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mercoledì 31 maggio 2017

PENSIERI E PAROLE Mura, i concerti e i coretti degli... stupratori

"Ai concerti non vado più. Troppi scassaminchia. Non se ne può più dei coretti. Un tempo andavi ai concerti per sentire uno che cantava, non per sorbirti quelli dietro di te. Fare in coro Buonanotte fiorellino è una forma di stupro"

Gianni Mura, giornalista e scrittore
Ha appena pubblicato Confesso che ho stonato (ed.Skira, 13 euro) 

*****************
Mi sento meno solo. Ho praticamente smesso di andare a concerti di certi artisti, soprattutto italiani, per il motivo spiegato da Gianni Mura. A questo, in estate, si aggiunge spesso l'ormai dilagata e insopportabile maleducazione di chi parla a voce ovviamente altissima e cazzeggia, durante il concerto (capitò al Centrale del Foro Italico in occasione dell'ultimo o penultimo live di Mannarino).
Considerato il costo dei biglietti, dei parcheggi, spesso della ruvida accoglienza dei buttafuori, purtroppo può essere meno stressante ripiegare sull'ascolto di vinili o cd con l'impianto hi-fi casalingo. Purtroppo. Perchè la magia di un live è unica e regala emozioni insostituibili.

 

sabato 27 maggio 2017

CALCIO Santopadre, affettuoso addio a Fabio Ercolanoni, il tifoso del Perugia scomparso



 Dopo due settimane di angoscia per la sua improvvisa e misteriosa scomparsa, è stato ritrovato Fabio Ercolanoni, purtroppo privo di vita, non distante dalla sua abitazione. Gli esami stabiliranno le cause del decesso, che tipo di malore fatale abbia accusato. Fabio Ercolanoni amava il calcio e il Perugia, che da tanto tempo erano la sua passione. Fabio apparteneva agli Ingrifati, il gruppo di sostenitori del Perugia nato nel 1989, e seguiva la squadra perugina, al Curi e in trasferta. Scomparso prima dell’ultima giornata del campionato di Serie B, quando il Perugia ha conquistato i play off, Fabio ha lasciato questo mondo senza vedere realizzato il suo sogno di rivedere il suo amatissimo Perugia in Serie A.
Massimiliano Santopadre, presidente del Perugia calcio, ha avuto la sensibilità di spendere belle e affettuose parole, quando ha saputo la triste notizia, affidando l’addio al tifoso e amico, ad una commovente nota apparsa sul sito della società: «Non dimenticherò mai i tuoi abbracci - scrive rivolgendosi a Fabio - Nella diffidenza iniziale sei stato tu uno dei pochi a sostenermi sempre. Non dimenticherò mai i tuoi abbracci affettuosi e pieni di sostegno. Mi dicevi fin da quando eravamo in C2…“Massimilià io lo so che ci porterai in Serie A”. Nella grande tristezza di averti perso, spero di accontentare il tuo grandissimo desiderio. Non ti scorderò mai. Ti voglio bene Fabio. Ti prometto che lotteremo anche per te» 

giovedì 25 maggio 2017

VOLLEY e CALCIO L'anima romanista della famiglia Zaytsev: il piccolo Sasha con Totti

Sul fatto che in casa Zaytsev si tifi per la Roma, calcisticamente parlando, non ci sono dubbi. Ora anche il piccolo Sasha si mostra vicinissimo alla leggenda giallorossa Francesco Totti, dopo che Ivan e Francesco avevano posato con le rispettive maglie. 
Nella foto postata sui social, baby Zaytsev è accanto a Totti, con un bel pezzo di pizza bianca in mostra, un must per ogni romano.
Ivan Zaytsev e la moglie Ashling hanno anche annunciato l'arrivo di un altro figlio, nei prossimo mesi. Sasha avrà dunque un fratellino o una sorellina.

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/05/calcio-e-volley-zaytsev-e-totti-scambio.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/05/word-games-roma-calcio-totti-e-la.html 

VOLLEY Il record di Volley Scuola: una finale derby con 12 ragazze Volleyrò

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2017/05/25-26248872/volley_scuola_2017_-_la_10_del_malpighi_l_open_nel_segno_di_volleyro_/


WORD GAMES Roma calcio, Totti e la panchina Di Francesco...


Chiarito il mistero del nuovo allenatore della Roma. Si è sparsa voce che la panchina della Roma sia Di Francesco. Poi è stato precisato che si alludeva alla panchina di Francesco (Totti), quest'anno seduto lì per quasi tutta la stagione, molto più di Spalletti.
 Il quale Spalletti è rammaricato per non aver mantenuto la promessa di portare lo scudetto a Roma. C'era quasi riuscito ma poi la Roma ha battuto la Juventus nella terz'ultima giornata e lo scudetto, della Juve, è stato festeggiato allo Stadium. Niente scudetto a Roma neanche quest'anno, insomma.

mercoledì 24 maggio 2017

CALCIO E VOLLEY Zaytsev e Totti, scambio di maglie tra idoli

Quando Francesco Totti incontra Ivan Zaytsev è inevitabile che una foto finisca sui social, per la curiosità dei rispettivi tifosi, che in qualche caso sono di entrambi. Roma ha significato tanto nella vita di Zaytsev, che è anche romanista. Francesco con la maglia di Ivan, Ivan con la maglia di Francesco. Idoli del calcio e del volley a braccetto. Sabato a Roma, in Piazza del Popolo ci sarà l'evento dei Tim Mtv Awards e sarà coinvolto anche Ivan Zaytsev, pallavolista azzurro della Sir Safety Perugia in questo periodo in vacanza. Sarà uno dei personaggi che consegneranno i premi, insieme con il calciatore della Roma Alessandro Florenzi, Marco Carta, Elena Santarelli, Violante Placido, Diana Del Bufalo, Ilenia Pastorelli, Catrinel Marlon. 

 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/05/volley-e-calcio-lanima-romanista-della.html

http://leandrodesanctis.blogspot.it/2017/05/word-games-roma-calcio-totti-e-la.html 
 

martedì 23 maggio 2017

PENSIERI E PAROLE L'amore differente di Filippo Neviani, scritto da Giulia Anania

 Il mio amore è differente
non ha bisogno di per sempre
è la somma dei difetti
non è quello che ti aspetti
è che siamo ancora qui
è l’unica certezza che ho…


Giulia Anania (paroliere) per Filippo Neviani, in arte Nek

Sfidando i pregiudizi, ho avuto occasione di riascoltare dopo tanti anni Nek e ho trovato il suo ultimo album non privo di interesse, musicalmente e non solo. Naturalmente per il genere pop. Mi ha colpito subito per la sua diversità, per il suo essere, appunto, differente. E come spesso capitava in passato, ho poi riscontrato che il suo Unici era davvero differente, se ha avuto un riscontro nel gradimento del pubblico che a Nek mancava da un po' di tempo.
Alla larga i puristi (non si stupisca chi conosce solo la mia suprema passione per la musica prog & rock e non sa che spesso ho iniziato ad amare e a diffondere la musica di grandi artisti quando ancora erano poco o diversamente considerati, da Lucio Dalla a Franco Battiato, da Edoardo Bennato a Ivano Fossati), ma la mia anima musicalmente onnivora ha apprezzato un album divertente, diverso e frizzante, condito dall'elettronica ma tutt'altro che freddo.
Mi è piaciuto il testo scritto da Giulia Anania, il modo in cui ha raccontato e messo la lente d'ingrandimento su un certo tipo di amore.





