende da direttori e editori. Personalmente posso aggiungere che non solo non ho fatto campagna elettorale per nessuno dei due candidati, ma ho avuto l'opportunità (e di ciò ringrazio i miei datori di lavoro) di dare spazio in tre occasioni a quello che poi sarebbe diventato il nuovo presidente della Fipav, Bruno Cattaneo. Basterebbe parlare con il nuovo presidente per sapere che espresse gratitudine per il trattamento e lo spazio riservatogli e che con un'intera pagina nel formato di intervista, è stato fatto conoscere nelle sue sfaccettature umane, andando anche oltre la pallavolo stretta.


La foto che apre questo post è stata scattata da quella che qualche disinformato interessato avrebbe definito una grotta redazionale. Non mi risulta che dalle grotte si veda il cielo. Forzando la mia natura, allora, dovrei ricordare che lavorare nelle redazioni, da altri soltanto sognate e vanamente inseguite, non ha impedito di dare notizie, talvolta prima di tutti gli altri, da Lorenzo Bernardi eletto Mister Secolo dalla Fivb alla cancellazione del World Tour romano 2017.
Ma certe parole in libertà non vanno prese sul serio, come quando si scriveva che chi non vedeva un certo numero di partite nei palasport non si poteva scrivere di volley. E chi lo ha deciso? Dilettanti dell'informazione, probabilmente, che dimenticano come, ad esempio, molti direttori di giornali non possono andare allo stadio (in uno stadio) ma scrivono e commentano in tv.

P.S. Qualora l'abilità di certi scrittori fosse proporzionale a quella di certi lettori, preciso che si parla essenzialmente di comunicazione. Non entro nel merito, oggi, della scelta federale, che alla fine condividendola o meno, non si può che rispettare, pur criticandola se si ha un'opinione diversa. Perche sta alla Federazione decidere, alla stampa solo commentare. Possibilmente liberamente, non on demand.


P.S.2  Come ultimissima annotazione, a titolo assolutamente personale, aggiungo e ammetto che la cancellazione del Roma World Tour mi regalerà un gradito vantaggio: potrò chiedere qualche giorno di ferie in quei giorni di giugno, in cui il beach volley si sarebbe accavallato con il Golden Gala di atletica, che avrebbe avuto la priorità professionale. E se ho voglia di beach c'è il mare a 30 chilometri. Non so altrove, ma a Roma in giugno si sta una favola...

I link
 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/volley-la-fipav-cancella-il-world-tour.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/pallavolo-niente-world-tour-roma-la.html 

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/volley-media-world-tour-cancellato.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/03/volley-media-world-tour-al-foro-e.html

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* William Shakespeare

Cosa è una grotta
Una grotta, nel suo significato più ampio, è qualsiasi tipo di vuoto sotterraneo, sia naturale sia artificiale ovvero una cavità più o meno estesa del terreno sottostante il suolo (ambiente ipogeo).
Dal punto di vista etimologico la parola grotta (francese grotte, tedesco Grotte, spagnolo gruta, ma si usa comunemente cueva) deriva dal latino volgare grupta, corruzione del latino classico crypta, a sua volta prestito greco (da κρύπτη, kryptē) dal significato di "(luogo) nascosto".