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lunedì 15 maggio 2017

CALCIO Roma-Juventus 3-1

Difficile pensare alla vigilia che potesse scaturire una partita come quella che si è vista all'Olimpico. La Juventus non è squadra che possa giocare per il pareggio, perché come cala la tensione, ecco che chiunque può sperare di toglierle punti, come ha fatto la Roma. Una partita brutta e lenta, anche se nel primo tempo il palo di Asamoah e il vantaggio di Lemina al termine di una bella azione (cross di Sturaro a pescare Higuain in area, assist del centravati e piatto vincente del francese) avevano creato le condizioni per raggiungere l'obiettivo. Quel punto che mancava per uno scudetto che ora va considerato a rischio.
Nella peggior serata stagionale di Buffon (il tiro beffardo di El Shaarawi non può infilarsi in quel modo senza che nessuno cerchi di intercettarlo) la Roma ha avuto il merito di riuscire subito a pareggiare e di approfittare della mollezza bianconera, con una condotta di gara umile, paziente ed accorta. Una Juve incapace di creare azioni da gol nel secondo tempo, a parte i guizzi in extremis di Higuain (tiro parato) e il fallo da rigore commesso da Paredes su Dybala. E che nel quarto d'ora finale ha giocato praticamente senza Mandzukic, dolorante alla zona lombare e in campo solo per far numero.
La Roma si gode l'inaspettato scalpo bianconero e un secondo posto che pareva ormai destinato a sfumare. Ma la storia del campionato e dei suoi colpi di coda sorprendenti, deve allarmare la Juventus, che nella sua storia ha già perso scudetti che sembravano vinti. Come ricordano bene, ringraziando ancora, il Torino nel 1975-76 e la Lazio nel 2000, dopo che i bianconeri avevano accumulato nove punti di vantaggio a un mese e mezzo dalla fine. Anche quel giorno al Curi, quando Collina fece giocare Perugia-Juventus con un campo quasi impraticabile e dopo una sosta record, era il 14 maggio. Il gol di Calori, il sorpasso della Lazio nonostante la Juve avesse due punti di vantaggio.
Ora i punti di margine sono quattro e le partite da giocare due: ma con un Crotone in piena rimonta salvezza dare per scontato il risultato di domenica prossima, i tre punti allo Stadium, sarebbe un peccato mortale di superficialità.
Non è che la sconfitta a Roma abbia rimandato la festa scudetto: il titolo è tutto da vincere ancora, e adesso la Roma è anche in vantaggio nel confronto diretto.
Una certa stanchezza mentale, unita a cali di tensione antipatici ma che hanno sempre accompagnato questa squadra, sono alla base delle ultime prestazioni deludenti sotto il profilo del risultato. I pareggi con Atalanta (vittoria in pugno, pareggio subito allo scadere) e Torino (derby ripreso per i capelli nel recupero); la sconfitta di Roma al termine di un secondo tempo scialbo e moscio (senza che i giallorossi abbiano fatto chissà cosa, nulla di travolgente come il risultato potrebbe far pensare). Insomma, lo scudetto non arriva per manifesta superiorità, con il Crotone (che viaggia ad un sorprendente ritmo salvezza e ora è a un solo punto dall'Empoli) bisognerà giocare ben altra partita, con il rischio palese del dopo finale Coppa Italia. Mercoledì di nuovo all'Olimpico ma contro la Lazio, Coppa Italia in palio e pronostico più aperto del previsto, come i precedenti con il Milan in Supercoppa e Coppa Italia insegnano, per non parlare dell'ultimo Lazio-Juventus di Coppa Italia.
Come tante volte Allegri ha ribadito, finora stagione eccellente ma senza che ancora abbia fruttato nulla. E dopo aver tanto seminato, il raccolto avverrà solo ritrovando la Juventus migliore, concentrata dal primo all'ultimo minuto. Sempre che l'eclisse di Cuadrado termini, la difesa ritrovi solidità e attenzione, il centrocampo dinamismo e fantasia. Come diceva Trapattoni? Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco. Ecco, appunto, nel sacco bianconero lo scudetto ancora non c'è.