 Differente

 Sposta questi anni neri
ora lasciati guardare
sono notti che non dormo
e non sono le zanzare
Ho chiuso luci intermittenti
come stelle in un forziere
sono tutti tentativi
per dirti che ti voglio bene
e non c’è definizione
se ogni volta è
una prima volta
e tutto quello che m’importa
è che di te m’importa.

Il mio amore è differente
non ha bisogno di per sempre
è la somma dei difetti
non è quello che ti aspetti
è che siamo ancora qui
è l’unica certezza che ho…

il mio amore è differente
Gli oroscopi raccontano
non siamo fatti per cambiare
ma queste mani non si lasciano
non ci lasciano mai andare
e conoscersi fra tanti
la purezza dei tuoi intenti
ma questi giorni disumani
se sorridi e stringi i denti
e tutto quello che importa
è rifarlo ancora un’altra volta.
Il mio amore è differente
non ha bisogno di per sempre
è la somma dei difetti
tutto quello che ci metti
è che siamo ancora qui
è l’unica fortezza che ho.
Il mio amore è differente
non ha domande ne risposte
ed è vero fin quando ce n’è,
puoi restare e fidarti di me.
Puoi fidarti di me.
Puoi restare e fidarti di me…
Il mio amore è differente
non ha bisogno di per sempre
è la somma dei difetti
è tutto quello che vorresti
noi che siamo ancora qui
è l’unica certezza che ho.
Il mio amore è differente
si distingue in mezzo a niente
ed è vero fin quando ce n’è,
puoi restare e fidarti di me.

WORD GAMES Espirito Santo e Porto, separazione consensuale

Leggo che tra il Porto calcio ed Espirito Santo c'è stata separazione consensuale. Il Padre e il Figlio che faranno?

WORD GAMES Tania Cagnotto e il tuffo dal...TRUMPolino











In occasione della visita in Italia del presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, la tuffatrice azzurra Tania Cagnotto, appena ritiratasi dall'attività ma visibile in uno spot pubblicitario che la vede occupare tutti e tre i gradini del podio, ha deciso di concedersi un'ultima esibizione. Salirà sulla capigliatura rossastra di Trump per eseguire un tuffo dal TRUMPolino.

lunedì 22 maggio 2017

VOLLEY Mazzanti ct della Nazionale donne senza ribalta mediatica

La Fipav ha diffuso l'elenco delle convocate della Nazionale femminile per il torneo di qualificazione per i Mondiali 2018. Si tratta delle scelte del nuovo commissario tecnico Davide Mazzanti, che dalla Federazione ha avuto la panchina delle azzurre ma non la ribalta mediatica. Quando arriva un nuovo ct le federazioni organizzano incontri con la stampa per presentare il tecnico scelto. Le federazioni maggiori ad ogni inizio stagione creano l'occasione per avere un po'd'attenzione da giornali e tv. Per Mazzanti tutto questo non è avvenuto. Magari a Davide non importa di essere stato privato di una passerella divenuta tradizionale. O forse gli avrebbe fatto piacere, non so. Rilevarlo è semplice cronaca.

VOLLEY Partite troppo lunghe, la Fivb medita un'altra rivoluzione: 7 set (a 15 punti)

 Sul Corriere dello Sport di domenica 21 maggio 2017
http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2017/05/22-26126878/volley_-_la_fivb_testera_le_partite_con_7_set/ 

Secondo il fisico veronese Carlo Rovelli il tempo come viene banalmente concepito non è in linea con il risultati della fisica dell’ultimo secolo: il tempo dell’universo non è scandito ovunque nello stesso modo, dipende piuttosto dal luogo e dalla velocità. 
Trasferendo l’interrogativo dal mondo della fisica a quello dello sport, della pallavolo in particolare, non si sbaglia affermando che il tempo è da tanti anni uno dei principali ostacoli che il mondo del volley ha cercato invano di murare. 
A nemmeno vent’anni dalla rivoluzione del Rally Point System, varata nel 1998 dall’allora presidente della Fivb, Ruben Acosta, ci si è resi conto che le altre modifiche apportate strada facendo e l’evoluzione del gioco, hanno fatto sì che si tornasse al punto di partenza, come se il tempo, appunto, fosse non una linea retta infinita ma un fluire circolare.
 Da una riunione avvenuta nei giorni scorsi in Fivb e che ha visto impegnati anche allenatori, è scaturita l’idea di sperimentare un nuovo sistema di gioco: non più cinque set ma sette, però con il punteggio ridotto da 25 a 15 punti. Insomma, vincerà chi arriverà prima a quattro set: si vincerà 4-0, 4-1, 4-2 o 4-3. Lo scopo è duplice: accorciare la durata e rendere più emozionante il set fin dai primi punti, poichè c’è meno tempo per recuperare. Come ora avviene appunto nel tie-break. Si spera che la commissione che ha partorito questa proposta sia partita da una base certa riguardo la durata, perché l'impressione è che se si giocano tutti e sette i set, anche se con punteggio ridotto, l'accorciamento dei tempi potrebbe non essere scontato, anzi. E, al contrario, in caso di partite particolarmente squilibrate, si potrebbero avere partite da meno di un'ora. 

Comunque pare che i sette set verranno sperimentati in occasione dei Mondiali Under 23, a fine agosto.
Tre anni fa a Parma, in occasione del sorteggio per i Mondiali femminili del 2014 che l’Italia ospitò, il presidente brasiliano della Fivb, Ary Graça lasciò trapelare la preoccupazione per l’allungarsi dei tempi di gioco delle partite, che rendevano difficile l’inserimento nei palinsesti televisivi e dunque penalizzavano di nuovo un sport che ha avuto nella lunghezza eccessiva e soprattutto non quantificabile a priori, uno dei maggiori ostacoli per una diffusione mediatica all’altezza del potenziale del volley.
Tra lo scetticismo quasi generale, Ruben Acosta nel 1998 in Giappone sancì lo strappo con il passato, la morte del cambio palla, il nuovo regolamento per cui ogni azione assegnava un punto, portando il tetto dal 15 al 25, mantenendo la necessità di avere due punti di margine per aggiudicarsi un set, scavallando la soglia del 25. 
 

