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sabato 3 giugno 2017

VOLLEY World League a Pesaro, la vergognosa censura delle ragazze iraniane

Per la prima volta da quando fu varata la World League e andai in treno a Losanna per un'intervista esclusiva con Ruben Acosta, allora presidentissimo della Federazione Internazionale, non ho lavorato durante il primo week end della World League di pallavolo. Ma per Visto dal basso posso ancora seguire la pallavolo se ne ho voglia ed esprimere opinoni. Avevo letto la notizia delle tifose allontanate dall'impianto di Pesaro per l'ormai consueto striscione a favore delle donne spettatrici in Iran.
Agli amici che hanno memoria e mi hanno gentilmente coinvolto su Facebook, rispondo dunque condividendo ciò che penso al riguardo.
Le scritte che vedete nella foto (e che sono state appiccicate sopra, non mi stupirei se fossero state messe dopo l'episodio e non prima) e soprattutto quel che poi è accaduto dimostra che l'Italia non è piu una democrazia, e non da ieri e non solo per quanto accaduto a Pesaro. Basta pensare che saltò un referendum dei cittadini per far cessare lo scandaloso pagamento con i voucher, in quanto il governo decise in extremis di abolirli. Ora però, dopo una manciata di mesi, rispuntano i voucher.
Certe cose accadono solo nelle dittatire, anche se mascherate da democrazia come accade oggi in Italia, Paese disastrato a causa della corruzione e della burocrazia.
Le giovani iraniane sono sorelle di tante giovani italiane, e hanno tutto il diritto di esporre striscioni che non offendono nessuno. Non dirò che quelle scritte e l'azione successiva sono state un atto fascista per non essere frainteso. Diciamo che sono state una colossale ingiustizia, insopportabile. Se in patria le donne iraniane hanno problemi, come di altra natura ne hanno ora anche i giovani e i meno giovani in Turchia, a causa della dittatura di Erdogan, in Italia è vergognoso e inconcepibile che si sia arrivato a tanto. Non si insultava nessuno, non c'erano parolacce ma una libera espressione. Se c'è una cosa che ha infranto la legge della democrazia, è quell'odioso cartelli bilingue comparso al Palasport di Pesaro, deciso probabilmente dalla Fivb e altrettanto vergognosamente avallato dalla Fipav.
Naturalmente si dirà che non poteva fare altrimenti. Ma non è così. Tenere la schiena diritta dinanzi alle ingiustizie, non piegarsi per opportunismo ai potenti quando agiscono male, è una cosa che in ogni famiglia si dovrebbe insegnare ai figli. Ma evidentemente la pallavolo, mondiale e italiana, non è più una famiglia. E quella di Pesaro è stata un'altra occasione in cui mi sono vergognato di appartenere a questa Italia.
Solidarietà alle ragazze coraggiose dell'Iran.