Cinque set al tie-break quindi, sposando la formula di quel primo correttivo che fu introdotto, nel 1988, come mantello per soffocare le fiamme, togliendo ossigeno a quelle partite interminabili con serie infinite di cambi palla. 
Il cambio palla non assegnava punti ma era il passaggio indispensabile per segnarne: si faceva punto solo quando si era in battuta. Altrimenti, come dice il concetto, si cambiava e l’occasione di far punto passava all’altra formazione al servizio. Formula durata solo dieci anni. Ma come mai le partite si sono di nuovo allungate? Varie la cause. Troppo tempo tra un’azione l’altra (per mostrare i replay in tv), troppi i time out tecnici supplementari (due per set, a 8 e a 16) che si sono aggiunti ai time out discrezionali chiamati dagli allenatori. Infine il Video Challenge, o Video Check che dir si voglia (ogni squadra lo può chiedere due volte per set, e se il video dà ragione, il bonus non si intacca): il correttivo delle immagini per porre rimedio a presunti errori arbitrali, succhia tanto tempo perchè non sempre ciò che si vede è facilmente ed immediatamente valutabile. Per tacere di quando le immagini vengono interpretate in modo discutibile e scatenano quelle polemiche che il Video Challenge dovrebbe invece soffocare.  


Foto: Galbiati, Fivb

giovedì 18 maggio 2017

SOCIETA' Isola Capo Rizzuto, troupe televisive aggredite. I clan comandano, lo Stato che fa?


Sulla vicenda della speculazione sulle disgrazie dei migranti, dei vari legami più o meno oscuri tra le organizzazioni criminali che si arricchiscono a danni dei rifugiati e dello Stato, ognuno ha sviluppato il suo punto di vista. Talvolta retaggio di pregiudizi o collocazione politica.
Poi le cose accadono. I fatti, come si diceva una volta. E non resta margine per le speculazioni intellettuali. C'è una realtà che lo Stato non può più ignorare, come dimostra quanto accaduto e denunciato nel comunicato diffuso dall'Associazione Stampa Romana.
Eccolo.
 *************
Tre troupe televisive sono state aggredite, una quasi investita, a Isola di Capo Rizzuto mentre documentavano il seguito dell'inchiesta "Johnny" della Dda di Catanzaro. Solo per aver cercato di riprendere la chiesa e la canonica dove operava uno dei fermati, don Scordio, e per aver provato a raccogliere qualche testimonianza sul posto, la troupe di Rai News 24 è stata minacciata di morte da due uomini usciti dalla stessa canonica. Uno dei due aveva un sacchetto in mano con dei panini che, a suo dire, stava portando ai poveri come gli ha "insegnato don Scordio". L'altro invece si è avvicinato al cameraman minacciandolo pesantemente. I due poi sono saliti su una monovolume bianca che si è lanciata sull'altra troupe di Piazza Pulita di La7, poco distante.
I giornalisti di Rai News intanto erano saliti di corsa in macchina cercando di scappare, ma sono stati inseguiti da una Fiat bianca e bloccati in un vicolo cieco. Mentre continuavano a minacciarli gli scattavano foto. Cosa che a quel punto ha fatto anche la collega di Rai News Angela Caponnetto mentre avvertiva i Carabinieri. Solo a quel punto gli aggressori se ne sono andati. Secondo quanto è stato possibile apprendere, anche una terza troupe ha denunciato ai Carabinieri la stessa aggressione ed un'altra ha deciso di andare in giro scortata.
«Io – ha detto la collega Angela Caponnetto – ho solo una preoccupazione: quella per la mia troupe che è del luogo ed è stata fotografata. Questo fa capire il clima che si respira quando si toccano gli interessi delle cosche. Bisogna respirarlo per capirlo questo clima a Isola di Capo Rizzuto, dove i clan si sono spartiti la torta dei migranti rubando la dignità dei richiedenti asilo e i soldi allo Stato e agli italiani, dando lavoro a decine di ragazzi che altrimenti qui farebbero la fame. Per questo si sentono forti, perché si sentono padroni del territorio. E aggredire i media altro non è che la loro bieca dimostrazione di forza per marchiare la zona».
Preoccupazione per quanto accaduto è stata espressa dal presidente Giuseppe Giulietti, dal segretario generale Raffaele Lorusso e dal responsabile dei progetti per la legalità della Fnsi, Michele Albanese. «Lavorare in territori così difficili per garantire al Paese una libera informazione diventa sempre più difficile e rischioso. Ci auguriamo – dicono Giulietti, Lorusso e Albanese – che le forze dell'ordine identifichino i soggetti che hanno aggredito e minacciato i colleghi e che la magistratura verifichi le ragioni per le quali sono scattate le aggressioni ed in particolare se gli aggressori hanno rapporti di parentela con le persone fermate nel corso dell'operazione della Dda di Catanzaro. Nei territori infestati dalle mafie il ruolo dell'informazione diventa importantissimo e quanto accaduto ad Isola Capo Rizzuto testimonia come le famiglie di 'ndrangheta temono sia l'azione della magistratura e delle forze dell'ordine, ma anche quella dell'informazione, grazie alla quale la società civile prende coscienza della loro pericolosità».

CALCIO Juventus, 2-0 alla Lazio e arriva la dodicesima Coppa Italia

Nemmeno lo scoglio scaramantico della finale numero 17 ha fermato la Juventus. Battendo la Lazio 2-0, gol di Dani Alves e Bonucci, la formazione di Allegri ha conquistato la sua dodicesima Coppa Italia, terza consecutiva (non era mai riuscito a nessuno il tris di fila nella manifestazione).
Con buona pace dell'amico granata che si augurava uno "zeroplete" bianconero, un trofeo si è già aggiunto nella bacheca bianconera, nella speranza che sia soltanto il primo e che non resti solitario a lungo, magari solo fino a domenica pomeriggio...
La Lazio è stata una finalista degna e ha provato a giocarsi le sue carte. L'occasione più ghiotta l'ha avuta in avvio, con il contropiede finalizzato da Keita sul palo, dopo deviazione di Barzagli (anche tocco col dorso della mano, involontario, la palla è andata verso la mano, un tocco che nemmeno tutti hanno visto in diretta, allo stadio o in tv).
Poi però è uscita la Juve, di prepotenza e di classe, sull'asse brasiliana delle due fasce: Alex Sandro (cross alto e lungo dalla sinistra) e Dani Alves (piazzato in attesa e smarcato a destra: tiro al volo di interno, leggermente sporco e sbilenco ma trementamente efficace).
E dopo un'altra occasione mancata da Higuain (che ha sempre trovato il portiere laziale Strakosha pronto a respingere con i piedi le sue conclusioni), il raddoppio inesorabile di Bonucci su spiovente da calcio d'angolo: perfetto il tempismo del suo inserimento che ha sorpreso e beffato l'intera retroguardia laziale.
Lampi di bel gioco, tocchi di classe, un Dani Alves decisivo, ottimo nel suo ruolo di regista avanzato (mancava lo squalificato Pjanic, in panchina Cuadrado, apparso spento nelle ultime settimane). Difesa attenta (bene Bonucci, Chiellini e Barzagli), Mandzukic il solito leone ovunque, Marchisio presente, Dybala guizzante e calamita di falli, Neto vigile e bravo su palloni sempre fortunatamente centrali (ma lui era sempre ben piazzato).
Se si deve muovere un appunto, in proiezione Champions soprattutto, si suggerisce di catechizzare a dovere Rincon che troppo spesso rallenta l'azione dopo un contrasto vinto o una palla recuperata, fin poi a farsela risoffiare o ad essere costretto al fallo.
Dopo i dubbi di domenica sera, generati dalla sconfitta con la Roma, la Juve si è rimessa in linea con le sue ambizioni e con il vangelo del suo tecnico Allegri, che solo un folle potrebbe contestare, essendo uno degli artefici di una stagione brillantissima, in cui tanto si è seminato, arrivando ora alla fase finale, quella del raccolto. Iniziato all'Olimpico, con una Coppa Italia che è trofeo importante.
Se la Juve vincerà lo scudetto, la Supercoppa italiana si giocherà ancora tra Juventus e Lazio.

Tutte le finali della Juve in Coppa Italia
1937-38 
Torino-Juventus 1-3, Juventus-Torino 2-1 JUVENTUS
1941-42
Milano-Juventus 1-1, Juventus-Milano 4-1  JUVENTUS 
1958-59
Inter-Juventus 1-4  JUVENTUS 
1959-60
Juventus-Fiorentina 3-2 dts   JUVENTUS
 1965
Juventus-Inter 1-0    JUVENTUS 
 1972-73
Milan-Juventus 1-1 dts, 6-3 rigori  MILAN
1978-79
Juventus-Palermo 2-1 dts   JUVENTUS
 1982-83
Verona-Juventus 2-0, 0-3 dts  JUVENTUS
1989-90
Juventus-Milan 0-0,1-0  JUVENTUS
1991-92
Juventus-Parma 1-0, 0-2  PARMA
1994-95
Juventus-Parma 1-0, 2-0  JUVENTUS
2001-02 
Juventus-Parma 2-1, 0-1  PARMA
2003-04
Lazio-Juventus 2-0, 2-2  LAZIO
2011-12
Juventus-Napoli 0-2   NAPOLI
2014-15
Juventus-Lazio 2-1 dts   JUVENTUS
2015-2016 
Milan-Juventus 0-1 dts   JUVENTUS
2016-2017
Juventus-Lazio  2-0   JUVENTUS

mercoledì 17 maggio 2017

CALCIO Juventus-Lazio per la Coppa Italia, finale numero 17 per i bianconeri

Quella di stasera all'Olimpico sarà la diciassettesima finale di Coppa Italia per la Juventus. Nelle precedenti 16 occasioni, 11 volte ha poi alzato il trofeo, 5 volte ha perso invece la Coppa. Nessun club è ancora mai riuscito a conquistare il trofeo per tre volte di fila, come ha occasione di fare la Juventus stasera.

1937-38 
Torino-Juventus 1-3, Juventus-Torino 2-1 JUVENTUS
1941-42
Milano-Juventus 1-1, Juventus-Milano 4-1  JUVENTUS 
1958-59
Inter-Juventus 1-4  JUVENTUS 
1959-60
Juventus-Fiorentina 3-2 dts   JUVENTUS
 1965
Juventus-Inter 1-0    JUVENTUS 
 1972-73
Milan-Juventus 1-1 dts, 6-3 rigori  MILAN
1978-79
Juventus-Palermo 2-1 dts   JUVENTUS
 1982-83
Verona-Juventus 2-0, 0-3 dts  JUVENTUS
1989-90
Juventus-Milan 0-0,1-0  JUVENTUS
1991-92
Juventus-Parma 1-0, 0-2  PARMA
1994-95
Juventus-Parma 1-0, 2-0  JUVENTUS
2001-02 
Juventus-Parma 2-1, 0-1  PARMA
2003-04
Lazio-Juventus 2-0, 2-2  LAZIO
2011-12
Juventus-Napoli 0-2   NAPOLI
2014-15
Juventus-Lazio 2-1 dts   JUVENTUS
2015-2016 
Milan-Juventus 0-1 dts   JUVENTUS
2016-2017
Juventus-Lazio   ?

* Il combo d'apertura, dal Corriere dello Sport.it

 

 

lunedì 15 maggio 2017

VOLLEY Carlotta Cambi, tricolore con Novara, non dimentica: "Grazie Volleyrò"

http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2017/05/15-25762744/volley_-_carlotta_cambi_lo_scudetto_e_l_esperienza_volleyro_/

Carlotta Cambi a 20 anni si è laureata per la prima volta campionessa d’Italia con la Igor Novara. Carlotta è nata a San Miniato e il 28 maggio festeggerà il suo ventunesimo compleanno. Lei e Anna Danesi, altro straordinario talento passato per il Volleyrò Casal de’ Pazzi, hanno giocato insieme a Roma vincendo tutto a livello giovanile prima di andare in Serie A. Dopo una positiva stagione a Piacenza in Serie A2, Carlotta si è trasferita a Casalmaggiore, dove ha vinto una Champions League, e quindi a Novara con il fresco trionfo tricolore.
 “È stata un’emozione fortissima - racconta Carlotta - perché Novara voleva davvero tanto questo titolo. C’era molta tensione in campo. Sia Novara sia Modena, chi per un motivo chi per un altro, desideravano fortissimamente questo scudetto. Da parte nostra è stata una stagione in crescendo e forse non ce l’aspettavamo. Siamo molto contenti ma ancora un po’ frastornati per tutto quello che è successo”.
Da Casalmaggiore a Novara. Cosa vuol dire vivere la quotidianità con una campionessa come Francesca Piccinini?
“Con Francesca ho avuto il piacere di giocare insieme anche lo scorso anno. La sua esperienza è stata fondamentale, perché quando è il momento di vincere lei sa come farlo. Mi piace ricordare anche la straordinaria voglia di vincere di Stefania Sansonna e Katarina Barun, che hanno trasmesso a tutte noi il desiderio di portare a casa lo scudetto”.
Dopo la Champions League dello scorso anno, è arrivato lo scudetto. In che modo hai vissuto questo doppio successo e che differenze hai trovato?
“Sono due successi bellissimi ma diversi per come sono arrivati. Questo scudetto lo sento molto più mio, perché ho giocato tanto e sono entrata in quasi tutte le partite disputate da Novara. Giocare e vincere è un po’ diverso dal vincere stando pressoché sempre in panchina. Ho provato una grandissima gioia in entrambi i casi, ma lo scudetto con Novara è un successo a cui ho partecipato più attivamente”.
Molte tue coetanee scelgono di andare a giocare in squadre di fascia più bassa per trovare più spazio. Tu, al contrario, dopo Piacenza hai optato per due top club, eppure ti sei sempre guadagnata la fiducia dei tuoi allenatori, tanto da raggiungere anche il giro della Nazionale maggiore. 
“Dopo la Serie A2 ho deciso di andare in un club importante come Casalmaggiore, perché volevo vedere com’era la Serie A1 in una squadra top. Casalmaggiore disputava anche la Champions, quindi era un’opportunità in più per mettermi alla prova. Quest’anno, invece, mi ha convinta un progetto importante. Poiché il mio cartellino è di Novara, ero certa che avrebbero puntare su di me e che mi avrebbero dato spazio per valorizzarmi”.
Hai conquistato la Champions League, lo scudetto e sei nel giro della Nazionale, che altri obiettivi ti poni, visto che a soli vent’anni hai già vinto tantissimo?
“Sicuramente voglio confermarmi a questo livello, per dimostrare a tutti che sono una giocatrice importante. In bacheca manca la Coppa Italia e magari potrei farci un pensierino…”
Tornando indietro con la memoria, in che modo ti ha aiutata a raggiungere questi risultati l’esperienza al Volleyrò CDP?
“Il Volleyrò è un progetto di giovani molto talentuosi. La società punta a vincere e non vuole soltanto partecipare ai campionati per fare esperienza. Affrontare una stagione con la pressione di dover vincere ti forma il carattere in vista dei campionati di Serie A. Devi sempre dare il massimo, ogni giorno. Negli altri progetti giovanili l’unico obiettivo è quello di far crescere le proprie giocatrici senza la pressione di arrivare alla vittoria. Questa cosa fa una grandissima differenza e distingue il Volleyrò da tutte le altre società giovanili. Il merito del Volleyrò non è soltanto quello di formare tecnicamente le atlete, ma soprattutto di abituarle a cercare sempre la vittoria.”
Tu e Anna Danesi rappresentate per le tante ragazze del Volleyrò CDP l’esempio di come si possa crescere e arrivare all’eccellenza pallavolistica partendo da solidissime basi costruite nel giovanile. Che qualità bisogna avere e che consigli puoi dare alle giovani pallavoliste che vogliono arrivare in Serie A?
“Non bisogna mai perdere l’entusiasmo, perché la voglia di divertirsi in campo ci deve sempre essere. E poi consiglio a tutte le ragazze di non perdere mai la fiducia, anche quando i risultati sembrano non arrivare. Non si può avere tutto e subito, ci vuole pazienza. Se si lavora sodo, i risultati alla fine sono certi”.
Quando sei partita dalla Toscana per arrivare a Roma, come hai vissuto quei primi giorni in una realtà completamente diversa e come sei riuscita a superare le difficoltà?
“Sono arrivata al Volleyrò che avevo quindici anni. Ero convinta di voler giocare a pallavolo ad alti livelli e i miei genitori sono stati fantastici perché hanno accettato la mia scelta senza pormi degli ostacoli. Arrivata a Roma mi sono trovata in una situazione completamente nuova per me. Un conto è dire vado a vivere da sola, un conto è farlo. I primi mesi sono stati difficili, ma devo ringraziare i miei genitori e soprattutto Armando Monini, Andrea Scozzese, Laura Bruschini e tutto lo staff del Volleyrò che mi sono stati sempre molto vicini e mi hanno aiutata a superare i primi momenti di crisi. Poi è andato tutto in discesa. Quella del Volleyrò è un’esperienza che consiglio a tutte le ragazze che vogliono giocare a pallavolo ad alti livelli. È una società favolosa e soprattutto una grande famiglia che ti segue passo dopo passo senza abbandonarti mai. Uscite dal Volleyrò si è giocatrici pronte ad affrontare la Serie A e persone più ricche e abituate a lottare per ottenere i risultati anche nella vita. Ne approfitto per ringraziare innanzitutto Armando Monini e Andrea Scozzese (scomparso un anno e mezzo fa, ndr)  che grazie a questo bellissimo progetto che è il Volleyrò hanno permesso e permettono a tante ragazze come me di realizzare i propri sogni. Ringrazio tutti anche per i rimproveri, perché sono quelli che ti fanno crescere. Quando si arriva in Serie A e non si vive più la realtà protetta del giovanile, si è già abituati a sopportare le difficoltà dell’essere da soli e non si soffre il salto di categoria”.

CALCIO Roma-Juventus 3-1

Difficile pensare alla vigilia che potesse scaturire una partita come quella che si è vista all'Olimpico. La Juventus non è squadra che possa giocare per il pareggio, perché come cala la tensione, ecco che chiunque può sperare di toglierle punti, come ha fatto la Roma. Una partita brutta e lenta, anche se nel primo tempo il palo di Asamoah e il vantaggio di Lemina al termine di una bella azione (cross di Sturaro a pescare Higuain in area, assist del centravati e piatto vincente del francese) avevano creato le condizioni per raggiungere l'obiettivo. Quel punto che mancava per uno scudetto che ora va considerato a rischio.
Nella peggior serata stagionale di Buffon (il tiro beffardo di El Shaarawi non può infilarsi in quel modo senza che nessuno cerchi di intercettarlo) la Roma ha avuto il merito di riuscire subito a pareggiare e di approfittare della mollezza bianconera, con una condotta di gara umile, paziente ed accorta. Una Juve incapace di creare azioni da gol nel secondo tempo, a parte i guizzi in extremis di Higuain (tiro parato) e il fallo da rigore commesso da Paredes su Dybala. E che nel quarto d'ora finale ha giocato praticamente senza Mandzukic, dolorante alla zona lombare e in campo solo per far numero.
La Roma si gode l'inaspettato scalpo bianconero e un secondo posto che pareva ormai destinato a sfumare. Ma la storia del campionato e dei suoi colpi di coda sorprendenti, deve allarmare la Juventus, che nella sua storia ha già perso scudetti che sembravano vinti. Come ricordano bene, ringraziando ancora, il Torino nel 1975-76 e la Lazio nel 2000, dopo che i bianconeri avevano accumulato nove punti di vantaggio a un mese e mezzo dalla fine. Anche quel giorno al Curi, quando Collina fece giocare Perugia-Juventus con un campo quasi impraticabile e dopo una sosta record, era il 14 maggio. Il gol di Calori, il sorpasso della Lazio nonostante la Juve avesse due punti di vantaggio.
Ora i punti di margine sono quattro e le partite da giocare due: ma con un Crotone in piena rimonta salvezza dare per scontato il risultato di domenica prossima, i tre punti allo Stadium, sarebbe un peccato mortale di superficialità.
Non è che la sconfitta a Roma abbia rimandato la festa scudetto: il titolo è tutto da vincere ancora, e adesso la Roma è anche in vantaggio nel confronto diretto.
Una certa stanchezza mentale, unita a cali di tensione antipatici ma che hanno sempre accompagnato questa squadra, sono alla base delle ultime prestazioni deludenti sotto il profilo del risultato. I pareggi con Atalanta (vittoria in pugno, pareggio subito allo scadere) e Torino (derby ripreso per i capelli nel recupero); la sconfitta di Roma al termine di un secondo tempo scialbo e moscio (senza che i giallorossi abbiano fatto chissà cosa, nulla di travolgente come il risultato potrebbe far pensare). Insomma, lo scudetto non arriva per manifesta superiorità, con il Crotone (che viaggia ad un sorprendente ritmo salvezza e ora è a un solo punto dall'Empoli) bisognerà giocare ben altra partita, con il rischio palese del dopo finale Coppa Italia. Mercoledì di nuovo all'Olimpico ma contro la Lazio, Coppa Italia in palio e pronostico più aperto del previsto, come i precedenti con il Milan in Supercoppa e Coppa Italia insegnano, per non parlare dell'ultimo Lazio-Juventus di Coppa Italia.
Come tante volte Allegri ha ribadito, finora stagione eccellente ma senza che ancora abbia fruttato nulla. E dopo aver tanto seminato, il raccolto avverrà solo ritrovando la Juventus migliore, concentrata dal primo all'ultimo minuto. Sempre che l'eclisse di Cuadrado termini, la difesa ritrovi solidità e attenzione, il centrocampo dinamismo e fantasia. Come diceva Trapattoni? Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco. Ecco, appunto, nel sacco bianconero lo scudetto ancora non c'è.

giovedì 11 maggio 2017

VOLLEY Francesca Piccinini fa cinquina tricolore con il Novara

A 38 anni Francesca Piccinini non ha finito di stupire. La scorsa estate scelse di andare a Novara, che non aveva mai vinto lo scudetto e che aveva perso tutte le finali che aveva disputato. Per la serie certi valori contano sempre, anche quando magari in attacco non si può avere più l'esplosività di un tempo, Francesca Piccinini ha fatto cinquina tricolore e la Igor Gorgonzola Novara, battendo la Liu.Jo Modena, ha finalmente conquistato uno scudetto che pareva stregato. Continuerà Francesca a giocare a pallavolo o riterrà di chiudere in bellezza la sua straordinaria carriera? Lo deciderò nei prossimi giorni, con un altro scudetto cucito sul curriculum, il primo vinto lontana da Bergamo.
Novara campione d'Italia con la Katarina Barun bomber implacabile e Stefania Sansonna libero ovunque. E per Cristina Chirichella è la prima grande gioia dopo il boom ai Mondiali 2014, quando si fece scoprire dal mondo del volley. Una storia che parte da lontano, dall'iniziativa di Suor Giovanna Saporiti e Marilena Bertini (poi suora anche lei).

Dal sito della società Agil Trecate:
L’AGIL Volley Trecate nasce nel 1983/84 grazie all’impegno di Suor Giovanna Saporiti, in comunità dall’età di 20 anni, e Marilena Bertini, prima istruttrice di educazione fisica e poi Suora all’età di 36 anni, che per creare un centro di aggregazione per giovani hanno cominciato questa stupenda avventura che ha portato la prima squadra fino alla serie A1.
AGIL che molti associano ad un marchio commerciale è, invece, una sigla che identifica tutt’oggi l’impegno della nostra società sportiva, infatti:

A = amicizia G = gioia I = impegno L = lealtà

Gara 4, decisiva
 LIU JO NORDMECCANICA MODENA - IGOR GORGONZOLA NOVARA 0-3 (20-25, 17-25, 17-25) - LIU JO NORDMECCANICA MODENA: Brakocevic Canzian 7, Belien 6, Heyrman 9, Leonardi (L), Marcon, Bosetti 7, Ferretti 2, Petrucci, Ozsoy 9, Bianchini. Non entrate Valeriano, Garzaro. All. Gaspari.
 IGOR GORGONZOLA NOVARA: Alberti, Plak 13, Donà 1, Bonifacio 5, Chirichella 12, Sansonna (L), Piccinini 4, Dijkema 4, Zannoni, Barun-Susnjar 18. Non entrate Cambi, Pietersen, Barcellini. All. Fenoglio.
ARBITRI: Puecher, La Micela. NOTE - Spettatori 5000

mercoledì 10 maggio 2017

CALCIO Juventus-Monaco 2-1, bianconeri a Cardiff per la nona finale di Champions

La Juventus è in finale di Champions League per la nona volta e ho avuto la fortuna di viverle tutte, fin dall'ormai lontano 1973, persa con l'Ajax per un gol nei minuti iniziali, proprio come accadde due anni fa a Monaco contro il Barcellona. Due vittorie e sei sconfitte nelle otto finali precedenti, ora a Cardiff per spezzare il sortilegio e cercare il tris, 21 anni dopo la notte magica dell'Olimpico, a Roma.
La Juventus ha staccato il biglietto per Cardiff battendo 2-1 il Monaco, dopo aver vinto nel Principato 2-0. Partita strana, ma tra le due fasi con l'impronta del Monaco, all'inizio e alla fine, c'è stata grande Juventus nella parte conclusiva del primo tempo. Tanti gol mancati (ed è la solita pecca che stava per costare il derby: tra le due partite di Roma con giallorossi e Lazio in Coppa Italia e Cardiff, bisognerà aggiustare la mira e i tempi di tiro), manovre spettacolari, aperture di gioco a occhi chiusi che hanno strappato applausi scroscianti al pubblico dello Stadium. E' stato un piacere veder giocare in bianconeri nelle fasi che hanno portato ai due gol, realizzati dal leone Mandzukic e da un Dani Alves sempre più esplosivo e determinante (come lo fu nel Barcellona).
Poi sul 4-0 globale, la Bella si è addormentata, Buffon per colpa di Mbappè (davvero bravo il ragazzino)  ha perso la sua imbattibilità di Champions che durava dal gol subito a Siviglia. Poco male. Bella l'atmosfera dello Stadium, bello vedere l'esultanza e la gioia di tutto il gruppo juventino, panchinari inclusi. Ho sempre pensato che la Juventus dello scorso anno, quella che aveva quasi compiuto il miracolo di eliminare il Bayern Monaco battendolo in casa sua, abbia perso una grande occasione di vincere la Champions.
Insomma, negli ultimi tre anni la Juventus è stata a pieno titolo tra le grandi d'Europa. Ma stavolta la marcia è stata a dir poco trionfale. Se due anni fa il Barcellona era la grande favorita e la Juve la finalista a sorpresa, a Cardiff Juve e Real Madrid (salvo una remuntada historica dell'Atletico...) avranno a mio avviso il 50% di chance ciascuna.
Inutile dire, alla luce dei precedenti, che sarà fondamentale l'approccio giusto, concentrazione massima senza farsi schiacciare dalla pressione e dalle tensioni. Allegri in questa stagione, nonostante le difficoltà iniziali e i pronostici a sproposito, ha saputo costruire un gioco nuovo, una squadra che sa quello che vale e che non è fatta solo da chi va in campo. 
Tornando al Monaco, è una squadra giovane e di valore, come ha dimostrato in modo lampante in questo torneo, eliminando Manchester City e Borussia Dortmund. Il fatto che la Juve l'abbia disinnescato, è merito bianconero, non significa che i francesi valevano poco. 

domenica 7 maggio 2017

CINEMA La tenerezza

LA TENEREZZA - Regia: Gianni Amelio. Interpreti: Renato Carpentieri, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Elio Germani, Greta Scacchi.

Non sarà un capolavoro, ma La tenerezza è un grande film. Le imperfezioni che gli si possono imputare non inficiano il risultato globale di un'opera seria che scava a fondo nei meandri dell'animo umano offrendo spunti sensibili e forti.
Il rapporto tra genitori e figli, l'influenza quasi sempre inconsapevole che viene assorbita crescendo, da genitori problematici o anaffettivi, come da padri e madri più presenti, magari troppo.
Il mestiere svolto dal personaggio di Giovanna Mezzogiorno è emblematico: tradurre, decodificare, interpretare. Ma a volte può essere più agevole entrare nell'animo di un africano che nella mente paterna. Si parla di tanti aspetti delle vite che si snodano nell'amore e sui binari paralleli, che ai bambini appaiono talvolta misteriosi e confusi, generando sensi di rabbia, malumori covati, repressi.
E il ruolo dei bambini poi, è un indicatore di malesseri ma anche di genuinità. La frase chiave che ha colpito un po' tutti gli spettatori ("Di cosa vuoi parlare con i bambini? Con i bambini puoi parlare di tutto") è illuminante della lontananza spirituale e mentale che può crearsi, quando manca l'equilibrio o traumi del passato sono rimasti irrisolti, lasciati a covare sotto la cenere ma pronti a riesplodere.
Ed è proprio attraverso il rapporto con i bambini che può avvenire il riavvicinamento tra un figlio-genitore che ama, sia pure tra mille incomprensioni e frustrazioni, con nuova consapevolezza e andando all'essenza dei comportamenti. Chiudendo un cerchio malfermo avviato in passato.
Renato Carpentieri è il gigantesco protagonista del film di Amelio. Un personaggio lontano dall'essere un "santino", pieno di difetti, dalla moralità professionale dubbia, ma ancora capace di ritrovarsi e di rileggersi con occhi critici e il rammarico degli errori commessi ("Non amavo mia moglie. O forse sì ma non me ne sono accorto"), di sentirsi vivo nel rapporto con il nipotino, l'ìllusione di rappresentare magari un qualcosa che ai figli fu negato. Di ritrovare vitalità a dispetto delle precarie condizioni di salute, all'esplodere di un dramma che è diventato anche suo.
Straordinaria la sua interpretazione, che da sola varrebbe il film, se non ci fosse tanto altro e un cast globalmente azzeccato, da Michaela Ramazzotti a Giovanna Mezzogiorno, fino a Elio Germano.

Non c'entra niente con il film, ma mi è venuto spontaneo l'abbinamento. Tenerezza, cantata da Gianni Morandi
https://www.youtube.com/watch?v=wiPA1qkOHHo 
 

CALCIO Juventus-Torino 1-1



Forse vado controcorrente ma tutto considerato, a dispetto delle apparenze, a me la Juventus del derby è piaciuta. Non ha giocato una brutta partita nonostante le insidie del post Champions e nonostante la sconfitta che si andava profilando. Ampio ricambio di formazione, inevitabili sfasature ma il Torino è andato in vantaggio sulla magistrale punìzione di Ljajic senza praticamente impegnare mai seriamente Neto. Fa discutere l'espulsione per doppia ammonizione di Acquah, ma in campo a velocità normale ha probabilmente colpito l'irruenza dell'entrata, anche se il granata ha toccato la palla nettamente prima di rovinare sulle gambe di Mandzukic. Del resto, curiosità, all'andata lo stesso Mandzukic era stato ammonito per un'entrata analoga in cui aveva colpito prima la palla. Legittimo il rammarico torinista, ma la partita alla moviola è altra cosa rispetto a quanto si vede e giudica in diretta, in campo.
Difficile negare comunque la legittimità di un pareggio che va perfino stretto alla Juventus, che nel primo tempo ha preso un incrocio dei pali con colpo di testa di Benatia, con Bonucci che si è divorato un incredibile palla gol a tre metri da Hart ormai fuori causa, e Dybala che ha calciato su Hart un'altra ghiotta occasione.
Dal Toro il gioiello di Ljajic, in attacco null'altro. Subito il gol la Juve si è rovesciata nella metà campo del Torino, favorita anche dalla superiorità numerica (ma Acquah che era già ammonito avrebbe potuto evitare il rischio connaturato in una entrata del genere). Non ha avuto lucidità, soprattutto le è mancata precisione sotto rete e un pizzico di buona sorte nelle conclusioni. Poi gli innesti di Pjanc e Higuain hanno creato le basi per un pareggio nella fase di recupero. Un gran bel gol inventato da Higuain con un tiro dei suoi da fuori area, diagonale incrociato sul palo meno atteso dal portiere, preso in contropiede. Non avrei cambiato opinione in caso di sconfitta. Intanto è stato un derby emozionante e intenso, bellissimo per ritmo e agonismo, per la carica messa in campo da Juve e Toro.
La prova della Juve, quasi stravolta da Allegri per dosare gli uomini tra Champions e campionato, è stata molto positiva. La difesa ampiamente rimpastata ha retto, rischiando quasi niente. Non a caso il gol è arrivato su calcio da fermo.
La reazione dopo lo 0-1 e il pareggio negli ultimissimi minuti, non hanno fatto che confermare le qualità caratteriali e tecniche di questa squadra. Ora calma, trnquillità e concentrazione. Domenica prossima all'Olimpico, sarà la Roma ad avere più pressione, perchè il Napoli può soffiarle il secondo posto e l'accesso diretto in Champions League. Ai bianconeri basterà un pareggio per alzare la coppa dello scudetto dinanzi al pubblico giallorosso. Sarebbe un degno finale di questa stagione e un'occasione offerta al pubblico di Roma per manifestare un minimo di sportività.


Juventus-Torino 1-1
RETI: 7' st Ljajic, 47' st Higuain

JUVENTUS Neto; Lichtsteiner, Bonucci, Benatia, Asamoah; Khedira, Rincon (24' st Pjanic); Cuadrado, Dybala (35' st Alex Sandro), Sturaro (11' st Higuain); Mandzukic
A disposizione: Buffon, Audero, Dani Alves, Barzagli, Chiellini, Mattiello, Marchisio, Lemina, Mandragora
Allenatore: Allegri

TORINO Hart; Zappacosta, Rossettini, Moretti, Molinaro; Acquah, Baselli (30' st Obi); Iago Falque (38' st Iturbe), Ljajic, Boyé (18' st Benassi); Belotti
A disposizione: Padelli, Cucchietti, Carlao, Castan, Barreca, Lukic, Valdifiori, Gustafson, Maxi Lopez
Allenatore: Mihajlovic

ARBITRO: Valeri
ASSISITENTI: Di Liberatore, Dobosz
QUARTO UFFICIALE: Costanzo
ARBITRI D'AREA: Rocchi, Celi

AMMONITI: 38' pt Acquah, 42' pt Molinaro, 6' st Asamoah, 8' st Dybala, 12' st Acquah, 31' st Cuadado
ESPULSI: 12' st Acquah

sabato 6 maggio 2017

ATLETICA La maratona di Monza all'alba, due ore di spot

http://www.ilpost.it/2017/05/05/maratona-due-ore-monza-nike/

http://www.focus.it/scienza/scienze/maratona-attacco-al-muro-delle-2-ore-breaking2

A volte ci si trova in difficoltà nel comporre titoli e per ragioni bizzarre. Come definire il tentativo andato in scena stamane all'alba nell'autodromo di Monza? Tentativo di fare un record che non sarebbe stato record. Però la parolina magica funziona sempre, se si vuole essere superficiali. Si poteva solo dire che si cercava di correre una maratona sotto le due ore, impresa poi sfiorata per una manciata di secondi, un terzo di minuto. 
Se non ci fosse stato il marchio invadente per eccellenza dello sport mondiale (quello che nei meeting induce gli atleti a correre con le magliette dello stesso colore... sai che piacere per chi guarda le gare, dal vivo o in tv: tutti in canotta viola, nemmeno fossero componenti del fan club della Fiorentina).
La corsa inventata e creata a Monza può essere interpretata in tanti modi. E le modalità che l'hanno accompagnata, perfino dalla concessione degli accrediti per assistere (almeno stando a quanto si è letto sui social), inducono a pensare che lo sport non fosse il fulcro della cosa. L'importante è farsi pubblicità, sfruttando ingenuità, complicità e rapporti pubblicitari disinvolti che al lettore naturalmente sfuggono.
Se si sa già in partenza che la prestazione non potrà essere omologata dalla Iaaf come record (in una prova che di per sè presenta caratteristiche che variano da maratona a maratona, percorsi diversi, difficoltà differenti) perchè la si è presentata e spacciata per un tentativo di record?
Più onesto, ed è stata questa la soluzione titolistica, dire che si cercava di correre la distanza in meno di due ore.
Non si tratta di essere antichi o refrattari alle novità, ma questa cosa creata non sembra parente stretta dell'atletica reale. E' stato un esperimento scientifico e di materiali? Ok, ma quando si leggono in maniera approfondita (e nel link allegato c'è una interessante spiegazione di Focus) tutti i dettagli, ci si chiede se l'atletica vuole seguire le contestate orme del nuoto, quando si cominciò a nuotare con i supercostumi. Si sconfina nel doping tecnologico? 
La pedana rialzata su cui il pesista azzurro Andrei ottenne primati del mondo era un esperimento scientifico, per capirci. o solo una furbata tollerata perché così faceva comodo?

Tornando al cuore di questo pseudoevento, quando si fanno le ricerche scientifiche, perchè anche così è stata presentata la cosa, si fanno e se ne diffondono i risultati dopo, a esperimento avvenuto. La gran cassa battuta dall'azienda creatrice, molto più di un semplice sponsor, ha detto altro.
Lepri che vanno e vengono, materiali speciali, scarpe particolari, rifornimenti diversi da quelli delle gare, percorso ad hoc, orario in cui mai si farebbe una gara (ma forse in futuro la Iaaf arriverà anche a quello, chissà...). Sarà davvero utile in proiezione maratone normali, un test che di normale non ha avuto nulla?
Poi si può leggere il tutto come l'ennesima dimostrazione di potere delle aziende padrone occulte (per chi non vuol vedere), che pian piano con la complicità dei organi mondiali sportivi, stanno trasformando sempre più lo sport in un circo di cui non si sente la necessità (basta ricordare lo scandaloso programma olimpico futuro). 
No, anche prendendone le distanze, non credo che la maratona di Monza faccia bene all'atletica.





mercoledì 3 maggio 2017

CALCIO Monaco-Juventus 0-2

Se il Real Madrid ha ipotecato il viaggio a Cardiff con il 3-0 all'Atletico Madrid, la Juventus ha fatto quasi lo stesso vincendo 2-0 a Montecarlo. Come mi ha scritto un amico milanese, nemmeno io ce la vedo una Juventus che prende tre gol allo Stadium con i francesi. Ma guai ad abbassare la guardia, l'attenzione e la concentrazione martedi prossimo dovranno essere gli stessi di stasera. E' stata una Juventus micidiale, concreta nelle due occasioni su tre finalizzate al massimo. I due gol di Higuain sono stati lampi irresistibili con un comune denominatore: la classe e l'imprevedibilità di Dani Alves (eccellente la sua prestazione, spostato in avanti è diventato assist-man), che in occasione del primo gol di Gonzalo si è inventanto un colpo di tacco geniale dopo un contropiede rapidissimo. E vogliamo parlare del cross che ha consentito a Higuain di segnare il 2-0? Semplicemente un pallone delizioso. Una Juve non perfetta, dunque migliorabile, ma ottima, in un assetto diverso, senza Cuadrado e con Marchisio a centrocampo, con Barzagli, Chiellini e Bonucci nella difesa a tre. Le smagliature le ha chiuse da par suo Buffon (imbattibilità in Chamoions a 621 minuti), Marchisio ha avuto la palla per segnare il temporaneo 2-0 ma il portiere monegasco è stato molto bravo a respingere di piede. Peccato i cartellini gialli rimediati da Bonucci, Marchisio e Chellini. La situazione in difesa, ora che è fuori gioco per infortunio Rugani, è sempre a rischio a causa di infortuni o sanzioni. Basta poco nel momento clou della stagione a compromettere il reparto d'acciaio dei bianconeri, che non prendono gol in Champions dal 3-1 di Siviglia e che in trasferta hanno vinto cinque partite su sei (a Barcellona il pareggio).
Se all'inizio della stagione Cardiff era un sogno nominato fin troppo dai non juventini, come se arrivarci fosse una pura formalità, strada facendo è diventata un a meta sempre più vicina e concreta, raggiungibile per meriti. E ora all'orizzonte c'è un'altra finale con il Real Madrid, una lunga storia, un conto aperto. Ma se ne riparlerà, speriamo, la prossima settimana.